Luglio 2


Non saremo mai quelli che avremmo voluto essere. Anzi, non saremo mai nemmeno quelli che avremmo potuto essere, perché la vita decida da sola dove portarci e noi siamo troppo deboli per opporci.

Ma forse è per questo che, nonostante tutto, cerchiamo di tenderci la mano, di tenerci vivi, di conservarci ciascuno nel cuore dell’altro. Proprio perché siamo degli sconfitti che hanno compreso che non è importante vincere, ma rimanere nella luce, il più a lungo possibile, prima che il tempo ci cancelli e ci disperda come foglie secche.

Noi siamo quello che siamo, niente di eccezionale. E non sarà il numero di quelli che abbiamo ucciso a farci uomini o una laurea o cinque fottuti minuti di gloria o un paio di scarpe rosse. A farci uomini sarà il rispetto e l’onore con cui abbiamo trattato noi stessi e gli altri. A farci uomini sarà il segno che lasciamo nel petto di chi è saputo andare oltre il muro che circonda le nostre solitudini. A farci uomini saremo solo noi stessi, per tramite delle nostre scelte, della nostra resistenza alla tempesta e dei sorrisi che avremo saputo donare nel pieno della notte, quando è più forte la paura e si sente arrivare, da lontano, il rombo sordo della fine del mondo.


2 commenti su “Luglio

  • Antonello Puggioni

    Sono nato oggi, 3 luglio.
    Perché nella mia notte insonne torna la rabbia?
    Perché il fiume dei ricordi non scorre, ma si ferma in pozze profonde, in cui di nuovo annego?
    E’ bastato tornare in quel luogo e una luce spietata si è accesa, nel teatro della mia memoria.
    “Bisogna andare avanti!” dicono quelli che credono di sapere cos’è la vita.
    Io dico: “Bisogna tornare indietro, per capire come, quanto e fino a quando abbiamo amato davvero.”
    Questo riempirà nuovamente la nostra piccola testa di delirio e furore.
    Allora verrà qualcun altro e ci spiegherà che siamo pazzi, e dirà: “Raccontaci, così capiremo perché e ti cureremo.”
    Io rispondo: “Non c’è un perché né una cura, solo qualcosa che manca, la pazzia è questa mancanza, è il pezzo tagliato via, il più prezioso, quello insostituibile. E fa male. E questo dolore è tutto….”
    Siamo lupi nella tagliola. E continuiamo a correre.
    Forse per provare a impedire al rombo sordo della fine del mondo di raggiungerci.

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