Luca Abbà: Non c’è bisogno d’eroi 8


Luca Abbà non è un eroe. Non è nemmeno un “cretinetti” come scrivono quei servi tristi del giornale. Luca Abbà è una vita umana prima di tutto, poi un combattente. Un vero credente. Sì perché questo mondo è cambiato al punto che ormai, i credenti, sono quelli che ancora combattono per un ideale, per qualcosa in cui credono, e non – come hanno insegnato gli ultimi anni di devastazione culturale – quelli che sperano che il loro Dio ci metta una pezza, anche rimondando le coscienze svendute in cambio di danaro.
Luca Abbà, semplicemente crede che un territorio non debba essere devastato per favorire l’arricchimento della solita mafia, quella che scava, quella che smaltisce i materiali tossici o inquinanti, quella che gonfia i prezzi dei binari, quella che ricicla vecchi treni da demolire e li vende per nuovi. La mafia del marketing, degli spot da rilanciare nelle televisioni appese nelle stazioni, e tutte le mafie di stato o private, che sulla pelle dei cittadini si arricchiranno ancora. Per credere che tutto questo non debba essere favorito non c’è bisogno di essere eroi; semplicemente bisogna essere possessori di una coscienza, meglio ancora se anche civile.
Si è eroi in Italia quando ogni mattina prendi un treno regionale o locale per andare a lavoro. Un treno che si riempie di neve, d’acqua, di polvere e sole, a seconda del tempo che fa. Un treno che ti porta a lavoro – se arriva – con ore di ritardo. O si ferma in mezzo alle campagne innevate d’inverno o assolate d’estate. Si è eroi quando si sceglie di andare dal centro al sud, col treno. O quando scegli di usare il treno per spostarti nel sud, o nelle isole – che se vai a piedi, sei sicuro che se non muori almeno arrivi, là dove stai andando.
Chi lotta è un eroe per quelli che vorrebbero essere a sinistra, un coglione per quelli di destra. Questa è storia, anche se una volta forse anche a destra si rispettava l’idea dell’ideale. I giornali, anche di destra erano veri giornali, con gente pagata per scrivere. Una volta i giornali di destra avevano giornalisti che non si sono piegati al mafioso, che non lo hanno servito per garantirgli di mangiarsi il paese intero, e le sue valli, e le sue coste, e le bellezze naturali che potrebbero farci ricchi più dei paesi produttori di petrolio, con il vantaggio che nessuno ci avrebbe mai bombardato per potercele rubare.
Chi oggi lotta, è una persona. È uno che ha compreso che nonostante tutto si ha il dovere morale e civile di non rendersi complici di questo sistema famelico, che tutto vuole e nulla ridà indietro. Chi lotta è l’unico che continua imperterrito ad andare avanti, guardando al futuro, avendo contezza di ciò che potrebbe diventare se fossimo tutti fermi, idioti e schiavi.
La lotta in nome di un ideale, è la base della civiltà. È l’unico modo per uscire dallo stato di imbarbarimento che troppo a lungo abbiamo dovuto sopportare.
Eroico sarebbe per gente come quella merda di feltri o quell’ebete di belpietro, quel coglione di castelli o un leghista pezzente qualunque, comprendere il senso di quel che ho scritto.

Informazioni su Rita Pani

Rita Pani è nata a Carbonia (CI) il 4 Ottobre 1964. Ha collaborato nella redazione giornalistica di una piccola televisione sarda. Ha partecipato a diversi laboratori di scrittura creativa e collettiva prediligendo il racconto breve, ed ottenendo la pubblicazione di alcuni di essi e di alcune poesie, su qualche rivista tematica e in un’ antologia. Ha lavorato presso l’ufficio stampa di una Onlus, impegnata nella promozione e nella divulgazione informativa sulle energie pulite e rinnovabili, e tutt’ora collabora con la Casa Editrice di musica classica “ClassicaViva”, come addetta stampa. Nel 2007 ha pubblicato il primo romanzo “Luce” con la Gammarò Editori di Sestri Levante, nel 2008 il secondo “Vite di vetro” e nel 2009 “Quell’amore alla finestra – Storia di Tello e Dora”, con la stessa Casa. Con la Epika Edizioni "Lo sguardo di Hermes". Da dieci anni scrive il Blog R-ESISTENZA, molto seguito, prediligendo le tematiche politiche, da cui ha tratto una Raccolta scaricabile da Web. Da novembre disponibile l'ultima pubblicazione "Quattro alberi di magnolia" di Epika edizioni.

8 commenti su “Luca Abbà: Non c’è bisogno d’eroi

  • fma

    Si crede comunemente che credere sia infinitamente meglio di non credere.
    Che i credenti siano incomparabilmente migliori degli scettici.
    I veri credenti, naturalmente. Queli che combattono per un ideale. Un vero ideale, naturalmente. Di sinistra. Una volta ce n’era anche a destra, ma oggi ne sono finite le scorte.
    E se fosse soltanto un luogo comune?
    Se fosse vero pure il contrario, che chi lotta per un ideale non compie per ciò stesso un atto meritorio, ma a volte può fare pure delle stronzate, ove il suo ideale sia sbagliato, fuori tempo, fuori luogo, contrario all’interesse comune?
    Non potrebbe essere che il discrimine non sia tra credenti e non credenti, ma tra intelligenti e stupidi?

    • Vincenzo Rauzino

      Credere è importante, è meglio che non credere, perchè dà un senso alla propria esistenza qui e ora.
      Altrettanto importante è armonizzarsi con la realtà.
      Se le mie credenze, i miei ideali, sono in armonia con il Dharma, e c’è armonia tra pensieri, parola e azione, allora metterò in moto qualcosa che alla fine potrà cambiare il mondo.
      Con questo non voglio dire:”lasciamogli fare la loro fottuta TAV”, e poi, invece di chiamare pecorella il carabiniere, piuttosto tacere e piazzare dell’esplosivo nel cantiere.Sarebbe più coerente.

      • fma

        Per credere bisogna aver Fede, ma la Fede viene dalla Grazia, che è un dono. Un non dovuto: c’è chi ce l’ha e chi non ce l’ha.
        Chi non ce l’ha deve arrangiarsi con la Ragione.
        Che tuttavia, pure essa come la Grazia, non viene elargita a tutti allo stesso modo. C’è chi ne ha di più e chi ne ha di meno.
        Ognuno, necessariamente, fa con quel che ha.
        La mia idea è che per il Regno dei cieli sia più utile la Fede, mentre per questa valle di lacrime serva di più la Ragione. Ma è solo la mia opinione. Non mi sfugge che sia la Fede che muove le montagne, dico solo che spesso capita che qualcuno, poco avvertito, ci rimanga sotto.

  • paolo

    Fma secondo te la tav è interesse comune ???
    hai mica qualche dato per convincermi di questa realtà ?
    perchè sai, non essendo beneficiario diretto degli emolumenti versati dai costruttori,movimentatori terra e appaltatori vari, a me sinceramente sfugge dove sia il beneficio..

    • fma

      Caro Paolo, io stavo parlando di credenti e di non credenti, non di TAV.
      Non ho alcuna intenzione, nè alcun interesse (neppure io beneficio “degli emolumenti versati dai costruttori”) a convincerti di alcunché.
      Sarebbe tempo perso.
      Che potrebbero le mie opinioni, al cospetto delle tue certezze?

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