Visita <a href="http://www.liquida.it/" title="Notizie e opinioni dai blog italiani su Liquida">Liquida</a> e <a href="http://www.liquida.it/widget.liquida/">Widget</a>

 

Lo Stato delle Cose



E’ strano sedere in uno dei caffè più esclusivi della città. Strano – per me – poter sedere in tutta tranquillità vestito in maniera assolutamente non convenzionale e difforme e per di più sorseggiando una superba granita al cappuccino pagata poco più di quaranta centesimi di euro.

Potrebbe esistere un mondo senza denaro?

Probabilmente ha ragione mio padre. La cosa più importante è il denaro. Anche se non te ne frega niente, anche se non c’entra nulla con quello in cui credi. Anzi forse è ancora più importante in questi casi.
Chi adora il denaro è felice di sudare e di dannarsi l’anima per accumulare banconote. Chi invece vorrebbe vivere senza dover pensare ai soldi deve inevitabilmente farlo perché gli ideali romantici male si sposano con le esigenze terrene, del corpo, dei vizi.

Io vorrei essere ricco, vorrei avere così tanto denaro da non essere in grado di spenderlo tutto in un mese. Non è bramosia né voglia di potere. E’ consapevolezza del fatto che con il danaro si può comprare tutto.

“Ci sono cose che il denaro non può comprare”. Quelle cose ce le ho già, mi manca tutto il resto, come la mettiamo?

Ritorno nello Stato delle cose (in quella che volgarmente viene definita “la realtà”)


Poco lontano da casa mia c’è quello che si potrebbe definire il “centro” di un brutto quartiere dell’estrema periferia di Roma. In mezzo ad una selva di casacce costruite abusivamente qualche decennio fa sorgono dei malmessi edifici scolastici davanti ai quali c’è un grande parcheggio. Oltre la strada trovi quelli che per lungo tempo sono stati gli unici 3 negozi in tutta la zona: un giornalaio, un tabaccaio, un bar. La strada è stretta, ci passano appena due automobili e infatti ci sono i cartelli che vietano la sosta. Superflui, in teoria.

E’ sabato mattina e sono fermo dietro ad una biemmevvù-qualcosa che si è bloccata proprio davanti al bar. Nell’altro senso di marcia il traffico, regolare, scorre. Provo a sbirciare oltre per capire cosa succede. C’è un’altra auto davanti alla biemmevvù, ferma. Oltre mi sembra tutto tranquillo. Aspetto paziente. Anche se sono romano non sono uno di quelli che strombazza con il clacson non appena scatta il verde ai semafori! Quando vedo una ragazzina scendere capisco che forse sono in balia dei suoi comodi. Poi vedo scendere anche quello che io penso sia il padre e resto a bocca aperta quando vedo che con tutta calma chiude lo sportello. Per un attimo penso “pezzente, chissà quanto hai speso per comprarti il biemmevvù però due lire in più per la chiusura centralizzata non l’hai volute sganciare, eh?”
Nel frattempo si accorge di me, mi guarda. Gli faccio un inequivocabile ma non grossolano gesto per significare “e mbhè? Che fai?”.
Mi sorride a mezza bocca. Gli indico il parcheggio, enorme e completamente vuoto che sta a 3 metri da lui e poi la sua macchina del cazzo che sta lì a bloccare la strada. Lui inarca gli angoli della bocca verso il basso, solleva le spalle e anche la manina (quella senza chiavi) come per dire “E’ così, oramai mi sono fermato qui…”

Er Parcheggio, di Riandreu su Flickr
Foto: Er Parcheggio, di Riandreu su Flickr

Da un po’ di tempo in ufficio non abbiamo una persona che si occupi delle pulizie. Prima venivano delle persone scelte dalla sede centrale, dipendenti di non so che ditta.
Come per ogni storia all’inizio filava tutto liscio con reciproca soddisfazione. Un bel giorno mi avvicino alla macchina del caffè e noto una macchia, quelle rotonde che lasciano i bicchierini di plastica. Poco più in la anche il segno della paletta di plastica che, mi dicono, può essere un ottimo succedaneo della letale sigaretta. Mi viene istintivo prendere un fazzoletto e pulirla ma stranamente non viene via. Dal momento che sono venuti a pulire non più di 20 minuti prima non posso credere che quella macchia sia secca. Deve averla lasciata necessariamente il caffè che sto sorseggiando mentre rifletto sulla questione. Non è così, è talmente indurita che viene via a fatica, grattando.

Non ci siamo. Visto che sono buono ma non fesso una sera, prima di andare via per ultimo dall’ufficio e sapendo che sarei rientrato per primo all’indomani (dopo il ragazzo delle pulizie) ho lasciato apposta una bella macchia di caffè in un punto nemmeno troppo nascosto. Ce l’ho ritrovata. Si può cambiare un fornitore per così poco? Certo, anche per molto meno per quanto mi riguarda. A svuotare i cestini della cartaccia e passare la scopa (senza spostare nulla) sono capace anche io e infatti per un periodo ci siamo attrezzati.

Poi un giorno mi chiama una signora, che si candida per svolgere le pulizie presso il nostro ufficio. Mi lasciano un messaggio. Accanto al suo numero la retribuzione richiesta: 8 euro l’ora con ritenuta d’acconto. Mi sembra onesto, si può fare. La chiamo.
Mi risponde una donna, italiana, con un accento che noi romani definiamo “burino“. Dice che i materiali li dobbiamo fornire noi ma che non dobbiamo preoccuparci perché lei è una “attenta” e quindi non spenderemo molto. “Io li stracci li lavo bene e li metto a’ asciugà, nùn li lascio mica a ‘mpuzzonì come fanno certi…
Ci piaciamo a vicenda, si può fare. Certo, lei ha altri impegni ma riusciamo ad incrociare gli orari in qualche modo.

Le dico: “Signora, per quanto riguarda la sua posizione non credo che possa andare bene la ritenuta d’acconto. So che c’è un tetto massimo oltre il quale non si può andare. Non a caso si chiamano prestazioni occasionali! Noi abbiamo bisogno di una persona con continuità. Se lei lavora anche da altre parti io… ”
“Veramente la ritenuta la faccio solo con alcuni, per poche ore…”
“Uhm… capisco. Il fatto è che a noi piace fare le cose come si deve. Si potrà fare un contratto, no? Insomma…”
Silenzio.
“… non so come funziona, devo sentire chi si occupa di queste cose ma un modo deve pur esserci!”
Silenzio.
Sto zitto. Sento che è ancora lì. Sto per parlare quando mi dice:
“Non lo so. In tanti anni nessuno mi ha mai proposto un contratto, non so che dirle”.
Nemmeno io.

ragazza per lavoro ad ore
Scansione di biglietto da me trovato nella cassetta della posta.

Sono in un ipermercato quasi vuoto, è l’ora di pranzo. Non siamo in molti ma facciamo la fila perché anche le cassiere hanno uno stomaco brontolante a quest’ora e ci sono solo tre o quattro casse aperte delle venti disponibili. Come spesso accade non prendo né carrello né cestino perché “tanto devo prendere solo un paio di cose” e poi mi ritrovo con le braccia cariche di roba tenuta su in un equilibrio precario.

La scelta della cassa: non sono un calcolatore. Credo molto nella legge di Murphy. Ogni volta che ho provato a scegliere la cassa migliore mi è andata male. Vado alla prima che mi capita e via.
Davanti a me ci sono tre o quattro persone. La cassa successiva ne ha solo un paio di cui la prima che già sta mettendo la spesa sul nastro mentre la seconda chiacchiera con una signora che sta proprio davanti a me. Più che chiacchierare le due (ma poi se ne aggiunge anche una terza) urlano, visto che noi siamo alla cassa 3 mentre l’altra “signora” sta alla cassa 6. Non parlano certo di backup della governance essendo, come si dice a Roma, delle “coatte” ma sono altrettanto fastidiose. Queste poi non sono delle ragazzine, ma donne adulte.

Nella gara immaginaria a chi arriva prima alla agognata meta, rappresentata in questo caso da uno scanner e i suoi insopportabili BIIP BIIP accade che mentre noi della cassa 3 lentamente ma inesorabilmente avanziamo la cassa 6 rimane bloccata sullo stesso cliente a causa di un problema di collegamento del POS o cose del genere. La coatta della cassa 6 comincia ad agitarsi. Prima si lamenta di queste “macchinette che non funzionano mai”, sbuffa e sbraita nell’indifferenza generale. Poi vedendo che la sua amica è quasi arrivata al nastro e “facendo la vaga” raccoglie il suo cestino e si avvicina. Parla e parla e parla senza sosta. Con la stupidità di un gatto che nasconde la testa e pensa di essere invisibile si piazza davanti a me, rubandomi il posto.

Di solito lascio correre. Faccio come il quarantenne dietro di me che pur avendo visto tutto fa finta di non aver capito. Voglio dire: se per questa donna è fondamentale uscire da questo supermercato cinque minuti prima per me non è un problema. E’ come quando nel traffico folle di Roma, il traffico delle ore di punta, mi capita di avere dietro uno di quei coglionazzi che passano sui marciapiedi o sulla corsia di emergenza per superarti e poi rimangono lì, bloccati non dietro ma davanti a te. Che bravi! Prima aspettavo che mi guardassero tramite lo specchietto retrovisore per battere le mani, lentamente e con un’espressione sul viso – sciocca ed odiosissima – tipo “Beh, bravo, complimenti! Ottima manovra!” Tanta fatica per guadagnare 3 metri di strada. Poi ho smesso perché prima o poi potrei trovare il matto, quello che scende e mi spara o mi accoltella. Nello Stato delle Cose il matto che gira armato è cittadino libero tanto quanto me, ma questa è un’altra storia.

I crampi alle braccia mi risvegliano da questi pensieri. Alla signora non posso farla passare liscia! Era passata, non le avrei detto niente. Poteva continuare a darmi le spalle e correre via, a godersi i suoi preziosi 5 minuti. E invece no. Continua a lamentarsi per l’altra cassa, la numero 6, che è ancora bloccata, incredibile.

“Scusi, ma non mi sembra che ci fosse lei prima di me” le dico, all’improvviso.
Ha un sussulto. Era convinta che non le avrei mai parlato. Anzi, forse pensava addirittura che non fossi italiano, che non capissi quello che diceva (com’era possibile che non avessi annuito ad almeno una delle sue ovvietà? Perché non mi ero mai fatto coinvolgere nonostante i suoi ripetuti ammiccamenti? E’ chiaro, pensava fossi straniero e quindi lei aveva la precedenza su di me per questioni di diritto, no?)
“Ma io stavo in fila, io sto con lei” mi fa, indicando la sua amica.
“Lei stava in fila qui” le dico indicando quella che, mi viene il dubbio, forse non è nemmeno una sua amica ma una che ha agganciato da qualche parte e mai mollato. “Mentre a me sembra che lei – signora- stesse facendo la fila in quell’altra cassa. O sbaglio? Forse mi sbaglio, eh…”
“Va bene, va bene, vai prima tu allora” mi fa, sbottando.
Purtroppo per lei sono rimasto calmissimo. “Certo che vado prima io, mi interessava solo per capire com’è che funziona. Quindi la prossima volta è meglio se vengo a fare la spesa con un po’ di amici – diciamo una decina – e ci mettiamo ognuno in una cassa… è così che funziona vero? Non c’ho capito niente della vita, io”.

Si sposta dietro di me, con la terza donna che mi fissa con sguardo truce. Il quarantenne che sta fra di noi continua a far finta di niente. Lo guardo per un istante che mi basta a capire che ha quasi paura di essere coinvolto.
La “signora” comincia a bofonchiare cose contro di me come prima aveva fatto con la cassiera della 6. Bofonchio anch’io qualcosa come “ah com’è bella l’Italia, quanto siamo furbi noi italiani!”
Incrocio di nuovo lo sguardo arrogante della terza, quella che non ha mai parlato. Alla fine ecco l’oracolo che mi illuminai: “C’hai raggione. Tu non c’hai capito ‘n cazzo de’ ‘ a vita…”.

Sic et simpliciter.

Un morto al supermercato?

Articoli collegati:

  1. Voglio Stare da Solo Insieme a Te E’ possibile vivere la propria vita tra la gente e...
  2. Scoppia lo Scandalo (omissis) MILANO – Ed ora il mondo della finanza italiana trema....
  3. Dopo i Dischi Volanti gli Anelli Vibranti La pubblicità l’avrete vista tutti. Lui e lei sono al...

diabolicomarco
Link a questo post
Se linki questo post, comparirai qui dopo un po' di giorni.

Leggi anche



Una Storia Moderna
Lance Hahn, cantante del gruppo californiano punk-rock J Church, formatosi nel 1992, è morto il 21 ottobre...

Kenneth Foster, Pannella e il Circeo
Kenneth Foster morirà il 30 agosto di quest'anno. La sua condanna è uno dei casi più discutibili di...

Esempi di Tolleranza
Nota di MC: Nonostante sia passato tempo dall'evento, diamo spazio a questa segnalazione di un nostro...

Rassegna Stampa 17/10/07
Rassegna stampa un pò stranetta oggi. Fa far le bizze al mio pc. Iniziamo con silvio che da lezioni...

Cronache dal Cimitero
Sono le 17.58 del 6 giugno 2009. Le urne nei cimiteri sono aperte, pronte per raccogliere le ceneri di...

Lo stesso giorno gli anni scorsi

2009


2008


2007


Comments

6 Risposte a “Lo Stato delle Cose”
  1. Michele scrive:

    “Corri a casa in tutta fretta c’è un biscione che ti aspetta”

    Non mi ricordo quanti anni sono passati da questo slogan, ma mi ricordo che da come lo ho sentito c’era qualcosa che non mi piaceva, che non mi andava giù.
    Se ci penso non lo ho mai capito che cosa fosse esattamente, ma c’era qualcosa che non mi riusciva di digerire in quelle parole.

    Saranno mica questi i risultati ?

    I cafoni e la maleducazione ci sono sempre stati ok, ma non a questi livelli, almeno io non ne avevo percezione.

    Fine del rispetto, ci sono io e tu non puoi correre prima di me.

    Chiamiamolo individualismo, arrivismo, o come meglio ci pare, il risultato è poco edificante.

    Mi viene in mente il libro di Baricco “i barbari” in cui lui denuncia la perdita di senso in tutto e in tutti come inevitabile processo di evoluzione della societa attuale.

    Mi sento antico,
    Michele.

    • diabolicomarco scrive:

      I cafoni e la maleducazione ci sono sempre stati ok, ma non a questi livelli, almeno io non ne avevo percezione.

      Stavo per risponderti “forse perché non sei di roma”.
      Ma ho passato 2 giorni ha Milano e mi sono reso conto che anche lì la cafonaggine abbonda. Le cose contano più delle persone, per molti.

  2. DiabolicoMarco, adesso sono arrabbiata con te (si scherza eh?), perche’ mi e’ venuta una tachicardia da incazzatura, la stessa che provo tutti i santi giorni davanti a situazioni come queste. Spesso, se sono di buon umore e abbastanza astratta dalla realta’, lascio perdere. Altre, e diventano sempre piu’ frequenti, mi sale una rabbia che credo mi si veda chiaramente in faccia convincendo il furbo di turno a fare marcia indietro in tempi rapidi. Un giorno o l’altro trovero’ il matto che mi mollera’ una coltellata. Ma non possiamo piu’ permettere che ci soffochino dentro il senso dell’ingiustizia. Piccola o grande che sia.

  3. Charlie scrive:

    Ahahah! Me te immaggino Diabbo! :mrgreen:

    Come sta Enrico? e le donzelle?
    I miss you guys

Apri la Tua Mente

Esprimi il tuo pensiero...
Per favore, leggi chi siamo e quali sono le regole di discussione
Il primo commento di un nuovo lettore va sempre in moderazione
Puoi sbloccare il commento cliccando sul link contenuto nella mail che ti invieremo
I commenti non confermati tramite click verranno considerati spam
ah, se vuoi essere riconoscibile dagli altri utenti procurati un gravatar!