L’Occidentale


Io non credo in nulla. Non ho fede, non ho morale, non ho etica. Sono cresciuto nell’anarchia della regola, nel culto del valore personale che prevale su quello delle ideologie. Quando guardo al mondo vedo un deserto nel quale fioriscono radissimi fiori dalla vita breve. Io non spero. Io pianifico. Io non vivo. Io funziono.

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E funzionare è la liturgia nella quale si è formato l’Occidente, la forma più evoluta di associazione umana. Quella che era consapevole della sua secolarità, che non confidava nella salvazione, che non aveva nozione di peccato, ma che sapeva fare di conto, disporre milizie, fecondare terre selvagge, stabilire regole e farle rispettare. La santificazione dell’attitudine umana che è quella di costruire, progettare, realizzare, affrontare il fallimento, ripartire e saper morire.

L’Occidente, la patria di noi macchine silenziose ed efficienti, è stato cancellato dalla superstizione, dalla debolezza della carne, dalla speranza di poter sopravvivere a sé stessi, dal chiacchierismo, dalla ricerca del piacere fugace da consumare all’ombra di un ipocrita moralismo.

Chi funziona non si fa domande. Svolgere un compito, nel miglior modo possibile, senza incertezze, senza egoismi, con la terzietà di un ingranaggio indifferente è la forma più nobile per attraversare il breve tratto di luce che ci è concesso di percorrere prima che il giorno arrivi a termine e tutto, ma veramente tutto, sia dimenticato.