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L’Orrore è in Vetrina. E’ Minuscolo e Scodinzola / Prima Parte

15 ottobre, 2008 di settantasette  
Archiviato in Cazzotti, Informazione, Meccanica delle Cose



Metà novembre 2008, campagna intorno a Pecs (Ungheria). Notte.

Fa freddo, nel vecchio capannone di fianco alla cascina. Fa tanto freddo, ma quello che colpisce è l’odore. Dentro uno degli scatoloni di cartone, allineati sul pavimento sporco, una giovane mamma si lamenta piano. E’ sfinita, non solo per il recente, ennesimo parto, ma soprattutto perché ha avuto poco da mangiare. Non ha quasi più latte, e cerca di calmare leccandoli i tre piccoli che cercano disperatamente calore e nutrimento. Gli altri quattro hanno smesso di muoversi già da un po’, e stanno diventando rigidi. Tutto intorno, sotto il tetto di lamiera, si sente uggiolare sommessamente nel buio. La giovane mamma non è da sola, ce ne sono molte altre come lei.

Metà dicembre 2008, soggiorno di un appartamento signorile nel centro di una grande città del nord Italia. Pomeriggio.

La bambina saltella e ride felice, non sta più nella pelle. Conterà i giorni, da adesso. Il padre la guarda sorridendo, e la gioia per quello che vede gli fa dimenticare i dubbi e le preoccupazioni. Certo, sarà un impegno che coinvolgerà tutta la famiglia, pensa. E gli sembra già di sentire le lamentele della moglie, per il pelo sui tappeti, per qualche cosa di rosicchiato. Ma piacerà a tutti, ne è sicuro, e comunque basta guardare il modo in cui brillano gli occhi della piccola, per capire che ne vale la pena. Tra l’altro, ha concluso un ottimo affare: a quel bel negozio di animali sotto casa, quello dove tanti bambini spiaccicano il naso sulle vetrine per vedere meglio, arriveranno i cuccioli giusto per Natale. Quella razza così carina, non gli viene in mente il nome, quei batuffoli che si vedono anche nella pubblicità. Ne ha prenotato uno a quasi metà prezzo rispetto a quello dell’allevamento dove aveva telefonato prima, e che oltre che caro era pure scomodo da raggiungere perché ci voleva un’ora e mezza di macchina. Meglio di così.

22 dicembre 2008, zona dell’ex confine Italo-Sloveno, sull’altipiano del Carso, sopra Trieste. Prime luci dell’alba.

L’autostrada è semideserta, e l’autotreno corre veloce. L’uomo al volante, che quel viaggio lo ha fatto molte volte, pensa che è incredibile essere già in Italia. Poche ore ancora, e farà la consegna. Passare per Maribor e Ljubljana, in modo da evitare la Croazia, allunga un po’ il giro, in effetti. Ma la ricompensa per il tempo perso è l’assenza di frontiere, e di controlli doganali. Visto il carico che trasporta, è decisamente meglio così. Certo, le carte sanitarie e i documenti, a prima vista, potrebbero passare per buoni, ma una verifica approfondita farebbe venire fuori problemi seri. Soprattutto perché, durante l’ultima sosta, ha dato un’occhiata dentro il cassone, e si è reso conto che i guaiti e i lamenti sono molto calati di intensità. I tranquillanti hanno fatto effetto, sicuramente, però tra i mucchi pulsanti di esserini pelosi, ammassati in gabbie che riempiono fino al soffitto il gelido vano merci, tanti sono troppo immobili per essere semplicemente addormentati. Spiegare il motivo per cui sta trasportando decine di piccoli cadaveri sarebbe difficile. Scuotendo la testa, spera solamente che non siano più della metà come l’ultima volta. La sua percentuale calerebbe parecchio.

Vigilia di Natale, magazzino sul retro di un pet-shop, centro di una grande città del nord Italia. Mattina.

I due uomini sorridono soddisfatti. Uno indossa un camice, e ha appena finito di fare numerose iniezioni. Dosi massicce di gammaglobuline e cortisone, per lo più. E’ un veterinario, e procurarsi i farmaci per lui non è un problema. Guarda l’altro, che sta sistemando i cuccioli in vetrina. Ha fatto un buon lavoro, sono vispi e saltellano giocando tra loro. Saranno irresistibili, e per qualche giorno reggeranno tranquillamente. Peccato per quello, già pagato al trasportatore, che ha avuto la crisi di convulsioni e diarrea emorragica proprio l’ultima notte. D’altronde, a poco più di trenta giorni di vita, il sistema immunitario è quello che è. Ma pazienza, erano poche decine di euro, e comunque meglio che sia morto nella sua gabbietta sul retro. Fosse stato male mentre era in vetrina, avrebbe spruzzato sangue dappertutto. Con quelli che verranno venduti sarà comunque realizzato un guadagno esponenzialmente maggiore della spesa. Si congeda dall’altro uomo, che ha molto da fare. Oggi ne consegnerà parecchi, e incasserà tanto denaro. Tra gli altri, nel pomeriggio, ha appuntamento con un signore molto simpatico che ha una meravigliosa bambina bionda, e che vive lì vicino.

Fine dicembre 2008, una cameretta colorata di un appartamento signorile nel centro di una grande città del nord Italia. Sera.

La bambina sta gridando. Grida con tutte le sue forze, uno strillo lacerante interrotto solo a tratti dai singhiozzi. E’ sporca di sangue, come gran parte del pavimento vicino alla cuccia. I genitori cercano di calmarla, abbracciandola, ma sono molto scossi anche loro. Il cucciolo ha smesso da poco di contorcersi dal dolore, e di guaire forte. Adesso è fermo, e non respira più. Le violente scariche di vomito, e l’emorragia, almeno sono finite. Nei giorni precedenti, quando aveva cominciato a stare male, il veterinario del negozio di animali era irreperibile, così come il gestore. Chiuso per ferie. Nella clinica dove si erano precipitati erano stati effettuati esami, e somministrati farmaci. Stavano per portarcelo nuovamente la mattina dopo, per tentare un’ultima disperata terapia, ma ormai è troppo tardi. Sotto choc, la bambina passa lo sguardo, gli occhi sbarrati e spenti, dal corpicino ai suoi piedi alle luci intermittenti dell’albero di Natale nella stanza accanto. Il suo pianto si fa più debole, senza smettere, e assomiglia sempre di più al tenue lamento di una cagnolina sfinita, magra e tremante che sta in una scatola di cartone, mille chilometri più a est. Dove fa freddo. Tanto freddo.

Oggi.

Che cosa è l’orrore? Difficile dare una risposta. In un tempo come quello che stiamo attraversando, probabilmente ce n’è troppo, intorno a noi, perché sia possibile attribuirgli dei connotati definiti. L’orrore ha mille facce, mille volti spesso rassicuranti dietro i quali nasconde bassezze e abiezioni inimmaginabili. Per quello che può valere, cercheremo di svelarne almeno uno, di renderlo il più evidente possibile, nella speranza che la consapevolezza possa divenire uno strumento di difesa per coloro che potrebbero rischiare di incontrarlo.
Non si vede come sia possibile definire senza utilizzare termini come “orrore” e “crudeltà” un traffico di esseri viventi, nati da pochissimo, indifesi e deboli, la cui convenienza viene freddamente e vigliaccamente calcolata sui sentimenti e sulle emozioni della gente. Traffico che in gran parte dei casi vede come conclusione malattie terribili e morti atroci, di cuccioli troppo piccoli, e traumi psicologici pesanti, spesso subiti da bambini.
Storie spaventose, come quella che abbiamo raccontato, sono già successe, succedono, e succederanno, tante volte. Proviamo almeno a informare, a spiegare, a far conoscere. Se grazie a questo se ne potrà evitare anche una sola, ne sarà valsa la pena.

Segue…

(Immagini da stardogs.it e stoppuppymills.org)

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Comments

59 Risposte a “L’Orrore è in Vetrina. E’ Minuscolo e Scodinzola / Prima Parte”
  1. missblue scrive:

    Terrificante. Spaventoso.
    Nella malvagità umana non si arriva proprio mai a toccare il fondo.
    Faccio girare.

  2. Vortexmind scrive:

    Aggiungerei anche che abbiamo già migliaia di animali in difficoltà nei nostri canili che aspettano solamente di essere accolti in una famiglia, quindi vi è ancor meno bisogno di andare a comperarne uno in un negozio (truffe a parte).

  3. Sara scrive:

    O mio Dio…
    Inorridisco e diffondo. Terrificante. Siamo la specie più bieca della terra.

  4. ventopiumoso scrive:

    missblue, +1

    del resto non mi stupisce: siamo così crudeli con i rappresentanti della nostra stessa specie, come potremo non esserlo con quelli di altre?

    saluti

  5. tusaichi scrive:

    orribile

  6. spes74 scrive:

    Scusate ma non ho parole.

  7. lupoalburnino scrive:

    Che sporca faccenda! Ma è più sporca quella che riguarda i bambini africani che muoiono di fame e di malattie. Quella dei minorenni che combattono. Quelli dei milioni di bambini uccisi in guerre fratricide. Quella della Lega che vuole segregare i bambini extracomunitari.
    E noi cosa facciamo?

    • diabolicomarco scrive:

      Non mi sembra la stessa cosa. Molti di noi per i bambini africani non possono fare nulla. Invece scendono sotto casa a comprare un cane.

    • Sara scrive:

      Secondo me è un paragone che non ha senso perchè si tratta comunque di vita. E il valore della vita secondo me è pressochè infinito.

    • ilBuonPeppe scrive:

      Il fatto che esistano altri problemi, anche più gravi, non significa che ci si debba disinteressare di questi. Sono problemi diversi, vanno affrontati in maniera diversa.
      C’è chi si occupa di una cosa, chi dell’altra, secondo le proprie possibilità e predisposizioni. E ogni attività finalizzata ad un interesse comune è degna di rispetto, a prescindere dall’altezza degli obiettivi.

  8. nikoss scrive:

    sono distrutto…..con le lacrime agli occhi

  9. Lara scrive:

    Un aspetto non considerato della storia, più raro ma non meno atroce, è il “se”.
    Se il cucciolo non viene venduto a breve?
    Se questo cucciolo sopravvive alle convulsioni, alla diarrea, al vomito?

    Quel cucciolo carino, malaticcio, debole, che inizia a perdere pelo ed ha qualche parassita viene lasciato in una gabbia, magari senza cibo con uno spazio che permette a malapena di drizzare le zampe anteriori.

    Quel cucciolo al canile non può andare perchè esporrebbe ad eventuali controlli il negozio di provenienza, e non verrà venduto perchè un cucciolo malato si imbruttisce in fretta.

    Se avranno una briciola di pietà lo sopprimeranno.

    A queste persone renderei gli stessi favori.
    Tortura, farmaci, morte e abbandono.

    Con certi crimini la legge è troppo indulgente, chi si macchia di reati come questi non dovrebbe più poter vedere la luce del sole.

  10. blue scrive:

    non ci sono parole, vite spezzate, vite violentate.
    Gli umani sono dei miserabili.

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