Lezioni di Disinformazione: Geografia, ovvero (gra)fare il mondo 13


Premessa: mi sembra corretto specificare che quanto segue non è di mia invenzione, ma è una semplice rielaborazione personale di una specie di abc tratto da “Cartografia e potere” di Edoardo Boria e da “Geografia politica critica” di Elena dell’Agnese.

Il mondo è pieno di spiegazioni banali che però tante volte se non vengono rivelate non si vedono, un po’ come il trucco di magia di un bravo prestigiatore. Io, per esempio, ho sempre odiato la geografia senza capirne bene il motivo. Adesso che mi trovo a studiarla in un’altra ottica, non solo capisco ciò che da bambina avevo solo lontanamente intuito, ma capisco anche la differenza tra ciò che è e ciò che appare.

La geografia, come molti studiosi prima di me hanno ampiamente argomentato, ha la subdola presunzione di essere una scienza “obiettiva”; che si limita, cioè, a descrivere il mondo come esso realmente è. Chi avrebbe, su due piedi, il coraggio di obiettare che non sia vero? Tra tutte le discipline a disposizione (come la storia, la filosofia, la politica, la sociologia) appare decisamente come la più neutrale e priva di influenze ideologiche, strategiche o culturali. Forse, non si potrebbe arrivare a conclusione più errata di questa. Che la geografia sia e sia stata uno strumento indispensabile per fare guerre appare scontato già dalla constatazione che per occupare un territorio bisogna conoscerne gli assetti morfologici, ma anche amministrativi e volendo fare un buon lavoro culturali. Ma cosa dire, invece, della geografia accademica? quella che ci fanno studiare nelle scuole fin dalle elementari, quella che dal secondo dopoguerra in italia è diventata una semplice traduzione degli atlanti stranieri (con particolare attenzione a quelli anglosassoni)?

“La funzione ideologica della geografia assume un significato più profondo e articolato di quello che le attribuisce Hérodote/Lacoste […]. Non solo far apparire inutile e innocente il sapere geografico. Neppure soltanto insegnare al popolo che ciò che esiste è naturale, cioè che non può essere cambiato […]. Ma, più sottilmente, che ciò che esiste è normale […] che è naturale perché è normale”.

Dematteis, 1980

Senza arrivare ad addentrarmi nelle spiegazioni storiche di ciò che è la geografia, di cosa significa geo(gra)fare il mondo, di come si esprime la geopolitica o la geografia politica e quali siano le differenze tra tutte queste discipline, trovo piuttosto utile divulgare qualche nozione elementare su come si possa manipolare facilmente (e, soprattutto, occultamente agli occhi dei più) il “verbo” diffuso da una semplice cartina geografica. Ne è piena la storia, di esempi, a partire dal nostro ventennio fascista (ma non solo) fino ad arrivare alle carte più recenti. Essendo uno strumento di comunicazione, la carta geografica è piena fino al collo di manipolazioni e non potrebbe essere altrimenti anche in virtù delle scarse convenzioni internazionali circa i metodi da adottare e i simboli da utilizzare.

Innanzi tutto, la semplice esecuzione di una carta geografica, pur se eseguita da un santo che non voglia imprimere alcuna alterazione alla realtà, ha tre difetti da cui non si può in alcun modo prescindere: approssimazione, riduzione e simbolizzazione.

Sull’approssimazione:

Esistono infiniti modi per proiettare i confini del nostro pianeta (che è un oggetto tridimensionale) su un foglio di carta (su cui se ne fa invece una rappresentazione bidimensionale). Alcuni di essi possono prestare fede alle forme che i nostri territori assumono sulla Terra ma inevitabilmente alterarne le misure, altri all’opposto possono prestare attenzione alle misure trascurando invece le forme. Tra i tanti tipi di proiezione dei più disparati, quella che va per la maggiore è quella di Mercatore, che tende ad ingrandire i territori più vicini ai poli a scapito di quelli equatoriali; la conseguenza è che l’Europa (9,7 milioni di chilometri quadrati) appare più estesa del Sud America (17, 8 milioni di chilometri quadrati), mentre il Nord America (19 milioni di chilometri quadrati) risulta molto più grande dell’Africa (30 milioni di chilometri quadrati). La proiezione di Mercatore, che tende dunque a dare maggiore rilievo (a torto) all’Europa e al Nord America, è stata assunta come riferimento cartografico internazionale proprio nel 1950, non a caso poco dopo la fine della seconda guerra mondiale. Volendo uscire un po’ dal tema dell’approssimazione, bisognerebbe notare che la soluzione eurocentrica (che vede l’Europa al centro della cartina) non è assolutamente l’unica esistente, come non è scontato che il Nord debba essere in alto e il Sud in basso (le cartine australiane, per esempio, adottano una visione opposta alla nostra). Certo è, però, che ognuno di noi farebbe fatica a raccapezzarsi in una cartina con Sud e Nord sfasati rispetto a quella che consideriamo la normalità, e avremmo certo molta più diffidenza verso ciò che essa vuole comunicarci.

Proiezioni cartografiche

 

Sulla riduzione:

Per ovvi motivi, quando si disegna un atlante si è costretti ad esercitare una riduzione in scala (peraltro non sempre mantenuta in ogni punto della carta) che a seconda di come viene effettuata produce effetti differenti: su una scala più grande, lo spazio occupato da un territorio sulla pianta diminuisce, e con esso le possibilità di inserire informazioni (quali città, capitali, confini e via dicendo). Emblematico è il caso dell’Unione Europea, le cui città sedi dei palazzi decisionali più importanti (se non sono capitali) raramente vengono sottolineate al pari delle altre “potenze” europee, segno di una visione ancora stato-centrica della cartina e dunque anche dell’Europa stessa. Ogni cartografo applica delle selezioni su ciò che deve rappresentare, e dunque anche deselezioni, ovvero omissioni: cose che nel mondo ci sono ma che, sia per necessità sia per opportunismo, non vengono rappresentate. Si pensi, ad esempio, alla cartina italiana, che può essere contestualizzata nel territorio europeo rilevandone le ridotte estensioni, oppure rappresentata da sola lasciandole acquisire importanza per esempio grazie agli sbocchi sul mare (è capitato, durante il periodo fascista ma anche oltre, che insieme all’Italia venissero non solo rappresentate, ma anche sottolineate, le presenze non italiane dell’Albania o di Malta, oppure che uscissero cartine nominate “Le Alpi e l’Italia” lasciando che il “confine naturale” italiano venisse “normalizzato” molto oltre quello che era il reale confine politico); oppure ancora se ne può rimarcare la frammentarietà interna attraverso i confini regionali, o la presenza amministrativa capillare attraverso comuni e province. Un confine, ancora, può essere più o meno marcato a seconda di cosa vuole comunicare (non sono rari i casi, ad esempio, in cui l’Unione Sovietica è stata oggetto di “spezzettamenti” interni molto evidenziati nella speranza di farle perdere peso e omogeneità tanto sulla carta quanto nella realtà, oppure labili confini tra Etiopia e Somalia che ancor prima dell’invasione italiana del primo novecento venivano tratteggiati dai cartografi italiani come per comunicare la precarietà di tali confini e le imminenti rivendicazioni coloniali). La riduzione in scala gioca poi un ruolo chiave anche nella rappresentazione dell’Europa, che avendo dei confini poco chiari con l’Asia è passibile di interpretazione e può risultare sensibilmente più o meno estesa a completa discrezione del cartografo che la disegna.

territori tratteggiati

Sulla simbolizzazione:

Come già accennato, la simbologia cartografica è marcatamente scarsa rispetto ad altre simbologie più facilmente riconoscibili dalle popolazioni a livello mondiale, e spesso gli atlanti non aiutano nel lavoro di interpretazione, mancando di riportare una legenda (dove presente!) esaustiva di tutti i simboli al loro interno utilizzati. Ma anche dove la legenda sia presente, non è del tutto arginato il rischio di insidiose manipolazioni. Se appare per esempio scontato che il blu si utilizzi per l’acqua, stupirà che in un atlante italiano della Paravia del 1938 si facesse riferimento a dei presunti possedimenti italiani in territorio asiatico: ebbene, tra tutti gli Stati (più degni di essere rappresentati in una carta del genere, quali francesi, giapponesi, inglesi, olandesi, portoghesi e statunitensi) i possedimenti italiani sono stati evidenziati in questa cartina con l’azzurro. Dov’è il problema? mi si dirà. Il problema è che i possedimenti italiani in Asia erano talmente irrisori che ciò che davvero salta all’occhio ad un lettore poco attento (o anche semplicemente propenso a ritenere che il cartografo sia in buona fede) sono in realtà 3 laghi. Ecco che con un semplice stratagemma l’Italia sembra esistere anche dove non è. Facili anche gli accenni ai territori colonizzati, che anche dopo la decolonizzazione sono spesso stati rappresentati con gli stessi colori dei rispettivi stati colonizzatori. Colori, va notato, che esprimono già di per sé qualcosa: il rosso può significare pericolo, ma in quanto colore acceso può anche spiccare tra gli altri aumentando il senso di estensione di un territorio; confini o territori tratteggiati (come è stato il caso dell’Irlanda autonoma) esprimono qualcosa di labile o in generale di anomalo rispetto al solito. Il tutto, a pura discrezione del cartografo.

Tutto ciò è rilevante? Certamente, per chi non abbia voglia di accontentarsi di meri “dati di fatto” o della presunzione tipicamente geografica di limitarsi a rappresentare la realtà, omettendo che ogni rappresentazione è di fatto una semplice interpretazione discreta e parziale della realtà stessa. C’è da stupirsi? Assolutamente no. C’è solo da prenderne atto, e prestare dunque attenzione quando si consulta una carta geografica. Serve a qualcosa, nella vita, saperlo? Probabilmente no, ma non si può mai sapere ed è comunque parte integrante di quella che viene comunemente chiamata “cultura generale”, parte che però solitamente non si insegna né alle elementari, né alle medie, né al liceo. Ma esiste sempre la rete, e dunque perché non sfruttarla?


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13 commenti su “Lezioni di Disinformazione: Geografia, ovvero (gra)fare il mondo

  • lucaspazio

    Mah, rispetto ai precedenti articoli, dello stesso autore, o meglio, autrice, questo è un po’ banale.
    Riguardo alla proiezioni i miei maestri e professori, mi hanno detto che è una semplificazione perché una sfera sul piano non ci sta, prova a prendere un pallone, sgonfiarlo e stirarlo. Non mi è mai passato per la testa che l’europa fosse più grande del Sud America, anche perché dipende dalla proiezione che si fa. In Russia poi la Russia è al centro, l’europa a Sx, l’America a dx. In America, è l’america al centro e così via. Citi bene il caso australiano dove per mettere l’australia al centro ed in bella mostra hanno invertito il Nord col Sud. Non credo che ciò centri con un concetto di importanza globale, quanto importanza locale. Mettere se stessi al centro aiuta alla comprensione della situazione, dato che di solito il mio Io non lo metto dall’altro lato della strada. Purtroppo o perfortuna ci sono dentro. Poi si potrebbe accusare mettendo l’europa in basso, nell’angolo, che si fa disinformazione cercando di denigrare l’europa stessa.
    Cercare di far passare il concetto che tutto è disinformazione sulla geografia pura mi sembra tirato per i capelli. Suvvia, non essendoci un punto centrale all’universo se ne piglia uno, il più comodo e si usa da riferimento. Lo stesso si fa quando si fa un CAD (Computed Aided Design) di un qualunque pezzo (dai più semplici ai più complessi. Si prende un riferimento, il più utile o più semplice da riconoscere, e si mette il resto rispetto a questo punto.
    Capisco le anime semplici, ma pensare ad un Europa più grande se ci disegno anche una parte di Siberia, o la Turchia, o il confine Nord dell’Africa, è veramente da fessi.
    Naturalmente ciò dal punto di vista puramente geografico. E’ chiaro che dal punto di vista geopolitico poi la cosa si fa decisamente più mista, ed i confini tracciati su una carta sono la vera fesseria. Mosca o Ekaterinburg non si possono dire veramente Europa, come Novosibirsk non si può chiamare veramente Asia. La Turchia o il bacino sud del Mediterraneo non sono vera Asia né Africa, ma non sono neanche Europa. Forse è quello che questa rappresentazione ci dice, ed a mio avviso pure correttamente. Quindi non fa disinformazione, ma informa. Come quella delle Alpi e l’Italia. Ci fa vedere dove l’Italia sfuma nel resto e da dove il resto entra in Italia.
    Quella dei laghi e dell’azzurro è poi una chicca. A mio avviso il cartografo ha usato l’azzurro perché colore dell’Italia (presente gli Azzurri?). Poi a meno che non abbia messo città nei laghi, scambiare laghi per territorio italiano è di nuovo da gente che non ha interesse nella cosa, quindi si può parlare di disinformazione se tanto la gente non ci presta attenzione?

    Sincermente trovo ambiti di disinformazione molto più interessanti che le cartine geografiche. Dove se c’è è fenomeno limitato a casi trascurabili.

    • Gilda

      Dei casi trascurabili ne riparliamo quando hai consultato tutte le cartine della storia del novecento 😉
      Che ogni continente metta al centro il proprio luogo non e’ affatto scontato, tant’e’ che la soluzione eurocentrica rimane la più adottata anche al di fuori dell’europa stessa.
      Caro lucaspazio, non tutti conoscono la geografia (soprattutto, non la conosco io). Se consulto una cartina, dovrebbe essere chiara su quali siano i confini dell’europa. Le cartine non sono un puro gingillo per gli appassionati, sono visionate da chiunque e per una serie infinita di motivi. Non tutti sanno leggere una cartina, e questo anche perche’ non c’e’ un linguaggio cartografico universale.
      “Disinformazione” non c’era in origine nel titolo, lo ha inserito il proprietario di MC. Io ho parlato di “manipolazione dell’informazione”. Che, come ho detto, e’ inevitabile per tutte le forme di comunicazione.
      Detto ciò, mi fa piacere che tu fossi a conoscenza di tutti questi accorgimenti geografici. Io non ne sapevo nulla fino a un mesetto fa, cosi’ mi e’ solo sembrato interessante condividere la mia nuova conoscenza con qualche altro ignorante forte come me 😉

      • lucaspazio

        Sono io che sono fan della geografia 🙂 Materia che mi è sempre piaciuta, fin dalle elementari. Mi dispiace solo, per dare colore, di averti dato della “fessa” 🙂 Se ti interessa la geografia, una trasmissione interessante, ma in Francese, che passa ogni settimana sul canale Franco-Tedesco ARTE è “Le Dessous des Cartes” ddc.arte.tv

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