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Liste PDL Escluse in Lazio e Lombardia: A Londra se ne Ride

3 marzo, 2010 di redazione  
Archiviato in Oltre il Confine, Rassegna Stampa, latest



Silvio Berlusconi sfoga la sua furia contro i “dilettanti e gli idioti” che lo circondano, dopo che il suo partito è stato escluso ieri da due delle più importanti elezioni regionali di questo mese per non aver presentato le liste elettorali in tempo. A meno di uno sblocco in appello, Il Popolo della Libertà (PdL), partito del Primo Ministro, non sarà in grado di partecipare alle elezioni nel Lazio, la regione intorno Roma, e in Lombardia, il prato di casa Berlusconi, a causa di ciò che i media descrivono come una “commedia degli errori” .

Le elezioni sono state viste come un test sulla popolarità in declino di Berlusconi, tra scandali sessuali e le accuse sempre maggiori di corruzione. Nel Lazio, Alfredo Milioni, un funzionario del PdL, non ha rispettato il termine per la consegna della lista di partito, prima presentandosi troppo presto e poi troppo tardi. Arrivato presso l’ufficio elettorale con mezz’ora di anticipo, se ne è poi allontanato e ritornato 15 minuti dopo la scadenza ultima di mezzogiorno. Il signor Milioni ha offerto una serie di spiegazioni per la disavventura: secondo alcune si è allontanato per un panino. Secondo altre, era andato a controllare la figlia in attesa in macchina, che “era febbricitante”. Secondo un’ultima versione era andato a recuperare i documenti elettorali mancanti. Altre voci riportano che il partito ha superato il termine di consegna a causa di dispute interne sulle persone da presentare.

Il Signor Berlusconi, 73 anni, già coinvolto in scandali sessuali e  due processi per corruzione, è stato descritto come furioso. Il suo umore non è migliorato quando è emerso che la lista PdL in Lombardia, la sua regione natale attorno a Milano, è stata esclusa, questa volta a causa di 514 delle 3.500 firme richieste ritenute non valide.

Questo sembra portare a una fine prematura la carriera politica di Nicole Minetti, l’igienista orale ed ex ballerina che ha curato il Presidente Berlusconi dopo che era stato aggredito a Milano lo scorso anno e che era stata candidata in Lombardia(1).

I Funzionari del PdL attribuiscono entrambi i fiaschi alla piccola componente di sinistra del Partito Radicale che ha presentato una denuncia di “irregolarità” per le firme di Milano e i cui membri avrebbero ostacolato e “distratto” il Signor Milioni mentre cercava di consegnare i documenti di vitale importanza a Roma.

Emma Bonino, leader del Partito Radicale – ex commissario europeo e candidata di centrosinistra alla presidenza della regione Lazio – ha descritto l’accusa come “una menzogna ridicola”. Renata Polverini, candidato PdL per la stessa carica, era considerata favorita dopo le dimissioni nel mese di ottobre di Piero Marrazzo, l’ex presidente della Regione di centrosinistra, intervenute a seguito di uno scandalo per droga e prostitute transessuali.

La signora Polverini ha rivolto un appello al Presidente Napolitano, capo di stato Italiano, chiedendogli di intervenire per risolvere “questo problema burocratico”. Il signor Napolitano ha rifiutato, dicendo che si tratta di una questione di competenza dei tribunali. Berlusconi, che ha ripetutamente affermato che egli è vittima di una “persecuzione” dei magistrati italiani, ha dichiarato che ripone tutta la sua fiducia nei giudici d’appello.

La decisione finale deve arrivare entro il 13 marzo, quando le liste elettorali saranno pubblicate. Roberto Formigoni, l’attuale presidente di centrodestra della Lombardia, si è detto fiducioso sulla risoluzione del problema. Le elezioni si terranno il 28 e il 29 marzo.

I conduttori televisivi di talk show ieri hanno iniziato una protesta contro la decisione della RAI, la televisione di stato, di sospendere tutti i dibattiti politici televisivi fino a dopo le elezioni. In passato, le trasmissioni sono state autorizzate a continuare a condizione di concedere spazi di uguale lunghezza a entrambe le coalizioni.

Con l’avvicinarsi delle elezioni, crescono le preoccupazioni per il gradimento personale del signor Berlusconi. Esso è sceso dal 60 per cento alle ultime elezioni di 18 mesi fa al 46 per cento. Il partito al potere si avvicina alle elezioni con segni crescenti di lotte intestine. In una delle sue dichiarazioni più forti fino ad oggi, prendendo le distanze dallo stesso Silvio Berlusconi, Gianfranco Fini, rivale del primo ministro, ha detto ieri che era orgoglioso di aver co-fondato il PdL – “ma non mi piace così com’è”.

Traduzione ed adattamento dell’articolo
Silvio Berlusconi’s party out of poll count in ‘comedy of errors’
pubblicato dal London Times il 3 marzo 2010

Note
  1. nel listino ad elezione certa N.d.T. []
Fine delle Note

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Comments

10 Risposte a “Liste PDL Escluse in Lazio e Lombardia: A Londra se ne Ride”
  1. fma scrive:

    Un bell’articolo, che dimostra come si possa scrivere separando i fatti dalle opinioni. E come i fatti, nudi e crudi, messi in fila, siano sovente più eloquenti di tante opinioni.

    • Lo scopo è proprio quello di offrire una rappresentazione della situazione attraverso media che, teoricamente, dovrebbero essere terzi rispetto alle parti in causa.
      Nel caso particolare della stampa anglosassone, ritengo che possa essere utile anche una valutazione di stile, come giustamente fai notare.

  2. Chiara scrive:

    Io vivo a Londra da ormai tanti anni e ho sempre capito che gli inglesi ci capiscono poco o nulla di politica. Andassero a commentare il tasso di poverta’ che vige a Londra ed il degrado sociale che hanno a Birmingham, Liverpool e Manchester prima di parlare del “Continent” come lo chiamano loro. (se non ci credete, andate sull’Evening Standart e leggete i reportage. O andate sul sito dell’NHS per vedere la poverta’ in cui vivono questi inglese….e poi dicono che non se ne erano accorti prima). Lasciando da parte loro. Vorrei focalizzarmi sul mio Paese.
    Io faccio parte della Regione Lazio. E faccio parte di quella maggioranza che non andra’ a votare. Non esiste. Ridicole le scuse del candidato Laziale, assolutamente senza alcun senso.
    Come puo’ una persona, andare a votare sapendo che non ci sara’ pluralismo? Abbiamo fatto tante manifestazioni di piazza, ci siamo sempre lamentati del duopolio Rai-Mediaset, abbiamo sempre decantato i valori della Societa’ Civile (che tra DC, PCI,MSI, AN,PDL,PD,LN,ABCDEFG e cosi via) mai rispettati nel nostro paese ed adesso, io mi chiedo, quale persona con un minimo di rispetto dei principi di pluralita’ andra’ a votare? O siamo per la societa’ civile ed il pluralismo sempre, o la smettiamo di riempire le piazze in rimostranze e cortei solo quando ci fa comodo….io non mi sento rappresentata. Con quale coraggio adesso si andra’ a votare, si celebrera’ la “vittoria” ottenuta quando una % di cittadini non verra’ rapresentata? Mi ricorda molto gli anni ’20. E tutti sappiamo dove siamo andati a finire.Ma ci rendiamo conto? Dove sono tutti i cortei per il pluralismo? Dove sono le persone che, secondo i nostri articoli della Costituzione Italiana, devono garantire al POPOLO il benessere politico, economico e sociale? Napolitano dove sta? Da quando il Presidente della Repubblica non puo’ intervenire? Come….interviene anche sul colore della carta igienica che deve essere presente in parlamento????!!!!!!

    • Beh, l’articolo descrive quello che è successo. Non è certo colpa degli inglesi.

    • diabolicomarco scrive:

      A parte il fatto che, come dice Nebbia, non è certo colpa degli inglesi vorrei sapere tu di chi pensi che sia la colpa.

      In fondo è come se tu dovessi prendere una aereo per tornare a Roma a votare lunedì 29 marzo e – mettiamo che tu abbia scelto un aereo che parte alle 12 – ti presenti alle 12.45 con tutta calma perché sei andata a mangiare un panino.
      Non puoi certo venirmi a dire che qualcuno vuole ledere il tuo diritto costituzionale a porre la sacra ics sulla scheda!
      Certo, potresti provare a prendere un altro volo per cercare di arrivare entro le 15. Ma se non ce la dovessi fare non ti consiglio di chiamare Napolitano.

      Infine ti ricordo che la Polverini ci stà e quindi il pluralismo, almeno da noi, è salvo anche se azzoppato.
      Che dovrebbero dire allora i lombardi?

  3. Ora cercano di varare un decreto interpretativo, per interpretare che cosa?
    La mobilitazione attenta dei radicali ha messo a nudo il Re.
    L’elevato numero delle firme, debitamente autenticate, necessarie per la presentazione delle liste alle elezioni regionali, nei fatti ha determinato la rinuncia di tanti gruppi politici minori a cimentarsi nelle elezioni. Se si considera che ogni firma deve essere debitamente autenticata, e non si hanno certo notai che vanno in giro casa per casa o che sono disponibili 24 ore su 24, la difficoltà diventa enorme per i piccoli gruppi; e non è certo irrilevante per i grandi gruppi.
    Il numero delle firme e la debita autentifica di ogni firma sono, pertanto, sostanza.
    Se una Corte d’appello ha riscontrato irregolarità nelle firme e nelle autentiche vuol dire che ha riscontrato irregolarità sostanziali.
    Forse riusciranno a sottrarsi dalle trappole da essi stessi create, questo lo vedremo tra qualche giorno; ma non possiamo rinunciare a valutare e a pensare.
    francesco zaffuto http://www.lacrisi2009.com

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Su questo articolo gli altri siti web hanno scritto....
  1. [...] Il quotidiano on line che ne parla è La Repubblica, che apre la sua edizione web proprio con questa notizia, anteponendola addirittura alla vuota quanto insipida querelle sulla presentazione delle liste PDL nel Lazio e nella Lombardia. [...]

  2. [...] se c’è ampio consenso si può violare la legge. Buono a sapersi. Qualcuno fa un esempio lampante, qualcun altro si chiede: se ad essere esclusa fosse stata una lista meno conosciuta sarebbe stato [...]

  3. [...] è uno dei casi nei quali alla cronaca c’è poco da aggiungere. Probabilmente la questione della presentazione delle liste non è un incidente democratico, ma solo la dimostrazione dell’arroganza e della sicumera con [...]



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