Il concetto di spazio curvo è alla base della relatività generale di Einstein. leggere questo post non vi aiuterà a comprenderla, ma se non altro vi sarete evitati Galeazzi e il buona domenica su canale 5.

Parlare di spazio curvo a tre dimensioni è un vero casino. Limitiamoci a due. Parleremo quindi di superfici e non di volumi.

Ci sono tre insetti. Uno vive su una superficie piana, un foglio di carta per esempio, uno sulla superficie di una sfera, un pallone e l’altro sulla piastra del nostro fornello elettrico. La piastra del fornello elettrico è più fredda al centro e diventa più calda man mano che ci avviciniamo al bordo. Tutti e tre gli insetti sono ciechi e non hanno conoscenza della terza dimensione. per loro esiste solo larghezza e profondità, l’altezza è un concetto sconosciuto. Gli insetti decidono di studiare geometria. Per fare questo si procurano dei righelli per tracciare linee. I righelli sono di plastica e se si riscaldano diventano più lunghi, fenomeno che non dovrebbe stupire la maggior parte dei maschi che stanno leggendo. Gli insetti cominciano con lo studiare le rette, le linee più brevi che congiungono due punti. Scelgono i due punti A e B sul pavimento e disegnano le loro rette congiungendo i due punti. La situazione sarà quella in figura, cliccare per ingrandire:
690 KB
Lo so che il disegno fa schifo. Se sapevo disegnare non stavo qui a perdere tempo con voi. E se voi siete qui a credere che degli insetti si mettano a fare i cazzoni con i righelli, nemmeno voi siete tanto svegli. Comunque, l’insetto sul piano ha fatto una bella retta. è effettivamente la linea più corta che congiunge A e B. Quello sulla sfera ha tracciato una linea. Lui pensa che sia la più corta, ma noi che abbiamo il concetto della terza dimensione, sappiamo che non è vero. Anche quello sulla piastra ha usato il righello. Ma siccome il righello si è dilatato in maniera diversa, man mano che andava verso il bordo più caldo della piastra, anche lui ha fatto una mezza cazzata e quella che congiunge A e B non si può dire la linea più corta tra A e B. Tutti e tre, per quello che ne sanno loro, hanno tracciato la migliore retta possibile.
Dopo i grandi successi con le rette, gli insetti decidono di passare ai triangoli. Prendono tre punti sul pavimento, li congiungono con la linea più breve possibile, ed ottengono dei triangoli. Vedasi figura, cliccare per ingrandire:
471 KB
Come tutti certamente sanno, la somma degli angoli interni di un triangolo è 180°. L’insetto sul piano è daccordo. L’insetto sulla sfera si trova tre angoli di 90° invece e quello sulla piastra addirittura tre da 100°, per un totale di 300°.
Eppure, tutti e tre gli insetti, oltre ad aver cambiato forma e a somigliare a dei cazzetti, hanno tracciato il triangolo secondo le istruzioni ricevute. Congiungere tre punti utilizzando le linee più brevi. è evidente che nel caso della sfera, la curvatura della superficie ha influenzato il risultato, nel caso della piastra il calore ha modificato la lunghezza del righello, man mano che ci si avvivicinava al bordo più caldo.
Ecco, uno spazio nel quale la somma degli angoli interni di un triangolo è diversa da 180°, è uno spazio curvo. In pratica in uno spazio curvo, non vale la geometria euclidea, quella che ci hanno insegnato alle elementari, per capirci. La palla e la piastra calda, sono due spazi curvi bidimensionali. Ora sarebbe complesso dimostrarlo rapidamente, quindi fidatevi di me ma distribuendo il calore sulla piastra in modo opportuno, è possibile fare in modo che lo spazio piastra e lo spazio palla siano del tutto equivalenti. Nello spazio a tre dimensioni, il ruolo del calore lo gioca la gravità, che sarebbe quella forza in ragione della quale, il signor OTIS, ci ha fatto una fortuna.

Ho un ultima ed interessante notizia per voi. Noi viviamo in uno spazio curvo. Il fatto che i campi gravitazionali nei quali siamo immersi non siano particolarmente rilevanti, ci permette di usare la geometria euclidea. In realtà essa è valida solo a livello macroscopico e a patto che ci si trovi immersi in un campo gravitazionale sufficientemente debole. A questo bisognerebbe aggiungere che non è solo lo spazio a curvarsi, ma anche il tempo. Ma questo, per stasera, sarebbe davvero troppo. Tornate pure alla televisione. La lezione è finita.
Per questo pezzo da crisi di astineza di antidepressivi, ho utilizzato gli esempi contenuti in una lezione del professor Richard Feynman. I disegni sono tristemente miei.
Ah, dimenticavo. Capire queste cose è inutile.
Ite, missa est.
|
|
|
|
|||||
| MC? |
Aiutaci |
Tu su MC |
Amici |
Contatti | Feed |
Fave |
Disclaimer |
Tag: fisica, fisica-quantistica
Comandante Nebbia
Stampa questo Articolo











5 commenti
Feed ai commenti per questo articolo
Trackback link
http://www.mentecritica.net/lo-spazio-curvo-e-la-gravita/accademia-dfc/mc/3870/trackback/
5 Maggio, 2008 a 0:20
Emanuele
Accademia DFC. Semplicemente geniale.
Che bello rileggerla ogni tanto
[Rispondi a questo commento]
5 Maggio, 2008 a 0:57
Sara
“Lo so che il disegno fa schifo. Se sapevo disegnare non stavo qui a perdere tempo con voi. E se voi siete qui a credere che degli insetti si mettano a fare i cazzoni con i righelli, nemmeno voi siete tanto svegli.”
Questa frase è indescrivibilmente sublime! Capire questa cosa sarà anche inutile (che non è vero), ma leggerla è fantastico!
[Rispondi a questo commento]
5 Maggio, 2008 a 0:59
Doxaliber
Avessi avuto un professore di fisica così avrei certamente amato di più la materia.
[Rispondi a questo commento]
5 Maggio, 2008 a 10:29
Gilgamesh
Io invece ho trovato interessante il fatto di citare le geometrie non-euclidee (come quelle ad esempio di Riemann e di Lobacevskij) senza nominarle, ma designandole indirettamente con la prima illustrazione, e poi procedere con l’esempio degli insettini, senza usare parole “difficili” come iperbolico - o semplicemente termini come concavo e convesso, che pure potrebbero essere alla portata del lettore occasionale non appassionato di scienza - né citare enti topologici poco noti, ma parlando di un pallone e una piastra, riuscendo a semplificare senza banalizzare. Ammirevole.
Eppure… (c’è sempre un eppure, nel pensiero speculativo) le è mai venuto in mente, Comandante, che ogni volta che ci siamo avvicinati a una teoria che sembrasse spiegare in maniera organica e convincente l’Universo e Tutto Quanto, è prima o poi saltata fuori un’osservazione mai fatta prima, un dato sperimentale, un qualche accidente atto a rimettere tutto in discussione?
Un sano positivismo laico e il ricorso al metodo scientifico (post)galileiano ci portano a decidere che se ci sono troppi fatti accertati che contraddicono una teoria, la teoria va abbandonata per cercarne una che si adatti meglio alla realtà osservata (salvo rari casi nei quali si cerca di selezionare le osservazioni scartando o minimizzando quelle che non si adattano alla teoria preferita o in voga al momento, ma questa è un umana debolezza, e gli scienziati sono esseri umani, dopotutto).
Ma se invece fosse nella natura stessa dell’Universo fisico non essere perfettamente conoscibile? Non arrivo a postulare, come fece Clifford Simak in una sua novella, un Universo “intelligente” e autoconsapevole che si modifica per restare inconoscibile (per cui in un remoto passato la terra era effettivamente piatta e le stelle buchi in un sipario cosmico) ma viene in mente che le complicate ipotesi necessarie per spiegare il “nostro” pseudo-universo potrebbero costituire un’incredibile caso particolare, una nicchia nello spaziotempo, un “locale” in un Universo altrimenti perfettamente euclideo?
(So bene di sconfinare nella filosofia, ma è stato Lei stesso ad osservare in precedenza che la filosofia e la scienza non sono necessariamente due entità distinte, ed anzi in passato coincidevano, e dopotutto esistono discipline affascinanti come la filosofia della scienza; circa i professori in grado di far amare una materia, sto giusto finendo di leggere “Diario di Scuola” di Daniel Pennac, che è illuminante in proposito)
[Rispondi a questo commento]
5 Maggio, 2008 a 17:40
mattions
Come notato da Sara, quella frase è fantastica. Ancora rido.
Le teorie scientifiche sono fatte per essere smantellate.
Altrimenti sai che noia
Eppoi è più nella natura umana confutare che condividere, epistemologicamente parlando, sintende
[Rispondi a questo commento]