L’ipocrisia di Chiamarsi Giorgio

Attenzione, su Mentecritica scrivono diversi autori. "L’ipocrisia di Chiamarsi Giorgio" è stato scritto da ilBuonPeppe

Diciamo la verità: nessuno si è sorpreso di vedere i rappresentanti del governo e i suoi sostenitori applaudire alle dimissioni di Aldo Brancher, come se avesse fatto chissà quale nobile gesto. Certo, le dimissioni in Italia sono un evento di tale rarità da risultare sempre e comunque eccezionale; ma le dimissioni di Brancher dalla carica di “ministro per l’attuazione di un pezzetto del programma”, ben lungi dall’essere l’atto di eroismo che qualche anima bella gli attribuisce, sono solo il sigillo dell’ennesimo fallimento di questo governo.
La fanfara, tanto ipocrita quanto scontata, che ha accompagnato le dimissioni del non-ministro ha però ottenuto un risultato non da poco: far dimenticare ai più il nome del vero responsabile di questa vergogna. Giorgio Napolitano.

Quello che sta combinando il governo, tolti gli struzzi, lo sanno tutti; ma la nomina dei ministri è competenza esclusiva del Presidente della Repubblica (Costituzione, art. 92, c. 2) e non è soggetta ad alcun controllo, né subordinata alle decisioni di altre istituzioni. Il capo del governo “indica” i ministri, il Presidente della Repubblica decide se accettare l’indicazione oppure no, e nessuno può dire nulla; la responsabilità è tutta la sua.
Intendiamoci: che la vergognosa legge sul legittimo impedimento sia stata creata dai notabili governativi non c’è dubbio; che per Brancher sia stato letteralmente “inventato” un ministero unicamente per strapparlo dalle grinfie dei giudici lo hanno capito anche i ricci di mare; che Brancher dovesse evitare il tribunale per salvare la Lega Nord pure è chiaro. E come è chiaro a noi, tutto questo era chiaro anche a Napolitano, ma la firma sotto il decreto di nomina è la sua, per cui a meno che non sia banalmente rincoglionito (eventualità che dovrebbe farci preoccupare ancora di più) la responsabilità di quello che è successo è la sua.
La nota che il Quirinale ha poi diffuso per sostenere che Brancher non poteva utilizzare il legittimo impedimento per evitare il processo, è solo un patetico, tardivo e ipocrita tentativo di recuperare al danno fatto.
Se non fosse l’ennesimo scivolone di un presidente che sempre più ci fa rimpiangere i suoi predecessori (il che è tutto dire), si potrebbe liquidare la cosa con poche parole e qualche pasticca contro la nausea.

Ma siccome al peggio non c’è mai fine, ecco che a pochi giorni di distanza giunge un’altra bomba, piazzata direttamente dentro il Quirinale da chi ha dimenticato da tempo il significato del termine “opposizione”; il PD presenta una norma che andrebbe a mettere il Presidente della Repubblica al sicuro da qualsiasi iniziativa giudiziaria, in maniera ancora più ampia di quanto già previsto dalle scandalose leggi a cui ci ha abituato questo governo. Due giornali se ne accorgono e, logicamente, si chiedono “a che serve?”, lasciando trapelare il dubbio che ci possa essere qualche scheletro nell’armadio di Napolitano, un motivo ben preciso per cui potrebbe avere la necessità di difendersi “da” qualche processo.
Apriti cielo! Il presidente si indigna (come se per lui questo termine avesse ancora un senso) e risponde pubblicamente: e invece di disinnescare la bomba riesce ad amplificarne il botto. Si chiama fuori da quello che succede in Parlamento, se la prende con i giornalisti per aver dato una notizia vera ed essersi fatti delle domande (per una volta che fanno il loro lavoro…), e protesta la sua innocenza. Sembra un film già visto.
E pensare che per chiudere la bocca a tutti sarebbe bastato affrontare il problema nella sostanza, senza alzare polveroni. La dichiarazione avrebbe potuto suonare così: “Le ipotesi apparse su alcuni quotidiani sono del tutto infondate, e a riprova della mia buona fede e della mia assoluta tranquillità mi impegno fin d’ora a non utilizzare alcuno strumento che possa evitare, ritardare o rendere comunque difficoltoso il mio coinvolgimento in eventuali procedimenti giudiziari che mi dovessero riguardare.“.

Una dichiarazione di questo tipo lo avrebbe ricollocato all’interno di quel principio di uguaglianza tra i cittadini (Costituzione, art. 3) che questo governo, con l’aiuto della non-opposizione, sta facendo a pezzi, e avrebbe dato rispettabilità sia alla persona che all’istituzione. Invece ha preferito tacciare di ipocrisia chi ha semplicemente fatto il proprio lavoro: il toro che dice all’asino “cornuto”.

In Blade Runner, il replicante Roy Batty dice “io ne ho viste cose, che voi umani non potreste immaginarvi“; ma da questa parte della galassia la fantasia e l’immaginazione sono state da tempo superate dalla realtà. E questo gruppetto di umani ne vede di cose…
Evidentemente gli autori di Blade Runner non conoscevano l’Italia.

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