Lo seggio è vacante, largo ai giovani. 32


Sabato, otto dicembre, Monti s’è fatto da parte. La carica di primo ministro è libera e contendibile. È tempo che tutti coloro che lo hanno contestato, sostenendo che non era quello il modo di affrontare i problemi d’Italia, con ciò affermando implicitamente di conoscerne uno di migliore, vengano al proscenio e ci spieghino di che si tratta.

Parlo naturalmente dei politici di professione, che già hanno iniziato a spintonarsi ai limiti della scena, come cavalli al canapo. Parlo di Berlusconi che, dopo aver fatto la mossa del rastrello, ci metti il piede sopra e quello ti ritorna sul naso, dice che l’ha fatto per amore del popolo che lo implorava da un pezzo di venire a liberarlo dalle tasse e dalla recessione. Parlo di Bersani che sta col passerotto in mano ma tiene d’occhio il tacchino sul tetto, invocando sviluppo e crescita. Parlo di Casini&Associati, che sperano di tirare il Professore dalla loro parte col viatico del Vaticano.

Ma parlo anche dei portatori sani delle nuove visioni del mondo. Dei proseliti di Bagnai e di Barnard, di quelli che è tutto un complotto ordito dai poteri demoplutomassonici; che i pirla non lo sanno, ma il professore l’ha mandato la Trilateral ed è pagato da Goldman Sachs; che bisogna uscire dall’euro e tornare alla lira, perché così glielo mettiamo in culo ai creditori, come ha fatto l’Argentina. Parlo della new age dove il lupo pascolerà con l’agnello, dopo che le teste dei cattivi saranno rotolate nella cesta.

È una splendida occasione per mettere le convinzioni alla prova dei fatti. Vengano allo scoperto con proposte concrete. Indichino le prime dieci cose da fare e la squadra che dovrebbe farle.

Che gli manca? l’autostima?

No, di sicuro.

La coscienza del proprio buon diritto?

Neppure.

I soldi per organizzare il consenso?

Grillo è lì a dimostrare che il consenso non è una questione di soldi, o di televisioni, o di giornali. Basta avere un blog e saper nuotare.

Sono idee troppo avanzate per un popolo di pirla? È una cosa che si sente dire spesso. È questo il motivo per cui non si fa niente: il popolo non è maturo per l’età dell’Acquario?

E che si fa in questi casi, avendo comunque a cuore il bene del popolo?

Tranquilli. Non c’è bisogno di scervellarsi. Ci ha già pensato Lenin, molti anni fa. S’è posto la domanda e s’è dato la risposta, come diceva Marzullo: ci si fa avanguardia della Rivoluzione. Ci si propone come espressione consapevole degli interessi del popolo, per quanto inconsapevole o di merda sia, ci si fa “rivoluzionari di professione“. Se si è convinti che debba essere Rivoluzione

Qualsiasi cosa, purché non sia il solito refrain: codesto solo oggi possiamo dirti, ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.

Di tutto abbiamo bisogno, oggi, fuorché d’impotenza.


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32 commenti su “Lo seggio è vacante, largo ai giovani.

  • eduardo

    Una perplessità: come si concilia questo elegante “elogio delle procedure democratiche” con il conclamato gradimento per la personalità più tenacemente e fieramente ostile alle stesse?

  • Vittorio Mori

    Lo seggio tanto “vacante” non mi pare proprio: stiamo con le sacre palle in mano all’altrettanto sacro mercato, parebbe. Ogni giorno c’è la solfa dello spread minuto-per-minuto, chiunque vada al potere (pare) che cammini sul filo del rasoio e che se poco-poco scorreggia finisce nel baratro. Il mio timore è che Berlusconi, allo squillo di trombe del “vi leverò l’IMU!” faccia abbastanza cassa elettorale da pesare molto più del dovuto. Se si presentasse con un programma di uscita dall’euro, lo voterei, così come voterei chiunque volesse proporlo, anche il partito dei Satanisti Necrofili di Cthulhu. Non voterò mai il PD per la manifesta morbosità neocon del medesimo. E si rovesci il cazzo di tavolo, che le trattative non sono più onorevoli per nessuno del “sud europa”. Che il Sud Europa se ne stia per xazzi suoi, che alla fin fine non si vive mica male qui, anche senza SUV tedesco o LIDL o la merda OGM.

    • fma

      Il mercato e lo spread sono condizioni al contorno, che valgono per qualsiasi formazione politica, di qualsiasi tendenza. Se non ci fossero condizioni al contorno non ci sarebbe problema e questo non sarebbe il nostro mondo ma il giardino dell’Eden.

  • fma

    Io divido il mondo in cuochi e camerieri.
    I cuochi sono quelli che se parlano di una pietanza lo fanno a ragion veduta, e all’occorrenza la sanno cucinare.
    I camerieri, il loro mestiere è di volteggiare tra i tavoli e riempire i commensali di chiacchiere.
    Questa crisi non è stata determinata dai liberisti e non sarà risolta dai keynesiani. E’ una crisi di sistema. E’ la crisi economico-produttiva del Vecchio Occidente chiamato a confrontarsi col Mondo Nuovo.
    Si risolverà se e quando torneremo competitivi.
    Chi pensa che non sia necessario essere competitivi, s’illude.
    Sempre secondo me, naturalmente. 😉

    • fma

      Scusa Lame, che differenza c’è tra “svalutare la moneta e svalutare internamente i salari”? Entrambe le operazioni si traducono in una perdita di potere d’acquisto del salario, vale a dire in una diminuzione del costo del lavoro, che è una delle componenti della competitività.
      Svalutare l’euro. Vedrai che prima o poi ci si arriva. Diversifica il portafoglio. 😉

      • Vittorio Mori

        “Di tutto abbiamo bisogno, oggi, fuorché d’impotenza.” – bene, l’Euro è la nostra impotenza, è stata l’evirazione dello stato italiano, secondo me. Inoltre, io credo, la competitività non serve a niente in una gara con le regole truccate. Oramai ce la si gioca solo sul piano del doping, di chi lo sa fare meglio (come alle Olimpiadi), è tutto sputtanato. Io credo che i mercatisti siano del tutto fessi, o meglio fanno finta di esserlo, perché ripongono la fiducia in un usuraio, che è il “mercato” stesso, nel senso moderno del termine. L’unica soluzione “vincente”, io credo, penso sia quella di rifiutarsi di giocare e tornare a fare il paese povero ma dignitoso, ma con una qualche possibilità di riscatto, piuttosto che il neo-Kosovo d’Europa in perenne depressione economica.

      • Carlo

        Scusa un attimo,svalutare la moneta,
        ricade su tutto il popolo,e ci rimette di più chi ha più soldi,ovviamente
        svalutare i salari,lo dice la parola stessa,viene danneggiato il lavoratore.
        La svalutazione monetaria avviene lungo un arco di tempo di mesi o anni,e poi non è detto che si trasformi in inflazione,dopo la svalutazione del’92 dopo 5 anni l’inflazione passo dal 4,7% al 1,9%,quindi scese.
        La svalutazione dei salari ce l’hai sotto gli occhi tutti i giorni,è quello che stà capitando ora.

        • fma

          svalutare la moneta, ricade su tutto il popolo, e ci rimette di più chi ha più soldi

          Sarebbe vero se ci fosse una moneta sola e se non fosse possibile trasformarla in qualcos’altro.
          Facciamo che io sia un tale che ha un milione di euro e tu un lavoratore metalmeccanico. Domani l’Italia esce dall’euro e torna alla lira.
          Io tramuto il mio milione di euro per la metà in dollari, con l’altra metà ci compro una casa. Qui, o dove mi pare.
          Tu dal giorno dopo ricevi lo stipendio in lire.
          Siccome il petrolio si paga in dollari e la lira s’è svalutata, se prima col tuo stipendio ci compravi cento litri di benzina, ora ne compri ottanta, o sessanta, o cinquanta, o cinque. Dipende da quanto si è svalutata la lira.
          Io col mio mezzo milione di dollari ci compro esattamente la stessa benzina di prima.
          Lo stesso discorso vale per la casa: la casa vale sempre mezzo milione di dollari, sono problemi tuoi se la paghi in lire. Se prima potevi pagartela con dieci anni di lavoro, ora te ne serviranno il doppio, o il triplo.
          Spero d’esserti stato utile.

          • fma

            I capitali abbandonano sempre la barca PRIMA che affondi.
            Ma allora ai ricchi li avvisano PRIMA?
            Non serve, basta che tengano d’occhio quelli come Carlo.
            Per cosa credi che salga lo spread?
            Perchè chi li ha vende i BTP e compra i Bund.
            Ma chi me lo assicura a me che il petrolio aumenterebbe se lo pagassimo in lire svalutate?
            Chi vende il petrolio.
            Ecchesaràmai, non si tratta alla fine che di un 20%!
            Penso che nessuno sia in grado di dirlo, neppure Carlo. In ogni caso lo pagheranno i lavoratori a reddito fisso e i pensionati. Matematico.
            😉

          • Carlo

            Esatto,il famoso spread,e semplicemente il pagamento anticipato della possibilità di uscita dalla moneta unica.
            Tornando alla svalutazione,nel famoso ’92 hanno svalutato solo i piccoli capitali ??
            Hanno avvisato prima ??
            Certo che i grandi capitali sono già fuggiti oltre cortina,ma il tuo milione di euro,non credo proprio,semplicemente chiedeva ai bancari:”che faccio ???”
            La svalutazione che sia un male che colpisca la casalinga,la vedova ed il pensionato è appunto un luogocomune,e tu sei pieno di luoghicomuni,e mi spiace non sei molto informato,
            esempi con i grafici,mi sembra non ti interessino altrimenti potresti cercarli in rete,ci sono.
            vuoi un link con grafici ?? mi spiace che sia di Bagnai,ma i grafici e i dati ce li ha.
            http://goofynomics.blogspot.it/2012/04/svalutazione-e-salari-ad-usum-piddini.html

    • Gilda

      Sicuro: essere competitivi, lo si può essere in svariati modi. Noi non lo siamo e non ci appropinquiamo neanche, ad esserlo. Non mi sembra, almeno.

    • ilBuonPeppe

      “Si risolverà se e quando torneremo competitivi.
      Chi pensa che non sia necessario essere competitivi, s’illude.”

      Secondo me parlare di competitività così in generale, a prescindere, non ha alcun senso. Competitività verso chi? In quali ambiti? Su quali mercati? Con quali strumenti?
      L’Europa non è nata sull’idea della competitività; anzi, anche i trattati più recenti parlano apertamente di “collaborazione”. Che non viene praticata ma che è ben altro concetto.
      Ma se anche volessimo parlare di competitività dovremmo farlo con dei riferimenti un po’ precisi, altrimenti rimane solo uno slogan. In questo articolo (che, guarda caso, non è di un giornalista italiano) ci sono dati e riferimenti secondo cui i nostri problemi di competitività… non esistono.
      http://vocidallestero.blogspot.it/2012/12/luscita-di-mario-monti-e-lunico-modo.html

  • Adriana

    Telegraficamente: Bagnai non è complottista, ma direttamente e razionalmente economista e non vede né l’Acquario né i Gemelli né fuffa varia.
    Confrontare il blog http://www.Goofynomics.blogspot.com, avendo la pazienza di seguire il percorso didattico certo arduo ma chiaro anche per profani come me. E/o la sistematizzazione del tutto nel saggio divulgativo Il tramonto dell’euro, Imprimatur, 2012. In entrambi, né si urla né si va per slogan né ci si erge a salvatori della patria. (Segnalo inoltre, ma questo non letto, La trappola dell’euro, di Bagnale e Tringali,Imprimatur editore, che con Claudio Martini curano da tempo il blog Mainstream).
    Chiaro anche che l’impostazione non è liberista, come invece quella dei bocconians di governo e di tutti i corifei , di tutti i colori, delle misure di austerity e di tagli.
    Barnard ha avuto il merito di agitare per primo pubblicamente, fuori da giri specialisti anche perché specialista non è, il problema dell’euro, ma l’ha fatto, a quel che si sente anche da alcuni suoi ex estimatori, sia urlando sia assumendo atteggiamenti dispotici assai e con comprensibili lacune cognitive, come chiunque avrebbe cominciando a studiare una disciplina a lui sconosciuta all’età di 50 anni. Grillo smanetta qua e là, toccando corde varie di malcontento, ma sulla questione economica non fa informazione e pare che non gliene importi. La sinistra ha cooperato allo sfracello e alle menzogne (v blog e libro), compresa quella del Manifesto. Personalmente, le prime voci critiche sul”euro le ho colte nei commenti al blog di Marcello Foa Il cuore del mondo, da parte di centrodestri ma poi mi sono accorta che le critiche erano trasversali e anche da fonti autorevoli.
    Bagnai dimostra lo scempio che è stato l’euro per economie e valute più deboli, alla luce di dati del Fondo Monetario Internazionale e dei riferimenti macroeconomici. e cita, con fonti, economisti di fama mondiale e alcuni Nobel che avevano detto che il frutto di tale imposizione di moneta unica ad areee economiche tanto diverse sarebbe stata una catastrofe (v.nel blog Una catastrofe annunciata). Il lontanissimo precedente teorico, che non parlava di euro, segnalato da Bagnai con fonte, è Robert Mundell con la teoria della aree valutarie (1961, v blog e inizio libro), che gli valse il Nobel nel 1995.
    Da tempo, inoltre, anche un economista liberale come Claudio Borghi sostiene l’ineluttabilità economica di uscita dall’euro, non trattandosi, per nessuno dei vari teorici, di scelta o di tifo, ma di soluzione inevitabile alla luce della pratica.In rete è reperibile almeno un video-intervista a Borghi e un articolo sul Giornale.Ultimamente anche Claudio Pozzi della LUISS.

    Dire che Monti è collegato a Goldman Sachs è tutto fuorché complottismo. Ma basta vedere, per cambiare argomento, come manovre economiche della Bundesbank e del governo tedesco hanno violato norme del Trattato dell’Unione che pretendono di continuare a imporre ad altri, con intervento mascherati dello Stato a sostegno dell’economia, intervento, che, invece, a giudizio della Merkel, della Bundes e dei nostri, non deve assolutamente esistere. Dati alla mano, Bagnai, ma soprattutto il FMI, mostra che la crisi del 2008, proveniente da Lehman Brothers e amplificata dagli squilibri nell’area eruro, ha colpito paesi con debito pubblico allora in diminuzione, cioè che il debito pubblico NON è causa della crisi, se si intende per debito pubblico ciò che effetivamente è, coè i costi dei servizi pubblici. Certo che se lo Stato si accolla i debiti privati di banche e simili, ecco che il DEBITO PRIVATO soprattutto verso l’estero diventa debito pubblico.
    L’Argentina si è svincolata dal dollaro con cui pagava le transazioni internazionali compresi i debiti privati esteri, NON ha azzerato il debito.Il salasso costante a cui sono sottoposti i paesi detti PIIGS è quello degli interessi sul debito, che si aggravano man mano che i buoni e generosi e bravi paesi eurozonisti forti obbligano i PIIGS ad accettare prestiti, cioè crediti produttori, va da sé, di altri interessi sui debiti.
    Le decisioni economiche sono fondamentalmente politiche, così come le politiche economiche non sono neutre, spesso assistite da norme giuridiche ad hoc come Maastricht e poi Lisbona che violano in più punti la nostra Costituzione (v. fine libro Bagnai con parere motivato di giuristi del Consiglio di Stato).Un altro bel regalino al disastro l’ ha preparato, prima dell’euro, il divorzio tra Ministero del Tesoro e Banca d’Italia nel 1981, vale a dire, l’abidcazione dello Stato a un controllo sull’economia, sulla scia di quei begli esempi che furono Reagan e la Thatcher Quando non più adolescenti come me sentivano inneggiare anche da parte rossa alla deregulation, parolina considerata fine, ecco di che si trattava.

    Per non continuare a tediare chi certo ho già tediato, rimando alle fonti indicate, con la doverosa precisazione che le eventuali inesattezze in quanto esposto sono mie e che il buono deriva da autorevoli fonti a cui direttamente e indirettamente ho attinto.

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