Lezioni di Disinformazione: Stampanti in 3d e Terrorismo Mediatico 50


Il sito del giornale Repubblica propone un video che è un eccellente esempio di disinformazione. Si tratta di un’operazione così marchiana da essere stata evidentemente concepita per il target dei condivisori compulsivi, persone in difetto di argomenti personali che si prestano gratuitamente (in quanto inconsapevoli) alla diffusione di informazioni il cui unico scopo è l’aumento del rumore generale del canale con conseguente deterioramento del segnale 1. Costoro si possono paragonare al fiume lungo il quale si lasciano andare i tronchi più grossi, quelli che se fossero veicolati per i canali ufficiali non potrebbero passare inosservati e che invece, grazie alla corrente, arrivano a valle praticamente inosservati e completamente gratis.

 

Il video è preceduto da questa inquietante descrizione:

Nel video di Haaretz.com, si vede l’arma pronta a sparare il suo singolo proiettile. Ma è sufficiente ad uccidere. L’arma è una pistola stampata in 3D, che ha eluso completamente i controlli di sicurezza del Parlamento israeliano. Come non accade invece per altri possibili oggetti offensivi, da armi bianche oltre, naturalmente, a quelle da fuoco. Un video che insieme dimostra come la tecnologia della stampa 3D, ormai accessibile economicamente, rappresenti una rivoluzione industriale, permettendo di produrre addirittura armi funzionanti in casa. E insieme agli utilizzi di interesse collettivo, ci sono anche quelli criminali

Il messaggio trasmesso è che grazie alla stupefacente tecnologia delle stampanti 3D, ora tutti possono costruirsi una pistola di plastica e con essa passare indenni attraverso i controlli delle bussole elettromagnetiche per attentare alla vita dei potenti o, ancor peggio, per dirottare aerei o rapinare indifesi istituti di credito.

Il video è introdotto da un’inquietante colonna sonora. L’audio è sottotitolato in ebraico il che, oltre a non rasserenare l’atmosfera, ha anche l’indubbio pregio di rendere la descrizione del tutto incomprensibile al 99% dei lettori.
Però, mai come questa volta, le immagini parlano da sole.


fonte

Per attentare alla vita del primo ministro, grazie all’eccellente tecnologia delle stampanti in 3D, da questo momento in poi basterà semplicemente:

  1. Comprare una stampante in 3D.
  2. Comprare i diversi polimeri necessari per costruire le singole componenti di cui alcune dovranno essere rigide altre elastiche.
  3. Procurarsi un progetto per la realizzazione dell’arma accedendo a qualche sito di esaltati americani e finendo diritti nei database dell’FBI
  4. Convertire il programma per il proprio modello di stampante 3D.
  5. Produrre le singole componenti.
  6. Assemblarle con la dovuta perizia ed effettuando le opportune correzioni di precisione.
  7. Produrre un proiettile, anche esso in polimero e, subito dopo, buttarlo via visto che non ha polvere da sparo e se pure l’avesse non ha peso specifico sufficiente e se pure l’avesse è composto da bossolo e cartuccia in un unico componente.
  8. Uscire di casa e fare tutto il percorso legale e sanitario per ottenere un porto d’armi per comprare in armeria il vero proiettile o, in alternativa, recarsi a Scampia (Napoli) e cercare di mercanteggiare per acquisire il proiettile di calibro adatto in cambio di contanti. In quest’ultima opzione è necessario, per il proseguimento del progetto, evitare di rientrare a casa in una sacca da cadavere.
  9. Ottenere un invito alla conferenza del primo ministro con relativo “Pass”.
  10. Nel caso non si intenda, come nel filmato, limitarsi a fare la figura di quelli che ancora giocano con la pistole ad acqua, trovare un sistema per far attraversare la bussola elettromagnetica al proiettile che avete comprato (che non essendo diamagnetico e di considerevole densità provocherà l’attivazione della sirena d’allarme). Ingerire il proiettile è una soluzione, ma prevede la capacità di saper defecare a telecomando.
  11. Montare una morsa su una delle sedie della sala conferenze.
  12. Fissare la pistola in polimero alla morse ed inserire il proiettile.
  13. Orientare opportunamente tutto l’apparato avendo cura di impostare alzo e direzione.
  14. Legare un capo di filo al grilletto.
  15. Indossare degli occhialoni di protezione.
  16. Montare una cabina di protezione con pannelli fonoassorbenti dentro la quale rifugiarsi.
  17. Se si è avuto cura di effettuare le precedenti operazioni con la necessaria discrezione e nella generale disattenzione degli astanti, raggiungere la cabina, svolgendo diversi metri di filo, inginocchiarsi e tirare la cordicella sperando che il bersaglio, a differenza della sagoma che nel filmato è poco collaborativamente ferma, abbia la cortesia di muoversi in modo da intercettare la traiettoria del vostro proiettile.
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Grazie

 

E’ opportuno tenere presente in anticipo che, nel caso l’attentato non abbia successo e voi riusciate a sgattaiolare nell’indifferenza generale, l’intera procedura va ripetuta in quanto, come risulta evidente, la pistola che con tanta cura avete appena prodotto, si autodistrugge al primo utilizzo.

A chi ha un minimo di conoscenze in questo settore è noto che esistono diversi sistemi per introdurre armi letali in ambienti controllati e che, da sempre, sono disponibili strumenti per l’esplosione di pallottole di aspetto inoffensivo. Se proprio fare un attentato al primo ministro israeliano è la vostra fissazione, imboccare il percorso stampante 3D è come prendere il traghetto per andare da Venezia a Genova.

Chi invece ha solo un minimo di capacità critica, non può che chiedersi quale sia lo scopo effettivo di questo genere di informazione. La risposta, come sempre, viene dall’osservazione e dall’esperienza. Si pensi alla docilità con la quale ci sottoponiamo alle pratiche mediche più invasive quando ci convinciamo che esse sono necessarie per proteggere la nostra esistenza.

Credo che non ci sia altro da aggiungere.

Notes:

  1. il condivisore compulsivo è l’arma di distruzione di massa della disinformazione. A lui dedicheremo specifica nota.