Lo Sterminio delle Persone con Disabilità nella Germania Nazista

Attenzione, su Mentecritica scrivono diversi autori. "Lo Sterminio delle Persone con Disabilità nella Germania Nazista" è stato scritto da Michela

Un’ appropriata introduzione per questo mio scritto sarebbe la frase rinvenuta scritta nel campo di stermino nazista di Auschwitz

“…chi non conosce la propria storia è costretto a riviverla”.

Recenti studi – annota Silvia Cutrera - hanno rivelato che in Germania l’Olocausto iniziò proprio con un piano di sterminio dei disabili messo in atto dal governo nazista all’indomani dell’ascesa di Hitler al potere, il 30 gennaio 1933.
Le operazioni di sterminio ebbero iniziò con la legge sulla sterilizzazione, emanata il 14 luglio 1933, sotto la denominazione di Legge per la prevenzione di nuove generazioni affette da malattie ereditarie che divenne la base dottrinale e normativa per indirizzare la legislazione razziale ed eugenetica del regime.

Tale norma divenne esecutiva l’anno dopo e l’impatto fu immediato: un gran numero di cittadini e cittadine tedeschi furono sterilizzati, anche contro la loro volontà. Anche se non disponiamo di dati certi, si possono quantificare con una certa precisione circa 375.000 persone, vale a dire il 5% della popolazione tedesca. Ma, purtroppo, il programma nazista non si limitò alla sterilizzazione. Esso venne implementato con l’eliminazione fisica e i primi ad essere eliminati furono i bambini tedeschi con disabilità.

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Sotto quest’indirizzo politico il 18 agosto 1939 il Ministero degli Interni rendeva esecutivo il denominato Obbligo di dichiarazione di neonati deformi, che disponeva che le ostetriche e i medici denunciassero tutti i neonati e i bambini piccoli nati “con specifiche condizioni mediche” . Questi bambini successivamente venivano avviati ai Reparti per l’assistenza esperta ai bambini presso ospedali e cliniche private. In questi reparti speciali i bambini con disabilità venivano avvelenati.

Nella seconda metà del 1939, Hitler diede inizio alla politica di uccisione dei ragazzi e degli adulti con disabilità e, rispetto all’operazione di eutanasia infantile che rimase relativamente circoscritta, quella degli adulti avrebbe comportato un numero assai più elevato di vittime. L’ ideologia nazista prevedeva l’assassinio dei disabili in quanto esseri umani la cui vita non meritava di essere vissuta.

Anche la cinematografia di regime insisteva sul tema dell’eutanasia. Venne presentato alla Mostra Cinematografica di Venezia un film che narrava la storia di una pianista che nel corso della sua vita, colpita da sclerosi laterale amiotrofica, diventa disabile in tutto il corpo e chiedeva ai suoi familiari di darle la morte.

La legislazione sullo sterminio degli adulti veniva regolamentata in una circolare diramata il 21 settembre del 1939, avente come oggetto l’anagrafe di ospedali di stato e case di cura, allo scopo di avere una situazione per tutto il Reich degli ospedali e delle case private di cura dove erano ricoverati pazienti psichiatrici, epilettici e frenastenici.
Gli acronimi, tanto cari ai regimi totalitari, diedero a queste operazioni pianificate di sterminio la sigla di Operazione T4, o semplicemente T4, abbreviazione di “Tiegarten Strasse n.4”, la via di Berlino dove avevano sede gli uffici del partito e delle SS incaricati.

Silvia Cutrera osserva che “…Sebbene fosse – e sia tuttora – popolare descrivere questi pazienti come individui affetti da disturbi mentali, molti di loro non erano pazienti psichiatrici, poiché il gruppo degli adulti ne comprendeva vari che soffrivano di menomazioni fisiche. Pertanto tra le vittime figuravano, ad esempio, ciechi, sordi, muti, epilettici e frenastenici che difficilmente si sarebbero potuti considerare malati di mente”
Tale criterio non era medico, ma utilitaristico, in funzione della produttività dei pazienti nell’economia pianificata del regime nazista. Le persone con disabilità erano considerate parassiti.
Quindi essi venivano ritenuti tali non solo in base alle loro condizioni di salute, ma anche considerando la capacità lavorativa.

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Per eliminare i disabili adulti fu sperimentato lo “zyclon B” un gas asfissiante in cristalli volatili, una tecnica fino ad allora inesistente. La prima camera a gas fu allestita dalle squadre T4, tra la fine del 1939 l’inizio del 1940, nei locali del carcere di Brandeburgo.
Aggiunge Silvia Cutrera : “I soggetti sperimentali furono alcuni pazienti disabili, dal momento che la loro uccisione doveva servire da termine di paragone per illustrare l’efficienza del gas tossico. Furono quindi istituiti sei centri di uccisione in tutta la Germania e si stima che le vittime siano state 70.000”.

Il 24 agosto 1941 Hitler disponeva ufficialmente la conclusione della prima fase dell’eliminazione degli adulti, ma ciò comunque e di fatto non significava la fine delle uccisioni degli individui considerati “indegni di vivere”. Pare che in questa fase le chiese cattolica e protestante, già a loro volta mal tollerate dal regime neopagano nazista, avessero esternato presso il fuhrer il loro vibrato disappunto.

Tuttavia un’altra tesi più accreditabile è quella per cui Hitler sia stato spinto a dare il cosiddetto “ordine di sospensione” soprattutto dall’ampia risonanza pubblica ottenuta dalle uccisioni, che evidentemente non fu possibile tenere nascoste. L’ordine di “sospensione” valeva comunque solo per i centri di sterminio, il quale proseguì con altri mezzi, attraverso pastiglie, iniezioni o semplicemente lasciando morire di fame le persone disabili . Sono orrori che si commentano da sé e che la scuola dovrebbe sempre tenere vivi nella mente dei giovani e dei giovanissimi, che oggi più che mai sono preda delle ideologie neonaziste, manipolate da pseudo intellettuali falliti e da strapazzo e da adulti violenti e frustrati.

Lo storico Henry Friedlander si esprime in questi termini: «Nel dopoguerra, Auschwitz è diventato il simbolo del genocidio del ventesimo secolo. Ma Auschwitz è stato solo l’ultimo, il più perfetto centro di uccisione nazista. L’intera impresa di uccisione era cominciata nel gennaio del 1940. con l’omicidio degli esseri umani più indifesi, i pazienti disabili ricoverati in istituti»
Fonti

  • H. Friedlander, Le origini del genocidio nazista, Roma, Editori Riuniti, 1997
  • Articolo: “Crimini dimenticati” (a cura di Stefano Borgato su www.superando.it)

(tratto da uno studio di Silvia Cutrera)

immagini tratte da deathcamps.org

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