Lo Sdegno di Gavrilo Princip
18 giugno, 2009 - 10:30 di fma
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Lo sdegno grosso modo si può definire come il sentimento di esecrazione che A prova verso B ove ritenga che questi abbia violato la sfera sacra dei suoi princìpi.
Attiene al mondo dei valori, dunque dell’etica, piuttosto che delle cose, cioè della fisica, dunque é soggettivo.
Può capitare che il comportamento di B, che ha destato lo sdegno A, lasci del tutto indifferente C.

O perché A e C non condividono lo stesso credo (magari sull’uso della carne di porco, o su chi sia il vero dio del pallone), oppure perché C a differenza di A é un individuo senza princìpi, ma può essere pure che ce li abbia e siano gli stessi di A e tuttavia non creda nell’utilità dello sdegno.
Sicuramente si sdegnano gli uomini, non i princìpi che dello sdegno sono la causa prima. Sicuramente gli uomini non si sdegnano tutti allo stesso modo. Anzi, tolti gli estremi, che si sdegnano sempre e non si sdegnano mai, é nell’esperienza comune che la maggior parte degli individui, davanti a fatti della stessa natura e gravità, a volte si sdegni di più, a volte di meno, a volte per niente.
Lo sdegno, privo della sistematicità che caratterizza i fenomeni fisici, non é indagabile empiricamente, dunque non può essere né previsto, né regolamentato.
Forse é l’aspetto che me lo fa guardare con più diffidenza.
Mi viene in mente la spropositata reazione di Gesù, uno che fin lì (mercanti del tempio a parte) aveva sempre dato prova di grande moderazione, al cospetto del fico senza frutti.
Ricordo che, sebbene all’epoca fossi molto giovane (quando venni a conoscenza dei fatti, non quando accaddero) e senza esperienza, pensai istintivamente che la vera ragione dovesse essere un’altra, tipo dissapori con Giuda Iscariota, o screzi con Maria Maddalena, o cose del genere. Perché tra i due quello che aveva il diritto di decidere circa i fichi mi pareva il fico, non certo Gesù, il quale come minimo avrebbe dovuto dargli la possibilità di dire la sua, prima di seccarlo. E magari avremmo saputo che non era stagione di fichi e che l’aspettativa di Gesù era del tutto irragionevole. Se l’avesse saputo sono sicuro che Nostro Signore, da persona dabbene qual’era, davanti all’evidenza dei fatti avrebbe rinfoderato lo sdegno e magari avrebbe anche chiesto scusa. Così, per com’é andata, non lo sapremo mai.
Purtroppo una delle costanti dello sdegno é che monta (si dice monta di emozioni che traggono da sé i propri lieviti: ira, sdegno, tristezza…) e quando monta non sente ragioni. Non s’é mai visto nessuno che domandi il permesso prima di sdegnarsi, o che si fermi dello stretto necessario per chiedersi: ma ho il diritto di sdegnarmi, o sto pisciando fuori del vaso?
Naturalmente quando dicevo della diffidenza che provo verso lo sdegno in realtà mi riferivo alle persone per le quali ogni occasione é buona per esibirlo, come una bandiera.
A farglielo notare i più si difendono col dire che non lo fanno per sé ma in difesa di più alti princìpi generali, una cosa nobilitante insomma.
Una spiegazione, dico la verità, che non mi ha mai convinto del tutto.
Ma lasciamo stare se lo sdegno sia nobile o meno, una questione che attiene soltanto a chi lo prova, per il resto, per gli interessi dei principi generali di cui si proclama paladino, lo sdegno almeno é utile, o no?

Il l’Arciduca , erede al trono d’, e sua moglie , in visita a , vengono colpiti a morte da alcuni colpi di sparati da tale , membro di (Giovane Bosnia), un gruppo di idealisti che anela all’unificazione degli Slavi del Sud, che vede negli Asburgo il principale ostacolo al proprio disegno, quando non tout court dei veri e propri aguzzini, tali e quali a come ce li dipingevano i nostri insegnanti quando ci parlavano del Risorgimento.
Gavrilo spara in nome dell’irredentismo, del diritto all’autodeterminazione dei popoli, contro il tiranno e per la libertà, dunque sicuro di stare dalla parte della ragione.
Il risultato immediato é la prima guerra mondiale.
A seguire la caduta dell’impero asburgico, la seconda guerra mondiale, la riunificazione degli Slavi del Sud nella Jugoslavia di Tito, la destabilizzazione della Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia, la decennale guerra dei Balcani di cui siamo appena stati testimoni.
Risultato finale, al modico prezzo di 250.000 morti: i Balcani sono pressappoco, confine più confine meno, com’erano prima che Gavrilo sparasse all’Arciduca Francesco Ferdinando.
Per dire dove possa portare lo sdegno.
Nessuno naturalmente intende addossare la responsabilità degli ultimi cent’anni della storia dei Balcani a Gavrilo Princip, un giovanotto che all’epoca dei fatti non aveva ancora vent’anni, ma per dire come lo sdegno, al di là di quel che pare a chi lo prova, sia sovente nient’altro che un’epifania determinata dalla cattiva digestione di elementi culturali messi insieme dal caso.
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Se Gavrilo non fosse stato figlio del suo tempo, profondamente intriso (il suo tempo) del pensiero di Fichte, Schelling ed Hegel, se avesse avuto coscienza di quali meccanismi avrebbe messo in moto il suo gesto, probabilmente avrebbe rinunciato a premere il grilletto e magari, chissà, la storia sarebbe andata in un altro modo.
Mi chiedo se non varrebbe la pena di parlarne di più, del nobile valore dello sdegno e dei suoi rischi, soprattutto con i giovani, fisiologicamente i più esposti al virus, come sa chiunque sia stato giovane.
Esattamente come si fa per l’accaivù.
Lo Sdegno di Gavrilo Princip è di fma

bel pezzo!
Un passaggio però suscita il mio sdegno :p
” i Balcani sono pressappoco, confine più confine meno, com’erano prima ”
ehm.. ora ogni etnia possiede una sua nazionalità, era ciò a cui la gran parte ambiva da secoli. Non mi fare il paragone coi leghisti che non si adatta per nulla al caso. Se non conosci questa sfumatura, cerca “Domobranci”, fazione slovena sterminata subito *dopo* la seconda guerra grazie alle porcate inglesi. Ad essere sinceri, la Slovenia esiste dal 1991, di essa non c’è mai stata traccia nella storia. Ciò non toglie che quel popolo con una sua lingua propria e cultura in quel territorio esiste da “sempre” (passami la generalizzazione).
Per concludere direi che, parlando di balcani, nel corso delle nostre vite si sono fatti passi da gigante.
Forse ho solo capito male quello che volevi dire, il filo del tuo discorso mi è piaciuto molto
Detto che nell’economia del pezzo il discorso sui balcani é strumentale al discorso sullo sdegno, confesso che mi riesce tuttavia difficile capire la necessità di far coincidere etnia con nazione e nazione con stato, in un mondo che si va vertiginosamente mischiando.
beh, mai dire mai
Parlare di più dello “sdegno”? Certo, perché no? Ma direi che è più o meno che parlare dell’ansia, soggettiva e collettiva, dell’eroismo, quasi sempre individule, della gelosia, dell’odio, o di qualsisi altro moto delle emozioni umane. Tutte relative, tutte più o meno incontrollabili (nel senso di imprevedibili e casuali). Tutti (ma proprio tutti) i comportamenti umani dettati prevalentemente da stati emotivi diventano causa di una sequenza imprevedibile di eventi che possono coinvolgere solo chi li attua, o quelli che vi sono coinvolti anche senza averne il sospetto in taluni casi.
D’altro canto in che modo ovviare? Cercare il raziocinio sempre e comunque sarebbe auspicabile, anzi decisamente utile ad un umano evoluto. Ma come si possa raggiungere un buon livello generalizzato di comportamento razionale senza rinunciare alla intrinseca dose di umanità animale è cosa davvero difficile da spiegare e anche spiegnadolo difficile da ottenere. Ammesso che sia utile.
Certamente è inutile razionalizzare senza avere gli strumenti per capire il livello di razionalizzazione che si cerca. E si tratta di strumenti culturali in senso stretto: conoscenza dei fatti e conoscenza della storia di quei fatti. Ma anche conoscenza delle cause originarie, degli elementi fisici e biologici che ci stanno sotto, dei controlli psicofisiologici, delle meccaniche di scelta, delle strutture cognitive che le controllano ecc. Insomma occorre sapere prima di poter capire. E non solo sapere, ma anche riconoscere che non è possibile sapere tutto e quindi dando implicitamente (e intimamente) per accertato che occorrerà fidarsi del giudizio di qualcun altro (prima o poi) che ne sa qualcosa in più.
Per poi magari sdegnarsi se non ci soddisfa.
La considerazione che gli uomini hanno dei propri sentimenti varia nel corso del tempo.
La gelosia per esempio godeva fino a cinquant’anni fa di ottima fama. Tant’è che era invocata a circostanza attenuante per delitti gravissimi, quali l’omicidio.
Ora non più.
La Corte di Cassazione, sezione I penale, con sentenza 10 ottobre 2007
n°37352, per esemmpio, decreta che al marito che uccide la moglie per gelosia “non si applica l’attenuante comune di cui all’art. 62, n.1, c.p., perché la causa d’onore, lungi dal costituire un motivo di particolare valore morale o sociale, è espressione di una concezione angusta e arcaica del rapporto di coniugio, apertamente confliggente con valori ormai acquisiti nella società civile.”
Mentre lo sdegno continua a godere d ottima fama, ad essere considerato dimostrazione di nobiltà d’animo.
Secondo me senza che ve sia motivo.
Il problema è il dualismo mente/corpo ; intelletto,razionalità/intuizione,sentimento che a mio avviso appesta tutte le riflessioni filosofiche moderne.
L’essere umano è un animale,che ci piaccia o meno,e certe reazioni emotive,come lo sdegno,fanno parte del nostro essere.
Vero.
Tuttavia siamo ancora noi, non altri, ad aver classificato come negativi certi atteggiamenti che fanno indiscutibilmente parte del nostro essere, sanzionandoli solennemente: non uccidere, non desiderare la roba d’altri, non desiderare la donna d’altri…
Nella fattispecie, molto prosaicamente, si tratta di valutare se lo sdegno meriti la fama di cui gode, oppure no.
Se spesso non serva che ad appagare la coscienza di chi lo esprime, o se, al contrario, abbia soprattutto ricadute benefiche sulla causa per cui viene speso.
Non me ne voglia Oris se cito Pablo Neruda: ” La speranza ha due bellissimi figli: lo sdegno e il coraggio. Lo sdegno per la realtà delle cose, il coraggio per cambiarle”.
“E’ utile o no lo sdegno?” chiedi.
Ti rispondo che, secondo me, c’è sdegno e Sdegno!
lo sdegno è inutile quando scaturisce da fanatismo etico, tipico di una visione del mondo fondamentalmente di tipo religioso, quando si trasforma in rivolgimento politico e sociale violento, motivato da precise ideologie, se guarda unicamente al proprio tornaconto. E’ inutile quando è rabbia sterile che lentamente si trasforma in apatia e ci uccide.
E’ utile se si trasforma in contestazione, attraverso la quale mettere in dubbio, contrastare, negare…indignazione morale sincera e diretta contro ogni ingiustizia.
Il mio odio per le citazioni si limita a quelle inserite solo a ostentare erudizione.
Quando sono utili invece non vedo perchè non usarle.
Chiedo scusa, ti ho risposto sotto.
indignazione morale sincera e diretta contro ogni ingiustizia.
Hai detto niente.
E chi lo stabilisce, di volta in volta, se è questo o se è quell’altro?
Credo che Gavrilo Princip non avrebbe mai accettato altra autorità che la sua coscienza.
La fregatura è il valore, esagerato, che troppo spesso siamo disposti ad attribuire alla nostra coscienza.
Al di là di qualsiasi verifica logica.
Di quale coscienza parli?
Non credo sia poi così difficile riconoscere le ingiustizie.
Forse ci fa comodo ignorarle(egoismo).
Non so perchè, quando parliamo di coscienza immagino un movimento interiore che
attraversa cuore e testa e muove gambe e braccia.(dentro e fuori di noi).
Gavrilo Princip forse non avrebbe mai accettato perchè stava rispondendo ad una coscienza eteronoma, ad un diktat dettato da condizionamenti e non dall’esercizio della ragione(ci risiamo!).
“Nosce te ipsum”(Oris che dici? Ci azzecca?:)) raccomandava Socrate, “sapere di non sapere nulla” per non accettare acriticamente e dogmaticamente quanto il mondo propone (preconfeziona).per essere padroni di noi stessi
Soltanto allora è possibile aprire gli occhi sul mondo ammirarne quanto di bello offre, riconoscere le ingiustizie che lo piagano e muoverci per contrastarle e risolverle…
Parlo della coscienza che, di volta in volta, nel corso della nostra vita, abbiamo creduto ci rappresentasse.
Pure Gesù aveva perfetta coscienza di sè, quando seccò il fico.
O dobbiamo pensare che fosse necessariamente eterodiretto, come Gavrilo?
Il quale, da capo, si sarebbe sdegnato moltissimo se gli avessero detto che la sua volontà era mossa da fini ad essa estranei.
A sua difesa devo dire che neppure io conosco alcuna coscienza che possa ragionevolmente asserire d’essere estranea a contributi esterni.
Sarebbe la coscienza di un uomo cieco, sordo e muto, nato e cresciuto sotto una campana di vetro.
“nosce te ipsum” é un’aspirazione più che una possibilità, a mio modo di vedere il massimo che ci è concesso è di conoscere ciò che eravamo.
Preferisco interpretarlo come un monito: “abbi coscienza dei tuoi limiti”!
Mentre sono un fautore entusiasta del “sapere di non sapere nulla”, lo trovo un magnifico antidoto contro lo sdegno.
Aggiungerei come chiosa, che quelli che per una parte sono eroi, dall’altra sono assassini di guerra.
Solo per allargare il dibattito.
Di primo acchito mi vengono in mente due cose. Una bella citazione giustappunto ascoltata ieri e alcune delle considerazioni del professore di diritto nel bel (per me s’intende) film “The reader”.
La citazione recita: “covare rancore è come bere del veleno destinato al proprio nemico sperando che sia questi a morire” e le spiegazioni del professore, per chi non ha visto o non ricorda, sono relative alla liceità di un gesto secondo non la morale sociale ma secondo la giurisprudenza in corso. Ben altro sono la morale e la coscienza personali.
Ma riflettendo trovo lo scritto e senza dubbio capace di dar luogo a molte considerazioni dirette e non ma è, perdonatemi, privo di logica perché espresso col senno di poi. “Se Gavrilo…”, quel “se” strumentale è la chiave di tutto.
Effettuare l’analisi a posteriori basata su ipotesi precostruite non porta molto lontano, come dicono a Roma “se mi nonno annava sui binari era ‘n tramvai”…Ma senza dubbio ci permette di analizzare alcuni aspetti del comune senso della morale…imposta! Lo sdegno. E da questo il pregiudizio, il rancore, l’odio…
A parte questo l’autore è inoltre saltato a piè pari alla seconda guerra mondiale ed a Tito dimenticando i decenni precedenti che hanno riempito l’europa centrale di miriadi di componenti sociali sulle quali le idee ed i movimenti totalitaristi hanno attecchito e germinato fecondi: indipendentemente da un irredentista bosniaco.
O vogliamo dar seguito alla rispettabilissima teoria matematica del caos? Che in uno dei suoi postulati porta ad affermazioni come questa “se una farfalla s’alza in volo da qualche parte in Cina, senz’altro a Torono pioverà”…
In realtà io non volevo parlare della storia dei balcani, ma dello sdegno, sentimento che gode, secondo me, di reputazione immeritata.
Gavrilo è soltanto lo strumento, paradossale, a supporto della tesi.