Attenzione, su Mentecritica scrivono diversi autori. "L’Insostenibile Leggerezza dell’Avere" è stato scritto da Daniele. Ogni autore ha la sua opinione personale che non sempre corrisponde a quella di Gianalessio Ridolfi Pacifici ma a tutti è garantita l'opportunità di esprimersi purché siano rispettate queste regole. Il sito mentecritica.net non ha fini di lucro, è gestito su base volontaria ed a spese del curatore. Il sito non è aggregato a partiti o movimenti e non sostiene nessuna organizzazione politica.
Oggi Kundera avrebbe intitolato il suo libro così. L’avere è sinonimo dell’essere, la leggerezza dell’avere corrisponde al non essere, all’essere fluttuante, emarginato, sconosciuto,senza coordinate, privo di punti di riferimento. La società attuale considera l’avere come requisito fondamentale del poter essere. Avere prima di tutto denaro, molto denaro. Avere successo, sapersi imporre, saper gestire la maggioranza, usarla per i propri scopi. Avere beni di consumo primari, ma soprattutto secondari, icone dello status, avere donne/uomini. La società del possedere non lascia spazio agli ultimi. Non lascia spazio alla sensibilità, alla poesia del quotidiano, alla famiglia intesa non come monade ma come gruppo aperto sul mondo.

L’avere sprona alla guerra, alle conquiste, al possesso incondizionato, in campo pubblico come nel privato. L’avere allontana i fratelli e crea alleanze perverse tra nemici nella lotta contro ex amici. L’avere corrompe, costringe, violenta, uccide.
L’avere ha creato una classe politica dirigente senza scrupoli, senza anima, senza il coraggio di mettersi mai discussione. Ha benedetto l’avidità come qualità di comando e considerata inidonea la generosità. Ha amplificato il rumore del ricco e spento l’urlo del povero. Ha legittimato la violenza socioeconomica, giustificandola come scelta politica, riempiendo all’inverosimile le strutture carcerarie di coloro che invece la violenza la odiavano ma la praticavano per necessità. Ha confuso il diritto con la concessione di favori, ha dimenticato i doveri dei grandi e sottolineato quelli degli ultimi.
L’avere ha contrabbandato la pubblicità come cultura, la notizia di parte come libera informazione, l’insulto come satira, l’assenza di idee come ironia.
Che cosa insegnerò ai miei figli, per non costringerli ad una sorta di formale devianza, e non dover comunque sottostare ad un condizionamento come quello attuale? Nulla, se non che la sconfitta dell’avere passa solo e soltanto attraverso ad una rivalutazione globale e totale dell’essere.
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Prima di spacciare l’essere come la panacea di tutti i mali bisognerebbe quantomeno definire cosa sia, non solo in negativo, come il contrario dell’avere, ma anche in positivo.
Nulla vieta che uno possa essere stupido, inetto, incapace di badare a se stesso, zotico, prevenuto, ignorante e al tempo stesso straconvinto di rappresentare la quintessenza del meglio.
Il nostro paese ne abbonda e non militano tutti nelle fila dei ricchi e della destra, pure i poveri e la sinistra hanno la loro parte.
Che si fa?
Gli si fa fare l’esame di conformità da Kundera, o da Fromm?
Nessuno ha parlato di sinistra o destra, ma di sopraffazione degli ultimi. La storia è piena di violenze a destra come a sinistra, credevo fosse implicito.