L’Europa che non c’è 9


L’Italia non è un gigante. Ma almeno lo sa.

La Francia pure non lo è, ma fa finta di non saperlo.

L’Inghilterra neanche, ma cerca di dimenticarlo.

La Germania invece è sul punto di crederlo: le basta tanto così. Le è sufficiente sottomettere l’Europa con la forza dell’Euro costruito a sua immagine e somiglianza. Sarebbe un disastro assoluto: ma gli orrori, ahimè, si scoprono solo dopo.

Siamo un continente talmente intelligente e strutturato da aver trainato il mondo (nel bene e nel male) per due millenni.

Ma siamo anche un continente reso stupido e cieco dalle mazzate che ci siamo dati. Ci siamo bastonati a vicenda tante di quelle volte che qualche rotella dev’essere saltata. Così che mentre ci danniamo tanto, i veri giganti stanno decidendo la ricetta con cui cucinarci e mangiarci. Ma si è mai visto che i polli di Renzo smettano di usare i becchi per ferirsi e li usino per recidere le corde che li imprigionano?

Lo scontro tra l’area di influenza tedesco-centrica e quella ad influenza anglosassone (entrambe ben presenti e addentellate anche in Italia) ci ha già regalato DUE Guerre Mondiali che abbiamo perduto, TUTTI, compresi i “vincitori” europei ridotti a gregari dei giganti. E ci ha fatto perdere non solo l’egemonia (il che forse non è un male) ma la prospettiva realmente unitaria e in qualche modo la dignità.

Ecco allora che, sotto elezioni nel nostro angolo italiano di illusione perduta (l’Europa) vediamo piombare con sospetto tempismo una gigantesca palla da bowling di nome MPS che sbaraglia come birilli i maggiori referenti del partito “europeo”, cioè franco-tedesco, Pd-Monti. Mentre l’uomo della P2 e del partito “americano” inizia un tour de force che lo porta a risalire posizioni su posizioni. E nelle stesse settimane l’Inghilterra di Cameron fa sapere che sì l’Europa, ma no l’Euro. Ovvero sì al mercato unico, no alla Germania e all’Europa germano-centrica.

E un giorno sì e l’altro pure c’è qualche Solone in Tv che canta il mantra di un’Italia il cui destino è in Europa o fuori dall’Europa. In realtà il gioco è molto più grande e molto più complesso. Vederlo dalla prospettiva italiana o tedesca o di chiunque altro è sempre restrittivo e fuorviante.

L’unico modo in cui il problema si può risolvere è vederlo da una prospettiva realmente europea, cioè di un soggetto che NON c’è e di cui la UE non è neanche parente alla lontana. Sembra il discorso di un idealista ma in realtà è il puro succo dei fatti.

Ci salverà un’Europa vera o non ci salverà nessuno. Un’Europa dei cittadini che vada oltre le nazioni e i veti incrociati; o nessuna Europa e nessun futuro se non quello delle comparse al seguito dei protagonisti, o dei nani al rimorchio dei giganti.


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