Forse un giorno ci sarà uno strumento. Una specie di GPS. Per il momento bisogna farne a meno. Qualche aiuto può venire dal guardarsi indietro valutando il percorso fatto e imparando dagli errori del passato. Ma quando nemmeno questo è utile, allora per tracciare la rotta si deve fare da sé.

Nella solitudine della cabina di comando, fra il vento e la pioggia che scuotono la barca, bisogna trovare nel proprio coraggio o nella propria disperazione la forza di concentrarsi sulle carte e studiare le virate, le strambate e i bordi giusti per evitare secche, scogli e le dolci sirene, sempre pronte a seppellire nel loro abbraccio sensuale le ambizioni e l’energia che ti hanno fatto comandante.
A volte, a questo si aggiunge la quieta consapevolezza che per quanto tu possa tenere le mani salde sul timone e per quanto giusta sia la tua prua, il tuo porto d’arrivo sarà sempre lo stesso. L’unica differenza sarà nella rotta che seguirai. Una rotta lungo un percorso di luce e tenebra sulla quale incrocerai altri vascelli. Guardando nelle cabine di comando scorgerai altri timonieri. Nei loro occhi potrai leggere la stessa paura e la stessa disperazione che, se avessi lo specchio giusto, potresti leggere nei tuoi.
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Tag: orgoglio, solitudine, vita
Comandante Nebbia
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3 commenti
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10 Marzo, 2008 a 11:39
Sara
Uau che metafora…
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12 Marzo, 2008 a 11:26
dalse
…al tuo servizio, comandante. per servire, non da servo
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12 Marzo, 2008 a 19:32
Comandante Nebbia
kappa Bob
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