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Lo Scricchiolio di un Altro Muro

3 ottobre, 2008 - 13:00 di  
Archiviato in Caffè Amaro, Chiamiamola Economia




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9 novembre 1989: cade il Muro di Berlino. E’ la data che è rimasta impressa nella Storia a simboleggiare l’inizio del crollo del Socialismo reale, quello instaurato dai regimi comunisti oltre la Cortina di Ferro. Ed ora prendete carta e penna e preparatevi a scriverne un’altra, di data: quella di venerdì 3 ottobre 2008 potrebbe diventare una data storica anch’essa.




Il primo ottobre il Senato USA ha approvato il piano Paulson che inietta nell’economia americana 700 miliardi di dollari finalizzati al sostegno (meglio sarebbe definirlo ‘salvataggio’) del sistema finanziario statunitense, e il 3 il provvedimento torna alla Camera dei Rappresentanti - che l’aveva bocciato pochi giorni fa – per il definitivo ‘via libera’.

Per una strana coincidenza della Storia un altro Muro (in inglese ‘wall’), quello di Wall Street, sede della Borsa Americana, comincia a scricchiolare. E’ forse il segnale dell’entrata in coma del neoliberismo, la teoria economica nata dopo la grande crisi del 1929 a temperare il vecchio liberismo (quello “sfrenato” teorizzato da Adam Smith)? Non lo sappiamo ancora, ma io non la penso come Ezio Mauro che da Repubblica parla di “nuovo disordine mondiale”: secondo me potrebbe essere invece l’inizio di una rivoluzione epocale.

L’economia degli USA si tinge, per la prima volta nella storia, di statalismo, una cosa che non avvenne neanche dopo la Grande Crisi del 1929. Le banche, oggi incontrastato midollo spinale di giganti finanziari abituati a moltiplicare denaro senza troppi scrupoli mediante pochi click digitati al computer, sono in difficoltà e lo Stato interviene con misure pesanti a sostenerle. Ma lo Stato sono i cittadini, ed i soldi dello Stato sono le loro imposte. Come farà lo Stato a recuperare quei 700 miliardi di dollari? Dovrà aumentare le imposte a carico dei cittadini oppure ricorrere all’emissione di titoli di stato incrementando il debito pubblico, e sperare che i tassi di interesse tornino a calare, per evitare che vi sia un effetto domino sull’incremento del debito, con conseguente ritorno alle tasche dei cittadini.

Il tutto per non far fallire qualche banca o qualche colosso finanziario? No: il tutto per mantenere in piedi un sistema ormai in crisi di valori prima ancora che di liquidità.

Ho solo briciole di nozioni di teoria economica, quindi posso permettermi di fare figuracce divertendomi a fare un po’ di fantaeconomia. Io penso che, specie se a vincere sarà Obama (come spero e come sembra) gli USA – e di conseguenza il resto dell’Occidente – andranno nella direzione di un pesante intervento statale nell’economia di mercato e a quel punto…. (reggetevi forte perché ne sto per sparare una grossa!) a quel punto le economie di USA e Cina non saranno più così differenti come appaiono oggi. Mentre la Cina si andrà sempre più americanizzando gli USA si andranno un po’ cinesizzando: non sarà più solo il mercato, la libera iniziativa, a guidare l’economia: lo Stato, in alcuni casi, interverrà a regolarla in modo determinante. Che è il contrario dell’economia di (libero) mercato.

Il risultato di questa rivoluzione potrebbe essere che il mondo non sarà più spaccato in due in senso verticale (Est-Ovest) ma in senso orizzontale: paesi ricchissimi, a tecnologie avanzatissime (non a caso la Cina è andata nello spazio) e popoli che ancora oggi muoiono di fame.

Potrebbe essere l’inizio di un’era nuova nella storia del nostro mondo. Oppure semplicemente un altro piccolo grande bluff.

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Comments

36 Risposte a “Lo Scricchiolio di un Altro Muro”
  1. Sara scrive:

    Io voto per il piccolo grande bluff, dato che i click al computer han fatto puff…
    :wink:
    A parte gli scherzi, per una rivoluzione vera secondo me serve che lo stato non debba intervenire perchè il mercato e la finanza sono più regolati e meno finanziari di adesso. Ecco si, la rivoluzione secondo me è abbattere la finanza.
    Spero che si sbrighino in modo che io non debba capire cos’è!!

  2. Sara scrive:

    Io voto per il piccolo grande bluff dato che i click al computer hanno fatto puff…
    :wink:
    Comunque, a parte gli scherzi, penso che per la vera rivoluzione serva che gli stati non debbano intervenire perchè il mercato e la finanza sono più regolati di adesso. Ecco si, penso che l’idea rivoluzionaria sia abbattere la finanza.
    Basta che si sbrighino in modo che io non debba impararmi cos’è!!!

  3. Sara scrive:

    mah…Oggi l’antispam è particolarmente zelante, ho scritto il primo commento e non me l’ha postato, pensando che l’errore fosse mio l’ho riscritto ma l’ha cancellato ancora! I don’t understand!!

  4. fabio scrive:

    Quindi la storia infilera’ in un calderone il modello economico pianificato e quello liberista, per poi farne una centrifuga e tirare fuori un ibrido….Non ho abbastanza competenze per confutarti, pero’ devo dire che e’ interessante come prospettiva, se non altro confermera’ ancora una volta che nulla e’ certo ed eterno. La storia e’ proprio la piu’ democratica delle discipline. Forse si riferiva a questo Castro quando disse: “La Historia me Absolvera’ ” ?

    Saluti

  5. icy scrive:

    700 Mld $, un puntello per far salire altra “gente” sulla struttura che stà per crollare. La miopia è arrivata a tal punto che si finanzia il sistema e non la risoluzione dei problemi, senza voler vedere che in nessuna teoria economica è possibile creare ricchezza, la si può al più spostare nello spazio e nel tempo. Ma alla fine si deve pagare sempre il conto (giusto per capirci, lo sapete che la crisi del ’29 iniziò nel ’27 ma fu “scongiurata” da un manipolo di banchieri che immise sul mercato una grande quantità di denaro, vero?).
    E già temo la prossima soluzione, che potrà essere una sola, la più facile, la peggiore.

  6. Il risultato di questa rivoluzione potrebbe essere che il mondo non sarà più spaccato in due in senso verticale (Est-Ovest) ma in senso orizzontale: paesi ricchissimi, a tecnologie avanzatissime (non a caso la Cina è andata nello spazio) e popoli che ancora oggi muoiono di fame.

    In realta’ la divisione orizzontale non e’ mai venuta meno. Anche se hanno fatto credere, a tratti nella Storia, che fosse una questione ideologica, e che quindi la divisione fosse verticale, da sempre il mondo moderno (cioe’ dall’inizio del colonialismo) e’ spaccato fra nord e sud.

    • ilBuonPeppe scrive:

      Concordo con Chiara. La vera (e drammatica) divisione è tra ricchi e poveri: sempre più ricchi e meno numerosi i primi, sempre più poveri e numerosi i secondi.
      La divisione est-ovest è solo uno dei tanti schematismi fasulli con cui ci riempiono la testa per tenerci occupati mentro loro… si occupano degli affari loro.

    • Fully scrive:

      Cioè stai negando che sia esistita la Cortina di Ferro?

      • Assolutamente no, dato che io ero dall’altra parte. Ma era appunto un “tratto” di una lunga linea in cui e’ stato fatto coincidere est con sud e ovest con nord.

        La veda divisione epocale e’ quella fra nord e sud. Infatti, caduto l’artificio ideologico (durato una breve “stagione”) il mondo ha ripreso il suo percorso di sempre.

  7. Giacomo scrive:

    Fantaeconomia: se quei 700€ di dollari fossero stati tolti ai bilanci per le spese militari…

    • ilBuonPeppe scrive:

      Se tutti quei soldi li togliessero alle spese militari, l’economia USA crollerebbe domani mattina. Il settore militare con tutto l’indotto che si porta dietro è una delle principali (se non la prima) voci del loro bilancio.
      Perchè credi che facciano la guerra? Solo per il petrolio?
      Hanno calcolato (non ricordo chi ma lo posso ritrovare) che investendo opportunamente quella somma, gli USA potrebbero quasi raggiungere l’indipendenza energetica. Ma evidentemente hanno altre priorità…

  8. Giacomo scrive:

    scusate, ho scritto 700€, volevo ovviamente scrivere 700 miliardi! :-)

  9. Carmine... scrive:

    L’economia degli USA si tinge, per la prima volta nella storia, di statalismo, una cosa che non avvenne neanche dopo la Grande Crisi del 1929.

    Ho la sensazione che ci sia qualcosa di confuso. Anche nelle mie stesse opinioni. Nel senso: secondo me in questo caso non c’è statalismo, perchè questo presupporrebbe che l’intervento dello stato fosse una costante. Il presuposto della continuità è, a mio avviso, necessario per definire un particolare tipo di condotta. In questo caso ci sono stati degli interventi statali volti ad arginare una crisi. Che a quanto ricordo è la stessa cosa avvenuta durante la crisi del 1929. Ad esempio con la creazione della Tenessee Valley Authority (ente statale) lo stato interveniva nella gestione di risorse fino ad allora gestite dai privati.
    Magari mi sbaglio, ma continuo a sostenere che non si tratti di statalismo.

    • ilBuonPeppe scrive:

      Non sono d’accordo con nessuno dei due.
      Gli USA praticano, e non da oggi, uno statalismo molto selettivo: per comparti.
      Nella vendita di automobili (tanto per fare un esempio) c’è il libero mercato, e chi non vende fallisce e chiude. Ma nell’industria militare l’intervento pubblico è sempre stato pesantissimo, così come (in misura minore) nel petrolifero. Ora tocca alle banche.
      Quale è la logica? In fondo, non si tratta neanche di essere liberisti o statalisti, ma di difendere sempre e solo gli interessi di una ristrettissima cerchia di “amici”. Perchè, come si è detto anche sopra, la differenza vera è sempre stata tra ricchi e poveri; e il piano da 700 miliardi non è altro che l’estremo tentativo di mantenere il più larga possibile la forbice tra i due gruppi.

      • Fully scrive:

        Quello che tu sostieni mi sorprende non poco: tutti i commentatori che ho potuto leggere citano questo intervento come privo di precedenti.
        Valga per tutti la chiosa di questo articolo di Panorama:

        http://blog.panorama.it/mondo/2008/09/30/capitol-hill-affonda-le-borse-doppio-schiaffo-a-bush/

        Mi interesserebbe conoscere casi concreti di interventi della FED nell’industria militare e nel petrolifero. Potresti citare qualche riferimento? Grazie.

        • ilBuonPeppe scrive:

          In effetti non si trata di interventi diretti della FED; se parliamo di interventi statalisti “classici” probabilmente è davvero la prima volta.
          Il sostegno pubblico a certe aziende viene fatto in maniera più defilata, con opportune concessioni di appalti ad alcuni privati, che arrivano anche a sostituire in blocco interi compartimenti dell’amministrazione pubblica.
          Per chi ha lo stomaco forte: “Shock economy” di Naomi Klein.

          • Fully scrive:

            Beh, ma allora stavi parlando di tutt’altra cosa.

            E’ naturale che lo Stato si rivolga al privato per gli appalti, ma questo non è assistenzialismo, anzi è l’anima del libero mercato. Infatti – come sai – dove vige il libero mercato non esistono aziende di Stato o sono limitate ai soli campi altamente strategici (la NASA, ad esempio).

            PS – Conosco quel libro. Grazie

            • ilBuonPeppe scrive:

              Questo non è assistenzialismo? Dipende.
              Va benissimo l’appalto al privato, se fatto in maniera trasparente e secondo le “vere” logiche di mercato. Quando questo invece segue altre vie, premia sempre gli stessi, serve a finanziare certi soggetti, magari perchè poi questi soggetti ricambiano in qualche modo, le cose cambiano.
              Vedi alla voce “Halliburton” (tanto per citarne una)

              • Fully scrive:

                Mi spiace dover dissentire, caro Peppe.

                Le vicende cui ti riferisci costituiscono una degenerazione “eccezionale” del libero mercato, che invece si fonda sulla libera concorrenza. Sono una patologia e come tale vanno considerate, a mio parere, senza generalizzare.

                Non conosco la normativa americana in merito all’aggiudicazione di appalti pubblici. Qui da noi un’aggiudicazione che non fosse effettuata a seguito di una gara ad evidenza pubblica (fatti salvi gli appalti di ridottissime dimensioni) sarebbe ritenuta illecita, annullabile e le relative responsabilità sarebbero perseguite dall’apposita Autorità (art.6 e succ. del Testo Unico dei Contratti). Non credo che la Giustizia americana sia più tenera della nostra.

                Chiarita la differenza – almeno secondo la mia valutazione – torno a ribadire che una cosa sono gli appalti, altra cosa sono le misure dirette di sostegno/salvataggio del sistema finanziario.

                • Tritumbani scrive:

                  Qui da noi un’aggiudicazione che non fosse effettuata a seguito di una gara ad evidenza pubblica (fatti salvi gli appalti di ridottissime dimensioni!!!) sarebbe ritenuta illecita, 8O :lol:

                  • Fully scrive:

                    Cosa ti sorprende?

                    In Italia gli affidamenti di contratti pubblici a trattativa privata sono limitati ai lavori pubblici di importo fino a 200.000 euro – in presenza di condizioni particolari – ed a servizi e forniture di importo fino a € 103.000 (206.000 per alcune amministrazioni)
                    (Art.125 del Testo unico dei contratti D.Lgs 163/2006)
                    Sono importi modestissimi se confrontati con l’ordine di grandezza delle “iniezioni di liquidità” di cui si sta discutendo.

                    Se poi la sorpresa riguardasse il fatto che sembra ingenuo richiamare una norma non sempre applicata, beh, allora torniamo al discorso di prima: il comportamento secondo la norma è fisiologia, quello contrario è patologia. Se da noi si indulge alla patologia dipende probabilmente dalla scarsa capacità della macchina della Giustizia a perseguire i reati.

                    • Tritumbani scrive:

                      la seconda che hai detto, da noi si è invertito il significato di fisiologico e patologico

      • LighQuantum scrive:

        Concordo in pieno con il BuonPeppe. Non fa alcuna differenza il mezzo attraverso cui lo stato interviene sul libero mercato (FED, Tesoro, ecc…) il risultato ed il fine è sempre quello di fare l’utile di pochi individui a scapito della maggioranza dei cittadini.
        Carmine, un consiglio, leggiti qualcosa di teoria economica Austriaca prima di postare tutti questi commenti…
        http://www.mises.org

    • Fully scrive:

      Concordo sul fatto che una rondine non faccia primavera.
      Tuttavia la mia opinione è che qui non si tratti più di una sola rondine: i salvataggi si ripetono a catena.

  10. paOLO_tr scrive:

    Gli Stati Uniti sono in debito perchè sono dei gran consumatori e poco risparmiatori. Oltretutto le stesse banche americane si sono sputtanate elargendo mutui per l’acquisto di case (l’industria edilizia ringrazia) a persone risultate, poi, insolventi. La Cina, gran lavoratrice ma anche gran risparmiatrice (la biosfera ringrazia), ha con i soldi risparmiati acquistato negli ultimi anni una grossa fetta del debito USA, mi pare 1/4. Gli Stati Uniti, quindi sono sotto scacco da parte della Cina. Questo spiega le Olimpiadi pechinesi, il Tibet ed il Darfur isolati (il Sudan acquista armi dalla Cina).

    La crisi statunitense è solo un effetto di buone proporzioni di un sistema economico (quello neoliberista) che basa il suo successo e rafforzamento anche dalle situazioni di crisi che vengono sempre superate a spese delle istituzioni, della libertà individuale dei cittadini ed a spese di tutti i lavoratori. Invece i disoccupati, i nulla tenenti e coloro i quali vivono autonomamente grazie a strutture economiche di piccolissima scala se la caveranno proprio come quelli che continueranno lucrare grazie a conti bancari segreti ben nascosti alle isole Cayman, allargando ulteriormente così la forbice fra il numero dei ricchi e dei poveri.

    Mi viene da pensare, a questo punto, che ci sono solo due cose di cui il sistema economico neoliberista ha veramente paura: 1) una guerra mondiale e civile fra Nord e Sud; 2) l’opera lillipuziana e sistematica di liberi cittadini autosufficienti.

    Avete fatto caso alle pubblicità radiofoniche delle automobili? “Bisogna consumare meno” dice una, mentre quella nuova della Smart fa esplicito riferimento alla domanda “E’ il costante e frenetico mutamento tecnologico amico dell’ambiente?”. Dicono la verità pur di venderti la merce.
    Pazzesco.

    • Oris scrive:

      Il tuo punto 2 è la mia religione, a parere mio il punto di partenza per realizzarlo è l’abbandono della politica.

      • paOLO_tr scrive:

        Riguardo il mio “punto 2″, credo che “l’abbandono della politica”, come dici tu, possa essere giustificato solo dal fatto che il processo che porta all’autosufficienza (e, non secondariamente, al rispetto del territorio in cui si vive) deve essere volontario e non imposto dall’alto che si traduce nell’esclusione di gabelle e di vincoli di sorta (dazi per l’autarchia, regolamenti di enti parco, ecc…). Siamo però pronti a tutto ciò? Siamo abbastanza “educati” (cioè coscienti) da creare, in una situazione antiproibizionista tendente all’anachico, una realtà sociale equilibrata ed “autosufficiente”? Purtroppo credo di no. Bisognerà arrivarci per piccole indicazioni imposte dall’alto, oltre che per grossa volontà di una parte di noi realtà civile.
        Ecco perchè rimango dell’idea che sia necessario continuare ad affidarci alla politica ed alla (meravigliosa) scheda elettorale.

  11. F.Maria Arouet scrive:

    Il neoliberismo non è la dottrina economica adottata dagli USA per uscire dalla Grande Depressione. Se mai il contrario. Gli USA e i paesi industrializzati ne uscirono seguendo il modello keynesiano che, contrariamente al liberismo classico preesistente, sosteneva che il mercato lasciato a se stesso non é in grado di riequilibrarsi.
    Se per una qualche ragione gli imprenditori decidono di ridurre gli investimenti in un settore industriale questa scelta provocherà un aumento del numero di disoccupati in quel settore e tali disoccupati, costretti a contrarre i propri consumi, determineranno una riduzione della domanda in altri settori, per esempio in quello dei beni di consumo, con conseguente riduzione dei posti di lavoro . Questo effetto ‘moltiplicatore’ determinerà a cascata un calo generalizzato del livello di occupazione, del reddito, del prodotto dell’economia. A questo punto il sistema, secondo Keynes, non é in grado di interrompere la fase negativa del ciclo economico, ossia non ha in sé le forze per riequilibrarsi, senza l’intervento dello stato. Data a quegli anni ed é frutto del convincimento che bisognasse stimolare la domanda per far ripartire l’economia, la nascita dei grandi aggregati industriali creati dalla mano pubblica. Da noi l’IRI.
    Il neoliberismo nasce negli anni ottanta (F.A. von Hayeck) come reazione al fallimento alle politiche keynesiane e sarà adottato in politica da Reagan e dalla Thatcher. E’ da tale convincimento che partirà la riduzione dello stato in economia.
    La crisi attuale, a mio parere, mette se mai in evidenza qualcos’altro, che è poi uno degli aspetti più abnormi e preoccupanti della globalizzazione, il gigantismo delle istituzioni finanziarie (banche) a fronte del nanismo delle istituzioni politiche (singoli stati) i cui bilanci sono sovente inferiori a quelli delle stesse istituzioni finanziarie (campioni nazionali) che sono chiamate a soccorrere.

    • LighQuantum scrive:

      Ben detto. L’intervento dello stato nel libero mercato (consigliato dai Keynesiani) ci sta rovinando! Quando si capirà che l’unica via possibile per un progresso costante è solo e semplicemente il libero mercato ?(come Mises e gli economisti “austriaci” suggerivano)

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