L’Italia s’è Desta?
24 novembre, 2007 di Fully
Archiviato in Cronache Italiane, Diritto di Replica, La diversa Opinione

Anch’io credevo che l’operazione di Berlusconi fosse nient’altro che un restyling di Forza Italia. Che non si trattasse solo di questo l’ho capito dopo aver visto le facce di Bondi e Cicchitto. Chi sono? Ma sì, sono i due “vice” di Forza Italia, il primo “convertito” a FI dopo una lunga militanza a sinistra, il secondo ex democristiano di lungo corso.
Credo che più di Fini, più di Casini, più di tutto il resto del panorama politico rimasto scosso dalla sortita del Cavaliere, i più “tramortiti” siano stati proprio quei due. Il perché è chiaro: abituati ai partiti tradizionali, si aspettavano, prima o poi, di salire al gradino più alto, una carriera coi fiocchi.
E invece no. Oggi il più accreditato successore del leader del centrodestra è una giovane donna, dall’eloquio sciolto, rossa di capelli e dalle gambe affusolate (non per niente ritratte sui manifesti della Omsa).

Sembra una bizzarria, ma se ci si pensa a fondo non lo è. Mi spiego.
Guardate i principali partiti italiani. La leadership viene da lontano, anni di gavetta. Casini per anni portaborse di Forlani, Fini cresciuto da Almirante come un pupillo. D’Alema, Fassino, Veltroni provenienti dalla rigorosa scuola di partito del PCI, la Bindi, Franceschini, Letta ex giovani della DC, Bertinotti politicamente “cresciuto” da Cossutta, eccetera eccetera.
Fino ad oggi chi entrava in politica (ma anche nel sindacato) se aveva un po’ di pazienza e sapeva sfruttare qualche buona occasione, prima o poi emergeva - sgomitando di qua, pugnalando di là - e si ritrovava leader. Se qualcun altro lo fregava (vedi Casini con Mastella, vedi Bertinotti con Diliberto, vedi Veltroni con Mussi ed Angius e da ultimo Fini con Storace) ecco lì la soluzione pronta: creava un altro partitino e se ne autoproclamava condottiero.
L’operazione di Berlusconi rompe questi schemi.
Rifonda il partito in pochi mesi, lo apre alla partecipazione popolare con i “circoli della Libertà” e ne affida la guida non ad un “parruccone”, ma ad una giovane donna. In un momento in cui la “casta” viene vista come sappiamo, è una mossa azzeccata anche al di là degli effettivi meriti della signora in questione.
Già nel 1994 Berlusconi vinse sfruttando l’effetto-novità, sapientemente assecondato dall’uso dei media. Quella volta “sdoganò” la destra, intercettò il malumore del Nord alleandosi anche coi leghisti e si pose come alternativa secca alla “gioiosa macchina da guerra” di Occhetto, sventolando la bandiera del paladino contro i rischi per la democrazia indotti da ex comunisti al potere.

Questa volta la sorpresa è di segno inverso: butta politicamente a mare i suoi alleati ed apre al dialogo col maggior partito dello schieramento opposto. E’ evidente lo sconquasso che questa mossa provoca: dal suo lato costringe Fini e Casini ad una rincorsa cui non erano pronti, dal lato opposto induce preoccupazione in coloro che - in vista di un eventuale accordo dei maggiori partiti dei due schieramenti - vedono con terrore avvicinarsi una riforma elettorale che tagli fuori dal gioco i partitini minori ma finora fortissimi nel loro potere d’interdizione.
C’è di nuovo anche che Veltroni sembra davvero intenzionato a portare avanti il d-i-a-l-o-g-o con Berlusconi (ex odiato nemico) sulle riforme.
Improvvisamente, da qualche giorno si respira aria nuova e tutto quello che c’era prima ha assunto un sapore di vecchio e stantio.
Insomma, forse l’Italia sè desta.
Speriamo.
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Fully
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Lo stesso giorno gli anni scorsi
2008







Per rispondere alla domanda che dà il titolo al pezzo, la mia risposta è no.
La lettura di Fully mi appare come quella di un uomo di buona volontà che vuole vedere un aspetto positivo ad ogni costo in una vicenda che, personalmente, considero torbida.
Provo a dare la mia interpretazione:
Berlusconi è, da mesi, il propugnatore della spallata. Si spinge fino al punto di vaticinare la data della caduta del governo facendo, mi si perdoni l’ardire, per l’ennesima volta la figura del fesso.
Una volta risvegliatosi alla triste realtà di una coalizione avversaria che, pur di non tornare alle urne sarebbe disposta a votare compatta il divieto del secondo Avvento, cambia improvvisamente atteggiamento. Molla gli alleati, accetta un dialogo che aveva rifiutato fino a poche ore prima e crea un partito fantasma che affida ad una persona di cui si sente sempre lodare le cosce, ma delle idee poco si sa e quel poco che si sa fa anche un po’ impressione.
Per l’ennesima volta Silvio Berlusconi si dimostra un uomo senza lealtà alcuna, il cui esclusivo interesse è quello proprio e la cui abilità più grande è quella di confezionare scatole di carta con grandi fiocchi colorati che, all’apertura, si rivelano inesorabilmente vuote. (Il famoso Contratto firmato da Vespa, ve lo ricordate?)
Comunque, per dare un giudizio sufficientemente scientifico della sua capacità politica, basti pensare ai cinque anni di potere assoluto che ha gestito in questo paese ed ai miseri risultati ottenuti. E’ quello che si paga per aver dato tanto potere ad un piazzista che, secondo me, solo per caso non si è avviato per le strade percorse da Giorgio Mendella.
Confermo la simpatia umana per il personaggio, ma non gli affiderei nemmeno i soldi per farmi comprare un pacchetto di sigarette. Ed il fatto che ho smesso di fumare non c’entra nulla.
Comunque, come quando mia nipote mi dice che il prossimo Natale sarà bellissimo, anche se non ci credo non posso fare a meno di sperare che abbia ragione.
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Grazie, zietto!
Scherzi a parte, c’è del vero in quel che dici.
In ciò che ho scritto volevo soprattutto sottolineare la novità del metodo: dopo 13 anni a fronteggiarsi muro contro muro, ora sembra alle viste qualche apertura ad un dialogo, premessa alla legittimazione reciproca, premessa alla ricostruzione del senso dello stato. Corro troppo? Forse.
Questo per il “metodo”; nel “merito” possiamo solo aspettare e vedere che succede.
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E sperare, ovviamente, che tu abbia ragione e io torto. Perché quello che conta è il nostro paese e non le nostre ragioni.
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Da tempo la leadership di Berlusconi nello schieramento di centro-destra era sempre in più aperta discussione e quindi ha deciso di giocarsi il tutto per tutto, sbagliando a mio avviso.
Alcuni fedelissimi di FI hanno già salutato, gli alleati hanno pronunciato dichiarazioni durissime e lui non trova niente di meglio da fare che stringere accordi con Storace e definire il suo “nuovo” soggetto politico come partito di centro.
Si dimena cercando di rubare voti agli alleati e forse con Fini ci riuscirà, ma alla fine dubito che questo nuovo progetto di marketing possa riscuotere il successo che ebbe Forza Italia.
L’Italiano medio è stupido e tendenzialmente ignorante, ma non così tanto… forse.
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luminal reply on 23 luglio, 2008 19:08:
L’Italiano medio è stupido e tendenzialmente ignorante, ma non così tanto… forse.
Credo proprio che sei troppo ottimista…
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Una cosa continuo a chiedermi: perchè lo fa? Perchè si intestardisce ancora? Insomma, non si rende conto che ha già vinto?
Nel ‘94 era obbligato, sennò finiva dentro. Durante gli ultimi 5 anni di governo ha disinnescato ogni residuo rischio di grane giudiziarie serie.
E molla, Silvio, no?
Hai settant’anni e rotti, in galera non ci vai più, hai già avuto un paio di collassi. Cazzo, ma vai in sardegna a goderti i miliardi e i nipotini, divertiti col Milan, rilassati.
Perchè continua a sbattersi?
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…. e forse questo gli costerà caro. Ormai gli alleati non lo sopportano più e, francamente, credo che una buona parte dell’elettorato di destra ne abbia le scatole piene di sentir dire: “il governo cadrà” ogni santissimo giorno. Se non avesse tutti quei i soldi ed un potere mediatico praticamente infinito sarebbe già scomparso dalla scena politica. Poi a me dà l’idea di uno che si dimena e si agita perché non sa più che pesci prendere, più il governo Prodi durerà più la sua credibilità politica scemerà.
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@77
Alcuni uomini, nonostante le grandi fortune che gli sono destinate, sono schiavi della loro ambizione che li rende perennemente insoddisfatti di ciò che posseggono.
Una delle dimostrazioni che nel nostro universo esiste una sorta di giustizia intrinseca, nel senso che la fenomenologia ha dei fattori interni di limitazione ed adattamento degli eventi.
Considerazione che, paradossalmente, è utile sia a confortare la presenza di Dio che a negarla.
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Non mi sembra una grande novità. Walter l’Ecumenico è pronto a parlare e discutere con tutti da sempre.
Già ha smentito ogni ipotesi si grossa coalizione alla tedesca (avrebbe potuto fare diversamente?)
Ad entrambi fa comodo avere un po ‘ di tempo per assestarsi.
Gli altri o si danno una mossa o verranno fatti fuori.
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@fully e MC
Sinceramente non capisco dove trovate tutta questa speranza. Il quadro (che cambierà ancora) è comunque chiaro nelle sue linee guida e soprattutto nei suoi obiettivi.
http://www.pleonastico.it/modules/news/article.php?storyid=111
Il vero fondamentale obiettivo, del berlusca come di don Walter e di tutti gli altri, è la propria conservazione. E basta.
E in questo non c’è proprio niente di nuovo, nè di positivo. Come non è positivo il dialogo tra i due lider maximi, perchè serve (se va in porto) a congelare lo status quo e garantire a lor signori decenni di tranquillità. Non si chiama “dialogo”, si chiama “consociativismo”, cosa che conosciamo bene.
Quanto agli italiani… non lo so se dimostreranno di essere così svegli. Anche su questo ho poche speranze.
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Attenzione,
l’ottimista è Fully.
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Ok, l’ottimista è Fully. Sono io. Siedo volentieri sul banco degli imputati del reato di ottimismo, mi ci trovo a mio agio e non chiederò clemenza, né le attenuanti generiche
Ammetto che ad essere ottimisti si fa una gran fatica, è molto più difficile che essere pessimisti. Però mi guardo intorno, “vivo” questo luogo (MenteCritica) e mi chiedo se potrebbe mai esistere senza un ottimismo di fondo un certo numero di persone che si interrogano sulle vicende del mondo e cercano di darne un’interpretazione. Lo fanno a prezzo della cosa più importante che esista: il loro Tempo. E lo fanno - io credo - con la inconfessata speranza di dare una mano a cambiare ciò che non va. Io questo lo chiamo ottimismo, e se ne sono colpevole, allora vi chiamo in correità.
Ma sto divagando.
Se in realtà il pezzo che ho scritto si chiude con una speranza, la speranza si riferisce alla riscoperta (sembra) di un metodo da 13 anni abbandonato - il dialogo - per risolvere qualche problema che non può risolversi da solo e che non regge alle decisioni “a colpi di maggioranza”.
Partire dalla legge elettorale può sembrare un paradosso a chi ritiene che i veri problemi dell’Italia siano altri (il lavoro, i soldi che non bastano a campare, la crisi della famiglia, la violenza nelle strade e negli animi, l’energia, ecc.).
Ma la legge elettorale determina il “come” ci si presenta all’elettorato per chiederne il consenso ed abbiamo visto dove siamo arrivati con quelle che si sono susseguite negli ultimi anni: la frammentazione dei partiti ed il moltiplicarsi di leader maximi che di fatto hanno paralizzato le scelte strategiche del Paese.
Se questa rinnovata voglia di dialogo (inciucio? consociativismo? ma la Politica è l’arte del possibile, no?) ci porterà da qualche parte ben venga.
E se non ci porterà da nessuna parte, vorrà dire che io sarò un po’ meno ottimista.
Pessimista mai: è troppo facile, non fa per me.
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PS1 - Grazie a MC per aver scritto:
“Perché quello che conta è il nostro paese e non le nostre ragioni”.
Trovare qui qualcuno che pensa al “nostro” paese vale il prezzo del biglietto.
PS2 - Detesto quelli (ad esempio l’ex sindacalista D’Antoni) che parlando dell’Italia usano l’espressione “questo paese”: sembra quasi che ne vogliano prendere le distanze, invece il più delle volte ci vivono, e (nel suo caso) anche molto bene.
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@Fully
non volevo attribuirmi meriti che non mi competono.
Poi, in fondo, hai ragione. Se non ci credessimo non saremmo qui.
Comunque, daremo spazio anche a Peppe
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magari mi sbaglio ma se ci fate caso questa tattica di creare partiti fittizi delegando come leader persone di fiducia assomiglia molto alle scatole cinesi della finanza un mondo pieno di aziende di facciata e prestanome, ancora una volta il cavaliere mantiene la sua promessa gestire la cosa pubblica come una azienda.
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Vero. la somiglianza è inquietante.
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Mah,grande mossa commerciale,ma la sostanza?
Io per partecipazione popolare intendo altro.
Giorgio.
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Non sapendo che fully scrive anche “di qui”, gli avevo già risposto “di là”.
Ad ogni modo, leggo qui alcuni suoi commenti e mi viene da pensare.
Riguardo l’ottimismo e il pessimismo, mi viene in mente l’incipit del film “L’odio” (la haine, per chi non l’avesse visto, caldamente consigliato): “Questa è la storia di un uomo che cade da un palazzo di 50 piani: mano a mano che cadendo passa da un piano all’altro il tizio si ripete: fino a qui tutto bene… fino a qui tutto bene… fino a qui tutto bene… Il problema non è la caduta ma l’atterraggio”.
Non capisco come possa essere più semplice essere pessimisti che ottimisti. E’ una questione di prospettiva… a volte essere “ottimisti” aiuta, altre volte può anche equivalere a chiudere gli occhi mentre si va a sbattere contro un muro.
Detto questo, vedo delle contraddizioni in quello che sostieni, aldilà della legittimità dell’opinione che esprimi.
Che io sappia, “frammentazione” sta a “proporzionale” come “bipolarismo” sta a “maggioritario”. Sostenere che nella frammentazione emergano i leader maximi, mentre nel bipolarismo no, mi sembra un po’ eccessivo. Semmai i leader maximi emergono con l’eliminazione delle minoranze, che è l’operazione tentata da veltroni e berlusconi… vale a dire liberarsi del 45% degli italiani con un proporzionale con soglie di sbarramento alte a sufficienza da tenere a casa tutti gli altri. Lo chiamano modello alla tedesca, ma non lo è. Se anche lo fosse, un conto sono i tedeschi, un conto sono gli italiani (lasciatemi passare un pizzico di qualunquismo qua e là, già sono prolisso di mio…). Un “grande centro” fra ex compagni, ex democristiani e
pure qualche ex camerata.
In tutto ciò spariscono i programmi. O meglio… veltroni tira fuori dal cilindro il programma totale, quello che comprende tutti “ma anche” nessuno. E alla fine (coincidentia oppositorum, diceva qualcuno) il programma del tutto di veltroni si trova a coincidere col programma del nulla di berlusconi. E i cittadini che fine hanno fatto? Qualcuno è ottimista, qualcuno meno. Ma stanno tutti a guardare.
Ed è qui che mi inquieto. Perchè, caro fully, tu sostieni che:
Altrove parli anche di speranza.
Ma questa non è democrazia, questa è fede cieca nella provvidenza divina. E’ vero che lo chiamano “teatrino” della politica, ma da qui a mettersi a pregare che chi sta “scamazzando” un paese improvvisamente inverta la tendenza e anteponga i problemi dei cittadini ai suoi, mi sembra davvero troppo “semplice”.
Sì, perchè alla fine, non so se sia davvero più semplice essere pessimisti o ottimisti, ma so di certo che la cosa *di gran lunga* più semplice è sedersi, aspettare, guardare, e delegare.
Se l’italia si desterà non sarà nè per veltroni nè per berlusconi, nè tantomeno per le gambe della brambilla. (e credo che questo non c’entri nulla con l’ottimismo).
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No, l’Italia non s’è Desta per niente, ha solo avuto un SUSSULTO alla metà di aprile 2008.
Io, che mi riconosco politicamente come conservatore (nel senso Prezzoliniano del termine) ho fatto un ’saltino’ sulla poltrona, ma adesso, su quella stessa poltrona, mi ci sono disteso con la copertina a quadri, per dormire meglio.
Non c’è niente da fare, la Democrazia Cristiana è come il diamante: per sempre.
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