Libertà e Partecipazione
28 aprile, 2009 di Marina Garaventa
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Ecco qui, ci siamo di nuovo: puntuali come le tasse e le rondini, tornano le elezioni! Forse, quello del voto, è uno dei pochi doveri che gli italiani, come attestano le percentuali, sentono fortemente e, anch’io, nonostante la mia grave invalidità, farò il mio dovere, grazie alla legge del 27 gennaio 2006, n. 22, che permette alle persone che sono dipendenti da apparecchiature elettromedicali, di votare nella propria abitazione.
Il problema di salute che, ancora oggi, mi costringe a letto attaccata ad un respiratore, mi colpì nel 2002, mentre ancora occupavo la carica di consigliere delegato ai servizi sociali e alla cultura del mio paese: la mia vita è, da allora, mutata drasticamente, e tante sono le cose alle quali ho dovuto rinunciare con rammarico e, tra le tante, un posto particolare spetta sicuramente all’impegno civile e all’attività politica.

Mai avrei immaginato che la “politica” potesse mancarmi tanto! Non parlo, ovviamente di una politica volta alla gestione del potere, seppur minimo, che non mi ha mai interessato, ma mi riferisco al termine “politica” nel suo significato più nobile: interesse e partecipazione attiva alla vita del proprio territorio, del proprio paese.
Questa volta, oltre al voto per il parlamento europeo, nelle nostre vallate, saremo chiamati a votare per il rinnovo di molte amministrazioni locali e, paradossalmente, io credo che proprio nelle realtà più piccole, la politica esprima il suo lato migliore. Il fascino dell’impegno civile nasce dal fatto che non vi è nulla di più gratificante che lottare per le proprie idee, perseguendo un proprio progetto, perché non c’è niente di più emozionante che lavorare per realizzare un sogno! E il sogno, di là dai proclami politici, di là dai problemi amministrativi e delle pastoie burocratiche, è ancora quello di un paese vivibile, amministrato con trasparenza e onestà, dove coloro che sono chiamati al difficile compito della gestione delle cose pubbliche agiscano solo nell’interesse della collettività. Un paese dove non esistano clientelismi, dove tutti i cittadini siano uguali e tutti invitati a partecipare alla realizzazione di quel sogno. So che molti diranno che tutto questo è irrealizzabile, una mera utopia, ma è solo perseguendo un grande disegno che si può ottenere il meglio da sé e dagli altri.
Ovviamente mille e mille sono i problemi che una giunta deve affrontare e tentare di risolvere ma ciò che ha valore è lo spirito che anima chi tenta questa non facile prova. Dai “miei tempi” naturalmente, molte cose sono cambiate nelle nostre vallate: giunte e assessori si sono alternate, nuovi problemi si sono manifestati, leggi e ordinamenti sono mutati e, per usare una metafora della mia quotidianità teatrale, ancora una volta, come a teatro, siamo chiamati a scegliere il “cast” che si cimenterà nella difficile parte dei nostri amministratori, per i prossimi 5 anni. Cerchiamo, quindi, di non essere un pubblico distratto e passivo ma di seguire attentamente ciò che si rappresenta sulla scena, senza mai perdere una battuta, perché il finale di questo spettacolo influenzerà la nostra vita, ci toccherà negli anni a venire e dipenderà solo da noi questo ultimo atto a sorpresa. Sia che vogliate applaudire o fischiare, fatelo con consapevolezza, con cuore ed onestà ma, soprattutto, con l’impegno di chi vuol vivere il proprio paese come qualcosa che va preservato e migliorato, come un bene che appartiene a tutti.

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Lo stesso giorno gli anni scorsi
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Ottimo spunto di riflessione.
ma come fare a capire poi che quello che ti trasmettono sia poi l’effettivo che faranno?
ricordo il mio primo voto, capitò qualche mese dopo i miei 18 anni.
dopo aver seguito con cura ogni campagna elettorale, quel giorno mi rivestii a festa. Era un onore ed un privilegio per me quel giorno andare a lasciare il “mio voto”. io che mai mi sono fatta partecipe di raccomandazioni o del vado da… per…
alla fine mi ritrovai delusa poichè quel che mi aspettavo, da chi ho votato, non è stato! Andai a votare poche volte ancora ma… e da un po’ che non vado più, se non ogni tanto, così tanto per rieovocare quella dolce emozione che provai a diciott’anni.
Come si farà a sapere se quello che trasmettono sarà quello che faranno? Bella la domanda. Ma è anche una domanda furoviante, parzialmente illogica. PArte dal presupposto che il voto di un cittadino corrisponda esattamente alle aspettative di quel cittadino. Non credo che una simile domanda possa avere mai una risposta. Per quanto la stanchezza e una grande dose di stanchezza mi affligga ad ogni nuova tornata elettorale, per quanto la grand parte dei personaggi politici mi appaiano come ombre opache e indistinte, senza spessore culturale, senza idee, senza dignità, non dispero di poter ritrovare in un gesto, una parola un’azione quella scintilla che possa accendere un’eroica passione.
Il “bene” sociale è l’unica cosa che può rendere degna la vita diuna comunità presa nel suo insieme. Uomini di grande animo politico l’hanno capito bene nel corso della storia e non solo della “storia del nostro Paese”. Dunque essi esistono e sono esistiti. E sono esistiti in ogni epoca e sotto ogni atmosfera culturale.
Forse questo Paese ha perso un treno importantissimo all’indomani della Grande Guerra e tutto poi ne è derivato.
Ma nonvuol dire che i singoli uomini e le singole donne d’intelletto sano e di coraggio d’animo debbano necesasriamente pagare in eterno errori che non hanno fatto.
Adesso l’unico vero errore che si può perpretare è rendersi assenti, e mostrare indifferenza verso l’agire politico.
Lop stare a guardare per poi criticare non serve e soprattutto lascia spazio al più puro e spregiudicato sfruttamento da parte degli sciacalli d’ogni risma.
nella frase finale leggo più o meno le parole che adoperò mio padre, la prima volta che mi esentai da tale dovere…. (il voto)… Ho una grande stima per mio padre.
Mi sono quasi sempre astenuta nel dare, publicamente critiche feroci, se non simpatiche o burlone, sui politici intendo, ed ho cercato di virare quelle mie poche presenze ai seggi, solo per alcune scelte di paese o di città che dir si voglia.
Dell’esistenza di persone di grande animo politico, ne sono certa, ma non sono certa che questi poi alla fin fine sono ciò che la grande maggioranza di chi esprime il voto voglia! quando esprimo questi, forse retorici, pensieri; spero sempre di essere contraddetta. Ma non mi è mai capitato di notare che un mio singolo voto assente, abbia fatto la differenza!
comunque sia, ho la mia tessera elettorale, sempre a portata di mano in un cassetto!
Condivido quello che ha detto Gunnar: l’astensione è una rinuncia, e quando si rinuncia non ci si può poi aspettare niente di buono.
Per tornare alla domanda originale “che quello che ti trasmettono sia poi l’effettivo che faranno?“, io credo che la risposta esista e non sia poi così difficile.
Non bisogna accontentarsi della rappresentanza; il voto non conclude la nostra partecipazione alla politica, anzi la inizia.
Dopo aver seguito la campagna elettorale e aver votato, occorre seguire l’attività degli eletti per controllarli e stimolarli. Magari su un singolo argomento, oppure organizzandosi con altre tre o quattro persone, si può scrivere, telefonare, mandare email, fare domande negli incontri pubblici; sembrano stupidate ma ti posso assicurare che, soprattutto a livello locale, sono cose che non cadono nel vuoto.
Si torna a vendere lucciole per lanterne: chi non vota non rinuncia al voto, rinuncia a far parte della farsa del voto.
Concordo però sulla scheda nulla, un buon voto di protesta che d’ora innanzi porrò in atto al posto della astensione, peccato che non servirà a nulla di uccelli in gabbia ce ne sono troppi di più…
… ma almeno potrò dire di essermi allineato a qualcosa di più…comprensibile dell’astensionismo.
si un ottimo rimedio il voto nullo…. ci ho provato… ma non ci riesco
ho rispetto del senso della politica, quindi una volta lì; devo dare il mio voto, in un modo o nell’altro.
Mi sono anche informata del fatto, che quando si vota tra il conto dei favoritismi e dei soliti ignoti dei quali mai nessuno li prende in considerazione, si può fare un calcolo approssimativo con una buona riuscita nel capire chi ha votato per chi, e chi ha reso il voto nullo, ma c’è sempre un margine di errore. con l’astenzione il dissenso è molto più palese. gli si evita il disturbo.
per le schede in bianco…non ho parole.
c’è una opzione che qui non ho visto citata e che mi pare molto interessante, non ricordo il nome tecnico ma io la definirei ASTENSIONISMO ATTIVO.
In pratica ci si presenta regolarmente alla cabina elettorale muniti di scheda per votare, documento etc; solo che SI DICHIARA AL SEGRETARIO CHE CI SI ASTIENE DAL VOTO, e lui E’ OBBLIGATO A METTERE A VERBALE LE MOTIVAZIONI DELLA NOSTRA ASTENSIONE, che verranno consegnate coi documenti della votazione.
purtroppo questa opzione non è molto conosciuta e quindi ovviamente non è molto efficace se fatta solo da pochi. Ma se si inizia a spargere la voce… chissà mai che per una volta si possa veramente ed efficacemente esprimere il nostro pensiero in sede elettorale. chissà mai ..
il bello di MC è che suscita discussioni. Per quel che ho detto nel pezzo, sono contraria all’astensionismo, passivo o attivo.