Lo Sterminio delle Persone con Disabilità nella Germania Nazista 19


Un’ appropriata introduzione per questo mio scritto sarebbe la frase rinvenuta scritta nel campo di stermino nazista di Auschwitz

“…chi non conosce la propria storia è costretto a riviverla”.

Recenti studi – annota Silvia Cutrera – hanno rivelato che in Germania l’Olocausto iniziò proprio con un piano di sterminio dei disabili messo in atto dal governo nazista all’indomani dell’ascesa di Hitler al potere, il 30 gennaio 1933.
Le operazioni di sterminio ebbero iniziò con la legge sulla sterilizzazione, emanata il 14 luglio 1933, sotto la denominazione di Legge per la prevenzione di nuove generazioni affette da malattie ereditarie che divenne la base dottrinale e normativa per indirizzare la legislazione razziale ed eugenetica del regime.

Tale norma divenne esecutiva l’anno dopo e l’impatto fu immediato: un gran numero di cittadini e cittadine tedeschi furono sterilizzati, anche contro la loro volontà. Anche se non disponiamo di dati certi, si possono quantificare con una certa precisione circa 375.000 persone, vale a dire il 5% della popolazione tedesca. Ma, purtroppo, il programma nazista non si limitò alla sterilizzazione. Esso venne implementato con l’eliminazione fisica e i primi ad essere eliminati furono i bambini tedeschi con disabilità.

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Sotto quest’indirizzo politico il 18 agosto 1939 il Ministero degli Interni rendeva esecutivo il denominato Obbligo di dichiarazione di neonati deformi, che disponeva che le ostetriche e i medici denunciassero tutti i neonati e i bambini piccoli nati “con specifiche condizioni mediche” . Questi bambini successivamente venivano avviati ai Reparti per l’assistenza esperta ai bambini presso ospedali e cliniche private. In questi reparti speciali i bambini con disabilità venivano avvelenati.

Nella seconda metà del 1939, Hitler diede inizio alla politica di uccisione dei ragazzi e degli adulti con disabilità e, rispetto all’operazione di eutanasia infantile che rimase relativamente circoscritta, quella degli adulti avrebbe comportato un numero assai più elevato di vittime. L’ ideologia nazista prevedeva l’assassinio dei disabili in quanto esseri umani la cui vita non meritava di essere vissuta.

Anche la cinematografia di regime insisteva sul tema dell’eutanasia. Venne presentato alla Mostra Cinematografica di Venezia un film che narrava la storia di una pianista che nel corso della sua vita, colpita da sclerosi laterale amiotrofica, diventa disabile in tutto il corpo e chiedeva ai suoi familiari di darle la morte.

La legislazione sullo sterminio degli adulti veniva regolamentata in una circolare diramata il 21 settembre del 1939, avente come oggetto l’anagrafe di ospedali di stato e case di cura, allo scopo di avere una situazione per tutto il Reich degli ospedali e delle case private di cura dove erano ricoverati pazienti psichiatrici, epilettici e frenastenici.
Gli acronimi, tanto cari ai regimi totalitari, diedero a queste operazioni pianificate di sterminio la sigla di Operazione T4, o semplicemente T4, abbreviazione di “Tiegarten Strasse n.4”, la via di Berlino dove avevano sede gli uffici del partito e delle SS incaricati.

Silvia Cutrera osserva che “…Sebbene fosse – e sia tuttora – popolare descrivere questi pazienti come individui affetti da disturbi mentali, molti di loro non erano pazienti psichiatrici, poiché il gruppo degli adulti ne comprendeva vari che soffrivano di menomazioni fisiche. Pertanto tra le vittime figuravano, ad esempio, ciechi, sordi, muti, epilettici e frenastenici che difficilmente si sarebbero potuti considerare malati di mente”
Tale criterio non era medico, ma utilitaristico, in funzione della produttività dei pazienti nell’economia pianificata del regime nazista. Le persone con disabilità erano considerate parassiti.
Quindi essi venivano ritenuti tali non solo in base alle loro condizioni di salute, ma anche considerando la capacità lavorativa.

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Per eliminare i disabili adulti fu sperimentato lo “zyclon B” un gas asfissiante in cristalli volatili, una tecnica fino ad allora inesistente. La prima camera a gas fu allestita dalle squadre T4, tra la fine del 1939 l’inizio del 1940, nei locali del carcere di Brandeburgo.
Aggiunge Silvia Cutrera : “I soggetti sperimentali furono alcuni pazienti disabili, dal momento che la loro uccisione doveva servire da termine di paragone per illustrare l’efficienza del gas tossico. Furono quindi istituiti sei centri di uccisione in tutta la Germania e si stima che le vittime siano state 70.000”.

Il 24 agosto 1941 Hitler disponeva ufficialmente la conclusione della prima fase dell’eliminazione degli adulti, ma ciò comunque e di fatto non significava la fine delle uccisioni degli individui considerati “indegni di vivere”. Pare che in questa fase le chiese cattolica e protestante, già a loro volta mal tollerate dal regime neopagano nazista, avessero esternato presso il fuhrer il loro vibrato disappunto.

Tuttavia un’altra tesi più accreditabile è quella per cui Hitler sia stato spinto a dare il cosiddetto “ordine di sospensione” soprattutto dall’ampia risonanza pubblica ottenuta dalle uccisioni, che evidentemente non fu possibile tenere nascoste. L’ordine di “sospensione” valeva comunque solo per i centri di sterminio, il quale proseguì con altri mezzi, attraverso pastiglie, iniezioni o semplicemente lasciando morire di fame le persone disabili . Sono orrori che si commentano da sé e che la scuola dovrebbe sempre tenere vivi nella mente dei giovani e dei giovanissimi, che oggi più che mai sono preda delle ideologie neonaziste, manipolate da pseudo intellettuali falliti e da strapazzo e da adulti violenti e frustrati.

Lo storico Henry Friedlander si esprime in questi termini: «Nel dopoguerra, Auschwitz è diventato il simbolo del genocidio del ventesimo secolo. Ma Auschwitz è stato solo l’ultimo, il più perfetto centro di uccisione nazista. L’intera impresa di uccisione era cominciata nel gennaio del 1940. con l’omicidio degli esseri umani più indifesi, i pazienti disabili ricoverati in istituti»
Fonti

  • H. Friedlander, Le origini del genocidio nazista, Roma, Editori Riuniti, 1997
  • Articolo: “Crimini dimenticati” (a cura di Stefano Borgato su www.superando.it)

(tratto da uno studio di Silvia Cutrera)

immagini tratte da deathcamps.org


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19 commenti su “Lo Sterminio delle Persone con Disabilità nella Germania Nazista

  • Darsch

    Agghiacciante.

    Mi trovo assolutamente d’accordo con la tua frase: “Sono orrori che si commentano da sé e che la scuola dovrebbe sempre tenere vivi nella mente dei giovani e dei giovanissimi, che oggi più che mai sono preda delle ideologie neonaziste, manipolate da pseudo intellettuali falliti e da strapazzo e da adulti violenti e frustrati”. La scuola e la memoria storica hanno un ruolo fondamentale in questo senso, ma purtroppo noto con sempre più frequenza che spesso la storia non ci ha insegnato proprio niente…

  • maria

    per quanto ne avessi già sentito, leggerlo è sempre orribilante.
    com’è orribile che per quanto ne si faccia storia passata, delle volte è sempre storia attuale che si esplica nella paura del diverso, come quando alcune volte vedo allontanare bambini dalle loro mamme, perchè troppo vicini ad un portatore di handicap, e magari ci aggiungono anche la frase…. chissà quanto prende di accompagnamento quella famiglia per… o denigrare persone solo perchè parlano troppo in maniera simpatica con un extracomunitario o europeo ma di quelli che non si vogliono, o ancora quando si deride una donna che aiuta a portare la spesa ad un’altra donna, solo perchè quast’altra è dichiaratamente gay.
    Sarà per questo, forse, e spero di sbagliarmi che molti politici hanno la meglio nelle elezioni, sanno tirare fuori di noi, inconsciamente o volutamente le paure che abbiamo della diversità!?

  • Sofia

    Oddio, non é che l’Italia di oggi sia molto distante, basta leggere la delirante proposta della lega dei vagoni seprati sulla metro di milano per avere una idea di dove si può andare a finire.

  • Luna

    Nel nostro evoluto mondo civile il termine “diverso”, come giustamente fa notare Maria, assume immediatamente una connotazione negativa.
    Il diverso è colui al quale imputiamo una mancanza (deficienza), una non corrispondenza a caratteristiche ritenute necessarie per la determinazione di valore, per essere considerati persone.
    “Orrori che si commentano da sé…”scrive l’articolista, ancora una volta la storia racconta ma non insegna.
    E’ triste dirlo ma, ancora oggi, sono considerati diversi, quindi manchevoli, gli omosessuali,le persone con disagi psichici, con capacità fisiche ridotte; diverso è chi osa vivere controcorrente, rifuggendo l’omologazione che la società impone…(non li sterminiamo ma non li riconosciamo, semplicemente “tolleriamo” e nella tolleranza, a parer mio, non c’è traccia d’amore)

    La diversità, esperita secondo l’accezione di cui sopra, diventa linea di demarcazione tra due modalità esistenziali: la normalità e l’anormalità
    (la normalità genera mostri).

    E’ possibile costruire una cultura di pace su simili presupposti?

    La paura istintiva, di cui parla Maria, verso ciò che non (ri)conosciamo si vince con l’intelligenza,con la ragione, con il cuore.
    Mettendo, anzitutto, in discussione noi stessi, toccando con mano ciò che erroneamente consideriamo diverso; imparando a guardarci negli occhi a chiamarci per nome.

    Scrive Daisaku Ikeda : ” Ma questa stessa terra, amabile pianeta, è un giardino colmo di splendidi boccioli che fioriscono nella diversità…”

    Mi rincuora sapere che esistono persone che vivono la diversità come arricchimento, condividendo ciò che si ha in comune, valorizzando abilità e potenzialità.

    Luna

  • shainer

    Conoscevo bene il fenomeno. Di recente ho letto “La banalità del male” di Hannah Arendt, libro che consiglio chi voglia approfondire la storia dei crimini nazisti dal punto di vista di una filosofa ebrea.
    Penso che la paura del “diverso” derivi *soprattutto* dall’educazione ricevuta dai genitori. Mia madre è maestra elementare e nella sua classe c’è una bambina disabile con diversi problemi (fra parentesi, di una simpatia unica), e gli altri bambini la trattano come la reginetta della classe.
    Se ai bambini già da piccoli si insegna a rispettare ogni persona (anche con esperienze “pratiche” come questa) e non allontanare con paura e leggero disgusto chi è diverso da noi, allora cresceranno sicuramente molto meglio.

  • maria

    concordo, ma insegnare cosa? ai “non diversi”…
    quando si indica una persona come diverso, e poi si dice, rispettiamolo e trattiamolo bene perchè è diverso; a mio avviso, si è comunque fatta discriminazione.
    anche se mi rendo conto, nei confronti di mio figlio che è difficile non cadere in discriminazioni per insegnargli che la diversità è parte di tutti noi, ogniuno ha le sue diversità è la normalità è solo l’annullamento di tali percezioni, cromatiche e di movimento.
    distinguere la diversità dalla devianza, questo sarebbe un’ottimo insegnamento.
    la cosa molto difficile è solo il comprendere che comunque anche il deviato è un’essere umano è come tale, ha uguali doveri, ma anche uguali diritti lasciando il compito della punizione, la dove necessita, ad una giusta.. giustizia.

  • Marco

    Non è necessario scomodare le proposte dei vagoni separati di Milano, tanti di voi immagino sappiano a come si sta riducendo l’assistenza scolastica per i portatori di handicap: umiliazioni a non finire per gli sfortunati e per i loro genitori.

  • Apri la Tua Mente

    E’ bene ricordare anzi far sapere, sono pochi che lo sanno, perchè scomodo ai media, che lo Stato di Israele aveva una disposizione voluta da Golda Meir che vietava l’ingresso di handicappati nel nuovo stato onde non pesare sull’economia… e che tutt’ora viene praticato l’aborto chimico verso la popolazione di ebrei africani che sono stati “importati” per fare numero ma che sono disprezzati dagli ebrei ultraortodossi.
    Dato che qui c’è scritto “Apri la Tua Mente” ecco apriamo la mente.

    • Comandante Nebbia

      Grazie per averci svelato questo prezioso segreto di cui, ovviamente, non è possibile citare fonti attendibili.

      Un’altra cosa che pochi sanno, perché scomoda ai media, è che il Vaticano conduce cruenti esperimenti sulle scimmie per confutare la teoria evoluzionistica. I resti delle povere bestie sarebbero poi inscatolate per farne cibo per gatti.
      Purtroppo, trattandosi di informazione riservata, non ne posso citare la fonte.

      OT. certe menti potrebbero rimanere agevolmente chiuse senza che il processo cognitivo ne risulti intaccato.

      • Michela

        Mi fa piacere che il mio lavoro vi abbia fatto riflettere.
        E la cosa fa riflettere anche me dal momento che una rivista che tratta di problemi sulla disabilita non ha voluto pubblicarmelo perchè troppo “negativo” (?)…
        Ma, qualche filosofo non aveva detto che chi non conosce la propria storia è destinato a riviverla…?
        Michela

    • Michela

      In effetti “l’eugenetica” è un’idea fissa dei governi di salute pubblica e anche dei governi non solo totalitari…ma anche di quelli che pretendono di essere democratici e di volere il benessere del cittadino “sano e c.d normale” che può produrre il reddito nazionale…Hitler confidò all’amico giornalista Hermann Rauschnig:-” Chi ritiene il nazionalsocialismo un movimento politico non ha capito proprio niente. Il nazismo è invece la volontà di creare il “Super uomo”… La storia purtroppo gli stà dando ragione…solo i belli e i sani hanno fortuna in questo sistema…

  • Rossana Di Poce

    Userò questi atroci dati sabato e domenica nelle scuole, accanto a me ci sarà una sassofonista a ricordare che la persecuzione è dapprima individuale -e poi anche musicale: il sax era lo strumento odiato dai nazisti- nella speranza che nessun sonno generi ancora mostri collettivi di questa inquietante, drammatica, inumana portata.
    grazie.

  • tony

    Un’altra analisi del nazismo crudele ed Inverosimile che mette in evidenza sempre lo stesso concetto :il Potere Eccessivo Sfrontato e Psicopatico del regime nazista manifestato apertamente e mirato a colpire sempre l’individuo indifeso fino a renderlo interdetto di se.

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