Ma Veltroni, Perdendo, ha Vinto la sua Scommessa

A proposito delle elezioni, politicamente parlando la considerazione che mi viene da fare non è tanto sull’esito, che sinceramente sembrava annunciato, ma piuttosto sulla comparsa – inedita per il panorama politico italiano – di un effettivo bipartitismo.
E finalmente!, vorrei aggiungere. In tutte le nazioni democraticamente più evolute, a confrontarsi per conquistare il diritto a governare sono sempre due partiti o due blocchi omogenei.
Questo è un bene, poiché la semplificazione della scelta politica è garanzia di un’accresciuta governabilità.

veltroni.jpg

Qualcuno dirà che emarginare i partitini o coloro che non intendono omologarsi al pensiero dei due blocchi principali è una limitazione della rappresentanza popolare.
Ma se, guardando a destra e a sinistra dei due poli principali, quello che emerge è soltanto l’eredità politica di nefaste ideologie del passato (mi riferisco ai partiti post o neo fascisti e comunisti), allora, francamente, ritengo che questa sia una dispersione benvenuta.

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Non penso che Veltroni abbia mai creduto di poter vincere queste elezioni. E’ sufficientemente intelligente e politicamente navigato per sapere che si trattava di una mission impossible.
Il suo vero scopo era quello di riuscire a formare intorno a sé una grande forza riformista, sul tipo del moderno Labour britannico, di stampo blairiano, o del Democratic Party Americano.

Per riuscirci era necessario fare il vuoto intorno a sé, tagliare i rami secchi, spazzare il vecchiume archeologico rappresentato da tutto ciò che rimanda ancora ad una sinistra superata, ideologica, anacronistica, fossilizzata, nostalgicamente legata al lascito comunista.

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La scommessa di Veltroni, mi pare, non era tanto battere Berlusconi oggi, ma togliere l’ossigeno a tutto ciò che stava alla sua estrema sinistra e vedere quanti erano disposti a seguirlo su questa strada. E, constatando l’avvenuta disgregazione (finalmente!) di quei partiti che ancora innalzano a loro simbolo la falce e il martello, mi sembra che la sua scommessa sia stata vinta.

Probabilmente questo aspetto non sarà riconosciuto adesso da chi, votando contro Berlusconi, si sente deluso dall’esito contingente delle elezioni.
Ma, pur nella sconfitta, Veltroni e il Partito Democratico escono con un patrimonio politico che, in prospettiva futura, è molto più che spendibile.

veltroni-berlusconi.jpg

La mia opinione, quindi, è che, a prescindere da quelle che possono essere le soddisfazioni o le delusioni personali del momento, la fotografia del nuovo panorama politico italiano è un’immagine che fa ben sperare per il futuro della nazione.

Se si è arrivati a questo, il merito è da attribuire in gran parte all’abilità politica di Walter Veltroni, lo “sconfitto”.

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Lexi Amberson Stampa questo Articolo Stampa questo Articolo

bipartitismo, finalmente…..

dipende dai punti di vista, pd e pdl due partiti quasi identici che fanno finta di scontrarsi…. alla faccia della democrazia evoluta! :-)

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Il bipartitismo non è la cura di tutti i mali, ma è determinato dal contesto socioculturale di ogni Paese.
In Stati come il nostro dove l’ideologizzazione è fortissima (ricordo che NON abbiamo una destra europea, ma populista e xenofoba come Le Pen) è pericoloso estromettere milioni di persone dalla rappresentanza parlamentare: per es. moltissime persone sono ancora fedeli all’art 11 della Costituzione, ma in caso di una nuova guerra dissimulata non ci sarebbero opposizioni in parlamento (non che i cosiddetti comunisti si siano stracciati le vesti nei due anni passati).
Che poi il bipartitismo sia un’evoluzione ho dei forti dubbi, vista l’affluenza alle urne da terzo mondo che hanno negli Stati Uniti (media del 50% alle presidenziali, di meno per il Congresso).
Parlando in particolare della situazione italiana si può notare un’evidente stortura al bipartitismo classico: nel nostro caso i due partiti non sono alternativi, entrambi hanno fondamentalisti religiosi tra le loro fila e si propongono di trasformare i rapporti industriali in un corporativismo di fascista memoria che azzererebbe la già malata libertà sindacale.
Tutto questo grazie a chi?
Grazie ai deficit evidenti di una sinistra astratta che si autocompiaceva ascoltando le parole dotte di Bertinotti. reo di aver dimenticato che siamo la popolazione meno istruita d’Europa e che la base elettorale della sinistra non è composta dai fini intellettuali dei salotti; grazie anche ai sindacati che sono ormai da decenni votati alla conservazione del potere di avere vantaggiose clientele.
Ma soprattutto grazie ai milioni di lavoratori dipendenti, spesso operai, che hanno votato in massa i loro padroni auspicando per se’ le briciole dei piatti dei signori, o magari una comparsata dalla De Filippi.
Grazie cari operai, continuerò comunque a votare per chi mette i vostri interessi al primo posto in quanto credo nella giustizia sociale; continuate pure a morire a botte di 4 al giorno ed a votare per chi vuole detassare gli straordinari, mettendolo così tra le natiche anche a chi si è fatto il mazzo per studiare e si troverà precario a vita.
La classe lavoratrice è definitivamente morta, lunga vita all’individualismo consumistico!

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Iniquo,
sono d’accordo con te. E’ vero che le condizioni culturali dei settori cui tradizionalmente si rivolge la sinistra sono disastrose, ed è vero che meno si sa, meno ci si informa, e più si è sensibili a certi richiami tipici della destra populista e xenofoba. Ma è anche vero che di queste condizioni la sinistra è corresponsabile.
Negli ultimi vent’anni nessuno ha fatto nulla per diffondere una cultura veramente di massa. Un compito come questo deve essere una missione fondamentale per una sinistra che aspiri a cambiare il paese. Ma certi signori hanno preferito campare di rendita, pensando che il richiamo all’ideale sarebbe stato sufficiente a coltivare il proprio piccolo giardino di elettori, con i quali ottenere prebende e poltrone e combattere piccole battaglie di retroguardia.
I tragici risultati di questa politica li abbiamo sotto gli occhi. Dal parlamento sono scomparse in un sol colpo tutte le forze politiche portatrici di istanze di rinnovamento sociale. E’ questo è preoccupante non perché gli elettori di queste forze potrebbero pensare di tornare al Parabellum (come qualche direttore di giornale sta cominciando ad insinuare, cfr. Napoletano del Messaggero), ma perché in questi partiti, tra dinosauri come Cossutta, Diliberto e Bertinotti, militavano i politici più vicini alla società e con idee precise ed innovative.
Questo bipartitismo ci costa caro. Ci costa caro perché castra il dibattito politico di temi molto importanti. Penso ai diritti civili, alla revisione della normativa sul copyright, ad esempio. Esistono decine di proposte che solo un partito di sinistra può portare nel dibattito politico, e sono proposte che difficilmente potranno venire dalla Lega Nord, dall’UDC o dal PD.

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Ma siete proprio certi che un operaio (specie del nord, oggi) non possa nello stesso tempo essere operaio, xenofobo e sentirsi tartassato dalle tasse nella sua busta paga?
E che allora, quando va a votare, più che degli ideali astratti di “liberté - fraternité - egalité” si preoccupi dei soldi che porta a casa e che sua figlia non venga stuprata da qualche irregolare?

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Gli operai hanno votato Lega, perlomeno in grande parte.
Questo e’ dovuto alla perdita totale del contatto con la realta’ e con la base della sinistra che insegue idee astratte (lodevoli certo), strizza l’occhio ai centri sociali, difende, in maniera clientelare, i diritti dei privilegiati (come i dipendenti pubblici), da l’impressione che la legalita’ sia un fatto trascurabile e secondario…
La sinistra non e’ piu’ il partito dei lavoratori e questo mi riempie di grande tristezza, ma chi incolpare se non la sinistra stessa?
Mi si dice che il bipartitismo e’ segno di maturita’ della democrazia: discutibile, ma anche se lo fosse lo e’ con altri sistemi elettorali. Come posso io elettore scegliere una corrente rispetto ad un’altra all’interno dei due blocchi se il mio voto e’ vincolato? Dovro’ “turarmi il naso” per il resto della mia vita? E’ questa la maturita’?

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Come posso io elettore scegliere una corrente rispetto ad un’altra all’interno dei due blocchi se il mio voto e’ vincolato? Dovro’ “turarmi il naso” per il resto della mia vita? E’ questa la maturita’?

esatto il bipartitismo non tiene conto delle correnti d pensiero della società che è costretta ad omologasi se vuole essere rappresentata.

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@ avole: condivido appieno tutto. dalla critica alla sinistra, al dubbio sul bipartitismo.
anche se, e continuerò ad urlarlo finchèa avrò fiato in corpo, il PD con tutto il male che posso volergli non è uguale all’cdl (cacca delle libertà).
punti in comune?
per carità!
ma anche la destra e il partito comunista dei lavoratori.
quindi? continuiamo a generalizzare?

@nino: no, non è turarsi il naso, la via. ma capire che siamo nel 21° secolo.
che la sinistra è 15 anni che vive nel cinquatennio sbagliato.
che preferisce occuparsi delle pensioni di chi sicuramente ci arriverà ad averla, invece che dei nuovi operai.
che ormai fa gli interessi del sindacato, e non più dei lavoratori.
che “legalità” e “fascismo” non sono sinonimi.
che finchè l’operaio della breda che passa la giornata alla fresa, se tornando a casa sente parlare maroni e bertinotti, OVVIAMENTE voterà maroni.
bertinotti non lo capisce nemmeno bertinotti.
la parola d’ordine è ricostruire.

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@malash

sicuramente la sinistra si deve ricostruire sono stati commessi molti errori e si deve ricominciare, tuttavia è una cosa che non si può fare adesso e non mi riferisco alla batosta, mi riferisco alla gente ora come ora, non ho molta stima degli italiani indipendentemente dalle elezioni, qua non c’è da fare un partito nuovo, qua c’è da cambiare atteggiamenti e modi di pensare, e ne riparliamo quando la lobby degli italiani sarà in grado di farlo. (e non sperare che bastino 5 anni)

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@nino:
prima della gente, bisogna ridefinire gli scopi di un partito.
bisogna recuperare credibilità. e questo devono farlo da subito.
che queste elezioni le perdessimo, era chiaro. ma i 9 punti di distacco dovevano essere al massimo 6.
3 glieli ha regalati la sinistra arcobaleno, proprio perchè ormai è un partito di intellettuali radical chic e centrosocialini.
tu davvero ce l’hai su con un operaio che guarda il suo partito e invece che sentirsi dire, nei i primi mesi dopo una vittoria risicata, non “adesso alziamo i salari” ma “i pacs o morte”? e fa sembrare che questa sia la sua principale preoccupazione?
o con il campano che dopo 20 anni di csx ora ne ha pieni i maroni?
non è merito loro, o la stupidità degli italiani. non solo, è fondamentalmente colpa nostra

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@malash

prima della gente, bisogna ridefinire gli scopi di un partito.
bisogna recuperare credibilità. e questo devono farlo da subito.

secondo me no il cambiamento deve partire dal basso non dalle segreterie di partito, dovremmo cominciare a cambiare certi modi di fare, poi dopo potremo organizzarci, ma al momento il cambiamento nella gente non lo vedo.

per il resto sono d’accordo con te

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No Lexi, non ci siamo proprio.
Come hanno detto anche altri, il bipartitismo NON è un obiettivo auspicabile se non rispecchia la società; anzi, il bipartitismo non è proprio un obiettivo, semmai è uno strumento.
E in Italia il bipartitismo è uno strumento dannoso, perchè consente alla classe politica di fregarsene dei problemi e delle persone. Non a caso i due partiti di questo scenario, oltre a non essere nè di destra nè di sinistra, portano avanti scelte molto simili; uno in maniera arrogante, l’altro in maniera subdola.
In Italia manca una forza di sinistra.
In Italia manca una forza di destra.
Abbiamo partiti di affaristi e speculatori, votati solo ed esclusivamente al loro tornaconto personale, che fanno leva sui sentimenti più beceri del razzismo.
In questa situazione, inneggiare al bipartitismo è pazzesco.

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@ilbuonpeppe

quoto completamente

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F.Maria Arouet

F.Maria Arouet’s avatar

Secondo i dati del Ministero dell’Interno circa l’85% di quelli che sono andati a votare hanno scelto le due coalizioni maggiori (46,8%+ 37,5%).
Mancavano le alternative?
No, sempre secondo lo stesso Minsitero, anzi ce n’erano addirittura altri 25 di partiti in lizza, che però, messi tutti insieme, hanno raggranellato la miseria del 15%.
Si può benissimo pensare che il bipartitismo non sia auspicabile, ma non sostenere che non lo é in quanto non rispecchia la società, come fa ilBuonPeppe, senza scontrarsi con la realtà dei numeri.
Così com’é dificile sostenere che il bipartitismo sia dannoso in quanto consente alla classe politica di fregarsene dei problemi delle persone. Perché allora, il multipartitismo, il suo contrario, dovrebbe costringere la politica ad occuparsi delle persone. Il che non é, secondo l’esperienza di tutti noi, dal dopoguerra fino a ieri.
Dice ilBuonPeppe che i due partiti “oltre a non essere nè di destra nè di sinistra, portano avanti scelte molto simili”, ma anche questa pare un’opinione non condivisa dalla maggioranza degli italiani, che di differenze ce ne ha viste, eccome, stanti i risultati.
A che serve vedere le cose che vorremmo e che non sono?

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@F.Maria Arouet

scusa ma non riesco a concepire il fatto che quel 15% non merita di essere rappresentato, cosa hanno di diverso quei circa 8 milioni di abitanti facenti parte di questa società da non meritare di essere rappresentati in parlamento indipendentemente dal loro colore politico?

non tenere conto del 15% della popolazione è anti-democratico e non rispecchia la società appunto.

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Non voglio anticipare cose che dovrebbero uscire a breve (altrimenti la redazione mi bacchetta) ma i numeri li ho guardati in profondità.
Tu stesso dici che l’85% ha votato per uno dei due grandi partiti: questo significa che la società italiana necessita di un solo partito e non due. Questo ovviamente accettando il fatto (che tu evidentemente non condividi) che questi due partiti facciano la stessa politica; non dico che siano uguali, dico che fanno la stessa politica.
Vogliamo verificare come si sono comportati sulla sanità, sulla giustizia, sui rapporti con l’estero, sul lavoro, sui diritti civili? Le differenze (quelle che hanno effetti reali, non certo le dichiarazioni) sono prossime allo zero.
La soluzione non è nel bipartitismo nè nel multipartitismo, che restano strumenti e non obiettivi; la soluzione parte dalla partecipazione e dall’impegno quotidiano (comandante nebbia docet), per arrivare inevitabilmente ad una completa sostituzione della classe politica. Senza questi due punti fermi l’Italia non va da nessuna parte; e se consideri che la maggiorparte si è già dimenticata del voto di domenica, il futuro è più nero di quello che sembra.

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F.Maria Arouet

F.Maria Arouet’s avatar

@nino
La democrazia é un sistema di governo in cui le regole della convivenza sono elaborate dal popolo, nel nostro caso attraverso i suoi rappresentanti.
La legge elettorale é una di queste regole e prevede una soglia di sbarramento al di sotto della quale un partito non ha il diritto d’essere rappresentato in parlamento.
Potrà non piacerti, non per questo è antidemocratico.

@ilBuonPeppe
Dice ilBuonPeppe:
“Tu stesso dici che l’85% ha votato per uno dei due grandi partiti: questo significa che la società italiana necessita di un solo partito e non due.”
Scusa ma mi sfugge la logica. Non é la società italiana che necessita di un solo partito, sei tu che li percepisci come un partito unico, mentre l’85% li ha percepiti e votati come due, uno opposto all’altro.
Non voglio dire che abbia ragione quell’85%, ma se fossi in te qualche dubbio me lo farei venire.
Sono d’accordo quando affermi che multipartitismo e bipartitismo non sono che strumenti, ma allora proprio per questo non demonizzerei né l’uno, né l’altro.
Per quanto riguarda l’impegno, ci mancherebbe, non dichiararsi per l’impegno sarebbe come parlare male di Garibaldi. Che poi basti per cambiare completamente la classe dirigente mi lascia freddino, mi verrebbe da dire, come in matematica, che sia una condizione necessaria, ma non sufficiente.

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@F.Maria Arouet

non mi sembra che la legge elettorale sia stata votata dal popolo e anche se lo fosse un sistema che non ti permette di essere rappresentato se non superi una soglia limite non può definirsi democratica

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@FMA
Forse mi sono espresso male, ma io non intendevo dire che l’impegno serve a cambiare la classe dirigente; serve l’impegno E serve cambiare dirigenti. Le due cose non sono una conseguenza dell’altra, vanno perseguite entrambe, e solo raggiungendole entrambe possiamo sperare in qualcosa di meglio.
@Nino
Le leggi non devono essere votate dal popolo: c’è il Parlamento per questo, ed è eletto dal popolo. Quanto alla democraticità degli sbarramenti, esistono in moltissimi paesi e nessuno si straccia le vesti per questo. Il problema non è la legge elettorale; il problema sono gli italiani.

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@ilBuonPeppe
esistono in moltissimi paesi e nessuno si straccia le vesti per questo

questo non significa che gli sbarramenti siano uno strumento lecito e democratico, non ha senso la regola che se non si supera una certa soglia non hai diritto a essere rappresentato
è come chi lotta per i diritti delle minoranze nessuno si sognerebbe di dire che non hanno diritti in quanto minoranza, la stessa cosa vale per la rappresentanza parlamentare

il problema sono gli italiani.
indubbiamente

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“In tutte le nazioni democraticamente più evolute, a confrontarsi per conquistare il diritto a governare sono sempre due partiti o due blocchi omogenei.
Questo è un bene”

La semplificazione potrebbe anche essere un bene (preferisco non toccare questo argomento), ma come dice il Buon Beppe in tutta Europa (il continente dove si trovano la stragrande maggioranza de “le nazioni democraticamente piu’ evolute”) c’e’ una costante, si confrontano 2 partiti: un partito socialista (laburista in Gran Bretagna e Olanda) e una liberal-conservatore.
In Italia non abbiamo ne un partito socialista di stampo europeo ne tantomeno un partito liberalconservatore di stampo europeo. Mi sembra una enorme differenza. A me sembra che il quadro politico italiano sia piu’ simile a quello thailandese che a quello de “le nazioni democraticamente piu’ evolute” del mondo. Sbaglio?

“la fotografia del nuovo panorama politico italiano è un’immagine che fa ben sperare per il futuro della nazione.”
La penso in modo quasi diametralmente opposto.
Staremo a vedere.
Il futuro comincia domani.

“Se si è arrivati a questo, il merito è da attribuire in gran parte all’abilità politica di Walter Veltroni, lo “sconfitto”.”
Ma avete visto nonostante il “voto utile” (cioe’ tantissima gente che l ha votato turandosi naso e occhi) quanti voti ha preso il PD (cioe’ DS + Margherita)???
Dov’e’ la vittoria?
Non far entrare in parlamento Rita Borsellino (ma farci entrare qualche dozzina di mafiosetti)e’ una vittoria per il PD?
Lasciare milioni di italiani senza rappresentanza in parlamento agitando lo spauracchio Berlusconi (col quale poi dietro le quinte si va a cena insieme, si fanno inciuci, bicamerali, preomesse sottobanco eccetera) e’ una vittoria?

Se queste sono vittorie, bravo Walter, continuta cosi’.

Fra 5 anni se lascia fuori anche DiPietro (che,si sa, e’ un estremista… pensa te, vorrebbe attuare la Sentenza della Corte Costituzionale e mandare Rete4 su satellite! e poi nonno come fa a vedere la ruota della fortuna?) forse col voto utile il PD invece del 33 prende il 35%. Suggeriteglielo.

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Nel mio precedente intervento commentavo le tesi dell’autore del post, ora vorrei commentare alcuni dei tanti interessanti interventi.

1) Il problema governabilita’ vs rappresentanza, cioe’ soglia di sbarramento vs “diritto di tribuna”.

Entrambe le tesi hanno dei lati positivi e negativi.

A mio avviso in Italia dovremmo puntare alla stabilita’ senza arrivare al bipartitismo. Sartori, che non e’ un coglione (o almeno, lo se’solo nell accezione berlusconiana del termine: “colui che non vota il partito di Berlusconi”), propone il proporzionale alla tedesca. A mio modesto avviso anche un doppio turno alla francese (o del tipo che abbiamo nelle regioni o nei comuni), seppur con qualche modifica, potrebbe andar bene.

2) Critiche alla sinistra: le condivido appieno.

Quoto Randolph: “Negli ultimi vent’anni nessuno ha fatto nulla per diffondere una cultura veramente di massa. Un compito come questo deve essere una missione fondamentale per una sinistra che aspiri a cambiare il paese.”

Ma poi non condivido :” …dinosauri come Cossutta, Diliberto e Bertinotti”. Non ho mai votato per il partito di Bertinotti (e penso abbia fatto molti errori …), ma penso che abbia gestito Rifondazione in modo sempre molto moderno, non da dinosauro. Mi e’ spesso sembrato molto piu’ avanti del suo elettorato.

Infine, quotp ancora:” Questo bipartitismo ci costa caro. Ci costa caro perché castra il dibattito politico di temi molto importanti. Penso ai diritti civili, alla revisione della normativa sul copyright, ad esempio. Esistono decine di proposte che solo un partito di sinistra può portare nel dibattito politico, e sono proposte che difficilmente potranno venire dalla Lega Nord, dall’UDC o dal PD.”

Giustissimo.

[Rispondi a questo commento]

Berlusconi:”A Veltroni ho detto: sono il tuo Messia, ti libero dall’abbraccio mortale della sinistra.”
(dall’intervista di Marco Galluzzo, Berlusconi: «Riforme? Io aspetto Ma Walter metta d’accordo i suoi», Corriere della sera, 9 gennaio 2008)

Da wikiquote

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Grazie Alessio.
ottime segnalazioni. Ora le formatto meglio.

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