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Lettera di un Basiji allo Scrittore Roberto S.

18 novembre, 2009 di Laura Costantini  
Archiviato in Oltre il Confine, latest



So che hai parlato di me.
Lo hai fatto in televisione e adesso le tue parole sono ovunque sulla Rete. Hai parlato di me, senza conoscermi. Hai detto delle menzogne. Ho guardato la tua faccia, ho guardato i tuoi occhi, ho ascoltato la tua voce. Le parole no, non le ho capite. Ma me le hanno tradotte. Io ora so chi sei, ma tu non sai niente di me.
Sono quello che ha sparato a Neda.
Hai mostrato la foto di quella donna, l’hai chiamata per nome, ne hai esaltato la bellezza e ne hai detto, come se la conoscessi da sempre. Da quel 20 di giugno tutto il mondo chiama per nome Neda Agha-Soltani e ne parla. Io non sapevo neanche come si chiamasse, né mi interessava saperlo.
Non era mio compito.

Sono un basiji, ho 17 anni, dieci meno di Neda. Ho impugnato il fucile Ak-47 quando ne avevo 13 e non l’ho piu’ lasciato. Non ti dirò il mio nome, so che non ti interessa. Agli occhi del mondo io sono il cecchino vestito di nero appostato su un tetto che gioca con la vita degli altri. Nessuno di voi vorrebbe sapere di piu’, nessuno di voi vorrebbe conoscermi. Avete vergogna di me.
Hai mostrato il video della morte di Neda e siete ammutoliti davanti a tutto quel sangue che esce dal naso, dalla bocca, agli occhi, dalle orecchie. Avete trattato la sua morte come un evento eccezionale. Come se non aveste mai visto morire nessuno.

Io sì. Ho visto morire in modi anche più atroci di quello. Ho dato la morte e so che io stesso morirò. Non diventerò vecchio, io.
Non so perché ti dico queste parole. Di sicuro a te non interessano. Neda Agha-Soltani era una studentessa di filosofia, era bella, era intelligente. Quel giorno in viale Kargar impugnava un telefonino e registrava quello che stava accadendo. A casa aveva un computer, avrebbe messo il video in Rete, avrebbe parlato nei blog.
Hai detto che io l’ho uccisa per questo. Hai ragione.

Tu sei nato in una nazione ricca, eppure mi dicono che nel tuo paese ci sono ragazzi proprio come me. Sì, hai capito bene. Qui ci chiamano basiji, non so che nome abbiano da voi, ma non c’è altra differenza. Nasciamo poveri e siamo destinati a rimanere ai margini, a guardare gli altri, quelli come te, quelli come Neda, andare avanti. Tu e Neda sapete parlare, sapete convincere e convincervi. Noi sappiamo soltanto che non è giusto essere condannati al margine, al confine, al ghetto.

Tu mi disprezzi. Lo diceva la tua faccia, lo dicevano i tuoi occhi, il tuo tono di voce. Il tuo disprezzo non ha bisogno di traduzione. Tu hai guardato dritto dentro l’obiettivo di una telecamera e hai preteso di vedermi, capirmi e giudicarmi. Proprio come Neda.
Quel giorno lei era lì, felice di esserci, orgogliosa di tutto ciò che in quel momento rappresentava: una donna, una studentessa, una manifestante. Mai stata ai margini, lei.

Hai mostrato la sua foto, tutto il mondo conosce la sua faccia, i suoi occhi. Aveva occhi grandi e quel giorno li ha alzati, come se mi cercasse. No, non sapeva che ero lì, non sapeva niente di me e non voleva sapere niente. Ti somigliava. Lei, in quel momento, era nel giusto, dalla parte dei buoni. E io ero il nemico. Ha alzato gli occhi e quegli occhi mi hanno trovato. Ci siamo guardati. Lei non poteva vedermi, ma mi ha guardato. Mi ha giudicato. Mi ha condannato. Il suo disprezzo e’ stata la pallottola che ha esploso contro di me. Ha sparato lei per prima. E io mi sono difeso.
Io devo difendermi da quando sono nato. Morirò difendendomi e nessuno metterà in Rete il video della mia morte. Anche se dovessi vomitare sangue, come Neda. Anche se sarò più giovane di lei, quando succederà.
Perché la mia vita vale meno di quella di Neda. Vale meno della tua.

Mi hanno detto che vivi sotto scorta perché i basiji del tuo paese hanno promesso di ucciderti. Li hai costretti tu a farlo. Perché non hai capito.
Quando nasci dalla parte sbagliata della barricata, gli sguardi come il tuo, come quello di Neda, ti piovono addosso come pietre. E se arriva qualcuno che invece di giudicarti ti mette in mano un’arma, tu l’accetti.
Ho 17 anni e se non fossi un basiji tu, così importante, così intelligente, così ammirato, non ti saresti mai occupato di me.

Mentre andava il video di Neda che affoga nel suo sangue, tutto il tuo mondo mi ha odiato. Ma per farlo ha dovuto riconoscere che io esisto. E per quelli come me, per i basiji di tutto il mondo, è una vittoria. L’unica che conosceremo.

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Laura Costantini
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Comments

28 Risposte a “Lettera di un Basiji allo Scrittore Roberto S.”
  1. diabolicomarco scrive:

    ah!
    *senza parole*

  2. Spero che sia un ammutolimento… positivo. Ho avuto reazioni piuttosto brusche a questo pezzo. Sono stati in molti ad averci letto dentro un appoggio ai basiji, un attacco a Saviano, una presa di posizione contro l’opposizione democratica in Iran. I giudizi sono andati da brutto, porcheria, inutile, vergognoso esercizio letterario.

  3. Alfonso scrive:

    Un bell’esercizio, infatti, che prova a mettersi nei panni dell’assassino. E cerca di stabilire un confronto alla pari, dove chi spara in fin dei conti ha i suoi motivi.
    Sono d’accordo, in particolare sull’ipocrisia mediatica e, diciamo, quella “saviana”. Sono anche d’accordo sul fatto che questi sono esempi che non sono staccati dalla realtà sociale. E’ la società che crea questo tipo di personalità.
    Sono un po’ meno d’accordo, stilisticamente, sulle motivazioni di punta del killer (giovincello, sensazione di essere inesistente, radicata invidia nei confronti di chi ce l’ha fatta…) un po’ troppo accentuate e dense di un qualcerto “livore adolescenziale”.

    Non sono affatto d’accordo invece (chiaramente) sullo spostare questo sul piano del reale. Non ci sono motivazioni che possano tenere (così come non ce ne sono in ogni guerra, in ogni scontro, in ogni rivolta violenta) di fronte ad un esempio di essere umano come dovrebbe essere estinto da decenni (mi sento generoso, avrei voluto scrivere “secoli”).
    Ragion per cui il contenuto di un articolo così non mi mette in condizione di riflettere sulla situazione di questa gente. Ogni uomo, di fronte a un’evidente ingiustizia quale ad esempio quella di dare la morte, dovrebbe sentirsi sopraffatto dalla cena della sera prima che gli risale l’intestino come un dèmone dal quale è posseduto. Margini ed emarginati inclusi.

    • doxaliber scrive:

      Margini ed emarginati inclusi.

      Semplicistico secondo me. Non sai quanto ciò che è mostruoso può diventare un fatto normale, quotidiano. Noi in Europa abbiamo sperimentato tali mostruosità non moltissimi anni fa. Chi nasce in una realtà dove la violenza è normalità non ha i tuoi stessi termini di paragone. In alcuni Stati, ancora oggi, la vita di un uomo non vale nulla.

      • Alfonso Tulli scrive:

        Ne convengo, se si parla in genere. Ed è vero che a volte io ho delle pericolose e inattinenti derive ideologiche.
        L’Iran però non è un posto sperduto tra le colline dove la gente coi machete va nelle case a mutilare quelli di etnia diversa. Non ci sono bimbi soldato in Iran (tanto per dire).
        L’Iran è un grande paese civilizzato (ne’ più e ne’ meno dell’Italia, religione a parte) e questi comportamenti destano scandalo tanto quanto qui da noi. Anzi, mi è stato detto che gli iraniani durante le elezioni protestavano e “tifavano” per un candidato il cui programma politico non era poi così diverso da quello del “dittatore broglione”. A riprova del fatto che gli iraniani possono scorgere differenze abissali anche tra idee e propositi molto simili tra loro.
        Quindi il killer adolescente resta per me un caso di comportamento criminale, non la normalità.

      • Michele scrive:

        Doxaliber scrive:
        Chi nasce in una realtà dove la violenza è normalità non ha i tuoi stessi termini di paragone.

        Finche avremo bambini che conoscono la guerra non avremo mai la pace.

        Per quel poco che mi sento di dire sia lo “spettacolo” di Saviano che questa “lettera” di risposta mi hanno dato modo di riflettere.
        Dal riflettere a riuscire a fare qualcosa di concreto c’è un abisso, ma non è forse un primo passo ?
        Se chi come me riflette e poi fa un passo contro la violenza chi sparerà?
        Meglio non fare nomi ma non mi sento tranquillo, in nessun caso, sia che questo passo lo faccio o decido di non farlo.

  4. maria scrive:

    Non credo che tutti quelli nati dalla “parte sbagliata”, quelli al di la di ogni cosa, abbiano un fucile in mano, come non credo che tutti quelli nati dalla “parte giusta”, giudichino e annientino l’esistenza degli altri….
    La ragazza, Neda, non doveva essere uccisa, il basiji, il ragazzo che ha sparato, non doveva, non avrebbe dovuto avere un fucile a 13 anni…
    So che sono altre storie, le stesse che sono anche qui da noi…..
    Non me la prendo con lui, anche se quel che ha fatto è grave, non so se Neda lo avesse o meno giudicato….Ma di certo, chi giudica persone come lui c’è, che a loro volta, sono giudicati da lui e persone nate e vissute come lui.
    Questa storia la sento oggi la prima volta!
    Indubbiamente rapprenta un dramma da ambo le parti, sia dalla parte di Neda che dalla parte del ragazzo di 17 anni!
    Su una cosa ha in particolar modo ragione….Anche qui si è giudicati solo per essere nati dalla “parte sbagliata”.

  5. l’assassinio è uno strumento politico inammissibile. è un fatto. questo in particolare è disgustoso ed orribile. .
    la strumentalizzazione che si fa delle disgrazie del mondo per fini spettacolari è una vecchia storia.

    ovviamente, ognuno ha la sua personale opinione su chi faccia un lavoro serio nel sociale o sul campo e su chi si limiti a luccicanti apparizioni.

  6. Donato scrive:

    Trovo questo articolo a dir poco sconcertante..

    Riporto solo alcune “perle”.

    “Quel giorno lei era lì, felice di esserci, orgogliosa di tutto ciò che in quel momento rappresentava: una donna, una studentessa, una manifestante. Mai stata ai margini, lei.”.
    Cioè, secondo l’autrice, una donna in Iran non è ai margini della società. Lo è chi spara per soffocare le manifestazioni.

    “Ha alzato gli occhi e quegli occhi mi hanno trovato. Ci siamo guardati. Lei non poteva vedermi, ma mi ha guardato. Mi ha giudicato. Mi ha condannato. Il suo disprezzo e’ stata la pallottola che ha esploso contro di me. Ha sparato lei per prima. E io mi sono difeso.”
    Cioè , secondo l’autrice, quel giorno a Baghdad, tra chi manifestava e che sparava, c’era una sorta di lotta di classe.

    Complimenti, veramente.

    Posso capire l’odio verso Saviano, ma per criticarlo addirittura scrivere un articolo come questo…

    La violenza non può essere mai giustificata, men che mai quando è all’interno di un regime dittatoriale.
    Altrimenti è giustificabile anche quello che ha fatto Pol Pot.

    Si può suggerire all’autrice dell’articolo altri spunti del genere:
    una lettera del Rom che ha massacrato di botte il commerciante a Teramo
    una lettera del Romeno che ha stuprato e ucciso una donna a Roma
    una lettera del marine cha ha massacrato civili in Iran
    una lettera di un ex brigatista rosso che ha reso vedove e orfani un bel po’ di persone

    A seconda di cosa lei trova più giustificabile.

    E venendo a Saviano, l’intervento cui si riferisce l’autrice dell’articolo era inserito in una serie di storie che raccontavano di persone uccise in vari regimi per affermare la libertà di parola.
    Un tema poco “popolare”, e che attiene strettamente a tutto quello che Saviano ha detto in questi anni.

    E che significa:
    “Mi hanno detto che vivi sotto scorta perché i basiji del tuo paese hanno promesso di ucciderti. Li hai costretti tu a farlo. Perché non hai capito.”
    Cosa non ha capito Saviano ? In che senso li ha costretti a farlo ?
    Secondo l’autrice quindi anche i camorristi hanno una giustificazione sociale per quello che fanno ?
    Anche loro sono vittime di questa società così cattiva ?

    Roberto Saviano si può criticarlo per qualunque altra cosa abbia fatto o detto.
    Si critica Gesù, non mi pare che Saviano sia meglio.

    Ma indipendente da Saviano, sinceramente, trovo questo articolo, senza metafore, indecente.

    • Lorenzo scrive:

      x Donato…..eravamo a Bagdad?? :(

      Laura poi riportando il testo che tu stesso riprendevi :”Quel giorno lei era lì, felice di esserci, orgogliosa di tutto ciò che in quel momento rappresentava: una donna, una studentessa, una manifestante. Mai stata ai margini, lei.”.
      non riportava il suo di pensiero ma si era immedesimata in quello del ragazzino basiji

      il tuo commento mi sembra superficiale e scortese, sebbene “senza metafore”

  7. Ecco, indecente mi mancava. E ancora una volta viene tirato in ballo Saviano. Possibile che i sostenitori di questo scrittore, intellettuale, uomo che merita rispetto e ammirazione non siano in grado di ammirarlo abbastanza da non farne un santino intoccabile? La peggior critica che si possa fare a Saviano e’ proprio un intervento come quello di Donato. Io mi sono limitata a cogliere uno spunto per riflettere, con tutti i miei limiti, non su Saviano, bensi’ sulla realta’ sociale che produce basiji e giovanissimi affiliati alla camorra. A Donato, con tutta la buona volonta’, non ho altro da dire.

  8. Donato scrive:

    Voglio chiedere scusa per la parola “indecente” che è offensiva e non rispecchia il mio pensiero. Mai scivere di getto…

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