M5S: Essere la Barra di Controllo 15


C’è stato un episodio che è accaduto alcuni mesi fa, a ridosso del risultato delle elezioni e del successo del Movimento 5 Stelle.
Credo si trattasse del periodo di subbuglio avvenuto in occasione della elezione del nuovo Presidente della Repubblica, che tanto ha mobilitato gli appartenenti al movimento di Grillo.
Mi pare di ricordare, ma la collocazione è relativamente importante rispetto al significato del fatto in sé, che in una tarda serata davanti al Quirinale o al Parlamento, una imponente massa di persone con a capo lo stesso Vito Crimi ed altri parlamentari del M5S, stesse manifestando un forte seppur pacifico dissenso.
La carica emotiva, ripeto seppure pacifica, era grande. La notte, le luci, il popolo e le forze dell’ordine, messe tutte assieme, conferivano un aspetto di drammaticità molto forte alla situazione.
Ad un certo punto, mentre la concitazione aveva raggiunto una acme notevole, un ufficiale dei Carabinieri, che era presente in prima fila da tempo, ha fatto un solo passo e si è avvicinato a Vito Crimi.
L’ufficiale denotava una grande calma, era sorridente. Le insegne sulla sua divisa parlavano di un militare di alto rango ed esperienza. La sua calma era la calma sorridente dell’uomo sicuro, addestrato; non aveva lo sguardo adrenalinico che abitualmente si riscontra negli uomini delle Forze dell’Ordine nelle situazioni di controllo della piazza. Ha fatto un solo passo verso Crimi, ed un cenno con la testa al suo indirizzo. Cenno che Crimi gli ha ricambiato.
In quel momento, in quel nanosecondo dell’incrociarsi dei due sguardi, una barra di controllo è stata calata nel crogiolo del reattore nucleare. La reazione è stata rallentata.

Ora immaginate un Paese come il nostro, grande, variegato, complesso per situazioni e componenti. Una Islanda moltiplicata per 10 alla seconda per quanto concerne popolazione e complessità economica.
Dove tutto è ugualmente moltiplicato alla stessa scala, il buono ed il cattivo.
In questi anni ho ammirato l’Islanda, per quello che ne hanno raccontato (se è vero): la presa del potere pacifica da parte del popolo, l’arresto dei banchieri infingardi, l’allontanamento dei politici corrotti.
E non posso negare di avere sperato lo stesso per l’Italia, una cosa piuttosto naive.
Ma la dura realtà fa capolino, non siamo l’Islanda. Qui le cose non andrebbero così. Quell’ufficiale competente, sereno, proprio perché sicuro, dimostrava la presenza di un sistema di anticorpi proporzionato alle dimensioni del nostro Paese.

Senza-titolo-1

Era sorridente, ma anche pronto a mettere in atto quel “male necessario” di cui spesso parla il Comandante Nebbia. Male necessario, a torto o a ragione, per evitare mali maggiori.
Mi piace molto riferire le chiacchierate tra noi operai, un vezzo narcisistico ma che riporta solo la realtà.
Tempo fa, tra una cazzuola di malta ed un colpo di martello pneumatico, parlavo con un collega.
Un collega di quelli duri, che si sono fatti il tunnel tra due ali di manganelli che picchiavano. Che le hanno date e prese senza risparmio per almeno 35 anni. E continuano ad essere presenti, con le idee pure come quando avevano 16 anni, ora che ne hanno ben più di 50. Ebbene questo uomo un giorno mi ha stupito, e dimostrato quanto sia lunga e tortuosa la crescita degli individui: non sappiamo mai veramente tutto.

Lui, così rivoluzionario mi ha detto: “L’ultima cosa da augurarsi è la rivoluzione. Perché la rivoluzione significa la caduta di tutte le tutele della società civile. Significa poter perdere la possibilità di difendere i tuoi cari, di tutelare quelli che sono deboli. Il caos.”
Una rivoluzione è possibile solo in circostanze estremamente eccezionali e gravissime.

Certo abbiamo fatto un guerra civile in Italia, ma era durante la Seconda Guerra Mondiale. E’ come quando mentre hai la polmonite, ti viene l’herpes. Un male si aggiunge ad un male. Ma se non avessimo curato la polmonite della guerra, non bastava curare l’herpes della guerra civile per salvarci.
Quindi capisco le parole del Comandante quando dice fatelo voi, rivolto agli uomini ed alle donne del M5S, fatelo voi con la politica. Dura, intransigente ma se necessario opportunista, politica insomma.
Perché se dovesse essere fatto in altro modo sarebbe molto, molto peggio.

 

Di Django
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