Looping



Sono più o meno le sette, le sette di una sera qualsiasi quando il giorno incomincia a curvarsi verso la piega scura della notte e le speranze si attenuano in attesa di risorgere rigogliose dopo l’illusione che conduce il sonno, con i suoi infiniti mondi immaginari, dove il tempo scorre senza legami e il tempo, quella trama sottile che s’innesta come una ragnatela nello spazio che si espande oltre il quale non esiste nulla se non la certezza che prima o poi, tutto cede al consumo ed è inutile pensarci perché siamo ora e adesso e ora sono le sette, le sette di una sera qualsiasi quando pensi di aver fatto tutto quello che potevi fare e sei certo di non potere andare oltre, eppure tu ci sei stato oltre e sai che cosa vuol dire staccarsi dal qui e dall’ora e perdersi senza nozione, camminando con lo zaino in spalla, col sudore che gronda e il cuore che minaccia di staccare, faticando senza respirare dalla mattina presto fino alle sette, le sette di una sera qualsiasi quando accendi la televisione per disperdere la tua coscienza ed affidarti all’opinione comune che è sempre più convincente della tua che sei nato contrario e hai il talento per metterti dalla parte del torto, torto che difendi appena ti accorgi che sono in troppi ad avere ragione e ragione alla quale ti affidi per sfuggire alla paura che ti ha sempre dominato, quella paura dello spazio ampio, dove ci si perde e non si sa dove andare, del futuro che vira nel rosso cupo che si vede la sera verso le sette, le sette di una sera qualsiasi, quando il pugno si stringe intorno al calcio del fucile e sai che meglio di te, nessuno, ma veramente nessuno, può tenere la posizione.