L’Opposizione Tradita: Mi Dimentico di Contare Fino a Dieci 9


Veltroni si è dimesso. La cosa dovrebbe forse un po’ preoccupare, perché in ogni caso si tratta pur sempre del rappresentante della maggior parte dell’opposizione(*), ma devo dire che nessun’emozione mi pervade. Anzi.

Veltroni si è dimesso e a me viene un po’ da ridere.

Fermatevi un momento a guardare le facce: ci s’immaginerebbe di vedere musi lunghi, angoli della bocca tirati e labbra sottili che nascondono smorfie di preoccupazione, gente che cammina veloce e mani in tasche che sembrano senza fondo, tanto ci si infilano dentro. Come se la soluzione ad ogni problema si trovasse lì, da qualche parte tra le cuciture. Ma c’è sempre quel maledetto buco dove si insinuano le monetine proprio nel momento in cui si deve prendere il carrello della spesa. E allora hai voglia quanto tempo puoi perdere a frugare, tanto nulla se ne esce.

Ecco, queste in teoria sono le reazioni attese, quantomeno il minimo indispensabile. Invece. Invece in fondo in fondo si vede che sono tutti contenti, tutti pronti a scrivere commossi necrologi con lo sguardo di circostanza ma per fortuna che si è levato dalle palle, lui e il suo patetico scimmiottare Obama.

Da un certo punto di vista mi fa pena, come mi farà pena chiunque si ritroverà tra le mani lo scomodo fardello. Poi però ripenso al suo aplomb quando parlava del “principale esponente dello schieramento a me avverso” e al suo bel (si fa per dire) viso pacioccone da amico di tutti, e la pena se ne va.  A pensarci bene la pena c’è stata per un solo momento, quando l’ho sentito parlare di Obama e ricordare che lui lo sosteneva già in tempi non sospetti; povero piccolo, proprio come fanno i bambini alle elementari, quelli che si accodano al più simpatico e fanno i simpaticoni per riflesso. Patetici.

Dicevo, si è dimesso e ora bisogna rattoppare ficcandoci un sostituto. È chiaro che si tratterà di Franceschini (( Il pezzo ci è stato proposto il 20 febbraio scorso, nel frattempo Dario Franceschini è stato realmente eletto nuovo segretario del PD )) . Altra bella faccia, uno che ha la stessa voce di Fassino (bella faccia bis) e che ogni volta che parla sembra pronto a tirare fuori la giustifica della mamma “Si prega di esonerare mio figlio dalla lezione di ginnastica perché ha i polipi al naso e fatica a respirare”.

Valter non ce l’ha fatta e chiede scusa. Ha avuto il buon gusto di chiedere scusa, ma mi sento in ogni caso presa in giro, da lui e da tutti quanti. Tutti. Presa in giro da gente che dice di lavorare per il bene alto del paese, per noi cittadini comuni, gente che sta lì perché ci si è messa da sola e che non sa neppure più che lingua parla il popolo.

Scusa? Chiedere scusa? Ma hanno la più pallida idea di cosa significa davvero vergognarsi? Non dico di fronte a me, che sono ancora in balia di momenti di altalenante contrasto, in bilico continuo tra quando mi ritrovo circondata da persone pulite, oneste e sincere nel loro fare e quindi penso che forse qualcosa cambierà e quando invece mi siedo sul bus vicino all’ennesimo lettore di Libero e allora il futuro mi appare ancora più terribile della gora dell’eterno fetore.

Dovrebbero andare di casa in casa, in fila silenziosa, con la testa china a guardarsi le scarpe che si consumano a forza di camminare, bussare ad ogni porta e guardare negli occhi la gente, guardarla per davvero. Guardare come vive, guardare dove vive, guardare cosa non funziona nella banale quotidianità di chi poco o per nulla si interessa di politica. Guardare la televisione insieme a loro, spiegargli che non è così, non è tutto pubblicità o promozioni speciali, non sono opinioni vere quelle delle presunte indagini a tappeto. Dovrebbero farsi da parte, smetterla di ascoltare compiaciuti le stesse solite frasi che si ripetono da anni, stappare le orecchie e lavarsele bene fino in fondo, fare un bel respiro e buttarsi nella mischia di chi si alza scontento ogni mattina. Capire che tanti si lasciano rimbambire e rimpinzare di slogan assurdi e del tutto privi di fondamento perché è così bello far finta che tutto vada bene. Non c’è da stupirsi troppo se il vicino di casa che fino all’anno scorso predicava per l’uguaglianza dei popoli adesso sta pensando di arruolarsi nelle ronde padane, non c’è da stupirsi troppo se in tanti non hanno più voglia di ascoltare fino in fondo e si accontentano di notizie precotte e già digerite perché è più facile.

Volevo solo scribacchiare due parole, non avevo intenzione di lasciarmi prendere la mano, però mentre ero qui, seduta davanti allo schermo, ho chiuso gli occhi per un momento con la schiena appoggiata alla sedia e m’è venuto in mente il signore che ho incrociato stamattina: fermo davanti all’edicola mentre leggeva i riassunti delle principali notizie, un piccolo cagnolino nero seduto ai suoi piedi aspettava paziente. Il signore si leva il cappello, si gratta la testa, si abbassa verso il cane e gli mette il guinzaglio. Il cane si alza, lo guarda e attende. Scuotendo la testa il signore lo accarezza e gli dice, testuali parole:

“Per fortuna che ci sei tu, e tu non mi tradisci mai”.

Come si fa a non incazzarsi?

* non trovate che sia una specie di paradosso? A casa mia opposizione significa andare contro, far sentire e far valere le proprie opinioni. Opposizione significa mettersi a tavolino, leggere ogni singola cosa venga scritta, dal decreto legge alla cazzo di lista della spesa di Bondi (matite colorate, panna montata, carta igienica doppio velo ultrasoft), non abbassare mai la guardia e seguire come instancabili cani da punta ogni dannatissima mossa. Opposizione significa sporcarsi le mani, studiare l’avversario e fargli il culo perché se lo merita, eccome se lo merita. Ma forse vivo ancora nel magico mondo degli arcobaleni. E in ogni caso la possibilità che le mie idee siano all’opposizione è alquanto remota, indi per cui mi metto tranquilla e continuo a redigere il piano di rivalsa popolare. (N.d.A.)


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9 commenti su “L’Opposizione Tradita: Mi Dimentico di Contare Fino a Dieci

  • Oris

    Opposizione…

    Come ho già detto oramai… anzi ora più che mai la politica VERA è aiutare chi hai vicino, i palazzi sono per i perditempo e gli approfittatori.

    Dimostratemi coni fatti il contrario o tacete per sempre :mrgreen:

    • f.m.a

      La politica ridotta ad aiutare chi ti sta vicino ha un nome preciso, che Edward Banfield, nel saggio “Le basi morali di una società arretrata”, ha definito familismo amorale.
      Credo che per uscirne bisogni tornare a fare politica seria.
      Non chiedermi come, dove e quando.
      Ma credo sia l’unica alternativa all’attuale situazione.
      Parere mio.

      • Oris

        Spiacente ma sei in errore, qui non si parla i famiglia, si parla di chi ti sta vicino, non sempre i familiari sono coloro che ti stanno vicino e non sempre per chi “ti sta vicino” si intende “uno che ti va a genio”.

        Si parla di un concetto di altruismo e orientamento all’altro, limitato ala sfera d’intervento di ognuno.

        Non cerchiamo sempre le etichette nella letteratura, tutto non è stato scritto, per fortuna.

        • f.m.a

          Neppure io parlavo di famiglia, ma della nostra incapacità di lavorare insieme, per un progetto comune.
          La politica è poi questo alla fine.
          Se ognuno fa per sè si fa poca strada, secondo me.

          p.s
          “Tutto non è stato scritto”: vero, ma quel che altri ha pensato e scritto prima di noi lo vogliamo buttare per puro amore del fai da te?
          Stammi bene.

          • Oris

            La politica DOVREBBE essere questo, in realtà, di fatto, la politica non è altro che l’espressione ultima di ciò che tu denunci essere il danno.

            Quello che hanno scritto altri non lo butto via, ma non lo uso CITANDO per rafforzare un concetto che esprimo io: se ho letto un libro e assorbito un concetto, basta che lo esprima senza citare dove e quando l’ho letto (tra l’altro un dato potrebbe essere stato acquisito in mille modi e da fonti diverse).

            Nulla contro le citazioni, ma quello che tu hai posto come spiegazione di ciò che dicevo io in effetti, non era così pertinente, risultando in una citazione… forzata.

            Il tutto a parere mio.

          • f.m.a

            Se hai avuto quest’impressione vuol dire che ho citato male.
            Ma non fermarti alle impressioni.
            Il saggio individua in modo convincente le ricadute di un modo di pensare sulla realtà socio-economica circostante.
            Se non l’ha già letto, leggilo.

            p.s
            Non ho cointeressenze con l’editore.

          • Oris

            😀

            Sì, ammetto che sono prevenuto con chi cita. 😀

            Chido scusa.

            Il punto è che vivo le citazioni in questi modi possibili:

            1)inscatolazione dei miei pensieri nei pensieri o concetti espresi da qualcun altro = cancellazione della mia personalità

            2) Dimostrazione non richiesta di cultura dell’intorlucutore

            3) Poca personalità dell’interlocutore, che delega ad altri (citandoli) il suo pensiero.

            Sorry, la mia prevenzione mi ha buttato fuori strada.

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