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L’identità Propria e Le Ragioni dell’Altro

16 maggio, 2008 di Fully  
Archiviato in Democrazia e Diritti, MenteCritica

Un paese di poeti, santi, navigatoriStiamo forse entrando in una fase della politica italiana un po’ diversa da quella alla quale eravamo abituati negli ultimi anni.
Sembrerebbe possibile (il condizionale è d’obbligo) che il dialogo fra le parti politiche si sostituisca allo scontro continuo su qualunque cosa si dica, si faccia, si decida di fare.
Credo che la parte più avvertita dell’opinione pubblica sia stanca di contrapposizioni per lo più ideologiche e perciò stantie, e si attenda finalmente risposte in un quadro di reciproca legittimazione degli opposti schieramenti, come succede da sempre nelle più avanzate democrazie. E’ quello che, invece, non siamo ancora riusciti ad ottenere qui da noi per note ragioni storiche (il Fascismo, da ultimo) ma anche per un atavico spirito italico di contrapposizione aspra che discende dalle fazioni di Guelfi e Ghibellini.

E’ così che, dalla caduta del Muro di Berlino e fino ad oggi, la fazione sembra aver prevalso sulla valutazione di merito. Nessuno sconto: quello che dice il mio avversario politico è sbagliato a prescindere. Anche se fosse la stessa identica cosa che dicevo io alcuni mesi fa, detta da lui assume una valenza sinistra, che mi induce al sospetto e che quindi rifiuto.
Perché chi la pensa diversamente non è solo l’antagonista della mia parte politica, nella logica dell’alternanza alla guida del Paese; è pericoloso per le sorti della mia parte politica e quindi - visto che la mia parte politica è l’unica che sappia guidare il Paese - è pericoloso per le sorti del mio Paese. Dunque è un nemico da combattere, non un avversario con cui confrontarsi sui singoli punti per poi sottoporsi alla scelta degli elettori.

Calcetto, calcio balilla

Saper comprendere le ragioni dell’altro è il primo passo verso una civiltà del confronto, della condivisione, della convivenza civile. Il riconoscimento dell’altro come soggetto degno di rispetto emerge dal giacimento culturale occidentale, che è protezione assoluta del pensiero e degli altri diritti individuali, anche quelli degli avversari.
Definisco “onestà intellettuale” quella di coloro che non si preoccupano troppo di difendere le proprie convinzioni ma che, mettendosi in posizione di ascolto, recepiscono le posizioni altrui come degne di rispetto e di considerazione a prescindere dal fatto che le si condivida.
Verrebbe voglia di introdurre fra le materie scolastiche un percorso didattico che addestri i giovani alle differenze, intervenendo sulle modalità della comunicazione. Un percorso educativo atto a costruire non muri, ma ponti, cioè legami che muovano dal riconoscimento e dalla valorizzazione delle diversità.
Non si tratta di “mescolare” posizioni, punti di vista, convinzioni per arrivare a qualcosa di mediato, di indistinto, ad una sorta di plastilina dove l’impasto di colori diversi produce un indefinibile grigio-verdastro. Si tratta di cogliere il buono di una proposta anche proveniente dalla parte avversa, quando si sente intimamente che va nella direzione giusta, o che comunque tenta di dare soluzione ad un problema che io non sono stato capace di risolvere con i metodi miei.
E poco male se l’idea non sarà stata mia, se non avrò la visibilità di una primogenitura.
Neanche mi interessa che si pensi che accettandola abbia smarrito la mia identità. Spesso l’arroccamento sulla propria identità non è che una maschera dietro la quale si nasconde l’incapacità di trovare soluzioni ai problemi, o peggio di non saper neanche vedere che i problemi ci sono e vanno risolti.

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Comments

8 Risposte a “L’identità Propria e Le Ragioni dell’Altro”
  1. F.Maria Arouet scrive:

    Si e no.
    Non fatico a capirti, ma io sono vecchio.
    Credo si tratti più di un punto di arrivo che di partenza.
    Non sarebbe naturale cominciare il proprio percorso escludendo dall’orizzonte Dio, la Storia, la Verità. Valori forti, ancorchè metafisici, che tuttavia muovono il sole e l’altre stelle. E con essi la convinzione di poterli raggiungere.
    Se mai sarà naturale concludere a quel modo, se i fatti saranno andati in tutt’altra direzione.
    Penso che non lo si possa insegnare a scuola. La scuola, al massimo, potrà fornire gli strumenti per maneggiare con cautela quelle ipotesi estreme che altrimenti potrebbero fare danni. Per esempio ponendo Monod accanto a Montale, badando tuttavia di non togliere a nessuno l’incanto che potrebbe venirgli dal poeta.
    Se fosse davvero utile ai fini del risultato ridurre al massimo gli scontri “ideologici”, la politica dovrebbe essere riservata ai vecchi. Ma sono convinto che il guadagno in fatto di sprechi verrebbe largamente superato dalle perdite in termini di spinta propulsiva.
    Lo scontro delle idee, anche violento, mi sembra il metodo non solo più naturale ma alla lunga anche più produttivo. Senza per questo negare che una parte delle energie che va sprecata potrebbe essere meglio impiegata, razionalizzando le regole della contesa.
    Per esempio dando più spazio al metodo empirico. Convenendo tra le parti che un’ipotesi contraddetta dai fatti é un’ipotesi sbagliata. Anche in politica.

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  2. ilBuonPeppe scrive:

    Condivido l’intenzione e le argomentazioni di fondo, ma ritengo di dover fare un distinguo non secondario.
    E’ senz’altro vero che “saper comprendere le ragioni dell’altro è il primo passo verso una civiltà del confronto“; come è verissimo che dovremmo impegnarci tutti “a costruire non muri, ma ponti, cioè legami che muovano dal riconoscimento e dalla valorizzazione delle diversità“.
    Ma “il riconoscimento dell’altro come soggetto degno di rispetto” non è affatto scontato, e non è un punto di partenza ma di arrivo.
    L’onestà intellettuale è “quella di coloro che non si preoccupano troppo di difendere le proprie convinzioni ma che, mettendosi in posizione di ascolto, recepiscono le posizioni altrui [] a prescindere dal fatto che le si condivida“; che poi queste posizioni siano meritevoli di rispetto è tutta un’altra cosa.
    Detto in due parole: l’educazione è dovuta, il rispetto bisogna meritarselo.

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  3. ilBuonPeppe scrive:

    Dimenticavo…
    Gli italiani sono veramente stanchi delle contrapposizioni, ma non perchè sono ideologiche, bensì perchè sono fasulle.
    Le contrapposizioni di cui ci riempiono i maroni (non il ministro) sono artefatte per nascondere all’opinione pubblica le vere intenzioni della classe politica; classe che va tutta (con eccezioni risibili) nella stessa direzione.
    Se tornasse qualche contrapposizione “veramente” ideologica non ne avremmo che vantaggi, perchè l’ideologia (quando è sincera) poi si traduce in scelte di vita. Oggi invece non abbiamo scelta, perchè c’è nella realtà un’unica direzione da seguire.

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  4. dalse scrive:

    ci ho capito poco, mi sembra il tema della maturità farcito di adolescenziali speranze e buonismi indirizzati alla benevolenza della commissione.
    non prenderlo come un attacco personale, fully, è solo espressione del mio pensiero, a volte forse troppo diretto.
    i sorrisi, le possibilità di apertura, i toni pacati a me paiono solo l’espressione fenotipica di una “politica” geneticamente uguale a se stessa.
    ne sono un buon esempio le parole di castelli e tosi ieri sera ad anno zero, quelle dello stesso presidente riguardo alla questione cda rai (”…non c’è tempo…”) solo per citare qualcosa delle ultime ore, dato che pare gli italiani possiedano solo memoria a breve, brevissimo termine (le esternazioni di fini in televisione ed alla camera, la campagna elettorale, i tempi del governo prodi ed i cinque anni precedenti sono cose da archeologia, tutto quello che c’è stato prima inesistente, come il molise sulla nonciclopedia).
    condivido in parte le affermazioni sulla diversità, anche se non le comprendo appieno legate ai due schieramenti; credo che lo stesso discorso avrebbe avuto maggior senso se riferito alla diversità, anzi alla biodiversità culturale.
    l’unica vera diversità tra i vari personaggi che affollano il parlamento, scambiandosi bigliettini, leggendo il giornale o mandando sms, sono i punti di partenza, ideologici per gli uni e dettati dal sentimento per gli altri (alternabili a piacere nell’ordine, a seconda del pensiero del lettore).
    rimane uguale anche l’incapacità di intercettare i sentimenti del paese, sempre più incazzato e diviso.
    e non credo proprio che questo forzato “clima collaborativo” sia opera di illuminati statisti che cercano di arginare i diffusi fenomeni sociali di contrapposizione tra diversi, avendone intuito la distruttiva portata; semplicemente devia l’attenzione su apparenti novità.

    [Rispondi a questo commento]

  5. Iniquo scrive:

    La Verità con la V maiuscola non esiste se non per fede, quindi è da escludere dal confronto all’interno della società perchè il dogma esclude ogni dialogo; la verità invece va riaffermata di volta in volta argomentando su base razionale, trova nella contestazione la sua continua riconferma.
    Ovviamente la fede non va estromessa dalla vita sociale, però non si deve mischiare il dialogo con convinzioni che per definizione non ammettono repliche ne’ errore; basterebbe essere tutti coscienti che certe convinzioni sono lecite qualunque sia il dio ed anche se non si crede in alcuno.

    [Rispondi a questo commento]

  6. Fully scrive:

    @Arouet.
    No, no… la politica va bene a qualsiasi età, lungi da me riservarla ai vecchi. Quella che ritengo una qualità positiva - la pacatezza, la serenità di giudizio pur nella difesa delle proprie idee - non è appannaggio, per fortuna, solo dei vecchi. Anzi, oggi come oggi, la ritrovo più spesso nelle giovani generazioni che nella mia, che ha conosciuto le dure e violente contrapposizioni degli Anni 70, nelle quali ancora oggi resta spesso invischiata. Il sangue agli occhi annebbia la vista ed impedisce di vederci chiaro.

    @Peppe.
    “Detto in due parole: l’educazione è dovuta, il rispetto bisogna meritarselo”. Condivido, come non potrei?
    Quello che mi preoccupa è il prezzo che si vorrebbe far pagare a questo rispetto, perché se ne consideri degni. C’è chi richiama la Storia e le radici per stilare la propria personale classifica. C’è chi non sa fare un passo avanti rispetto al passato di decenni fa (quanti, fino a ieri, ricordavano a D’Alema di aver costruito bombe Molotov negli anni dei suoi studi alla Normale di Pisa? Quanti, ancora oggi, rinfacciano a Fini o ad Alemanno un passato nel Movimento Sociale di Almirante?) e valuta una proposta non sul merito della proposta, bensì sulla storia personale di chi la formula. Questo intendevo.
    Che poi siano ormai molto sfumate le differenze tra le ricette proposte dagli schieramenti è un fatto. Che però - a mio parere - non dipende dagli schieramenti, bensì dalla collocazione internazionale del nostro Paese e dai vincoli che questa impone. In altre parole, come dicevo tempo fa a proposito di Zapatero in Spagna, anche un leader politico che da noi è considerato “di sinistra” ha effettuato scelte in politica economica e sull’immigrazione che la nostra “sinistra” considera ancora oggi di “destra”.

    @dalse.
    Distinguerei fra le scelte strategiche (delle quali parlavo qui sopra) e quelle tattiche tese alla conservazione della specie politicante (la famigerata “casta”). Per quanto possiamo criticare gli atteggiamente autoconservativi di alcuni privilegi, quando si passa a valutare le proposte alternative sui temi concreti, se non è zuppa (es.: Tremonti) è pan bagnato (es.: Padoa Schioppa).

    @Iniquo.
    La penso esattamente come te.

    [Rispondi a questo commento]

  7. ugasoft scrive:

    wow, un elogio all’inciucio ^_^

    scherzi a parte, dici cose giuste… ma pensare che le parti in causa NON sono due entità contrapposte… è un problema!

    C’è chi pagona Veltrusconi a Moro-Berlinguer… Per favore, documentatevi, questa è un’altra cosa.

    [Rispondi a questo commento]

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