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Ma Veltroni, Perdendo, ha Vinto la sua Scommessa



A proposito delle elezioni, politicamente parlando la considerazione che mi viene da fare non è tanto sull’esito, che sinceramente sembrava annunciato, ma piuttosto sulla comparsa – inedita per il panorama politico italiano – di un effettivo bipartitismo.
E finalmente!, vorrei aggiungere. In tutte le nazioni democraticamente più evolute, a confrontarsi per conquistare il diritto a governare sono sempre due partiti o due blocchi omogenei.
Questo è un bene, poiché la semplificazione della scelta politica è garanzia di un’accresciuta governabilità.

veltroni.jpg

Qualcuno dirà che emarginare i partitini o coloro che non intendono omologarsi al pensiero dei due blocchi principali è una limitazione della rappresentanza popolare.
Ma se, guardando a destra e a sinistra dei due poli principali, quello che emerge è soltanto l’eredità politica di nefaste ideologie del passato (mi riferisco ai partiti post o neo fascisti e comunisti), allora, francamente, ritengo che questa sia una dispersione benvenuta.

walter_veltroni_011.jpg

Non penso che Veltroni abbia mai creduto di poter vincere queste elezioni. E’ sufficientemente intelligente e politicamente navigato per sapere che si trattava di una mission impossible.
Il suo vero scopo era quello di riuscire a formare intorno a sé una grande forza riformista, sul tipo del moderno Labour britannico, di stampo blairiano, o del Democratic Party Americano.

Per riuscirci era necessario fare il vuoto intorno a sé, tagliare i rami secchi, spazzare il vecchiume archeologico rappresentato da tutto ciò che rimanda ancora ad una sinistra superata, ideologica, anacronistica, fossilizzata, nostalgicamente legata al lascito comunista.

walter_veltroni_02.jpg

La scommessa di Veltroni, mi pare, non era tanto battere Berlusconi oggi, ma togliere l’ossigeno a tutto ciò che stava alla sua estrema sinistra e vedere quanti erano disposti a seguirlo su questa strada. E, constatando l’avvenuta disgregazione (finalmente!) di quei partiti che ancora innalzano a loro simbolo la falce e il martello, mi sembra che la sua scommessa sia stata vinta.

Probabilmente questo aspetto non sarà riconosciuto adesso da chi, votando contro Berlusconi, si sente deluso dall’esito contingente delle elezioni.
Ma, pur nella sconfitta, Veltroni e il Partito Democratico escono con un patrimonio politico che, in prospettiva futura, è molto più che spendibile.

veltroni-berlusconi.jpg

La mia opinione, quindi, è che, a prescindere da quelle che possono essere le soddisfazioni o le delusioni personali del momento, la fotografia del nuovo panorama politico italiano è un’immagine che fa ben sperare per il futuro della nazione.

Se si è arrivati a questo, il merito è da attribuire in gran parte all’abilità politica di Walter Veltroni, lo “sconfitto”.

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Lexi Amberson
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Comments

25 Risposte a “Ma Veltroni, Perdendo, ha Vinto la sua Scommessa”
  1. nino scrive:

    bipartitismo, finalmente…..

    dipende dai punti di vista, pd e pdl due partiti quasi identici che fanno finta di scontrarsi…. alla faccia della democrazia evoluta! :-)

  2. Iniquo scrive:

    Il bipartitismo non è la cura di tutti i mali, ma è determinato dal contesto socioculturale di ogni Paese.
    In Stati come il nostro dove l’ideologizzazione è fortissima (ricordo che NON abbiamo una destra europea, ma populista e xenofoba come Le Pen) è pericoloso estromettere milioni di persone dalla rappresentanza parlamentare: per es. moltissime persone sono ancora fedeli all’art 11 della Costituzione, ma in caso di una nuova guerra dissimulata non ci sarebbero opposizioni in parlamento (non che i cosiddetti comunisti si siano stracciati le vesti nei due anni passati).
    Che poi il bipartitismo sia un’evoluzione ho dei forti dubbi, vista l’affluenza alle urne da terzo mondo che hanno negli Stati Uniti (media del 50% alle presidenziali, di meno per il Congresso).
    Parlando in particolare della situazione italiana si può notare un’evidente stortura al bipartitismo classico: nel nostro caso i due partiti non sono alternativi, entrambi hanno fondamentalisti religiosi tra le loro fila e si propongono di trasformare i rapporti industriali in un corporativismo di fascista memoria che azzererebbe la già malata libertà sindacale.
    Tutto questo grazie a chi?
    Grazie ai deficit evidenti di una sinistra astratta che si autocompiaceva ascoltando le parole dotte di Bertinotti. reo di aver dimenticato che siamo la popolazione meno istruita d’Europa e che la base elettorale della sinistra non è composta dai fini intellettuali dei salotti; grazie anche ai sindacati che sono ormai da decenni votati alla conservazione del potere di avere vantaggiose clientele.
    Ma soprattutto grazie ai milioni di lavoratori dipendenti, spesso operai, che hanno votato in massa i loro padroni auspicando per se’ le briciole dei piatti dei signori, o magari una comparsata dalla De Filippi.
    Grazie cari operai, continuerò comunque a votare per chi mette i vostri interessi al primo posto in quanto credo nella giustizia sociale; continuate pure a morire a botte di 4 al giorno ed a votare per chi vuole detassare gli straordinari, mettendolo così tra le natiche anche a chi si è fatto il mazzo per studiare e si troverà precario a vita.
    La classe lavoratrice è definitivamente morta, lunga vita all’individualismo consumistico!

  3. randolph scrive:

    Iniquo,
    sono d’accordo con te. E’ vero che le condizioni culturali dei settori cui tradizionalmente si rivolge la sinistra sono disastrose, ed è vero che meno si sa, meno ci si informa, e più si è sensibili a certi richiami tipici della destra populista e xenofoba. Ma è anche vero che di queste condizioni la sinistra è corresponsabile.
    Negli ultimi vent’anni nessuno ha fatto nulla per diffondere una cultura veramente di massa. Un compito come questo deve essere una missione fondamentale per una sinistra che aspiri a cambiare il paese. Ma certi signori hanno preferito campare di rendita, pensando che il richiamo all’ideale sarebbe stato sufficiente a coltivare il proprio piccolo giardino di elettori, con i quali ottenere prebende e poltrone e combattere piccole battaglie di retroguardia.
    I tragici risultati di questa politica li abbiamo sotto gli occhi. Dal parlamento sono scomparse in un sol colpo tutte le forze politiche portatrici di istanze di rinnovamento sociale. E’ questo è preoccupante non perché gli elettori di queste forze potrebbero pensare di tornare al Parabellum (come qualche direttore di giornale sta cominciando ad insinuare, cfr. Napoletano del Messaggero), ma perché in questi partiti, tra dinosauri come Cossutta, Diliberto e Bertinotti, militavano i politici più vicini alla società e con idee precise ed innovative.
    Questo bipartitismo ci costa caro. Ci costa caro perché castra il dibattito politico di temi molto importanti. Penso ai diritti civili, alla revisione della normativa sul copyright, ad esempio. Esistono decine di proposte che solo un partito di sinistra può portare nel dibattito politico, e sono proposte che difficilmente potranno venire dalla Lega Nord, dall’UDC o dal PD.

  4. Fully scrive:

    Ma siete proprio certi che un operaio (specie del nord, oggi) non possa nello stesso tempo essere operaio, xenofobo e sentirsi tartassato dalle tasse nella sua busta paga?
    E che allora, quando va a votare, più che degli ideali astratti di “liberté – fraternité – egalité” si preoccupi dei soldi che porta a casa e che sua figlia non venga stuprata da qualche irregolare?

  5. Avola scrive:

    Gli operai hanno votato Lega, perlomeno in grande parte.
    Questo e’ dovuto alla perdita totale del contatto con la realta’ e con la base della sinistra che insegue idee astratte (lodevoli certo), strizza l’occhio ai centri sociali, difende, in maniera clientelare, i diritti dei privilegiati (come i dipendenti pubblici), da l’impressione che la legalita’ sia un fatto trascurabile e secondario…
    La sinistra non e’ piu’ il partito dei lavoratori e questo mi riempie di grande tristezza, ma chi incolpare se non la sinistra stessa?
    Mi si dice che il bipartitismo e’ segno di maturita’ della democrazia: discutibile, ma anche se lo fosse lo e’ con altri sistemi elettorali. Come posso io elettore scegliere una corrente rispetto ad un’altra all’interno dei due blocchi se il mio voto e’ vincolato? Dovro’ “turarmi il naso” per il resto della mia vita? E’ questa la maturita’?

  6. nino scrive:

    Come posso io elettore scegliere una corrente rispetto ad un’altra all’interno dei due blocchi se il mio voto e’ vincolato? Dovro’ “turarmi il naso” per il resto della mia vita? E’ questa la maturita’?

    esatto il bipartitismo non tiene conto delle correnti d pensiero della società che è costretta ad omologasi se vuole essere rappresentata.

  7. Malash scrive:

    @ avole: condivido appieno tutto. dalla critica alla sinistra, al dubbio sul bipartitismo.
    anche se, e continuerò ad urlarlo finchèa avrò fiato in corpo, il PD con tutto il male che posso volergli non è uguale all’cdl (cacca delle libertà).
    punti in comune?
    per carità!
    ma anche la destra e il partito comunista dei lavoratori.
    quindi? continuiamo a generalizzare?

    @nino: no, non è turarsi il naso, la via. ma capire che siamo nel 21° secolo.
    che la sinistra è 15 anni che vive nel cinquatennio sbagliato.
    che preferisce occuparsi delle pensioni di chi sicuramente ci arriverà ad averla, invece che dei nuovi operai.
    che ormai fa gli interessi del sindacato, e non più dei lavoratori.
    che “legalità” e “fascismo” non sono sinonimi.
    che finchè l’operaio della breda che passa la giornata alla fresa, se tornando a casa sente parlare maroni e bertinotti, OVVIAMENTE voterà maroni.
    bertinotti non lo capisce nemmeno bertinotti.
    la parola d’ordine è ricostruire.

  8. nino scrive:

    @malash

    sicuramente la sinistra si deve ricostruire sono stati commessi molti errori e si deve ricominciare, tuttavia è una cosa che non si può fare adesso e non mi riferisco alla batosta, mi riferisco alla gente ora come ora, non ho molta stima degli italiani indipendentemente dalle elezioni, qua non c’è da fare un partito nuovo, qua c’è da cambiare atteggiamenti e modi di pensare, e ne riparliamo quando la lobby degli italiani sarà in grado di farlo. (e non sperare che bastino 5 anni)

  9. Malash scrive:

    @nino:
    prima della gente, bisogna ridefinire gli scopi di un partito.
    bisogna recuperare credibilità. e questo devono farlo da subito.
    che queste elezioni le perdessimo, era chiaro. ma i 9 punti di distacco dovevano essere al massimo 6.
    3 glieli ha regalati la sinistra arcobaleno, proprio perchè ormai è un partito di intellettuali radical chic e centrosocialini.
    tu davvero ce l’hai su con un operaio che guarda il suo partito e invece che sentirsi dire, nei i primi mesi dopo una vittoria risicata, non “adesso alziamo i salari” ma “i pacs o morte”? e fa sembrare che questa sia la sua principale preoccupazione?
    o con il campano che dopo 20 anni di csx ora ne ha pieni i maroni?
    non è merito loro, o la stupidità degli italiani. non solo, è fondamentalmente colpa nostra

  10. nino scrive:

    @malash

    prima della gente, bisogna ridefinire gli scopi di un partito.
    bisogna recuperare credibilità. e questo devono farlo da subito.

    secondo me no il cambiamento deve partire dal basso non dalle segreterie di partito, dovremmo cominciare a cambiare certi modi di fare, poi dopo potremo organizzarci, ma al momento il cambiamento nella gente non lo vedo.

    per il resto sono d’accordo con te

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