Lettera Aperta a Monti: La sanità, quaggiù in Italia 4


Monti: ”Diritto alla salute pubblica è valore irrinunciabile”. Balduzzi: ”Parole sulla Sanità travisate mediaticamente”

E non si capisce perché, se si scrivono parole ragionate queste siano immediatamente tacciate di populismo e demagogia, mentre ormai è prassi di governo mentire e poi smentire; mistificare parlando di un paese che non esiste se non nella Carta; quella Costituzione che è per noi come una reliquia da venerare.

Professore, lei è un codardo, e io per un giorno voglio essere una demagoga, una persona che non le permetterà di insultarla con i suoi equilibrismi lessicali.

”Diritto alla salute pubblica è valore irrinunciabile” e allora ce lo restituisca immediatamente, o abbia il coraggio di ammettere la verità. Quella verità semplice che io, in quanto demagoga e scribacchina, cittadina facile al populismo le ricordo con pochissime parole.

La sanità italiana è già privata. Privata nel senso liberista del termine, in quanto in mano ad un grumo di potere spesso fatto dalle mogli o dai figli di … La sanità italiana è privata al cittadino, che di fatto il diritto alla salute l’ha perso quando anni fa si sono iniziati a regalare pezzi dello stato ai privati.

Lei sa bene, professore, che da noi, quaggiù in Italia, la notizia da scrivere cubitale sui giornali è quella che racconta di un successo della sanità. Lei sa bene, professore, che le Regioni in cui la sanità pubblica funziona davvero, sono definite da voi stessi politici “mosche bianche”. Lei sa meglio di me quale sia lo stato delle cose, in questo paese che vi ostinate a voler negare, celandolo dietro le vostre frasi di buon senso che sarebbero condivisibili in ogni altro paese del mondo, Africa compresa, tranne che quaggiù: in Italia.

Lei professore è un codardo perché non ha il coraggio di spiegare in linguaggio semplice a tutti quei cittadini che sempre meno si curano, e sempre meno hanno il potere d’acquisto tale da potersi recare in farmacia, perché non è sicuro di poter reperire i fondi per una sanità sostenibile. Dovrebbe avere il coraggio di spiegare dove sono andati a finire i soldi che avrebbero dovuto sostenerlo quel diritto alla sanità che lei millanta, con la seraficità del suo viso.

Lei sa bene quanto me, delle protesi impiantate su pazienti sani, degli interventi chirurgici a cuore aperto fatti solo per “far cassa”. Lei sa persino che un “magnate” di prodotti sanitari, pugliese, per essere sicuro di poter continuare a vendere protesi inutili, dovette prima vendere un po’ di mignotte a chi l’ha preceduto. E allora, Professore, siccome io so che queste cose lei la sa, mi spieghi come può presentarsi davanti a tutto un popolo affamato e malato, ormai incapace di ribellarsi, e ancora prenderlo così spudoratamente per i fondelli?

Lei sa bene dove dovrebbe andare a reperire i fondi della per una sanità per tutti: ogni Regione italiana ha il suo Paperon de Paperoni, che sguazza nei danari nostri. Ogni Regione italiana ha il suo responsabile, che di anno in anno è cambiato di governo in governo, da moglie di presidente a fidanzato di governatrice, da moglie di ministro ad amichetta di primo ministro. Lo chiamavano Federalismo, si ricorda professore? E lo chiamavano liberismo, il ladrocinio istituzionalizzato. Io non cadrò nel tranello di chiederle di rinunciare agli aerei militari (altro furto perpetrato dai suoi predecessori, al quale non ha voluto porre rimedio).

Lo vada a raccontare al papà e alla mamma di Claudia Cerulli, che il diritto alla salute pubblica è irrinunciabile. Lo vada a raccontare a quello che è obbligato a scegliere la medicina che non funziona perché non se ne può pagare una che almeno faccia passare il dolore (voi lo chiamate principio attivo). Lo venga a raccontare a me, che quando ho avuto bisogno di levarmi un cancro, ho trovato accesso, e diritto alla sanità solo dopo aver pagato profumatamente un “professore”, e dopo averlo trovato, solo perché avevo a disposizione l’amico di un amico.

Smetta di essere un codardo, ci guardi in faccia e ci dica che noi, i diritti ce li dobbiamo dimenticare.

E qua la smetto, perché nemmeno il diritto di indignarsi esiste più …


Informazioni su Rita Pani

Rita Pani è nata a Carbonia (CI) il 4 Ottobre 1964. Ha collaborato nella redazione giornalistica di una piccola televisione sarda. Ha partecipato a diversi laboratori di scrittura creativa e collettiva prediligendo il racconto breve, ed ottenendo la pubblicazione di alcuni di essi e di alcune poesie, su qualche rivista tematica e in un’ antologia. Ha lavorato presso l’ufficio stampa di una Onlus, impegnata nella promozione e nella divulgazione informativa sulle energie pulite e rinnovabili, e tutt’ora collabora con la Casa Editrice di musica classica “ClassicaViva”, come addetta stampa. Nel 2007 ha pubblicato il primo romanzo “Luce” con la Gammarò Editori di Sestri Levante, nel 2008 il secondo “Vite di vetro” e nel 2009 “Quell’amore alla finestra – Storia di Tello e Dora”, con la stessa Casa. Con la Epika Edizioni "Lo sguardo di Hermes". Da dieci anni scrive il Blog R-ESISTENZA, molto seguito, prediligendo le tematiche politiche, da cui ha tratto una Raccolta scaricabile da Web. Da novembre disponibile l'ultima pubblicazione "Quattro alberi di magnolia" di Epika edizioni.

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