Attenzione, su Mentecritica scrivono diversi autori. "Ma che c’Azzecca il Nabucco?" è stato scritto da Zag c
Giornata strana quella del C Day di ieri. Devo sbrigarmi per ritirare il pass , l’accredito stampa, e mi muovo nel primo pomeriggio, senza neanche pranzare, un panino e via. Mi presento, ma non trovano le mie credenziali. Ma come? Sono un blogger, chiedete a Geo e a Libero, loro mi conoscono e parleranno anche bene di me. Per fortuna non ce ne è stato bisogno. Mi hanno ritrovato nell’elenco, ma come blogger e pubblicista? Solo negli schedari della Digos sono accreditato anche come pubblicista (oltre che come estremista). Avranno preso informazioni?

foto di Giorgia Proietti
Ma qualcosa non mi torna. Quelli della Sapienza non si son sentiti, ed allora vado in via dell’università. Piazzale Moro è movimentata, ma niente che possa far pensare ad un corteo autonomo, Nessun gippone, nessun borghese sospetto. Vado a via Veneto. Lascio lo scooter e giù per via Sistina. Se è vero che il mondo gira, e dopo il terremoto giapponese gira più velocemente, il corteo di qua deve passare. Mi incammino e il corteo lo trovo ancora a Piazza della Repubblica. Tiro fuori il mio armamentario e via a scrutar volti, bandiere e striscioni. Il dolciastro e il melenso traspira da tutti i cartelli. Inni, fratelli d’Italia, mani sul cuore e capelli al vento. La costituzione icona anche di coloro che fino a ieri l’hanno massacrato nei fatti. Ipocrisia, falso moralismo, ma almeno è il nuovo cemento che spero possa cementare?
Poi i bimbi, i figli son “pezz’ e core”, Le maestre, i maestri, i circoli scolastici che hanno preparato cartelloni, slogan e i bimbi che giocano, per loro è un gioco, recitano e gridano slogan a favore della loro scuola che deve essere pubblica e libera. Povere anime innocenti! Si ricorderanno che da piccoli hanno sfilato per una scuola pubblica?
Le signore si son truccate e si son fatte belle, Hanno messo il loro tailleur, con un cartello piccolino, una coccarda, (intonato al tailleur), un libricino della costituzione sfilano. Ma lascia perdere! il solito decostruzionista! Almeno son scese in piazza e gridano contro il cavalier errante e magari ieri lo hanno anche votato.Meglio così o no?
Il cammino è lungo, accelero il passo; taglio e riprendo lo scooter. Risalgo via Veneto, via del Muro torto pensando di andare a Piazzale Flaminio. Ma la strada è interrotta; il mio pass è appeso al collo, lo mostro, passo e… vaiii!!!
Piazza del Popolo è ancora semivuota, vado sul palco, ma ecco che arriva il corteo preceduto da una lunga bandiera italiana (poi ho saputo che era lunga sessanta metri). In pochi minuti la piazza si riempie, Gli inni si sprecano e il Nabucco viene suonata da una orchestra e cantata da tutti gli astanti. Ma anche su questo dobbiamo scopiazzare la Lega? e che c’azzecca il Nabucco con il giorno della Costituzione? Potrei capire fratelli d’italia,, bella ciao, i canti della resistenza momento e sintesi della Costituzione. Ma il Nabucco! Boh!!
Sento degli slogan salire dal Pincio. I poliziotti si intruppano; li seguo. Non si ode più nulla. La questione non mi convince, quindi esco dal palco e mi incammino su per la salita verso Villa Borghese. Ed eccoli quelli della Sapienza. Uno striscione li precede. Ed è uno striscione di denuncia “Chi oggi la difende ieri l’ha distrutta Giù le maschere!” La polizia si schiera; vi è un confrontarsi con gli organizzatori ed il corteo. Sembra un momento di stallo. Ma ecco che arriva una autoambulanza. Bisogna lasciarla passare, ma se passa lei passa anche il corteo giù nella piazza!. Mediazione, promesse, assicurazioni. L’autoambulanza passa, passa il corteo che sfila ai lati della piazza. Dal palco partono le note del Nabucco (ancora!!) gli studenti cantano l’Internazionale, Bandiera Rossa, Bella Ciao, Il canto dei partigiani. I veri autori della Costituzione!, La gente ai lati della piazza applaude gli studenti che gridano alla scuola pubblica, all’università contro i tagli, contro il precariato. Dal Palco si canta Verdi e il Nabucco. Il corteo non è autorizzato.
La polizia è presa di sorpresa, no sa cosa fare. Ma si organizza. I gipponi appaiono ai lati del corteo, si passa il Tevere. Si sfila lungo il Palazzaccio. Il responsabile dell’ordine pubblico parlotta con il corteo, Si assicura dell’intenzionalità pacifica della manifestazione, ci si accorda per far arrivare il corteo fino al Circo Massimo.
Riprendo la strada di Piazza del Popolo,
Spero di ricordarmi dove ho lasciato lo scooter parcheggiato.
Che strana giornata questa doppia giornata del C Day.


Mi chiamo Anna De Martini e ho dato il via a questa iniziativa dei musicisti che sta prendendo il nome di Dies irae – Resistenza musicale permanente circa un mese fa, in occasione della manifestazione del 13 febbraio. L’idea nasce dalla frustrazione di vivere in un paese dove ogni regola sembra trasgredibile e ogni opinione assimilabile all’opinione di senso opposto; dove, in qualsiasi campo, si stanno scardinando, assieme al senso morale (eppure rimane ben saldo un bieco moralismo), le basi della logica del pensiero e del linguaggio. Il collegamento con il passato sembra facoltativo. Il Dies irae è ovviamente un preciso riferimento alla necessità che vengano fatti i giusti processi e senza mezzi termini chiediamo le dimissioni del Presidente del Consiglio. Personalmente considero questo un momento di vera emergenza politica, sociale e culturale. Alla manifestazione Senonoraquando eravamo centinaia di musicisti e ci hanno trattato quasi come provocatori perché cantavamo e suonavamo senza essere “in scaletta”. Alla manifestazione del 12 invece ci hanno dato spazio. Mi hanno proposto di cantare l’inno di Mameli e non ho voluto, perché lo ritengo bruttino sia nella musica che nel testo, e perché non mi piace la tendenza populistica con cui si rischia di andare avanti. Il mio interlocutore ha ribattuto: “purtroppo il Va’pensiero non si può più cantare, perché è di Bossi!” Ecco perché abbiamo cantato proprio il coro del Nabucco: NON è di Bossi. E’ un bellissimo brano e appartiene alla storia della musica; a questi signori che giocano in modo ignorante con i simboli bisogna contrapporre una resistenza intelligente. Per darvi un’idea, ecco cosa scriveva Verdi a F.M.Piave nel 1848 : Tu mi parli di musica!! Cosa ti passa in corpo?… Tu credi che io voglia ora occuparmi di note, di suoni?… Non c’è né ci deve essere che una musica grata alle orecchie delli Italiani del 1848: la musica del cannone!… Io non scriverei una nota per tutto l’oro del mondo: ne avrei un rimorso immenso consumare della carta da musica, che …è sì buona da far cartucce.
State tranquilli: non siamo animati da un sentimento rosa di generico e trasversale “volemosebbene”. Per chi volesse informarsi lascio il link del nostro sito, accetto consigli: https://sites.google.com/site/eariseid/home saluti, Anna De Martini
Grande apprezzamento da parte mia alla vostra esibizione e agli obbiettivi che volete raggiungere con l’idea di Dies irae. Grazie per la segnalazione e certamente vi seguirò sul vostro sito. Ho tanto apprezzato il vostro spirito che numerose sono state i fermo immagine che ho scattato. Ciò non toglie, è il mio punto di vista, che ieri la manifestazione era per la difesa della Costituzione, nata dalle resistenza e dalle lotte partigiane, contro le forze nazifasciste reazionarie. Questo il tema, questo l’ordine del giorno. Ieri di tutto questo ho avvertito solo una piccola scheggia, piccoli spiragli subito offuscati dalla retorica, dall’ipocrisia, dalla marmellata di chi ancora ieri invitava il “terribile” padano ad allearsi.
Meno male che ci siete anche voi, con la vostra passione, la vostra professionalità, il vostro spirito!
Buongiorno signora De Martini e benvenuta su MenteCritica.
La vostra iniziativa di resistenza musicale appare inconsueta ed affascinante in un paese come il nostro dove la percezione di certi fenomeni è indubbiamente rara.
Se lo ritiene opportuno, posso metterle a disposizione uno spazio sul nostro sito per meglio presentarla e per cercare di diffonderla tra chi non ha avuto modo di conoscerla.
Sinceramente, lo faccio per puro spirito scientifico perché sono pressoché certo che si tratti di un’azione incomprensibile per la quasi totalità dei nostri connazionali completamente ottenebrati dalla scarsa qualità del materiale culturale con il quale si alimentano.
Se è interessata, mi autorizzi a scriverle una mail rispondendo a questo commento. Grazie.
Certo che sono interessata, e lo spirito scientifico mi sembra una nobile ragione in un momento storico in cui ci viene fatto sempre sotto gli occhi il gioco delle tre carte.
La nostra resistenza musicale è appena all’inizio, ma già rischia di perdere la sua giusta natura a causa della troppa “visibilità”. L’amplificazione, l’inserimento “in scaletta”, la collocazione nella sfera del palco, l’esercito di telecamere da cui eravamo circondati alla manifestazione del 12 ci hanno trasformato in un “evento” riducendo in parte la nostra forza reale. In una parola ci hanno un po’”addomesticato”. Dunque abbiamo avuto “visibilità”, ma siamo stati meno “visti”.
Ci si dibatte sempre sul tema della comunicazione, e in virtù di questa si accettano orrendi compromessi, senza capire che è proprio in quel momento che si sta costruendo la gabbia che impedirà di esprimersi.
Perfino le manifestazioni vengono gestite come spettacoli con le celebrità, la musica ad alto volume, se necessario anche le veline (magari di sinistra, in maglietta castigata) sul palco.
E la nostra rabbia dove va a finire?
E’ un urlo che rimane in gola, strozzato dalla società dello spettacolo (in cui sembriamo credere tutti) e anche dalla nostra “educazione”.
Ecco perché cantare (e suonare) può diventare un atto rivoluzionario. Cantare forte, cantare bene. Cantare tutti insieme.
Per le prossime uscite ho proposte più modeste: non grandi “eventi”(come odio questa parola!), ma piccoli e testardi blitz musicali, magari presenziando simbolicamente alle udienze significative o alle votazioni dell’ennesima legge ingiusta. Fare i testimoni: noi siamo qui e vediamo quello che state facendo di questo paese.
mille grazie per lo spazio che accetto molto volentieri
Anna
P.S.
Questo è il mio film del 12 marzo: http://www.youtube.com/watch?v=CDk_-I6ejN0
Se mi permetti, vorrei dirti che non fuggendo dagli “eventi” che ci si salva dall’essere da loro “mangiati e digeriti”. Ma “gestendoli” con la forza della nostra presenza e la nostra osticità e i nostri atti “rivoluzionari”. La mia critica non era per la vostra presenza, anzi, la presenza dei “musicisti colti” rompeva col rituale della canzonetta sparata a mille decibel, tipica dei mille happening (come si diceva una volta) che son diventati gli appuntamenti di piazza e di protesta. Ritengo sempre più importante invece la “vostra” presenza, ma una presenza di rottura con gli stereotipi e non di accondiscendenza. Per trasformare e non essere plasmati. Non è la musica , ma come la si suona e cosa si suona che la caratterizza.
Tanti auguri e a presto risentirci…in musica