L’Orrore è in Vetrina. E’ Minuscolo e Scodinzola / Seconda Parte
16 ottobre, 2008 di settantasette
Archiviato in Cazzotti, Informazione, Meccanica delle Cose
Leggi la prima parte
Il traffico di cuccioli dai cosiddetti “canifici dell’est” è una prassi ormai datata, che prospera nelle pieghe di una normativa insufficiente e di sanzioni inadeguate. La facilità con cui è possibile falsificare documenti e autorizzazioni sanitarie, e la carenza di controlli del dopo-Schengen, fa sì che questo vergognoso mercato nero di piccole vite sia e rimanga ricco e fiorente. Ungheria, Romania e Polonia sono i “produttori” maggiori.

Il meccanismo è agghiacciante nella sua efficienza. Cani più o meno di razza, selezionati approssimativamente, vengono utilizzati come stalloni e fattrici, trascorrendo l’intera esistenza in gabbie, malnutriti e isolati. Le cagne vengono fatte partorire a ogni calore, fino allo sfinimento, e i cuccioli vengono prelevati a circa trenta giorni di vita, ossia non appena necessitano di essere svezzati. Questo comporterebbe un costo per i cagnari (impossibile definire “allevatori” individui del genere), quindi i piccoli – col sistema immunitario ancora pressoché inesistente – vengono inviati con sistemi di trasporto disumani, senza la minima cura igienico-sanitaria, ai centri di distribuzione italiani, che forniscono i negozi. Dove vengono somministrati farmaci “dopanti” che permettono un periodo di apparente vitalità, indispensabile per la vendita. Eventuali vaccini, prima dei due mesi, sono inefficaci. La percentuale di cagnolini che muoiono durante i viaggi è di circa il 50%, secondo l’Ordine dei veterinari di Milano. Il numero degli animali importati così è spaventoso. Quelli che sopravvivono, sono nel migliore dei casi traumatizzati emotivamente, e tanto provati fisicamente, da avere la quasi certezza di crescere con problemi comportamentali e di salute di difficile gestione. Molte altre volte, invece, sviluppano in brevissimo tempo patologie virali di estrema gravità, come il cimurro e la gastroenterite da parvovirus, e sono destinati a morire dopo agonie atroci – a casa degli acquirenti.
Sette anni fa, questa terribile esperienza è capitata a una giovane milanese, Simona Mosconi, che di professione fa l’avvocato, e che ha deciso di provare ad andare fino in fondo. Nel ringraziarla della disponibilità, e della collaborazione nella stesura di questo articolo, proviamo a farci spiegare da lei la situazione, e cosa è possibile fare se si rimane vittime di questi vergognosi raggiri.
Avvocato Mosconi, nel 2001 Lei ha avuto il merito di aver promosso la prima azione legale importante, raccogliendo decine di denunce, contro l’importazione e la vendita di cuccioli dall’est. Come è andata a finire in sede giudiziale?
“In effetti la forza di quella denuncia è stato il numero di persone coinvolte. A tutte era in sostanza accaduto di acquistare nello stesso negozio un cane garantito come italiano, che nell’arco di qualche giorno, nel caso migliore di qualche settimana, era deceduto. Di questi cagnolini la maggior parte era stata acquistata, dal negozio di Milano, in un allevamento di Reggio Emilia che aveva venduto i cani come cani di importazione avendone peraltro le autorizzazioni. Quello che spaventa è il margine di guadagno: cuccioli acquistati all’est a 20-40,00 euro dall’importatore-finto allevatore vengono venduti a 70,00-100,00 euro al negoziante, che li rivende a 700,00-1000,00 euro al cliente finale, noi. In quel caso avevamo ottenuto, proprio in virtù del gran numero dei casi un sequestro preventivo sanitario dell’esercizio commerciale che è una misura che l’ASL adotta obbligatoriamente ove riceva denunce e comunicazioni dai veterinari, o dai privati, del fatto che dallo stesso esercizio/allevamento provengono cagnolini con malattie virali, in quanto è proprio una misura igienico-sanitaria. Questo fu un gran risultato. Poi è iniziato il processo che dal 2001 si è concluso nel 2007, la sentenza è di assoluzione, per carenza di prove, ma non ho ancora visto le motivazioni. Senz’altro però tutto ciò è servito credo a far emergere il problema , la possibilità di portare avanti la denuncia, e di farne un processo penale.”

Ci sono stati riscontri a livello legislativo, oppure ci sono speranze di una “stretta” nei controlli e nelle regole per il futuro?
“Riscontri a livello legislativo proprio sul punto dell’importazione non mi risulta ve ne siano stati, senz’altro è cosa positiva che sia stato accertato che i cuccioli debbano viaggiare solo al compimento del terzo mese, anche se poi questo viene risolto falsificando la data di nascita sul libretto.”
Sono ancora numerosi i negozi, e soprattutto i siti internet, che vendono cuccioli “di tutte le razze”, con tempistiche di consegna troppo rapide per non alimentare dubbi sulla liceità della provenienza e sulla cura degli animali. E se ci sono, significa che il “business” è ancora attivo e profittevole. Possibile che non si riesca a intervenire? Come vede la situazione attuale?
“Purtroppo la situazione è quella di un mercato nero ancora vivissimo, e per di più facilitato dal diffondersi di Internet; a tale proposito sconsiglio vivamente l’acquisto on-line sul sito del presunto allevamento, o anche quelli di privati su subito.it o italypet, perché non vi è alcuna garanzia sulla provenienza del cucciolo e sull’identità del venditore. Il quale si approfitta dell’inesperienza dell’acquirente, e dell’effetto emotivo del “cucciolo in braccio”: in alcuni casi il cagnolino così venduto è stato portato a casa e nel giro di 24 ore è morto. Cellulare del venditore staccato, impossibilità di reperirlo.
Purtroppo so che anche nella categoria dei veterinari, che sono i migliori consulenti di tutta questa problematica perché la stanno denunciando da anni, vi è qualche “pecora nera” meno seria che timbra libretti sanitari senza avere neppure visto il cucciolo e questo ovviamente agevola il mercato clandestino.
Sto portando avanti numerosi casi individuali, di privati ai quali è capitato di acquistare un cucciolo tramite Internet, o in finti allevamenti, e sto ottenendo buoni risultati con l’azione civile, forse meno eclatante ma senz’altro più facilmente percorribile.”

Cosa è possibile fare, legalmente, se ci si ritrova in una situazione del genere?
“I mezzi che la legge mette a disposizione per difendersi e per difendere i cani da questa tratta vergognosa ci sono ma alcune volte sono poco efficaci.
Le vie sono due: quella civile e quella penale.
Civilmente si può agire soprattutto prima dell’acquisto utilizzando prudenza e attenzione. Sarebbe auspicabile che tutti acquistassero cuccioli in allevamenti che trattano uno o al massimo due razze, ma mi rendo conto che per ora è un’utopia…quindi vorrei che almeno i possibili acquirenti si tutelassero facendosi mettere per iscritto dall’allevatore o dal commerciante la provenienza esatta del cucciolo e una data orientativa per la consegna del pedigree e verificando l’eventuale attribuzione di un numero di microchip presso l’anagrafe. In ogni caso, leggendo bene le clausole del contratto di vendita. Se c’è un veterinario interno al negozio, o associato ad esso, bisogna farsi consegnare un certificato di buona salute scritto, firmato e timbrato. Se il cane fosse già stato acquistato e si fosse ammalato, inoltre, bisogna ricordare che non è valido alcun obbligo di portare il cane a un certo veterinario. Anche se si fosse firmato un contratto di acquisto che preveda clausole vessatorie di questo tipo, non hanno alcuna validità in caso di emergenza sanitaria.
Un’altra clausola o prassi a cui non soggiacere, è lasciare il cucciolo malato al negozio credendo alle assicurazioni del commerciante “che se ne curerà lui”.
Dopo l’acquisto, se il cane si ammala occorre immediatamente comunicarlo al negoziante mediante raccomandata A/R; inoltre bisogna farsi certificare dal proprio veterinario la causa della morte. E’ anche opportuno, se possibile, far fare al cane un prelievo di sangue al primo segno di malattia, e farlo conservare dal veterinario.
Se si agisce in questo modo e si conserva la documentazione ad hoc, sarà possibile agire civilmente ai sensi dell’art. 1496 cod. civ. per ottenere la restituzione dell’intera cifra o di parte della cifra spesa (questo dipende dall’entità della malattia), e comunque il risarcimento delle spese mediche che spesso sono molto alte.
L’azione penale è più “di impatto”, ma decisamente complessa soprattutto se si trova ad agire un singolo individuo. Può essere promossa sempre nei confronti del commerciante o dell’allevatore se si hanno sufficienti elementi per ipotizzare la truffa o la frode in commercio, laddove sia stata garantita la vendita di un cucciolo di provenienza da allevamento nazionale (quindi con prezzo elevato), mentre è stato consegnato un cucciolo importato. Certo anche in questo caso occorre avere prove documentali del dolo del venditore (difficile da dimostrare), e sperare che il Pubblico Ministero incaricato dell’indagine sia sensibile al problema.
Altro caso più semplice è la denuncia alla Guardia di Finanza del commerciante o allevatore che non rilasci attestazioni di valore fiscale del prezzo percepito.
Anche al pedigree si sta attribuendo un valore giuridico di gran rilievo: vi è giurisprudenza che identifica nel pedigree la carta d’identità del cane e quindi un elemento oggettivamente rilevante nella vendita, e vi sono sentenze per cui l’assenza del pedigree promesso significa che si è venduta una cosa diversa da quella promessa: un grave inadempimento, quindi, che comporta la restituzione di almeno il 50% del prezzo (in alcuni casi anche l’80%). A questo proposito ricordo che è stato truffato (o comunque vi è stata una violazione del contratto di vendita) anche chi ha avuto la fortuna di portarsi a casa un cucciolo sano, o con pochi problemi ma che crescendo si è rilevato ben lontano dallo standard della sua razza. Questo a volte sembra poco importante a chi non ha velleità espositive o riproduttive: ma un cane di simil-razza, o di quasi-razza, si può trovare anche al canile, per di più gratuitamente. Facendo, inoltre, un’ottima azione”
Si avvicina il periodo delle feste Natalizie, e tradizionalmente sarà un momento “a rischio”, in cui molte famiglie potrebbero scegliere di regalarsi un piccolo amico a quattro zampe. A parte i consigli legali, cosa si sente di dire ai nostri lettori, Lei che è stata vittima in prima persona di questi traffici, per evitare che si avverino nuovamente troppe storie terribili come quella che abbiamo raccontato?
“Come detto, la prima precauzione è proprio quella di informarsi bene prima di acquistare un cucciolo; si può telefonare anche per una chiacchierata ad un centro veterinario per farsi suggerire la razza più compatibile con le proprie esigenze e l’allevamento migliore per quella razza. Comunque non bisogna avvicinarsi all’acquisto del cane senza la consapevolezza di quello che si fa. La scelta peggiore è quella di andare a caso sulla razza e sul venditore magari pensando di acquistare un cucciolo italiano, con pedigree, a poche centinaia di euro… il mercato dei cagnolini ha una domanda e un’offerta come ogni altro mercato e vi sono in Italia ottimi allevamenti ai quali rivolgersi, ma che chiederanno – giustamente – un prezzo piuttosto elevato. Se non interessa il pedigree ci si può rivolgere a un veterinario, sanno sempre di qualche cucciolata.”

Grazie all’impegno delle associazioni animaliste, e di persone come l’avvocato Mosconi, si è cominciato a parlare del problema, con qualche timido passaggio sui mass-media. Purtroppo, una buona occasione è stata persa recentemente: un servizio, andato in onda nella trasmissione “Le Iene”, ha definito il traffico “nuovo” (va avanti da molti anni), parlato di “migliaia” di casi (sono decine di migliaia, come minimo), e soprattutto non ha reso chiaro che i cuccioli di razza nei negozi non-vanno-comprati-mai. Perché se sono in un negozio, non vengono da un buon allevamento. Al contrario, è stato fatto sembrare che ci siano negozi affidabili più di altri, che i canifici-lager dell’est non siano responsabili, e – dulcis in fundo – l’unico consiglio al pubblico è stato “assicuratevi che il cucciolo che acquistate sia svezzato”.
Bene che se ne parli, ma l’informazione fatta così rischia di essere più dannosa che altro. Appare chiaro che il metodo più efficace, l’unico, per colpire queste disumane attività è la prevenzione. Lo ripetiamo: nessun allevatore serio, coscienzioso, e amante della razza di cui si occupa (una, al massimo due), utilizza i pet-shop, i siti internet, o le cosiddette – e riprovevoli – “fiere del cucciolo” (che sono state a volte pubblicizzate anche sulle reti Mediaset, che combinazione), per vendere i cagnolini. Mai, nessuno.
E’ da luoghi e iniziative come quelli che passano le sventurate creature dell’est, luoghi che fanno da rete distributiva e commerciale agli spietati speculatori di cui abbiamo parlato. Più in generale, è proprio il commercio di animali vivi, nel momento in cui vengono trattati come oggetti su cui lucrare, che dovrebbe essere oggetto di riflessione etica e magari di azione legislativa. Esporre cuccioli in vetrina, a rotazione, come merce qualunque, è inqualificabile di per sé. Non esiste un modo più o meno accettabile di farlo. In particolare riflettendo sul cinico sfruttamento dell’emotività umana davanti ai proverbiali “batuffoli con gli occhioni”. E sapendo, almeno chi avrà letto queste righe, che molti di questi batuffoli sono dei condannati a morte.
“La grandezza di una nazione e il suo progresso morale si possono giudicare dal modo in cui tratta gli animali”
(Mohandas Karamchand Gandhi)
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Ah, se le mucche e le pecore fossero state animali domestici….senza togliere forza al messaggio faccio presente che i trattamenti descritti spesso sono riservati anche agli animali che ci mangiamo, che meriterebbero un attenzione e una riconoscenza, visto che siamo parte della natura nella nostra parte materiale e che DOBBIAMO mangiare, che almeno quello che chiamiamo “io” ne tenga conto.
A parere mio, anche l’affetto che diamo a questi animali in fondo è un modo di “nutrirsi”.
Prendendo atto di ciò che siamo, se ne va via un po di “sdegno” e acquisiamo un po più di “responsabilità”.
Un inizio, di un percorso molto lungo, dove il realismo e l’accettazione di noi non viene più additato come “cinismo”, ma come presa di coscienza.
Non facciamo sempre gli ipocriti, anche il gesto di spezzare l’osso de collo a un coniglio è un gesto orribile.
Solo per allargare la discussione, non ci sono intenti denigratori o di polemica con quanto scritto nell’articolo, che trovo molto condivisibile.
ciao oris,
fortunatamente in italia – almeno per quanto riguarda gli animali da allevamento – c’e’ una legislazione molto dura in materia, che vieta esplicitamente violenze di alcun tipo agli animali, lo so per esperienza diretta avendo avuto a che fare con veterinari e macelli per alcune forniture informatiche.
Questa e’ la legge in questione http://www.parlamento.it/leggi/deleghe/98333dl.htm
L’unica pecca di tutto il discorso e’ al solito la macellazione per scopi religiosi/rituali come ad esempio la macellazione musulmana che necessita del dissanguamento del “capo” (questo e’ il termine usato) da vivo perche’ finche’ il cuore batte pompa fuori tutto il sangue, in quanto per la religione non possono mangiare carne con sangue dentro.
Come al solito sopravvivono delle crudelta’ per preservare riti antichi che andrebbero aboliti.
Sì, lo so, ma cmq li teniamo a produrre uova in 20 cm quadri, o li ammazziamo in tenera età di pasqua, o per avere carni tenere… è la crudltà della catena alimentare, probabilmente appariremmo acnhe più brutali staccandogli la carne a morsi…
Consumiamo, è normale, a volte anzi spesso di più di quel che ci serve.
Il mercimonio così brutale anche per animali destinati all’affetto è solo più facilmente scandalizzabile… inoltre molta carne che mangiamo NON viene dall’italia.
Sapete ad esempio che la bresaola della valtellina NON è fatta con carne della valtellina e nemmeno con vitelli o mucche ma con GNU?
ma dai …
link?
L’ho visto alla tv ieri su la sette con quel gran pezzo di donna dalla voce non suadente…
ah, capito.
bella però.
Video la 7 (ilaria d’Amico)
http://www.la7.it/blog/post_dettaglio.asp?idblog=ILARIA_DAMICO_-_Exit_15&id=2830e
articolo di altra economia
http://www.altreconomia.it/index.php?module=subjects&func=viewpage&pageid=558grazie
il video, ovviamente è meglio.
Comunque lo zebù è buono.
Sì, a quanto ho capito anche meglio delle mucche nostrane…
Errata corrige: cassa [Gnu] poni [Zebù]
Pensavo anche io che “DOVESSIMO”. Non dobbiamo affatto! Mi sono interrogato e informato bene. Ho visto cosa fanno nei macelli e già questo mi è bastato. E’ una criminale buffala ma è difficile farlo capire. Ognuno deve arrivarci da solo. Con la sua coscienza. Informandosi per bene. E’ la stessa buffala delle sperimentazioni su animali. E’ tutto business. Dai trucchi ai profumi alle creme alla carne ai farmaci alle malattie alla vendita. Come si può dare un prezzo alla vita? Non mi capacito!
Scusate, preciso che con “DOVESSIMO” mi riferisco al primo post “DOBBIAMO MANGIARLI”.
E chi lo dice? Dove è scritto? Sappiamo poco di noi cominciando dal fatto che non abbiamo una dentatura da carnivori ma da onniveri, dove il mangiare carne è un dono della natura in caso di emergenza. Ma solo in questo caso.
Scusate per i due post.
In effetti… i cuccioli sono “carini” allora vanno trattati bene, invece pecore, mucche e maiali, sono “sporchi” e devono soffrire con indifferenza ?!?!
Secondo me non esistono mezze misure… o si decide di lottare come “animalisti” per la salvaguardia ed il rispetto di tutti gli animali, o si considera oggetto ogni animale e lo si “usa”, che sia una bistecca o un cucciolo per far giocare i figli.
Ok, però in un articolo non si può parlare in modo dettagliato di tutto…
Intanto questo, poi magari il resto..
Giusto, la differenza è però che gli allevamenti intensivi, purtroppo sono legali, come sono legali le macellerie.
Quì si tratta di un traffico illegale, molto ben occultato per ragioni di forti introiti eonomici e di molteplici complicità……
La gente deve sapere che se compra uno di quei cuccioli “tanto carini” visto in vetrina, diventa complice di questo massacro e di questo traffico illegale.
Prima o poi dovremo fare i conti anche con quello, pur se legale, a parere mio.
Caro Oris, qui non si tratta di modi più o meno etici per procurarsi proteine a scopo alimentare, ma si descrive una attività truffaldina dal punto di vista giuridico, e raccapricciante sul piano morale.
Attività contro la quale – a differenza di altre, a meno che non si voglia andare di notte a liberare i polli di batteria – si può fare molto, attraverso l’informazione e la diffusione. Non è ipocrisia, è semplicemente questo.
Sì sì, non era per te era per tutti noi.
Sono basita. Non pensavo si arrivasse a tanto.
La ricerca della purezza della razza a tutti i costi porta sempre alla sofferenza degli esseri viventi. Non è blasfemia parlare di nazismo e lager.
Per conto mio, nel caso si desiderasse prendersi cura di un animale, consiglio sempre di adottarne uno dal canile/gattile. Sono bestie che hanno magari già sofferto e hanno tanto bisogno di amore. E soprattutto fatevi scegliere da loro, non scegliete voi gli animali.
Nel mio piccolo ho inserito il banner sul mio blog, sperando di farne ulteriore pubblicità. Complimenti per l’inchiesta.
attenzione, questo traffico di animali non ha nulla a che fare con la ricerca della razza pura o con il nazismo
Innanzitutto – parlo per i cani – avere un cane di razza pura diventa una necessita’ in alcuni casi dove il cane ha degli usi particolari: salvataggio in mare, addestramento per difesa, addestramento per ciechi; non puoi avere un terranova incrociato, rischi di avere un cane non affidabile che non sa nuotare o peggio ancora che nasce senza i piedi palmati, stesso discorso per un cane per i ciechi, non e’ un caso che i cani per i ciechi siano sempre di alcune razze e non ci siano – se non casi rarissimi, al fianco dei cechi razze come chiuaua, dobermann, pitbull, rotveiler o meticci; te lo immagini un cieco accompagnato da un pitbull ?
Altro discorso e’ il pedigree, che e’ un qualcosa che va ben oltre la razza, il cane puo’ essere il prodotto di alcuni incroci di razza ma l’importante e’ che i genitori fossero “campioni” cioe’ vincitori di esposizioni, una specie di vecchio usanza dai tempi dei nobili.
Chi cerca un cane di razza pura sa dove andare, va a visitare l’allevamento ecc. ecc. Paghera’ i suoi 3 4 mila euro per il cane ma lo prenota e lo vede nascere .
Il problema – a quanto pare leggendo l’articolo – sono i cinofili last minute: coloro che decidono di avere un cane la sera e il giorno dopo sono al negozio con poche idee e confuse, manco fossero al supermercato:
- “salve volevo un cane grosso che attiri le passere”
- “guardi abbiamo in offerta 2 cuccioli di pura razza meticcia e compreso nel prezzo c’e’ anche una cocorita”
- “ok li prendo e’ possibile fare un finanziamento?”
Altro discorso inoltre e’ il canile; ok si fa un bel gesto ad andare a prenderne uno e per di piu’ e’ gratis, tuttavia bisogna essere consci che potrebbe essere un cane che necessita – per lo meno nel primo periodo – di piu’ cure e coccole di un cane “normale” in quanto sicuramente ha subito degli shock o e’ stato abbandonato quindi bisognera’ lavorare molto per acquistare la sua fiducia; non mi sento di obbligare nessuno a fare questa scelta, deve essere un qualcosa che ti nasce dentro e che fai perche’ sei convinto di quello che fai.
p.s. Spero tanto nel ritorno dei tamagochi magari salvano qualche animale da padroni stupidi
Straquoto.
Un animale da compagnia non è un notebook. Al diavolo la razza e il pedigree, i canili sono talmente strapieni che è impossibile non trovare qualcosa adatto a ciascuno. E il cane lo si ha gratuitamente, al massimo si lascia una piccola (volontaria) donazione alla struttura.
Se non si lucrasse su ogni cosa magari …
A casa mia, in Ungheria (uno dei luoghi ove hanno origine questi orrori benche’ ci sia una legislazione molto severa, infatti quando vengono scoperti questi allevamenti, che sono tutti clandestini, i proprietari vengono arrestati), essendo in campagna possiamo tenere un po’ di animali (cani, gatti… abbiamo anche dei pappagalli). Una volta sono entrata in un canile per prenderne uno e… tutti i cani mi sceglievano. Tanto che alla fine sono stata pure male perche’ non sapevo a chi accordare la scelta.
E’ finita che sono uscita con tre… ma stavo ancora male per gli altri.
Ritornando agli allevatori. Questi delinquenti la cui logica e’ il mero profitto a qualsiasi costo, non sono altro che il corrispondente dei trafficanti di esseri umani, che inviano le ragazze alla prostituzione ed i ragazzi a lavorare per imprenditori senza scrupoli in condizioni di semi schiavitu’. Anche in Italia.
Il fatto è che chi frequenta la rete abitualmente già immagina certe cose e mantiene comportamenti sicuramente più etici di chi non si informa.
Il messaggio è giusto, ma credo che il mezzo sia sbagliato.
Bisogna raggiungere gli haves-not (o have-nots) che sono ancora tanti.
E soprattutto bisogna raggiungere i genitori. I genitori di oggi: una classe di ignoranti spaesati imbomboliti; i veri bamboccioni che hanno permesso questo e molti altri stati di cose decisamente anomale per quella che si vuole spacciare per una democrazia del ventesimo secolo.
Spero nei giovani. I giovani che hanno un blog e che tra “pucci pucci ti amo” e “la prof è una stronza” mettono il bannino del cane abbandonato.
Ma chi di speranze vive…
Io, che frequento sistematicamente la rete, non immaginavo realtà simili.
Quanto ai comportamenti maggiormente etici degli internauti… forse bazzichiamo siti diversi, ma io non vedo molti esempi di comportamento etico in giro. MC è e rimane un’eccezione.
Ringrazio tutti per l’attenzione, e rinnovo l’appello a diffondere. Perchè non si informa mai abbastanza.
Al di fuori dei canali “dedicati”, ossia siti, forum, newsletter specificatamente dedicati agli animali o alla cinofilia, l’abominevole traffico di cui abbiamo parlato non è conosciuto per niente. Sui media “mainstream” caliamo un velo pietoso.
E ripeto, vista anche l’esperienza sul campo di cui mi ha reso partecipe la gentilissima Mosconi, non si tratta di eccezioni. E’ la regola.
Cucciolo in vetrina —> storia sporca dietro. Sempre. Punto.
Arrivano le feste di Natale. Rabbrividisco al pensiero di quanti, in perfetta buona fede, si ritroveranno in un incubo. E non ha alcun senso nemmeno pensare di “salvare” il pelosetto di turno, esposto come un oggetto, comprandolo. Anzi, il risultato sarà foraggiare ulteriormente questo schifo. Ogni cucciolo venduto incoraggerà i cagnari a “produrne” altri.
P.S:
Complimenti per il lavoro di ricercaa, grazie.
hai fatto un gran lavoro L.
Grazie da parte mia e di tutti, credo
Si, grazie settantasette!
messo banner
http://www.orisimmobiliare.com/intermediando/</codeIl direttore mi ha dato l’ok, se anche lo sponsor lo da lo metto anche sul blogagenzieimmobiliari.it, che ha un traffico molto elevato (quasi come mc)
grazie. per uno che odia i canidi … (ti capisco, io sono anche allergico)
Fatto, banner su blog di categoria.
grazie R.
Ah, per colpa ci uno di quella specie che da piccolo mi aggredì, odio tutti i canidi, ma ciò non mi esime dal dovermi dissociare da ste robe.
grazie
Anche io non ne sapevo niente. Per me cucciolo in vetrina = storia sporca dietro è una novità.
Oltre al banner secondo me c’è un metodo efficace per diffondere questo messaggio: una semplice mail. Ce ne sono tante, di tutti i tipi, però se è breve e ben fatta si fa sempre leggere e raggiunge veramente moltissime persone.
mi sembra una buona idea, ma in genere le catene di S. Antonio sono fastidiose per le persone.
ciao, io sono una ragazza di campagna e posso assicurarti che adoro tutti gli animali, quando ero più piccola avevamo le mucche, x fare il latte e i vitelli x la carne ma li trattavamo bene anzi ricordo che io quando li accudivo mi sentivo serena e appagata,e poi le mucche sono sensibilissime le abbracciavo mipiaceva stare con loro.Poi ssono venuta in città a studiare e dentro di me e rimasto sempre una nostalgia profonda x tutti gli animali che ho conosciuto, ma questo nn mi è mai successo con gli esseri umani che ho incontrato nella mia vita, anzi………. potrei scrivere un romanzo su quanto le persone possono essere subdole,e approfittatrice della innocenza,e io mi sono sentita un pò come tuti quei cuccioli,sempre, ma il ricordo meraviglioso della sensibilità e dolcezza dei miei amici d’infanzia insieme all’infinito che guardavo ogni sera mi accompagnano più di qualsiasi persona ciao oris a presto spero che mi rispondi.
Se non esistesse un utenza tanto desiderosa di prendere un cane al pari di un giocattolo questo traffico sarebbe già finito.
Tra poco è Natale, quanti di questi disgraziati moriranno sotto l’albero oppure prima?
Il “comune” amore per gli animali cede troppo spesso al sentimentalismo senza farsi domande, ed ecco che ci si commuove con entusiasmo davanti ad un animale dietro una vetrina tenuto in vita quelle poche ore perchè si tramuti denaro, ma non si ragiona che nel non scegllierlo significherebbe prendere coscienza da dove viene quell’essere.
Questo è un aspetto dei traffici sugli animali, canifici, vivisezione e quant’altro di orribile…..
molto vero