Lettera di un Immigrato 48


Cara madre,perdonami se dalla mia partenza non ho più avuto modo di contattarti, come sai io non so scrivere, per questo mi sto facendo aiutare da un amico che, non ci crederai, abitava proprio in un villaggio vicino al nostro ed è partito insieme a me; per qualche strano paradosso non l’ho mai incontrato se non una volta giunto qui. Lui è uno nobile, ma se c’è una cosa che ho imparato subito dopo la mia partenza è proprio che le caste per noi emigranti non esistono, per gli abitanti di questo paese siamo tutti uguali. Il viaggio è stato lungo e difficile, posso assicurarti che dal nostro villaggio fino al mare il percorso è stato davvero lungo e faticoso, per fortuna l’abito buono e le scarpe le avevo messe in saccoccia, così non si sono rovinate.

Ti dicevo del viaggio, quello via terra è stato duro, ma ancora peggiore è stata la navigazione. L’imbarcazione era piena, eravamo tutti ammassati: uomini, donne, bambini. Per passare il tempo alcuni intonavano i canti della nostra assolata ed arida terra ma la maggior parte temeva di finire i suoi ultimi giorni nel fondo degli abissi; qualcuno diceva che era già successo in passato. Abbiamo trovato burrasca, molti hanno iniziato a pregare, altri urlavano che gli spiriti maligni avevano maledetto quella nave e tutti quelli che c’erano dentro.

Una maga ha officiato alcuni riti purificatori, nonostante tutto alcuni di noi, presi dal panico, volevano scappare all’aperto, ma uomini armati ci hanno trattenuto nelle stive. Ho avuto paura, poi il tempo è migliorato e d’improvviso dentro di me ho sentito una gran malinconia; tu lo sai madre, se avessi potuto rimanere lo avrei fatto. Ma la guerra a volte ti colpisce anche quando fai di tutto per evitarla, in questo triste mondo ti ero rimasto solo io, ma tu hai preferito piangere la mia lontananza piuttosto che la mia morte.

Avrei tanto voluto portarti con me, nella terra dei sogni, dove c’è il lavoro, dove c’è ricchezza, dove non c’è la guerra, dove i campi si arano con potenti macchine e gli uomini non si ammazzano per un po’ d’acqua. Ma ora che sono qui sono contento che tu non sia venuta. Non voglio mentirti madre, temo di essere sbarcato nella terra sbagliata, qui le strade sono piene di insegne luccicanti e musica, ma in realtà tutto è duro, difficile, violento.

Appena siamo arrivati ci hanno fatto sedere a terra, poi ci hanno chiesto i documenti (molti di noi non li avevano e sono stati duramente interrogati), uomini armati si sono piazzati davanti a noi, ci controllavano per evitare che qualcuno di noi tentasse la fuga. Poi ci hanno fatto alzare e, uno ad uno, ci hanno sottoposto a delle visite mediche. Alcuni di noi sono rimasti nella stanza del dottore troppo a lungo, erano debilitati, ed è stato come se dentro di me sentissi che alcune di queste persone in realtà quell’infermeria non l’avrebbero mai più abbandonata. Nei miei incubi sento ancora le loro voci. Per giorni sono stato chiuso in questo centro di permanenza su un isolotto in mezzo all’acqua.

Poi insieme ad un amico siamo riusciti a fuggire. Forse ho sbagliato, da allora mi sento braccato. Ho trovato un impiego, ma il lavoro è difficile e pesante, di certo non meno pesante del lavoro con il quale mi spezzavo la schiena nell’amata terra mia, terra di cui mi manca ogni cosa: i colori, gli odori, i sapori, ma soprattutto tu, cara madre. Il suolo arido della mia cara terra, la fatica delle lunghe passeggiate verso il pozzo con i carichi d’acqua che servivano per dissetare tutta la comunità. Nella città in cui ora mi trovo faccio il muratore. Carico “pezzi” sulle spalle dalla mattina alla sera, ma non tutti i giorni. La mattina aspetto assieme agli altri vicino al cantiere, se sono fortunato lavoro, altrimenti devo sperare nel giorno dopo. Non posso lamentarmi per come ci trattano, qui vivo nascosto, se ti lamenti quelli chiamano la polizia e ti fanno arrestare. La notte la passo in un dormitorio insieme ad altri connazionali e a cittadini di altre terre lontane.

La gente del posto è vestita bene, pulita, elegante, ma ci guarda con diffidenza e disprezzo. Non vive negli stessi posti dove abitiamo noi, anzi, quei posti li evita. L’amico a cui sto dettando questa lettera, uno colto, mi ha fatto vedere un giornale, mi ha detto che per i cittadini di questa nazione siamo tutti stranieri, ma alcuni di noi sono peggio degli altri. Noi siamo tra quelli peggio. Dicono che la mia gente insulta le donne, le tratta male, le picchia e le uccide, dicono che siamo negroidi con poco cervello, che se la nostra terra è così è perché ce lo meritiamo. Il mio datore di lavoro lancia epiteti contro quelli come noi, lo fa ridendo, crede di essere simpatico, ed infatti tra di loro ridono. Gli insulti sono le prime cose che ho appreso di questa lingua così strana e difficile. Eppure madre tu mi hai insegnato a rispettare le donne, ad amare colei che a mia volta sarà la madre dei miei bambini, allora perché questi uomini ci ritengono così brutali ed arretrati?

Perché ci giudicano con tanta superficialità? Si, c’è violenza nel nostro paese, molti dei nostri connazionali sono delinquenti ed hanno provocato molti morti, ma non siamo tutti uguali. Io vivo nella paura, temo il futuro, la mia terra mi ha rifiutato, la terra dei miei sogni anche, ed ora mi sento figlio di nessuno. A volte penso che sarebbe più semplice se facessi anch’io il delinquente, tu mi hai insegnato a vivere onestamente, eppure madre la fame, che pure conosco da quando sono nato, si fa sentire sempre più forte. Sono solo, e se non fosse per tutte le altre persone come me, con le quali mi consolo e trovo conforto, sarei già impazzito. Le cose non cambiano, nella nostra terra alcuni nostri connazionali dediti alla delinquenza ed al malaffare ci maltrattavano, ci sfruttavano, spesso ci uccidevano.

La crudeltà mi ha costretto alla fuga, la crudeltà mi costringe ora a vivere da reietto. Perché ora quegli stessi connazionali li ritrovo qui, dediti alla delinquenza, intenti a fare del male al prossimo, ma soprattutto a noi; ed anche qui, come nella mia terra, nessuno ci tutela e ci protegge. Siamo alla mercè della polizia, dei nostri connazionali delinquenti, del razzismo della gente. Mamma, il nostro popolo dev’essere maledetto, forse gli spiriti maligni ci hanno fatto il malocchio, ma non preoccuparti, la mia tempra è dura, ce la farò, anche se è davvero difficile essere un emigrato italiano in questo nuovo mondo. Una cosa ti prometto, se il signore vorrà concedermi questa grazia, a mio figlio insegnerò il rispetto e l’amore per il prossimo, chiunque esso sia, proprio come tu e nostro signore mi avete insegnato. Che Dio ti protegga.

Con amore,
Peppino Spadaro

Emigrazione clandestina, articolo su un giornale italiano

Zio Sam, attento ai topi italiani

Zio Sam, attento all’orda di ratti italiani

Note:
La carenza d’acqua nel dopoguerra era un problema gravissimo in alcune zone dell’Italia, in Puglia è stato parzialmente risolto solo con la costruzione dell’Acquedotto Pugliese, alcune zone sono state raggiunte dalla rete idrica soltanto nel dopoguerra;
Questo articolo in lingua inglese, che nel titolo utilizza anche la parola italiana “creduloni” ci ricorda che ancora oggi circa 7/8 milioni di italiani visitano ogni anno dei maghi, di questi il 60% è donna e non ha mai finito le scuole superiori.
L’isola in mezzo al mare è Ellis Island;
All’epiteto «dago» riferito agli italiani in generale (forse dal nome spagnolo Diego o più probabilmente da dagger = accoltellatore) veniva loro in più anteposto l’aggettivo «black» (nero) per rimarcare la loro presunta «negritudine». In Louisiana prima della seconda guerra mondiale, anche se nati in America non potevano frequentare le scuole per i soli bianchi ed erano perciò obbligati a frequentare le scuole dei neri. In Alabama erano formalmente soggetti alle leggi anti-miscegenation. La loro paga era generalmente inferiore a quella degli stessi neri, inoltre erano spesso minacciati dal Ku Klux Klan e linciati per futili motivi: documenti locali affermano che gli «italiani» furono il gruppo più numeroso di vittime di linciaggio dopo i neri (e secondo quanto riportarono alcune fonti dell’epoca, furono il 90% di tutti i linciati che immigravano dall’Europa. Fonte
Vanzetti, poi ingiustamente condannato a morte insieme a Sacco dopo un processo farsa, così descrisse il suo ingresso negli Stati Uniti: “Al centro immigrazione, ebbi la prima sorpresa. Gli emigranti venivano smistati come tanti animali. Non una parola di gentilezza, di incoraggiamento, per alleggerire il fardello di dolori che pesa così tanto su chi è appena arrivato in America”. E in seguito scrisse: “Dove potevo andare? Cosa potevo fare? Quella era la Terra promessa. Il treno della sopraelevata passava sferragliando e non rispondeva niente. Le automobili e i tram passavano oltre senza badare a me”.
Ecco alcuni degli epiteti affibiati agli italiani emigrati
Vietato l’ingresso
Abitazione in Veneto, 1930 circa.
Fonti: L’orda di Gian Antonio Stella e Passi di emigrante e la solita Wikipedia


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48 commenti su “Lettera di un Immigrato

  • Iniquo

    Grazie per aver risvegliato la memoria di chi passa per questo sito, spero che si diffonda in rete.

  • angelika

    Prima ancora di terminare l’articolo ho capito subito che lo scrivente doveva essere italiano. Io ho avuto un nonno emigrante, faceva proprio il muratore e, ogniqualvolta vedo davanti ai cantieri i tanti emigranti che aspettano di potersi guadagnare la giornata, non riesco a non pensare a lui che sessanta e più anni fa ha vissuto, immagino, le stesse esperienze. Non si tratta di buonismo e accettazione cieca, nei confronti di chi arriva nel nostro Paese: non sono tutti onesti, no, ma quelli onesti chissà quante sofferenze e bocconi amari devono ingoiare ogni giorno. Ma poi lo sappiamo: l’italiano ha la memoria corta su tutto!

  • Carolina

    Purtroppo c’è anche chi la memoria corta non ce l’ha, ma vuole semplicemente riversare quello che ha subito su altri, sui “nuovi”!
    Carolina

  • sybillinux

    sybillinux è figlio di una migrante

    il padre della madre di sybillinux, migrante, ha fatto il muratore anche lui, si è ammalato, ed è stato rovinato dai medici della terra in cui è migrato

    il padre del padre di sybillinux non era un migrante, ma faceva 400 km in bicicletta per poter dare l’olio e altre semplici cose alla sua famiglia

    la moglie di sybillinux è una migrante ancora più migrante, e sybillinux ringrazia l’universo per aver messo insieme gli atomi che la compongono, e ringrazia la splendida famiglia di “foresti” che ha nutrito il suo cuore con un amore di cui prima sybillinux non aveva esperienza, né speranza

    sybillinux è un po’ stupido, perché non ha scritto righe molto sibilline

    sybillinux non ha usato prefissi, perché teme che non importa da si parta e dove si arrivi, forse non importa nemmeno se si parta o se si arrivi

    sybillinux legge e rilegge frankie hinrg mc, come alcuni fanno con alcuni libri, per ricordare che il dolore è proprio una musica ossessiva e percussiva

    sybillinux non accetta

    sybillinux legge e rilegge l’arte della guerra di sun tsu, ma anche libri che parlano del cosmo, del pensiero, dell’anima, e dell’amore, e osserva le bestie, tentando di imparare la loro muta lezione

    sybillinux ha una memoria di ferro, ed è capace di aspettare, ma non sulla riva del fiume per vedere passare il cadavere del suo nemico

  • Sara

    Commovente, va nel capitolo “per non dimenticare”. Ah, a proposito, il tg1 di oggi stigmatizzava gli abitanti del Sudafrica che usano come “capro espiatorio” (parole testuali) gli immigrati che vanno lì dai paesi vicini per trovare lavoro, un lavoro pagato poco e una vita di stenti. C’erano immagini di accampamenti a fuoco. Se lo fanno i Sudafricani sono barbari, noi invece ne abbiamo tutto il diritto. Che schifo. E sono circondata da gente con un cervello che si incastra a puzzle con i tasselli dei tg e del loro bispensiero. Il che mi fa oltre che schifo anche un pò paura.

  • Laura Costantini

    Ho detto piu’ volte e continuo a dirlo che il libro “Orda – quando gli albanesi eravamo noi” di Gian Antonio Stella andrebbe inserito nei programmi scolastici fin dalle medie inferiori.
    Laura

  • F.Maria Arouet

    Trascurando coloro per i quali l’etica, come insieme di valori condivisi, non esiste, tutti gli altri si possono dividere in due categorie. Da una parte chi considera l’etica un valore assoluto, dall’altra chi la considera un valore relativo.
    I primi la concepiscono come un dono del Signore, scolpito sulla pietra, valido una volta per tutte e per tutti i luoghi.
    I secondi un insieme di regole sedimentate da processi antropologici, mutevoli nel tempo (neppure troppo lentamente) e da luogo a luogo.
    I primi credono che il punto di vista da cui si debbono osservare i processi migratori debba essere uno ed uno soltanto, che li si guardi dalla posizione dell’ospitante, come da quella dell’ospitato. Razzisti erano gli americani che facevano piangere Peppino Spadaro; razzisti e senza memoria siamo noi, compaesani di Peppino, che facciamo piangere Mustafà ben Yussouf.
    Per i secondi gli interessi di chi viene sono diversi da quelli di chi già ci sta, senza che ciò implichi un giudizio morale, gli interessi dei poveri diversi da quelli dei ricchi, eccetera eccetera, per cui é naturale che ciascuno si dia da fare (fatti salvi i diritti fondamentali ) per far prevalere i propri interessi.
    Che sia naturale non vuol dire che debba essere condotto in assenza di regole, secondo la legge del più forte, perché in tal caso potrebbe finire male, ma che le regole siano scritte non in base a un moralismo astratto, bensì tenendo conto degli interessi in gioco, così nell’immediato come nel lungo periodo.
    Per i primi questo atteggiamento è di bieco egoismo, quando non di razzismo, per i secondi di legittima difesa.

  • Doxaliber

    Io invece dico che la doppia morale ce l’hanno quelli che di giorno sfruttano gli immigrati, che costruiscono le nostre case, badano ai nostri anziani, lavorano nelle nostre fabbriche, ma di notte li vorrebbero fuori dalle balle. Io dico che se davvero si volesse combattere l’immigrazione clandestina, ma davvero, non con le chiacchiere, basterebbe mandare gli ispettori nelle fabbriche, nei cantieri, nelle case degli italiani e denunciare penalmente, per riduzione in schiavitù e favoreggiamento alla clandestinità, tutti coloro che hanno assunto a nero personale extracomunitario.

    Io poi ricordo a te e a tutti gli altri che ancora incentrano i loro dialoghi sulla sicurezza, sull’autodifesa e sul rispetto della legalità, che gli Stati Uniti hanno severissime leggi sull’immigrazione e che hanno pure innalzato un muro alla frontiera con il Messico e che la cosa non ha prodotto alcun risultato apprezzabile. Ma da quell’orecchio non ci volete sentire.

    La realtà è una sola: agli americani hanno fatto comodo gli immigrati, gli Stati Uniti sono una nazione che fonda la sua forza sull’immigrazione, sono una nazione NATA dall’immigrazione. Gli immigrati hanno costruito ponti, strade, scuole ma poi, facendo parte della parte più povera e meno tutelata della nazione, hanno anche portato delinquenza e violenza. La soluzione sarebbe eliminare i ghetti, promuovere tutele sanitarie e sociali uguali per tutti, cambiare le politiche dell’immigrazione per favorire più immigrazione regolare e meno immigrazione clandestina. Invece no, promuoviamo i ghetti e rendiamo impossibile entrare in Italia legalmente. Non si sa come dovrebbe fare una badante per ottenere lavoro in Italia, né come dovrebbe fare un operaio o carpentiere senegalese ad essere assunto da una ditta italiana (che ormai non assume nemmeno gli italiani), questo non ce lo dice nessuno, ci dicono solo che i clandestini devono essere espulsi, che deve essere introdotto il reato di clandestinità, e quasi si gode quando i ROM vengono cacciati a sassate e roghi dalle loro baracche.

    Gli immigrati ci fanno comodo ma ci fanno anche un po’ schifo. Ed è questa l’unica doppia morale che io riesco a vedere, se questo non è bieco egoismo misto a strisciante razzismo allora dovremo coniare un nuovo termine. Per la cronaca gli americani erano razzisti anche “ufficialmente”, visto che vigevano leggi sulla “razza”, che ancora per fortuna in Italia non sono state re-introdotte.

  • F.Maria Arouet

    Capoverso uno.
    Sono assolutamente d’accordo con te. Ma mi sembra fuori tema, avevo proprio cominciato col dire che non avrei parlato di coloro che non avevano un’etica.

    Capoverso due.
    Per quelli come me non so, per quanto mi riguarda personalmente sono di nuovo d’accordo con te: i muri non siano strumenti adeguati. Serve altro.
    E’ su quest’altro che la pensiamo diversamente.

    Capoverso tre.
    Che gli Stati Uniti siano un paese di immigrati, ça va sans dire, ma lo siamo tutti, se ti può aiutare, basta che andiamo indietro di qualche millennio.
    Che gli immigrati portino questo e quello é tanto evidente che non torna conto ripeterlo. Il vero problema é come fare perché con questo non portino anche quello. Dire che basterebbe “favorire più immigrazione regolare e meno immigrazione clandestina”, scusami Doxa, ma é ancor meno che tautologia. Il problema non sta nel fatto che rendiamo impossibili gli ingressi legali, ma nell’opposto, che il fenomeno immigrazione é del tutto fuori del nostro controllo, inteso come controllo dello STATO, in mano all’iniziativa “privata” di cui parli al capoverso uno.

    Capoverso quattro.
    “Gli immigrati ci fanno comodo ma ci fanno anche un po’ schifo.”
    Non so a te. A me né l’una né l’altra.
    Ma conosco un sacco di persone a cui fanno comodo, e altre che ne hanno avuto e continuano ad averne dei danni.
    Quanto al razzismo, non so se sia strisciante, di sicuro c’é ed é un pregiudizio culturale. Ma non lo confonderei con l’egoismo. Stando agli evoluzionisti l’egoismo è elemento indispensabile alla sopravvivenza ed é stato determinante nella selezione della specie. Soltanto un altro pregiudizio culturale ci può vedere qualcosa di bieco.

  • Doxaliber

    Io sostengo che un immigrato regolare è più facilmente controllabile ed è nel contempo anche più difficilmente ricattabile. Ecco perché aumentare l’immigrazione regolare e lavorare per diminuire quella clandestina non può che apportare benefici in termini sociali.

    L’immigrazione è fuori controllo ma ritengo che la repressione non abbia mai portato giovamenti, i fatti lo dimostrano. Quindi perché non provare con approcci diversi? La cosa più stupida della Bossi-Fiini risiede proprio nel fatto che per entrare in Italia da “regolari” è necessario avere un posto di lavoro, mentre ogni persona dotata di un minimo d’intelletto dovrebbe capire e sapere che è impossibile trovare un posto di lavoro in questo modo, soprattutto visto il fatto che in quelle nazioni internet non è sempre a disposizione di tutti (e che per certi tipi di lavoro non ci si può affidare ad internet). Io vedo invece persone che, invece di usare un po’ di raziocinio, si lasciano andare alla paura, alla diffidenza ed all’odio ed abbracciano ogni politico pronto a dargli quelle misure “demagogiche” (ed inutili) che loro chiedono.

    Sono i “nimby” dell’immigrazione, a loro non importa davvero risolvere il problema, importa soltanto che gli immigrati siano “fora da i bal”, ovvero “lontani” dai loro occhi.

    Chi volesse ridurre davvero il fenomeno dell’immigrazione farebbe ciò che ho scritto io, lotta alla legalità. Ovvero, ispezioni nei cantieri, nelle fabbriche, nei campi per controllare l’eventuale presenza di immigrati. Denuncia immediata per chi assume stranieri senza permesso di soggiorno ed obbligo immediato di regolarizzazione del posto di lavoro, con consegna del permesso di lavoro temporaneo all’immigrato trovato non in regola (ed obbligo di presentarsi dal Questore alla scadenza del lavoro per eventuale reimpatrio). Aumento delle pene per chi favorisce l’immigrazione clandestina, creazione di centri per l’impiego nei paesi con maggiori flussi migratori verso l’Italia, favorire l’interscambio culturale (ovvero far venire qualche loro laureato qui per specializzarsi) predisposizione presso le ambasciate delle richieste di asilo politico….

    Sono idee buttate così, io comunque di sicuro più che dare addosso agli immigrati, che nella maggioranza dei casi sono poveri cristi ridotti alla disperazione, darei addosso a quelli che tale disperazione la sfruttano. Se si tagliano le radici i rami non crescono. I provvedimenti di Maroni, come anche la legge Bossi-Fini, piaceranno al volgo rozzo che si lascia affascinare da operazioni demagogiche, ma secondo me peggiorano soltanto il problema. D’altro canto i risultati della Bossi-Fini li abbiamo davanti ai nostri occhi.

    Ah, ovviamente bisognerebbe ripristinare un vero stato sociale. L’edilizia popolare ad esempio è una delle maggiori ragioni di conflitto sociale di questo paese.

  • F.Maria Arouet

    Sul capoverso uno ho già detto.

    Sul due. Mi pare che l’affermazione nuova sia che la repressione non é mai servita a nulla, come dimostrerebbero i fatti. In parte é vero, ma non del tutto. Qualche volta é servita. D’altra parte uno potrebbe facilmente ribatterti che anche il laissez faire non ha mai portato a nulla, come dimostrerebbero altrettanti fatti.

    Sul nimby. E’ come la rucola, ormai lo si mette dappertutto.

    Sul quattro. Va benissimo la “Denuncia immediata per chi assume stranieri senza permesso di soggiorno”, ma dovresti spiegare bene come si fa ad avere il permesso di soggiorno, visto che cinque righe sopra hai negato la validità della regola secondo cui si debba avere un posto di lavoro per entrare da regolari.

    Sul cinque. Mi rendo conto che sono idee buttate giù in fretta, in difesa dei poveri cristi, contro “il volgo rozzo che si lascia affascinare da operazioni demagogiche”, ma su una cosa dovresti sbilanciarti:
    secondo te, i flussi migratori, dobbiamo cercare in qualche modo di regolarli, o dobbiamo lasciar fare a Dio?

  • Doxaliber

    Qualche volta é servita.

    Tipo? Fammi un esempio di sistema repressivo che ha funzionato contro l’immigrazione.

    D’altra parte uno potrebbe facilmente ribatterti che anche il laissez faire non ha mai portato a nulla, come dimostrerebbero altrettanti fatti.

    Tra la repressione ed il laissez faire c’è di mezzo un mare che si chiama legalità e rispetto della legge. Come ho già scritto migliaia di volte abbiamo un sistema giudiziario che non funziona, che favorisce i delinquenti e sfavorisce le persone per bene. Se il nostro sistema giudiziario funzionasse a dovere allora tanti problemi, anche con gli immigrati, sarebbero meno pressanti. I fatti poi non dimostrano proprio ciò che dici, come ti ho scritto in altre occasioni in Italia oggigiorno vige un sistema repressivo, le coste sono pattugliate, chi vuole entrare regolarmente per lavorare non ci riesce, cacciamo i rom dai campi ogni volta che viene commesso un delitto (o si suppone sia commesso), alcuni comuni come quello di Milano volevano addirittura vietare ai figli degli stranieri senza permesso di soggiorno di mandare i figli a scuola…. Questo sistema non funziona, ha prodotto oltre 650.000 stranieri irregolari che però in realtà lavorano, una sanatoria in cui si sono presentati non so quanti migliaia di altri immigrati e probabilmente molta più delinquenza. Non funziona perché non hanno reimpatriato gli irregolari? A parte che non è vero, perché per tanti che ne sono entrati ce ne sono altrettanti fermati dalla nostra marina e della nostra guardia costiera che sono stati portati nei CPT e poi reimpatriati, per gli altri, se il sistema giudiziario non riesce a produrre una sentenza in 10 anni pretendi forse che effettui un decreto di espulsione in 10 minuti? Il sistema repressivo voluto con la Bossi-Fini, che poi è una scopiazzatura della Turco-Napolitano è un fallimento, ma invece di rivedere l’intero sistema lo stiamo peggiorando, con il risultato che produrremo ancora più conflitto sociale, ancora meno sicurezza e molti più immigrati clandestini. Vuoi scommetterci qualcosa? Ne riparliamo tra 5 anni magari…

    Sul quattro. Va benissimo la “Denuncia immediata per chi assume stranieri senza permesso di soggiorno”, ma dovresti spiegare bene come si fa ad avere il permesso di soggiorno, visto che cinque righe sopra hai negato la validità della regola secondo cui si debba avere un posto di lavoro per entrare da regolari.

    Beh, io parlo di applicare tali leggi in un sistema che consenta agli immigrati di trovare lavoro regolare, quindi che non preveda l’attuale sistema idiota (che tanto piace però!) secondo cui per lavorare in Italia è necessario avere un contratto prima ancora di entrarci. Due metodi (ma leggi tutto quello che scrivo?), il primo è favorire la ricerca dell’impiego direttamente dalle nazioni di appartenenza, attraverso centri per l’impiego ed ambasciate, la seconda è comunque fornire un permesso di soggiorno temporaneo in attesa di trovare un lavoro (tipo 6 mesi, con obbligo di indicare la residenza), la terza è favorire l’interscambio culturare facendo venire da noi universitari e studenti di questi paesi.

    ma su una cosa dovresti sbilanciarti:
    secondo te, i flussi migratori, dobbiamo cercare in qualche modo di regolarli, o dobbiamo lasciar fare a Dio?

    Mi sono già sbilanciato su questo, l’ho riscritto migliaia di volta (confermo che non leggi tutto ciò che scrivo.. :mrgreen:), i flussi migratori devono ovviamente essere regolati, ma non “arginati”. Una diga che non viene mai svuotata poi quando straripa produce effetti disastrosi come il Vajont, meglio un sistema che appunto i “flussi” li gestisce, rendendo più facile l’ingresso da immigrato regolare ed incanalando il nuovo arrivato in un sistema in grado di tenere traccia della sua presenza nel territorio.

  • sybillinux (degli idioti americani mi rispondono alle mail "dear mr. ux")

    temo che molti non sappiano cosa sia un capoverso, e vedo che godono di ottima salute, come tutti quelli che se ne fottono dei tecnicismi

    fuori dall’Italia, e non voglio dire che fuori dall’Italia la gente sia meglio o peggio,…

    a – chi non usa tecnicismi fuori da un contesto tecnico viene capito e apprezzato

    b – chi non usa tecnicismi all’interno del suo contesto tecnico di competenza viene semplicemente considerato intelligente, e non gli vengono fatti poi grandi complimenti, perché sarebbe abbastanza normale che una persona di intelligenza superiore riesca a farsi capire da persone di intelligenza inferiore

    ma mercurio (per chi non capisse: ermes, solo che alcuni potrebbero pensare che sto cercando di scimmiottare il romanesco, e darmi del razzista nei confronti dei romani) era il dio dei ladri, dei commercianti, e dei divulgatori eloquenti, nonché messaggero degli dei (per chi non capisse: nunzio, che non è quel certo nunzio, che abita appresso l’angolo)

    preferisco sentirmi dare del rincoglionito e ripeterlo molte volte, piuttosto che rincoglionirmi e dimenticarmi di ripeterlo
    ___________

    posso scriverlo o dirlo qui, o in qualsiasi altro posto:

    a qualcuno potrebbe venire in mente di chiedermi perché non entro spesso veramente nel merito del problema, e non esprimo posizioni esplicite, ma mi limito a facili interventi in cui mi convinco da solo di essere ironico
    ci penso spesso e molto, e sono arrivato alla conclusione che il motivo profondo sia che i facili interventi sono più facili

  • sybillinux

    temo che molti non sappiano cosa sia un capoverso, e vedo che godono di ottima salute, come tutti quelli che se ne fottono dei tecnicismi

    fuori dall’Italia, e non voglio dire che fuori dall’Italia la gente sia meglio o peggio,…

    chi non usa tecnicismi fuori da un contesto tecnico viene capito e apprezzato

    chi non usa tecnicismi all’interno del suo contesto tecnico di competenza viene semplicemente considerato intelligente, e non gli vengono fatti poi grandi complimenti, perché sarebbe abbastanza normale che una persona di intelligenza superiore riesca a farsi capire da persone di intelligenza inferiore

    ma mercurio (per chi non capisse: ermes, solo che alcuni potrebbero pensare che sto cercando di scimmiottare il romanesco, e darmi del razzista nei confronti dei romani) era il dio dei ladri, dei commercianti, e dei divulgatori eloquenti, nonché messaggero degli dei (per chi non capisse: nunzio, che non è quel certo nunzio, che abita appresso l’angolo)

    preferisco sentirmi dare del rincoglionito e ripeterlo molte volte, piuttosto che rincoglionirmi e dimenticarmi di ripeterlo

    direi che i capoversi, una volta che si è presa questa strada, andrebbero, per questioni di economia, usati coerentemente: o sempre, o mai, quindi sempre esplicitarli
    chi si aspetta di sentir parlare di un capoverso non trova niente

  • sybillinux

    ah, comunque mi inchino all’arte retorica:

    come ci ricorda melinda e melinda, la stessa cosa può essere vista come una tragedia, o una commedia

    in effetti, l’intervento delle 12.29, credo dopo alcune ore di faticosi capoversi, tiene con il fiato sospeso fino alla fine: sarà tragedia? o commedia?

    poi l’alchimia scenica si dipana in una risata liberatoria! il genio! era una commedia! che sollievo!

    peccato che spesso chi lavora al secondo episodio di un capolavoro non tenga in conto le statistiche, che dicono (a furor di popolo, tra l’altro, come tutte le statistiche attendibili) che “il ritorno”, “la vendetta”… di solito sono un fiasco ai botteghini…

  • sybillinux

    se vi chiedete perché scrivo cose idiote…

    innanzitutto complimenti! un perché al giorno leva il medico di torno! ditelo alla vostra assicurazione quando vi rinnova la polizza sulla vita!

    poi ovviamente perché sono un idiota… a scrivere…

    e infine forse anche perché, tenendo conto del poco tempo che mi resta da vivere, credo che se mi sforzo di dire intelligenti le uniche persone che mi ascolteranno saranno quelle che sono già d’accordo con me

  • F.Maria Arouet

    @Doxa

    “i flussi migratori devono ovviamente essere regolati, ma non “arginati”.

    ROTFL! (absit iniuria verbis)

    p.s.
    Proprio il Vajont dovrebbe far riflettere sui rischi che si corrono a riempire troppo gli invasi in territori che non sono sotto controllo.

  • Doxaliber

    Arouet, ridi pure se ti piace. Ma c’è una grossa differenza tra arginare (innalzare argini, muri, impedire ad ogni cosa di entrare, porre un freno) e regolare (ordinare, far procedere, disciplinare secondo una regola, una norma).

    Proprio il Vajont dovrebbe far riflettere sui rischi che si corrono a riempire troppo gli invasi in territori che non sono sotto controllo.

    La diga del Vajont non è crollata, qualcuno ha buttato un “sasso nello stagno” e questo ha prodotto “ondate” che hanno soverchiato i muri di protezione. Sai, è un po’ come l’acqua alta a Venezia, gli Olandesi hanno risolto con le dighe ma soprattutto con un fitto sistemi di canali che fanno defluire l’acqua e la rendono meno pericolosa, a Venezia invece vogliono innalzare una costosa e (forse) inutile palizzata. Se per qualche motivo quella palizzata costosa ed inutile dovesse cedere allora si che ci sarebbe da ridere, non per i veneziani però.

    Comunque oltre alle risate vedo che le argomentazioni iniziano a scarseggiare. Ne prendo atto. Buona serata e lieto di averti fatto venire il buon umore.

  • Iniquo

    Addirittura si parla di arginare l’emigrazione…

    Arginare un fenomeno che esiste da sempre, che è aumentato man mano che spostarsi è diventato più facile? E come, se neanche i muri statunitensi servono a niente?
    Le civiltà mature governano i fenomeni, non si chiudono a riccio.
    Ancora più stupido sarebbe chiudersi a riccio per un Paese a natalità zero che necessita di manodopera e che già ora ha problemi a pagare le pensioni.
    Questo è ovviamente solo il lato pragmatico, perchè se dovessimo inserire l’etica ci vorrebbe davvero poco a dire che l’occidente ricco è in debito con il sud del mondo colonizzato e depredato.
    Ma forse il motivo che spinge molti a volersi trincerare di fronte all’arrivo di questa gente che parla un’altra lingua (noi popolo che parla a stento la propria e solo quella) è più subdolo: non si vuole che i nuovi cittadini italiani siano neri, gialli e di origine extraeuropea (programma di Forza Nuova).
    Rassegnatevi, è inevitabile.

  • sybillinux

    “gli interessi dei poveri diversi da quelli dei ricchi”

    la luce comincia ad accendersi…

    “, eccetera eccetera, ”

    …e diventa chiara: dietro tutto c’è un solido “eccetera-eccetera” che fa da collante a tutti i complessi e profondi pensieri già detti e ancora da dire

    “per cui é naturale che ciascuno si dia da fare (fatti salvi i diritti fondamentali) per far prevalere i propri interessi… “. secondo delle magnanime regole, che “siano scritte non in base a un moralismo astratto, bensì tenendo conto degli interessi in gioco”…
    e questa è “legittima difesa”!

    …adesso finalmente capisco! il ricco deve legittimamente difendersi dal povero! tanto ci voleva? quanta intelligenza sprecata nel tentativo di nascondere questo banale pensiero proveniente dalle parti più basse… della sub-cultura mediatica e imperialista

    cioè l’etica, prima menzionata, poi abbandonata tra i capoversi, diventa moralismo, un bel po’ di gradini filosofici più in basso, perché attenzione! non è morale! ma moralismo, cioè una specie di posa snob, una caricatura della morale

    mi piacerebbe informare sulle differenze tra etica, morale e moralismo, ma…

    ROFTL!

    …scusate! ho vomitato!

    …adesso però sto meglio…
    prego il responsabile di pulire il pavimento, perché questo mio vomito è un vomito di legittima difesa, quindi il mio moralismo non mi impone di pulire dove ho sporcato…

    credo che in Italia ci siano troppe scuole inutili, legittimamente mi sentirei più difeso se molta gente non andasse a scuola, perché questa gente, sapendo già tutto, non può imparare niente, perde tempo e fa perdere tempo e soldi

  • F.Maria Arouet

    @Doxa
    Vajont
    Una delle cose da evitare, secondo me, se si vuol discutere, é attribuire all’altro cose che non ha detto e poi spiegargli perché ha sbagliato.
    Non ho detto che sia crollata la diga. Ho detto dei rischi che si corrono a riempire troppo gli invasi quando non si ha il controllo del territorio, può capitare che questo smotti e che, trovando l’invaso colmo, lo faccia debordare con risultati catastrofici.

    Mancanza di argomentazioni.
    Tu dici :
    “gli Olandesi hanno risolto con le dighe ma soprattutto con un fitto sistemi di canali che fanno defluire l’acqua”
    Visto da fuori converrai che quel “soprattutto” fa sorridere.
    Hai appena respinto sdegnato l’ipotesi che tra le regolamentazioni possa rientrare “l’arginamento” e ti ritrovi tra le mani l’infelice esempio dell’Olanda, dove le dighe le hanno fatte davvero.
    E allora non trovi di meglio che attribuire il successo “soprattutto” alla fitta rete di canali.
    Cosa ti impedisce di riconoscere che il risultato é frutto delle due cose insieme? Che non ci sarebbe stato alcun successo senza l’una delle due?

    Tu dici che mi mancano argomenti.
    Io dico che discutere con qualcuno che non prende in considerazione la realtà, perché la verità ce l’ha già in testa, dopo un po’ viene a noia.

  • Doxaliber

    @Arouet, mi sa che quello che ha troppe certezze e la verità in testa sei tu. Io ho utilizzato l’esempio del Vajont scrivendo:

    Una diga che non viene mai svuotata poi quando straripa produce effetti disastrosi come il Vajont, meglio un sistema che appunto i “flussi” li gestisce, rendendo più facile l’ingresso da immigrato regolare ed incanalando il nuovo arrivato in un sistema in grado di tenere traccia della sua presenza nel territorio.

    Tu hai rigirato la frittata con un bel ROTFL e scrivendo:

    Proprio il Vajont dovrebbe far riflettere sui rischi che si corrono a riempire troppo gli invasi in territori che non sono sotto controllo.

    Io ti ho risposto:

    Arouet, ridi pure se ti piace. Ma c’è una grossa differenza tra arginare (innalzare argini, muri, impedire ad ogni cosa di entrare, porre un freno) e regolare (ordinare, far procedere, disciplinare secondo una regola, una norma).

    Ho anche riutilizzato l’esempio del Vajont per significare che una diga che impedisce solamente l’entrata (in questo caso l’uscita) dell’acqua regge solamente fino a quando qualcuno (nel caso specifico i sobillatori di folle) non getta un sasso nello stagno. Nel caso del Vajont la diga, riempita all’infinito senza che ci fosse una regolazione dei flussi (nel caso degli immigrati facilitare l’ingresso di immigrati regolari) è esplosa causando danni irreparabili (nel caso dell’immigrazione rivolte e tensioni sociali).

    E allora non trovi di meglio che attribuire il successo “soprattutto” alla fitta rete di canali.

    No guarda, la situazione è questa e si sta ripetendo in più di una discussione. Io dico che l’attuale sistema è solamente repressivo e produce effetti disastrosi. Affermo, linkando anche miei articoli passati in cui scrivo CHIARAMENTE che i controlli alle frontiere devono esserci, che in un sistema di regolazione dei flussi è meglio un approccio meno repressivo e più propositivo/organizzativo, ricordando tra l’altro che le leggi sull’immigrazione si sono fatte via via sempre più repressive, senza però ottenere i risultati sperati, ma non ottengo mai risposta, solo un continuo giro di parole e puntualizzazioni. Mi pare evidente che il nostro sia un dialogo tra sordi, ma non sono del tutto sicuro del fatto che il sordo sia io. Tra l’altro attendo ancora risposta su questa domanda che, a differenza dell’esempio sulla diga del Vajont, ti è sfuggita:

    Fammi un esempio di sistema repressivo che ha funzionato contro l’immigrazione.

    Faccio notare anche che io non ho riso alle tue affermazioni, anche se vedo che ti risulta difficile cogliere la differenza tra il verbo “arginare” ed il verbo “regolare” ed anche la differenza tra innalzare soltanto una palizzata (come a Venezia) e costruire un sistema misto di dighe e canali, come succede in Olanda.

  • F.Maria Arrouet

    Se ti va bene il sistema “olandese” dove i canali si affiancano alle dighe non c’é motivo di contendere.
    M’era parso che tu escludessi ideologicamente le dighe.

    “fammi un esempio di sistema repressivo che ha funzionato contro l’immigrazione”
    Il primo che mi viene in mente é la cacciata degli ebrei dalla Spagna, ma ce ne sono di peggiori, basta sfogliare i libri di storia. Mi esento dal farlo solo perché qualche intellettuale potrebbe addebitarmi l’intenzione di proporre lo stesso per la nostra questione. E magari qualche intenzione di genocidio.
    In tutti i miei interventi, ho solo e semplicemente voluto sostenere che i rimedi devono essere adeguati alla realtà e che, in quest’ottica, non escluderei nessun rimedio, compreso l’arginamento e la repressione, ove servissero a far sì che i flussi migratori, determinati dalla disparità di benessere tra le varie parti del mondo, e dunque ineliminabili, fossero contenuti in dimensioni “digeribili” sul piano dell’assimilazione.

    Ciao

  • Doxaliber

    Che esempio infelice. Tra l’altro sei dovuto tornare indietro nel 1400 per trovare un esempio, che sinceramente non ritengo nemmeno molto calzante (il mondo è cambiato parecchio da allora). I sefarditi poi furono perseguitati per motivi religiosi, non davano certo problemi di sicurezza visto che spesso erano più ricchi dei loro oppositori, in quegli anni l’inquisizione spagnola fece una discreta piazza pulita di tutti i nemici del cattolicesimo.

    Mi va di sperare che il mondo da allora sia migliorato almeno un pochino.

  • F.Maria Arouet

    La questione verteva sull’efficacia della repressione, applicata su larga scala.
    Se non ti vanno bene gli ebrei di Spagna, puoi sceglierti l’esempio che meglio ti aggrada sull’uso e l’efficacia della repressione nei conflitti etnici, risalendo dalla Spagna del quattrocento fino ai balcani dell’altro ieri. E valutare da te.
    Senza mescolare i fatti storici con i giudizi morali, per onestà intellettuale.

  • Doxaliber

    Beh, certo, forse facendo rastrellamenti, raccogliendo tutti gli immigrati in una nave per poi bombandarla ed affondarla (come fecero gli inglesi con gli italiani immigrati) potrebbe avere una qualche efficacia, per completare l’opera potremmo anche radere al suolo i posti abitati da questi immigrati, cos’ da prevenire anche future emigrazioni. Ma non è detto, grazie al cielo ci sono organismi internazionali che probabilmente interverrebbero per la violazione di numerosi articoli della convenzione di Ginevra.

    Anche se non intervenissero, efficace? I nazisti che hanno cercato di sterminare gli ebrei sono stati a loro volta bombardati ed uccisi, ed hanno vissuto per anni divisi da un muro. Gli Jugoslavi che si sono combattuti fra loro sono diventati TUTTI certamente più poveri, ed hanno subito a loro volta guerra, morte e distruzione. I Tutsi sterminati dagli Hutu poi si sono vendicati a loro volta. Saddam Hussein ha represso i Kurdi e non ha fatto una bella fine. I Turchi hanno represso gli Armeni ed i Kurdi.

    In tutti questi casi le attività repressive hanno generato guerra, morte, distruzione, ancora più odio razziale ed etnico, ma mai – sottolineo MAI – hanno risolto il problema. Gli ebrei in Europa ci sono ancora, i serbi devono convivere con i croati i montenegrini gli albanesi e gli sloveni, i Tutsi e gli Hutu pure, idem per iracheni, turchi, kurdi, armeni. La repressione non ha prodotto alcun risultato accettabile, di sicuro ha prodotto la condanna della storia.

  • Iniquo

    Se è per questo “senza mescolare i fatti storici con i giudizi morali” è stata efficacissima anche la repressione messa in atto dal regime nazista nei confronti di Zingari, comunisti, socialisti, sindacalisti, oppositori sui generis, handicappati, omosessuali, Testimoni di Geova, Ebrei e forse mi sono anche dimenticato qualcuno.

    Il punto è proprio che la clava non risolve i problemi, li esaspera.

    Pensiamo a Tizio, perseguitato politico o religioso, che paga qualche migliaio di euro per arrivare qui a rischio della vita dopo un viaggio via terra non meno estenuante di quello via mare: subito Cpt, subito condizioni disumane (stanno come sardine in condizioni igieniche assurde). Gli dicono che verrà rimpatriato o comunque mandato in uno stato africano a caso (se non conoscono la nazionalità di provenienza); lui pensa che se prima nel suo Paese stava morendo di fame, ora sicuramente starà peggio visto che si è venduto tutto per pagare il viaggio.
    Per l’Italia è già un clandestino, anche se è venuto per lavorare; scappa e si ritrova senza punti di riferimento, se gli va bene trova connazionali che gli spiegano che dovrà aspettare il camioncino del caporale.
    Lavora in nero, senza protezioni per due soldi; se si fa male lo scaricano a bordo strada sulla via del pronto soccorso, se crepa lo occultano in una discarica.
    In più viene offeso sia sul posto di lavoro che per la strada, la gente sa che costruisce le loro case ma comunque non vuole che giri per il paesello quando smonta dal suo turno. Mettiamo pure che nessuno lo pesti a sangue, quanto ci mette uno così a mandare i propri imperativi morali a farsi friggere e cominciare a delinquere? Noi che faremmo al suo posto?
    Noi che troviamo la scusa delle tasse troppo alte per giustificare moralmente l’evasione totale (basta guardare la media delle dichiarazioni dei commercianti e dei professionisti) e che quindi infrangiamo la legge con la pancia piena ed un tetto sulla testa…

    I flussi migratori sono fisiologici, chi li chiama “emergenza” lo fa per convenienza politica e per lucrare sull’inciviltà del popolaccio.
    Ricordiamoci anche che quelli che oggi vengono vessati in tutti i modi sono i padri dei cittadini italiani di domani, gli stessi che ci pagheranno la pensione.
    Sempre che non si voglia negare la cittadinanza ai non bianchi…

  • F.Maria Arouet

    @ Doxa
    Era persino troppo facile prevedere dove saresti andato a parare.
    Mettiamola così:
    Se un rubinetto versa in una vasca 5 litri al minuto e se lo scarico é in grado di smaltirne 4, posto che la vasca abbia un volume di 100 litri, quanti minuti Pierino potrà ancora giocare prima che la vasca tracimi?
    Oppure: cosa dovrebbe fare Pierino affinché l’acqua possa fluire senza far tracimare la vasca?
    Mi rendo conto che la questione dell’immigrazione ridotta in questi termini ti farà arricciare il naso, ma anche questo é un aspetto da considerare

  • Doxaliber

    Certo, passare dalle repressioni ai problemi di fisica.. :mrgreen:

    Bene, posto che il rubinetto non può essere chiuso, che mettere un tappo o sigillare il rubinetto produrrebbe due effetti devastanti:
    1 non ci potremmo più lavare e puzzeremmo come capre;
    2 probabilmente i tubi esploderebbero per la pressione e quindi altro che allagamento!)

    non resta che lavorare su due fronti:
    1) cercare di migliorare il sistema di scarico (cosa decisamente più alla nostra portata), magari stappandolo dalle impurità
    2) mettere dei rubinetti che riescano a ridurre il flusso d’acqua ed a regolarlo meglio per evitare allagamenti.

  • F.Maria Arouet

    Vedi che siamo perfettamente d’accordo?
    Salvo non esserlo affato su cosa s’intende quando si parla di rubinetti “che riescano a ridurre il flusso”, a casa mia si dice chiudere.

  • F.Maria Arouet

    m’è scappata una t in affatto, non vorrei che qualcuno se n’avesse a male….

  • Doxaliber

    Ed è tutta qui la sostanza del discorso. Come vorresti chiuderli questi flussi? Facciamo finta davvero che l’Italia proprio non possa sopportare più un solo altro singolo immigrato, perché non c’è posto (cosa strana in un paese a crescita sottozero, ma fingiamo che non sia così e che proprio gli immigrati non sia possibile accoglierli):

    1) Innalzando un muro alto 40 metri in ogni angolo della costa italiana? Nonché ai confini con gli altri Stati? Ma abbiamo già detto che al confine con il Messico, sicuramente più gestibile, il muro non è servito ad un granché.

    2) Pattugliando le coste ed eventualmente affondando le navi che passano clandestinamente le nostre acque nazionali? (Violando così una serie infinita di diritti umani nonchè la convenzione di Ginevra, ma facciamo finta di niente). Ma il pattugliamento già avviene, manca solo la parte relativa all’affondamento, tuttavia già ora chi viene intercettato nelle nostre acque non è che viene lasciato libero di girovagare per l’Italia, viene portato nei CPT e lì detenuto fino al reimpatrio. Quelli che sono clandestinamente in Italia sono quelli che sono riusciti a sfuggire ai controlli, le nostre coste sono grandi e frastagliate, piene di approdi, impossibile monitorarle millimetro per millimetro, senza considerare i costi di tali operazioni (hai idea di quanto consuma una nave militare?)

    3) Militarizzando le nostre coste con contingenti militari? Oppure fornendo ai cittadini una pistola con cui sparare ad ogni cosa vagamente non italiana?

    Questo senza contare quelli che sono già in Italia, per ora soffermiamoci solo su quelli che cercano di entrare. Dimmi, come intendi fermarli? No, perché se hai una soluzione valida oltre al problema dell’immigrazione risolvi anche quello dello spaccio di droga, del contrabbando e delle merci contraffatte.

  • F.Maria Arouet

    Mah, non ho certo ricette miracolose. Ma tra il fatalismo rassegnato, o entusiasta, e il muro di quaranta metri evidentemente ci sono non una ma cento vie di mezzo.
    Il rubinetto di Pierino andrebbe chiuso di quel tanto che serve a pareggiare i flussi in entrata con le nostre capacità di assimilazione.
    O perlomeno sarebbe auspicabile provarci, secondo me.
    Se invece vogliamo escludere a priori che lo Stato sia in grado di controllare il proprio territorio non ci resta che attendere che il fenomeno si esaurisca da sé, per il principio dei vasi comunicanti.
    E per chi ci crede sperare in Dio.

  • Doxaliber

    Appunto Arouet, le vie di mezzo che vado predicando da un pezzo nei commenti, anche qui. 🙂 Quelle di Maroni e la Bossi-Fini non sono vie di mezzo, sono soluzioni populistiche che guardano esclusivamente in un sola direzione e che hanno prodotto (e produrranno ancora) soltanto ulteriori danni. A meno che tu non sia convinto davvero che decretare per “legge” 1.400.000 di criminali in più da un giorno all’altro (ai 700.000 che commettono il reato di “clandestinità” vanno aggiunti almeno 700.000 italiani “fiancheggiatori) sia la soluzione al problema…

  • F.Maria Arouet

    Non sono convinto di nulla a priori.
    Lo strumento deve essere efficace rispetto al fine.
    Per valutarlo il metodo migliore resta quello empirico.
    Provarlo e vedere se funziona.

  • Iniquo

    Affrontare semplicisticamente situazioni complesse come questa porta a penosi fallimenti e qualunquismo da bar.

    Frasi apodittiche come “per valutarlo il metodo migliore resta quello empirico” sono facilmente contraddicibili, infatti anche a priori si riesce a capire se uno strumento si rivelerà inadeguato od addirittura controproducente.

    Ad esempio se il mio fine è combattere la microcriminalità so già a priori che non ci riuscirò dichiarando a priori criminale chi entra in Italia senza invito, infatti tutte le statistiche rivelano che la stragrande maggioranza dei crimini è commessa da Italiani. Sicuramente diminuirà (anche in considerazione del rapporto tra povertà e certi tipi di reato) essendo fisiologico che per un tot di persone che entrano alcune siano o diventeranno delinquenti, però non avendo agito alla base del problema (disagio, povertà, ghettizzazione,…; sicuramente non etnia) esso persisterà e tornerà ad aumentare.
    E` come voler eliminare la gramigna potandola.

    Le scienze sociali, giuridiche ed economiche servono proprio per aiutare il legislatore a gestire fenomeni complessi (a priori ed in itinere), ovviamente sempre che lo si voglia e non si intenda invece usarli per mantenere od incrementare il proprio potere soffiando sui peggiori istinti della peggiore feccia.

  • F.Maria Arouet

    BRUXELLES – L’espulsione degli immigrati extracomunitari che vivono clandestinamente nei paesi europei sarà regolata presto da regole comuni se un’intesa raggiunta oggi a Bruxelles tra i 27 sarà approvata dai ministri degli interni e otterrà il via libera dell’Europarlamento. Mentre l’Italia ha annunciato le nuove norme che puniscono l’immigrazione clandestina come un reato penale, gli ambasciatori dei 27 presso la Ue hanno raggiunto un compromesso per regolare su basi comuni il rimpatrio dei circa 12 milioni di immigrati extracomunitari che vivono e lavorano nei paesi della Ue senza documenti e permessi regolari.
    (Ansa, 23/05/08)

  • sybillinux

    @ Maria, senti, doxaliber ti dedica sinceramente troppo tempo

    @ tutti gli altri:

    quando i ricchi si difendono dai poveri si chiama fascismo
    quindi attenti ai fascisti

    e se ci sono degli “extracomunitari” allora vuol dire che c’è una “comunità”?

    che comunità sarebbe?

    un insieme di persone che hanno comunione di vita sociale?
    ma in una comunità si accoglie, non si espelle
    allora evidentemente non è questa la definizione che passerà alla storia, se non come ennesima vittima dell’imperialismo

    qualcosa come la “comunità” britannica delle nazioni, cioè il fu “impero” britannico? direi di sì

  • sybillinux

    ah, Maria, per quanto ti riguarda tu non hai bisogno di essere oggetto di prove empiriche di nessuno strumento

    non c’è bisogno di provarlo per saper che su di te funziona tutto

    tutto tranne il cuore e la mente

    piccole donne cresceranno

  • sybillinux

    cara Maria,

    sono di nuovo qui,

    per me sei un’icona, e questo giustifica quanto mi dedico a te

    più ci penso e peggio è:

    fingendomi regista integralista, “rimonto” i bagliori sinistri dei tuoi capoversi

    “Per i secondi

    …gli interessi di chi viene sono diversi da quelli di chi già ci sta
    (chi è sulla scialuppa affoga a calci chiunque cerchi di salire
    solo dopo scoprirà che non ci sono abbastanza braccia per remare)

    …gli interessi dei poveri diversi da quelli dei ricchi,
    (i ricchi vogliono diventare più in fretta possibile più ricchi possibile
    i poveri vogliono diventare il più lentamente possibile il meno poveri possibile)

    ….é naturale che ciascuno si dia da fare per far prevalere i propri interessi (fatti salvi i diritti fondamentali)
    (quest’ultima concessione non toglie il fatto che io senta di parlare di “natura”)

    …che le regole siano scritte tenendo conto degli interessi in gioco
    (nel migliore dei mondi possibili le regole sono scritte a prescindere dagli interessi, immaginiamo una partita di calcio: si potrebbe giocare se le regole le “scrivessero” i calciatori mentre giocano?)

    5 – questo atteggiamento è legittima difesa”
    (quindi, al di là di ogni ragionevole beneficio del dubbio qui io vedo che sono di fronte a qualcuno che afferma che:
    il ricco si deve per natura legittimamente difendersi dall’attacco del povero scrivendo le regole secondo i suoi interessi)

    signori, per chi non avesse capito, siamo di fronte al “darwinismo sociale”:

    l’ideologia del mein kampf é fondata sulla gerarchia biologica delle razze e degli individui (in cui Hitler stila una graduatoria delle razze inferiori)

    il compito dello Stato in quella ideologia distorta sarebbe quello di tutelare la purezza della razza eliminare i “non adatti”

    è esattamente quello che c’è scritto sui giornali di questi giorni

    per chi lo vuole leggere, naturalmente

    e per chi se lo sta chiedendo, non vedo gli asini volanti

    ora, Maria, ti chiedo di sognare da adesso in avanti, tutte le notti, di cercare disperatamente di salire sulla scialuppa

  • sybillinux

    cara F.Maria Arouet

    io torno qui tutti i giorni, anche più volte al giorno

    da buon (medicente) etologo, ti sto aspettando

    o sei troppo intelligente per parlare con me?

  • sybillinux

    buonasera,

    pensa che ti pensa, sybillinux si ricorda del liceo…

    …e così ricorda la dinamica delle zolle tettoniche… (immagino che i più giovani penseranno a pettorute signorine impegnate nel sociale televisivo, ma non importa…)

    …secondo la disciplina della paleo-geologia, la zolla africana (che non è un’immigrata) spingerebbe verso nord…

    in questo modo purtroppo per i ricchi italiani che si devono difendere dai poveri che si trovano “oltre-adriatico” (una prospettiva che il ricco italiano, il cui visu si limita ai più alti brufoli del suo naso usato per sniffare, non può comprendere), bene… si troveranno “oltre-niente”

    …potranno quindi immigrare clandestinamente non via mare, ma via strada provinciale
    certo questo per il ricco che si deve difendere, è un problema: le migliaia di poveri cattivi che annegheranno nel movimento migratorio, non avranno più ragion d’essere…
    sono molto spiacente…

    …ma non disperi il ricco italiano, che capoverso dopo capoverso, si difende dai poveri: se è vero che l’Italia sarà una cosa sola con la Jugoslavia (che non è “ex”, non ha divorziato, esiste ancora, solo che ha più nomi…), be’, sarà pur vero che lo scontro dell’Africa contro l’europa, (che oggi è solo ideologico), diverrebbe un fatto fisico:

    così come la storia umana presenta i suoi corsi e i suoi ricorsi, sorgerà nel mediterraneo orientale una bella catena montuosa (anche l’Italia ha sbattuto contro l’europa, tempo addietro… e continua a sbatterserla!)…

    dunque quindi i poveri invasori africani è vero, non annegherebbero, ma verrebbero pur sempre mangiati dall’abominevole europeo delle nevi…

    come vede, il ricco che si deve difendere dal povero, potrà pur sempre contare sulla giustizia di madre natura, che difende, secondo il darwinismo sociale tanto caro a detto ricco, proprio chi ne ha meno bisogno:

    il più forte e il più stupido

  • giuseppe

    Mi scuso in anticipo magari le informazioni che cerco sono da qualche parte nel sito mai io non sono riuscito a trovarle.

    In questi giorni (dal 2 al 25 gennaio 2009) siamo in scena con lo spettacolo Made in Italy che è stato tratto dal libro di Giano Antonio Stella (www.puntozero.info per tutte le informazioni sul nostro lavoro).

    Vorremo usare la lettera da voi pubblicata per chiudere il nostro spettacolo ma non riusciamo a capire da che fonte è stata tratta (L’orda? se è stata tratta da qui che edizione è? perchè sulla prima a memoria non la ricordiamo).

    Grazie a chiunque voglia risponderci
    Puntozero

  • giusy

    salve! ho letto la lettera e potrebbe essermi utile per un lavoro all’università…potrei sapere di che hanno è l’autore della lettera e il suo paese d’origine???? grazie mille!!!!

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