L’Ignaro Conto da Pagare per un Litro d’Oro Verde
11 agosto, 2007 di serpiko
Archiviato in Chiamiamola Economia
Il costo della benzina è alle stelle, i prezzi dei carburanti non hanno mai raggiunto simili livelli. Il governo sta intervenendo attraverso l’antitrust per verificare se le compagnie stiano rialzando i prezzi artificialmente approfittando della propria egemonia di mercato.
Sfugge però un piccolo particolare: in Italia il costo della benzina è fatto per il 40% dal suo prezzo industriale e per la restante parte da tasse e accise sul prodotto. Se queste ultime non cambiano al variare del prezzo, le tasse sono una percentuale del prezzo stesso e quindi seguono le sue variazioni: per il nostro staterello la crescita del costo della benzina si traduce quindi in un buon affare, egli fa finta di niente e deplora gli aumenti incontrollati ma intanto incassa la differenza.

Ma abbiamo citato le accise. Esse non variano, come s’è detto, quindi potrebbero sembrarci più simpatiche. Prima di maturare una buona predisposizione nei loro confronti causa apparente giustizialismo, vediamole nel dettaglio (fonte: il Corriere):
1,90 lire per la guerra di Abissinia del 1935
14 lire per la crisi di Suez del 1956
10 lire per il disastro del Vajont del 1963
10 lire per l’alluvione di Firenze del 1966
10 lire per il terremoto del Belice del 1968
99 lire per il terremoto del Friuli del 1976
75 lire per il terremoto dell’Irpinia del 1980
205 lire per la missione in Libano del 1983
22 lire per la missione in Bosnia del 1996
39 lire per il rinnovo del contratto degli autoferrotranvieri del 2004
Totale, 485,9 lire al litro (0,25 €/l) versate sui conti di causali dirette. 8 delle quali più vecchie di 25 anni. 9 delle quali dichiarate concluse e liquidate.
Ora, nessuno di noi è tanto stupido da credere che la semplice cancellazione di queste voci di costo si tradurrebbe in un’eliminazione del costo stesso. I soldi così prelevati sono voci d’entrata necessarie all’attuazione del dpef: se non venissero imposti sulla benzina, dovrebbero essere spalmati altrove ma ormai andrebbero riscossi comunque.
Il problema è un altro: se lo Stato li riscuote sotto la voce Vajont o guerra d’Abissinia, e quei conti come detto sono chiusi, come possiamo fare a controllare dove realmente essi vengono impiegati? E finché non lo sapremo, non potremo nemmeno stabilire se questo balzello sia ancora necessario o meno.
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Perché il resto delle spese riusciamo a controllarle?
anche il funzionamento di codesto antitrust mi incuriosisce mica poco: se riesci a tenere i prezzi alti ti accusa di fare monopolio, se li fai uguali a tutti gli altri ti accusa di fare cartello, se li tieni più bassi ti accusa di concorrenza sleale. E in tutto questo florilegio di giustizialismo tutte le grosse compagnie continuano a fare i loro porci comodi. Mi piacerebbe conoscerlo questo signor antitrust.
Sono francesco da Corinaldo (An), vi segnalo Polis il mio blog amatoriale sulla Politica, sarei lieto se lo potete inserire tra i vostri link:
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@Franca
no, in effetti credo di no.
@Cruman