Lucio Dalla se ne va, tra due ali d’ipocrisia 8


Il suo compagno (Marco Alemanno N.d.R. ) raccoglie le condoglianze da due giorni, legge l’orazione funebre nella cattedrale commuovendo i presenti, ma per i giornali e le televisioni, come per la chiesa, non è il suo compagno, ma “un amico“, “il sodale“, “un ragazzo”, “un collaboratore“… e via di acrobazie verbali per nascondere l’evidenza.

Quella di un rapporto e di un amore spezzati dalla morte, quello di un’unione omosessuale che un nutrito gruppo di trogloditi sta facendo di tutto per celare agli occhi dei più.

Mat Museo dell’Alto Tavoliere Andrea Pazienza, ‘Linus’ n.6 (giugno 1983)

8 commenti su “Lucio Dalla se ne va, tra due ali d’ipocrisia

  • siberiantiger

    Non ero perfettamente a conoscenza della differenza tra outing e coming out e, devo ammettere, sono ancora dubbioso se sia possibile fare outing senza fare coming out.

    A parte questo, le due scelte di comportamento utilizzano metodi differenti per conseguire il medesimo scopo. Fare coming out significa esporsi al mondo, perchè non c’è niente di male ad essere gay. Non farlo, invece, significa non dovere spiegazioni perchè essere gay è una cosa normale, senza bisogno di sottolineare niente (gli eterosessuali, infatti, non fanno coming out dicendo che sono eterosessuali).

    Condivido entrambe le scelte, a patto che vengano prese con il rispettivo significato. Preferisco la seconda perchè mi sembra molto più sottile ed elegante. Ma in questo caso è corretto che chi dovesse riportare il fatto per cronaca rispetti la scelta e, quindi, nomini Alemanno come Lucio lo nominava in pubblico. Se lo chiamava amico, amico, se compagno, compagno, se aiutante, aiutante, eccetera. Senza aggiungere altro. Anche questo è rispetto. Non per forza ipocrisia.

  • Valentina De Luca

    Amico,compagno,fidanzato,fratello….. Ma che importa? Il bisogno di pettegolezzo e' disgustoso, quando poi coinvolge anche i morti e' davvero penoso. Vergognatevi

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