L’Ora del Demone Meridiano 5


Questo è il primo giorno di pioggia da quando non ci sei più. E io l’ho trascorso da solo. S. è tornata a scuola e io avevo piani napoleonici per la giornata. Volevo iniziare a riporre le tue cose. Dopo averla accompagnata, sono tornato a casa, ho fatto una tazza di quel caffè lento che piace a me, ho preso la tua borsa, l’ho aperta, ho iniziato a cercare di capire cosa fare del tuo portafogli, della tua agendina, delle ricette che, incomprensibilmente, ho trovato in una tasca laterale e della mia foto che tenevi in una bustina di plastica gialla. Poi ho capito che non era una missione che potevo portare a termine e mi sono steso a letto. Ci sono rimasto tutto il giorno, mentre sul vetro della finestra si schiacciavano le gocce di pioggia, una ad una una, come piccole pallottole lanciate da un cielo profondo e grigio.

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Una volta, tantissimi anni fa, quando ancora pensavamo di essere immortali, abbiamo fatto una furiosa corsa in moto nella città deserta nella notte del 31 dicembre che separava un anno che non ricordo da un altro anno che si è perso nel tempo. La strada che portava al mare era vuota e la luna era bassa sull’orizzonte. Faceva un freddo terribile e io sentivo il tuo petto tremare sulla mia schiena. Io correvo come un pazzo, la moto era vecchia e freni e sospensioni erano alla fine della loro vita. Se ci fosse stato un Dio ci avrebbe colto in quel momento di grazia suprema, in una notte chiarissima e gelida, abbracciati l’uno all’altra sotto un cielo puntellato di stelle, insieme come avremmo sempre voluto che accadesse. Invece io ti ho lasciata indietro e questo ha finito per squarciarmi l’anima. E il mio respiro, ora, è come il tuo degli ultimi giorni. Non è vita, ma una mera funzione meccanica alla quale, però, io sono costretto ad obbedire in nome del fragile dono di cui mi hai fatto custode.

§

Nel pomeriggio, quando l’oro del primo tramonto si è virato nel grigio scuro delle nuvole, sono uscito per prendere S. che tornava da scuola. Ho preso un ombrello. Tu sai che io odio gli ombrelli, ma non ricordavo se nostra figlia ne portasse uno nella borsa di scuola. Erano cose che facevi tu, sempre capace di trovare piccoli oggetti che entravano nelle pieghe più recondite del suo zaino. Così, ho fatto questa lunga passeggiata, sotto la pioggia, con l’ombrello chiuso che ho finito per portare come un fucile d’assalto. Con la mano sinistra sotto l’handguard e la destra rilassata sul calcio, con l’indice disteso sul pulsante di scatto. Con la mente sono andato al tempo in cui non ti conoscevo ancora e alle lunghe camminate fatte sotto la pioggia nelle città che ho distrutto. Ed è allora che ho pensato che avrei potuto morire mille volte prima di conoscerti e mille volte ancora dopo averti conosciuto. Non è successo. E se anche questo ora mi fa male, spero che ci sia una fottuta regione, perché morire non sarebbe stato il peggio. No. Non sarebbe stato il peggio.

Sai? Io ti amo ancora. Ti amo. Ti amo.

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5 commenti su “L’Ora del Demone Meridiano

  • AntMem

    La ragione per la tua sopravvivenza è proprio in quel fragile dono ricevuto da lei, che ti aspettava poco piu’ in là, in quella vicina scuola. Tra le migliaia di persone che conosco, sei la persona apparentemente piu’ burbera, quella che ha avuto la possibilità di compiere le peggiori atrocità e violenze (in parte certamente eseguite) eppure sei quella con il “dentro” piu’ dolce e tenero. Ti voglio bene, caro amico mio.
    PS Non correre per effettuare l’operazione di repulitio. Presto o tardi verranno dei giorni in cui ti sentirai pronto e potrai provvedere alla bisogna. Adesso è presto. Un abbraccio

  • Ombretta

    Non fermarti Comandante. I primi giorni sono terribili. Fra un anno sarai ancora alle prese con il 730 di gennaio e febbraio di quest’anno da ‘dichiarare’ a suo nome.
    Quando morì mia madre mio padre mi disse che in confronto a lui io non stavo soffrendo nulla. Ma sai io con quella donna ci avevo condiviso un cuore che pulsava per due, un utero, il suo, che mi aveva amata e protetta. S.sta soffrendo come te cercando di essere forte per te… ma sappi che anche se non lo da a vedere è dura anche per lei. E tu devi essere la sua scolta. Ne rispondi a sua madre. E sarà dura proteggerla in questo mondo. Continua a scrivere. Mi fa piangere un sacco ma va bene. Ti voglio bene riguardati tu e la Piccy. Mi conosci come Laura69 perchè su tw è pieno di marpioni. Ma sono Ombretta

  • Ombretta

    Non fermarti Comandante. I primi giorni sono terribili. Fra un anno sarai ancora alle prese con il 730 di gennaio e febbraio di quest’anno da ‘dichiarare’ a suo nome.
    Quando morì mia madre mio padre mi disse che in confronto a lui io non stavo soffrendo nulla. Ma sai io con quella donna ci avevo condiviso un cuore che pulsava per due, un utero, il suo, che mi aveva amata e protetta. S.sta soffrendo come te cercando di essere forte per te… ma sappi che anche se non lo da a vedere è dura anche per lei. E tu devi essere la sua scolta. Ne rispondi a sua madre. E sarà dura proteggerla in questo mondo. Continua a scrivere. Mi fa piangere un sacco ma va bene. Ti voglio bene riguardati tu e la Piccy. Mi conosci come Laura69 perchè su tw è pieno di marpioni. Ma sono Ombretta
    P.s. i vestiti possono aspettare. Chiedi a qualcuno di famiglia che pulisca con te.

  • Gould

    Non ti conosco ma sono stato uno dei “tuoi” autori, solo per una volta. In questi anni ho continuato a seguirti e tante volte ho pensato che sarei stato curioso di conoscerti, per vedere com’eri davvero. In questi giorni di eventi dei quali è così difficile comprendere cause ed implicazioni, provo a fare miei i tuoi disperati sentimenti.

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