L’Oscuro Potere del Tag e il Sovvertimento dell’Ordine nel Logos.

liber.jpgDifficilmente ascolto o guardo programmi su Internet o sull’informatica. Giudico il web uno strumento per veicolare e raccogliere le informazioni e lo uso con la stessa spensierata inconsapevolezza con il quale uso l’automobile. Non leggo riviste di motori perché mi annoiano e i weblog che parlano solo di weblog o di web in generale mi annoiano ancora di più.

Sono venuto meno a questa regola quando una mia vecchia conoscenza di Princeton, a cui è ben noto il mio antico anelito alla redazione di una sinossi scientifica dell’universo, mi ha segnalato l’ultimo libro di David Weinberger, filosofo autodidatta di New York, studioso del fenomeno di Internet, blogger di fama internazionale e scrittore di libri di successo.
Non voglio entrare nel merito del testo di cui ho letto solo prologo e primo capitolo e che non mi risulta ancora disponibile in Italia. Voglio parlarvi di un’interessante questione che si pone sul sottile confine tra scienza e filosofia e di cui ho letto in una pagina del sito di Weinberger. Tutto parte da una domanda: può un tag essere sbagliato?
Per tag intendiamo quella parolina o insieme di parole, sotto le quali è d’uso classificare i contenuti in Internet. E’ possibile trovare una definizione più formale a questa pagina.
Come potete vedere, al termine di ogni articolo di MenteCritica, sono generalmente elencate una serie di parole con le quali io e i miei redattori classifichiamo i contenuti degli articoli stessi. In questo modo se voi cliccate sul tag consumo, vi verranno proposti tutti gli articoli che noi abbiamo ritenuto di poter associare al concetto di consumo e di consumatore. Ad ulteriore dimostrazione dell’importanza del tag per la classificazione dei contenuti, c’è la tag cloud, la nuvola dei tag che rappresenta graficamente la numerosità dei contenuti associati ad ogni singolo tag e che potete vedere nella parte finale della colonna sinistra della home page di MenteCritica.

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Ora che conosciamo bene l’”oggetto tag” proviamo a dare una risposta alla domanda: può un tag essere sbagliato? In poche parole, è possibile dire che ckassificare un contenuto sotto un tag piuttosto che un altro sia sbagliato?
Se navigando su internet trovo un sito con la ricetta delle mele al curry posso decidere di salvare il link tra una sottocartella dei miei “Preferiti”. In effetti scegliendo la cartella io assegno un tag al contenuto “ricetta mele al curry“. Potrei salvarla banalmente nella cartella “ricette” oppure, se odio il curry nella cartella “schifezze” o in quella “dieta” o addirittura in quella “globalizzazione“, per indicare come una un mix di spezie così esotiche siano diventate comune anche nel nostro paese.
La cosa diventa ancora più interessante quando, invece di salvare il link localmente, io decido di usare un servizio come del.icio.us che consente di salvare i propri bookmark on-line e di ritrovarli utilizzando i tag. del.icio.us consente di reperire i contenuti che anche altri utenti hanno salvato sotto lo stesso tag. E qui ci possono essere grosse sorprese.
Infatti se sono interessato alle macchine fotografiche digitali subacquee, troverò link a oggetti di questo tipo taggati come macchine fotografiche, apparecchi elettronici, attrezzatura sportiva o equipaggiamento da sub. Quindi è come se lo stesso oggetto occupasse contemporaneamente diversi piani di esistenza. In realtà l’oggetto è unico e ha una precisa collocazione nell’ordine delle cose. Sono i singoli utenti che, alterando l’ordine primigenio, attribuiscono diverso significato allo stesso oggetto.
E’ proprio per passare dal caos all’ordine che Dio, nella Bibbia, concede all’uomo il diritto di attribuire un nome alle cose:
Allora il Signore Dio plasmò dal suolo ogni sorta di bestie selvatiche e tutti li uccelli del cielo e li condusse all’uomo, per vedere come li avrebbe chiamati: in qualunque modo l’uomo avesse chiamato ognuno degli esseri viventi, quello doveva essere il suo nome: Così l’uomo impose nomi a tutto il bestiame, a tutti gli uccelli del cielo e a tutte le bestie selvatiche” (Genesi, 2, 19-20).
Attribuire un nome alle cose o “taggarle” è un attributo divino, perchè solo l’ordine consente di utilizzare la conoscenza.
Immaginate di disporre di una sterminata biblioteca che contenga le risposte a tutte le domande. Se non esiste un indice, se i libri non sono ordinati secondo un criterio, se non ci sono tag, la conoscenza di fatto è inaccessibile perché è impensabile, ogni volta che si vuole dare una risposta, leggere ogni singolo libro e cercarla.
Ritornando su un piano più terreno si può osservare che, a differenza delle vecchie enciclopedie, la conoscenza dispersa sul web è taggabile in prima persona e che quindi Internet stabilisce una vera e propria democrazia nella classificazione dei contenuti.
Anche se un sito è convinto di essere un sito di ricette potrà trovarsi catalogato come sito “globalizzato”, indipendentemente dalla volontà del creatore.
Quindi, secondo me, non esistono tag sbagliati, così come non esistono modi sbagliati di mettere ordine nella propria mente. Poter classificare la conoscenza in maniera democratica è un concetto veramente rivoluzionario.
Per dimostrarvelo con un piccolo esempio vi invito a pensare al fatto che un certo gruppo di potere religioso si è ostinato per secoli a taggare l’omosessualità come malattia.
Questo poteva funzionare fino a quando questo gruppo religioso aveva il potere di imporre la sua personale ingegneria sulla conoscenza.
Oggi le cose stanno cambiando. In una civiltà la cui cultura si forma e si classifica democraticamente utilizzando la tecnologia che rende tutti parte attiva, se individualmente sceglieremo di seppellire certe affermazioni sotto il tag “stupidaggini” avremo democraticamente e civilmente accantonato certe deviazioni della nostra cultura, con la serena speranza di non ripescarle mai più.

Sempre, ovviamente, che gli strumenti della libera espressione non diventino strumenti di disinformazione.

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dellefragilicose Stampa questo Articolo Stampa questo Articolo

E’ il concetto di Qualità.
In ottica aziendale per esempio sono davvero poche poche le aziende che riconoscono nel “Sistema Qualità” la carta vincente per far progredire la stessa. Il marchio rilasciatole diventa una immagine da sbandierare per vendere di più.
Il fatto è che anche tutte quelle società che rilasciano il “Certificato di Qualità” tipo l’ISO spesso lo rilasciano a caso, gli standard a parer mio sono davvero bassi e le aziende non si rendono conto che i loro guadagni aumenterebbero di gran lunga se dedicassero più tempo e risorse a questa “disciplina.
In ottica di Blog e “Conoscenza” assolutamente d’accordo con DFC…
Una frase che raccoglie tutto il suo significato per me è indubbiamente:

[...] l’ordine consente di utilizzare la conoscenza.
(non so come si fa il grigietto)

E posso aggiungere che questo post mi ha fatto chiarezza su tante cose…

Buona giornata a tutti i lettori ed amici di MC

Tra l’altro, questo tipo di sfida è portata in avanti anche “tecnologicamente” con l’introduzione delle tecniche di ingegneria della coscenza, tali da permettere ad una macchina di effettuare dei semplici ragionamenti (premessa->deduzione, basati sulla logica) sui dati, oppure di “imparare” iterativamente qualcosa (reti neurali).

Pensa a un motore di ricerca in grado di sapere che se tu stai cercando “casa” probabilmente sei interessato anche ai risultati concernenti “abitazione” o “appartamento” (cosa che, in parte viene già fatta)

See … leggasi ingegneria della conoscenza (non della coscenza che è pure scorretto hihi)

@Vortexmind: hai voluto fare lo sborone… ;-P

La rappresentazione della conoscenza è uno dei possibili sviluppi del web, da qualche anno sotto sviluppo teorico e pratico, patrocinato fra l’altro da uno dei guru del web, il signor Tim Berners-Lee.
Il problema principale è proprio il dare significato ai dati e son sto qui a tediarvi con teoria etc etc, se volete più informazione basta che cerchiate semantic web (o web semantico).
La nascita di ontologie basate ad esempio sul linguaggio OWL permette di creare asserzioni (es oggetto-attributo-valore oppure oggetto-attributo-oggetto) dette non ufficialmente triple RDF che permetto al computer di capire di cosa si sta parlando: es Mentecritica- è un- sito web .
Si tratta di semplici relazioni fra termini (dati od oggetti) basati su gerarchie (classi) che permettono se ben sviluppate una rapida ricerca e interrogazione. A livello strettamente tecnico pure le query a livella dati risultano estremamente semplificate perchè il collegamento fra dati disgiunti viene definito dall’ontologia e quindi gestita da codice, per farla breve basta INNER JOIN su mille tabelle per ripescare un dato. Ma questi sono solo tecnicismi.
A mio avviso, anche in seguito a questo nuovo modo di intendere i singoli blocchi di informazione l’oggetto tag risulta obsoleto nonchè superfluo.

bellissima analisi dfc, non finisci mai di stupirmi ;)

concordo anche con le conclusioni ma trovo che siano da interpretare come *potenzialità*. abbiamo la possibilità di *taggare*, ma sarebbe interessante capire le motivazioni ed i canoni per taggare, qui è il problema. la rete ci permette di raggiungere una moltitudine crescente di informazioni e quindi di conoscenza. la rete permette di aggirare le censure, decentralizzare le informazioni, etc… purtroppo le fonti di informazione considerate ancora *autorevoli* sono i media del mondo reale, un terreno ancora in mano ad imprecisati *gruppi di potere*. di conseguenza il rischio (abbastanza concreto) di far taggare male le persone c’è.
questo concetto è molto simile all’attendibilità che possono avere i risultati di un motore di ricerca come google, magari in Cina.

dfc, mi piace molto la tua conclusione, in linea di principio.
In realtà considero internet uno strumento di diffusione della conoscenza e delle informazioni come tanti altri, quindi la criticità tag per me non si risolve solo individualmente. Bisogna considerare che l’imprinting dell’informazione arriva dalla sua fonte, e che l’informazione quale entità non esiste ma ogni informazione è frutto dell’interpretazione di chi se ne fa referente.

Per tornare al tuo esempio, vero che l’omosessualità era stata taggata come malattia ma esisteva tutto un contesto (e non solo una organizzazione di stampo temporale) in grado di valorizzare quell’interpretazione e diffonderla come giusta. Quanto questo tipo di filtro avrebbe potuto influire anche oggi sulle singole taggature?
Rispondere è impossibile ma io azzardo una ipotesi: nella stessa misura di allora. Perchè anche allora, conoscenze e cultura personale permettendo, esisteva una sensibilità differente dall’impostazione di regime. Solo che non poteva emergere.

In questa parte del mondo dove vivo (Messico) le aziende che vogliono veramente raggiungere standard di Qualità (quoto VOLTaire) sono in processo di implementare il sistema “Six Sigma” piuttosto di ottenere una certificazione ISO, la quale basta “pagarla” in modo che l’azienda possa essere “compliant” con i requisiti di qualche cliente. Credo che questa sia una dismostrazione di coscienza da parte di chi vuole evolvere.

In riguardo al mondo dei Blog considero che l’articolo di dfc è molto prezioso, purtroppo la maggior parte della gente che scrive blogs non conosce e/o non applica le tecnologie a disposizione per entrare a formare parte di un assieme normalizzato, o se volete: standardizzato. Cosa che secondo me è fondamentale nello sviluppo della società, una curiosità per esempio è che Eric Schmidt (CEO de Google) da il suo panorama sul Web 3.0 quando ancora c’è’ un disastro de gente che scrive sulla rete senza essere coscienti che loro stessi formano parte di questo assieme molto importante per l’umanità.

Saluti

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