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Lettera agli Italiani di Domani

4 marzo, 2009 - 9:23 di  
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Condividi Lettera agli Italiani di Domani. Gianalessio Ridolfi Pacifici ti ringrazia.
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Il tempo è un magistrato inesorabile. Ha fatto giustizia delle fastose miserie del passato numerose volte. La nostra terra è disseminata delle rovine di imperi eterni e le ossa di tanti uomini immortali oggi sono polvere dimenticata. E’ per questo che, sempre più spesso, mi chiedo quale sarà il giudizio che daranno di noi, italiani di questo tempo, gli italiani di domani. Quelli che tra un secolo o più, per diletto o per lavoro, si troveranno a studiare la povera storia di questi anni nefasti.




Provando, per un attimo, a proiettare nel futuro quelli che sono gli accadimenti di oggi, intravedo pochissima nobiltà e tanta, forse troppa meschinità. Quello che verrà rappresentato nei libri di storia futuri, quando anche gli interessi che dominano l’opinione e la comunicazione odierna saranno seppelliti, è il quadro di una nazione stanca, senza nessuno stimolo intellettuale e civile, arroccata nella difesa delle povere cose inutili che si è trovata ad accumulare sotto la pressione della pubblicità.

francobollo-italia-campione

Mi chiedo (ed ho paura della risposta) quali saranno le immagini e le parole che lasceremo ai nostri figli, confuse e perse nel mare di fatti inutili, trasmissioni vuote, vittorie calcistiche e lunghi, sterili libri scritti da gente che non ha nulla da raccontare.
Vorrei trovare, ma non posso, un evento, un segno, delle parole che raccontino un atto di impegno, un gesto di coraggio, una presa di posizione forte di un popolo che oggi mi appare senza volto e senza carattere.

Non so se per qualche oscuro miracolo informatico, queste parole potranno valicare l’oceano di tempo che mi separa dal futuro e giungere intatte a un italiano di domani. Se questo accadesse vorrei dirgli che anche in questi giorni, anche in questi anni tristi, sono vissute, sole ed isolate, persone che si rendevano conto di ciò che le circondava e ne hanno sofferto consapevolmente lo squallore.

La storia la scrivono i vincitori e molti italiani di oggi sono degli sconfitti, saranno dimenticati. Eppure sono esistiti.
Non eravamo tutti così.

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Lettera agli Italiani di Domani è di Gianalessio Ridolfi Pacifici

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Comments

9 Risposte a “Lettera agli Italiani di Domani”
  1. Matteo scrive:

    Caro Gianalessio, trovo che la tua “lettera agli Italiani di domani” sia estremamente triste, è la lettera scritta da uno sconfitto, da un uomo che non è riuscito a raggiungere nessuno degli obiettivi che si era prefisso e che ormai davanti a sè non vede piu’ futuro. Guardati intorno nel Mondo, dove vedi ancora degli eroi? Per fortuna da noi le guerre non si combattono piu’, quindi quel genere di eroi si è finalmente estinto, oppure tu ne vorresti ancora? Certo di Dante, di Dannunzio, di Pascoli, di Verdi, di Garibaldi, di Cesare al momento non ce ne sono, ma ci sono ancora degli Omero? Dei Proust? Dei Flobert? Degli Hemingwai? Dei Behethowen? Dei Mozart? Dei Vercingetorige? Il Mondo è radicalmente cambiato, gli interessi e gli impegni sono radicalmente cambiati. Guai a vivere delle glorie passate, dei rimpianti e delle nostalgie. La vita corre e ad ogni curva corre con uno stile diverso; o ti adegui o rimani a rimuginare sulle belle cose passate. E il futuro? Pensa a quante cose fantastiche ci prospetta il futuro con tutto lo sviluppo tecnologico in atto.Pensa a tutti i ricercatori e alle conquiste nella medicina. Forse non costruiremo piu’ un Colosseo o una Basilica di San Pietro, ma in fondo chi se ne frega. Cosa diranno gli Italiani del futuro? Saranno orgogliosi di essere i diretti discendenti dei Romani che hanno civilizzato tutto il mondo allora conosciuto. Saranno orgogliosi che in Italia vi sia ben l’80% di tutte le opere d’arte mondiali. Saranno orgogliosi dei nostri grandi personaggi passati e presenti. Si, presenti. Pensa a Rita Levi Montalcini, a Carlo Rubbia, al matematico Vacca, agli istituti di ricerca nella medicina che sono riconosciuti in tutto il mondo, pensa a tutto il nostro Made in Italy universalmente apprezzato, agli architetti con Renzo Piano in prima fila, abbiamo le automobili piu’ belle del mondo e le tecnologicamente piu’ avanzate, partecipiamo alle spedizioni nello spazio con uomini e mezzi e un sacco di altre cose ancora. Pensa positivo e vatti a fare una passeggiata in un bosco e vedrai che ti ritornerà l’allegria. Ciao

    • Gianalessio Ridolfi Pacifici scrive:

      Sconfitto?
      Sì probabilmente è così.
      Grazie per lo sforzo consolatorio. L’ho sinceramente apprezzato. Saluti.

  2. f.m.a scrive:

    Non sarà certo una lettera a salvarci.
    Non credo che il parere degli storici sull’età di Massimino il Trace cambierebbe se domani venisse alla luce, in quel di Aquileia, la tavoletta-diario di Rutilio Pudente Crispino. A meno che questi alle parole non avesse fatto seguire i fatti. Ma in questo caso lo sapremmo già.
    Le parole, specialmente oggi, sono una mercanzia talmente inflazionata che non vale più nulla, tale e tanta é la facilità con cui ognuno di noi se ne appropria e se ne serve.
    Un nobile discorso può benissimo celare un mascalzone, anzi, come diceva Samuel Johnson: «Patriotism is the last refuge of a scoundrel» .
    Chiedo scusa al mio amico Oris e a tutti quelli che non amano le citazioni.

    • Gianalessio Ridolfi Pacifici scrive:

      caro professore (il titolo per rispetto della tua cultura e non per presa in giro) mi attribuisci un intento superiore a quello che mi ero proposto.
      Per chi non ha fede nella vita dopo la morte, il lascito ideale alla posterità ha una valenza particolare.

      • f.m.a scrive:

        Non volevo fare il processo alle intenzioni, ma mettere in guardia dal rischio d’attribuire alle parole proprietà e ruoli che non hanno.
        Le parole sono il mezzo che ci siamo inventati per rappresentare il concreto o l’astratto ma non sono la cosa in sè.
        Sono indispensabili a esprimere e tramandare concetti, tesi, idee, fatti che altrimenti andrebbero perduti; rischiano d’essere ridicole se la loro principale ambizione é di trasmettere alla posterità l’immagine di sé.
        Sarò pessimista ma non credo che ai posteri interessino le ambasce dei tanti birilli rossi di Foligno che noi siamo, a meno che non si tratti di un poeta.
        Voglio dire che se il giovane Werther avesse scritto da sé i propri dolori, anziché affidarsi a Goethe, probabilmente avrebbe ricevuto più pernacchi che consensi. Che ai posteri non gli sia di alcuna utilità, o conforto, sapere se Rutilio Pudente Crispino la pensava o non la pensava come Massimino il Trace.

  3. vanda scrive:

    Coraggio non tutto è perduto con un po’ di fortuna i posteri incapperanno nelle 15 “Poesie Indecenti” di Andrea Camilleri, se ti interessa cercale su YouTube.
    Un gentile saluto.

    • Gianalessio Ridolfi Pacifici scrive:

      Grazie

      • vanda scrive:

        Grazie a te.
        Devo confessarti che io ti sono debitrice. La prima volta che ti ho letto mi è venuto un tuffo al cuore.
        Hai presente la foto che hai pubblicato della persona in corrozzina con le braccia spalancate? Beh !!! sembra proprio la foto di mio fratello in uno degli atteggiamenti a lui più consueti (appunto l’allargare le braccia verso il cielo) nelle belle giornate di sole, per non parlare dei suoi lunghi capelli che si rifiutava di tagliare quasi fossero l’espressione massima della sua autonomia.
        Un gentile saluto

  4. fully scrive:

    L’unico motivo di speranza lo leggo negli occhi di mia figlia, ancora entusiasta di quello che è e di quello che fa, ancora piena di sogni anche se consapevole delle difficoltà di realizzarli, in Italia o altrove.
    La mia lettera al futuro la sto affidando a lei: la mia missione è fare del tutto perché il suo entusiasmo per la vita permanga il più a lungo possibile e che ella diventi una persona migliore di me.
    Non so se c’entra con questa tua bella e triste riflessione, ma mi è venuto di scriverlo e l’ho scritto. Un saluto.

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