Lettera ad una Figlia che Verrà 24


Cara Noemi,
anche se ancora non puoi sentirmi, anche se ancora non sei neanche stata concepita, voglio condividere con te alcune riflessioni, perché è giusto che tu sappia in che razza di mondo questo tuo pazzo futuro papà vuole farti nascere. Ci sono giorni in cui mi guardo intorno inorridito, e penso che più che un dono, ti farei un dispetto. Perché la vita non è per niente facile qui, viviamo in un mondo assopito, assorto nei propri pensieri, spietato, poco reattivo, per niente attento e tanto, tanto superficiale. Il male, quello c’è sempre stato, ed è compito dei genitori cercare in tutti i modo di allontanarlo dai propri figli. Oggi mi accorgo che molto spesso è diverso: la protezione è a volte sostituita da pigrizia, altre volte da scelte decisamente stupide.

Ci sono mamme e papà che, per inseguire i propri sogni, non rispettano l’infanzia dei propri figli, e quella, Noemi, è intoccabile. Quella è una delle poche cose rimaste ancora pure a questo mondo. E deve rimanere così. Ti prometto che una mia importante prerogativa da quando metterai la testolina in questo mondo marcio sarà ascoltarti per cercare di capirti. Saprò quello che è giusto per te perché conoscerò le tue idee, i tuoi ideali, le tue fantasie e le tue speranze. Sarò il tuo migliore amico, se lo vorrai, ma sarò anche fermo e deciso quando si tratterà di educarti e proteggerti dalle insidie intorno a te. E ce ne saranno molte.

La vita qui fuori non è semplice. Soprattutto per una bimba come te. Viviamo in una società in cui conta molto di più l’apparenza che la sostanza, in cui se non sei conforme alla massa sei un “diverso”, e verrai trattato male e messo da parte. Una società formata e creata, in gran parte, perché si è perso di vista il significato di essere genitori, il valore che ha per un bambino l’esempio del papà e della mamma, il punto fermo rappresentato da una persona sicura e coerente nell’educazione. La prima cosa che imparerai dai tuoi genitori sarà il rispetto, un valore fondamentale che purtroppo ritrovo sempre più raramente nell’attuale generazione di giovani. Bambini e ragazzi cresciuti a videogiochi e televisione, abituati ad esprimersi in modo secco, superficiale, a volte volgare. Il dialogo è la base di ogni rapporto di coppia e anche di ogni rapporto familiare, quindi stai certa che papà sarà sempre pronto a parlare con te, quando ne avrai bisogno (e anche quando non ne avrai, perché no?).

La vita, dicevo, non sarà semplice. Nei tuoi primi anni di vita inizieranno le tentazioni esterne, che ci sono sempre state, per carità, ma mai come ora sono pressanti, splendenti e irresistibili: merendine, bambole vestite da top model o da super dive dello spettacolo, snack dolci, cartelle e astucci a tema, vestiti e abiti fashion già in tenera età, e chi più ne ha più ne metta. Un esercito di ninnoli che oggi più che mai permeano il tessuto sociale e non offrono un attimo di respiro. Cercherò di insegnarti a fare rinunce, perché non si può avere tutto; a discernere quello che può farti male, perché una bambina non dovrebbe mangiare patatine fritte a merenda; tenterò di farti capire il valore dei soldi, il fatto che non si raccolgono dall’albero, ma vanno guadagnati col sudore della fronte in un ambiente che, troppo spesso ai giorni nostri, cambia repentinamente allo scadere dell’ennesimo contratto a progetto; limiterò al massimo le ore davanti alla televisione, preferendo passatempi e giochi più attivi e manuali, o anche solo una bella passeggiata all’aria aperta. Ma non può (e non deve) esserci sempre papà o mamma a vigilare su quello che fai, per questo motivo dovrai imparare a camminare da sola (per la seconda volta!) e a valutare quello che ti circonda con la tua testa. Ed è qui che arriva il difficile, perché incontrerai persone buone ma anche persone cattive, ti imbatterai in bambini e ragazzi che sono stati educati in un altro modo e per questo reagiscono diversamente agli stimoli esterni, magari in modo impulsivo o aggressivo. Dovrai cercare di avere sempre bene in mente ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, ed è questo il vero problema, perché spesso non lo sanno neanche alcuni adulti. Shakespeare diceva che “la calma è la virtù dei forti”. Cerca di rammentarlo sempre.

Se ora hai paura a venir fuori, credo sia normale, anche io ne avrei. Ma il mondo, fortunatamente, è fatto anche di cose belle, e il sapere apprezzare quelle semplici e genuine è la chiave per un’esistenza più serena.

I problemi si affrontano con calma, non appena si presentano. Sappi solo che tenterò di stare il più possibile al tuo fianco e di accompagnarti in questo lungo cammino che è la vita. Il resto toccherà a te. E se qualche volta dovessi sbagliare (e succederà!), ascolterò sempre le tue ragioni per rendermi conto dei miei errori, e saprò chiederti scusa.

A presto…


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24 commenti su “Lettera ad una Figlia che Verrà

  • Comandante Nebbia

    Ora non resta che far nascere la destinataria. Prima è meglio è, lasciatelo dire da uno che è diventato padre a 48 anni e non ci dorme la notte per questo.

    • Darsch

      Posso capire, e mi dispiace… 🙁

      Per quanto ci riguarda di tempo ancora ce n’è, fortunatamente… quando sarà il momento, arriverà. E’ una cosa troppo grande per forzarla prima del dovuto. 🙂

  • Darsch

    Mi hanno fatto notare che anche la mia generazione (me compreso) è stata cresciuta a videogiochi e cartoni animati, in un certo senso, e in effetti il discorso è un po’ più complesso di come forse appare dalla lettera. Io mi riferivo ovviamente alla tendenza a lasciar educare i proprio figli da TV e videogiochi, lasciandoli vegetare davanti alla scatola luminosa, e contemporaneamente al fatto che in questi ultimi anni il videogioco si è evoluto moltissimo come media, ed è in tutto e per tutto paragonabile agli altri. Ci sono perciò videogiochi per adulti, e videogiochi per ragazzi, e la grossa differenza con la mia generazione è che adesso bisogna stare attenti a quello che si compra ai proprio figli. In generale io non ho mai percepito il mio essere appassionato di videogame e cartoni quando ero piccolo come un qualcosa che fosse “eccessivo” (neanche adesso che ho modo di valutare la cosa in modo più maturo), mentre quello che vedo sempre più spesso oggi è che questi mezzi vengono usati a mo’ di baby-sitter e in modo assolutamente incontrollato.

  • Ale

    è difficile parlare ai bambini che verranno perché finché non li si mette al mondo davvero si finisce per usare “solo” il cervello. io sono zia, ed è già qualcosa. vedo che mia sorella e mio cognato sono bravi e attenti ma i loro piccini sono ancora piccini, appunto, due e quattro anni. non guardano la tv, non conoscono per ora le gormiti e altri mostri analoghi. la vera svolta sarà quando andranno a scuola, quando le loro richieste diventeranno imperative e il confronto con gli altri spesso crudele. speriamo che i buoni principi succhiati già con il latte materno funzionino anche allora. c’è un particolare, poi: sono due maschi, e, purtroppo, in questo paese continua a essere una gran fortuna. grazie delle tue riflessioni, sempre molto interessanti.

    • Darsch

      I buoni principi, se ben applicati, dovrebbero funzionare sempre, ed è molto importante farli capire anche al diretto interessato. Lo vedo ad esempio con le figlie di uno zio di mia moglie: sono bambine educatissime e, oltre a sapere cosa possono o non posso fare, sanno sempre anche il motivo. E questo è molto importante, perché fa davvero la differenza al momento della “grande svolta” di cui parli (e che immagino sia davvero una tappa problematica). Certo presumo non sia affatto facile…

      Hai ragione quando dici che si finisce per usare “solo” il cervello, ma mi ritrovo spesso a domandarmi “io che farei al loro posto?”, e allora è inevitabile farsi un’idea di come dovrò affrontare l’educazione di un pargolo quando sarà il mio momento. Che poi rispetterò o meno quell’idea, è da vedere… 😀 Ma ce la metterò tutta… e fortunatamente ho accanto una persona fantastica… 😉

      • Ale

        infatti conta molto il partner che si ha affianco. certo, le famiglie si possono rompere, ma ai bambini servono sia mamma sia papà. quindi, forza, dateci dentro! 😉

  • maria

    quante belle parole, bellissima comunque la lettera per la bimba “futura”….
    è verissimo che conta molto il compagno/a che si ha accanto….
    ma con questa bella descrizione dei genitori parenti vostri che avete dato, fate sentire quasi fuori luogo quei genitori, tra i quali sono anche io, che ogni tanto, tirano un urlo al proprio figlio, quando la fanno grossa… con tanto di spiegazione del perchè non si deve fare, questo è certo! ma con tanta stanchezza alla sera….. sono tra quelle mamme che hanno preferito mollare il lavoro, in quanto il mio lavoro non era nulla di eccezzionale, ma solo atto alla sopportazione delle spese, pur di godermi mio figlio, senza mandarlo al nido o assumere baby sitter, il confronto con gli altri bimbi, non è solo all’asilo, ma anche al mare al supermercato, in piazza e ovunque, compresa la tv.
    togliere la tv da spettacoli e trasmissioni insane, va benissimo… ma beati siano i tele tabbies e i baby einstein, che almeno per 5 minuti…… mi danno il cambio! 🙂

    • Darsch

      Beh, quel “fermo e deciso” si riferiva proprio a quei rimproveri (e urla, quando serve) di cui parli quando i bambini la fanno grossa, e che fanno ovviamente parte dell’educazione. Non volevo dipingere il ruolo del genitore come tutto “rose, fiori, abbracci e coccole”, assolutamente… altrimenti verrebbero fuori dei mammoni/paponi (!!!) viziati e pretenziosi. 😛

      Ammiro moltissimo le mamme che rinunciano al lavoro (o a parte di esso) per passare più tempo con i loro figli, secondo me è un grandissimo atto d’amore.

      Per quanto riguarda la TV, il mio riferimento era rivolto agli eccessi: “parcheggiare il figlio” davanti alla TV tutto il pomeriggio, perché magari non si ha tempo/voglia di stargli appresso, è sbagliato, e ha ripercussioni gravi sul bambino. Condividere con lui anche quei momenti, che siano i 5 minuti di cui parli, ma anche mezzora o un’ora, e lasciarlo per esempio con un bel DVD di un cartone Disney, o qualsiasi altro programma adatto (e magari senza interruzioni pubblicitarie), va benissimo anche secondo me! Immagino che basti mettere dei limiti, variare un po’ le attività… poi sicuramente ne saprai molto di più tu, le mie sono solo teorie e un mucchietto di buoni propositi, la pratica è tutt’altro paio di maniche… 🙂

      • maria

        non temere…. queste cose, verranno da se!…. :))
        tu vorresti chiamarla noemi…. io volevo chiamrla proprio futura….da lucio dalla….. peccato che poi divenne una marca di sigarette!….. anche io ne cominciai a pensare presto….
        tre anni fa è arrivato… un bel maschietto…. di comune accordo col papà si chiama giona Baruch, due nomi che hanno un significato profondo per ciascuno.
        ciao e tanti auguri

        • Darsch

          Bel nome Giona, piace molto anche a me! Un altro poco comune che avevo pensato per un maschietto è Noah, però mi sa che non sarà appoggiato dalla dolce metà… 😀

          Grazie per gli auguri!

          • maria

            grazie…
            il nome di un figlio è come il nome di un’opera o di un libro… deve essere scelto di comune accordo tra chi lo scrive, anche se si decide di rinnovare…. un menbro della famiglia….
            anche due nomi che non stonano tra loro è bello, comunque la mia opinione e che non sia un nome, perchè magari va di moda o perchè l’artista tal dei tali lo ha dato alla al figlio….. ma le scelte sono di chi appunto scrive…

          • Darsch

            Oh mamma che cose assurde che mi tocca leggere… o_O
            Si parlava appunto di alcuni genitori che vogliono guidare le vite e il futuro dei propri figli in base a sogni che alla fine appartengono solo a loro. Qui addirittura si inizia da prima della nascita, con il “marchio per il futuro successo”… brrr…

            L’articolo è di un paio d’anni fa, spero che i nomologhi siano andati falliti nel frattempo… 😛

          • maria

            ho letto solo ora l’articolo del marchio…….
            io non mi riferivo al successo che la creatura dovrà avere….
            il libro l’opera era inteso come il mio bimbo il nostro bimbo (mio e del papà)
            il significato del nome che gli ho dato, e per una eradità mia! non per un successo….. naturale, che nel caso il “libro” lo comincia a scrivere mamma è papà, ma poi sarà lui col nostro aiuto e il nostro ascolto e il suo pensiero a continuarlo….
            giona mi è venuto in mente quando ho saputo di essere in cinta….e ho fortificato il desiderio di chiamarlo così nei primi mesi di gravidanza. la mia opportunità di essere mamma dopo una vita un po’ nel disorientamento…. una seconda opportunità di avere una vita normale e tranquilla come dio comanda…
            baruch è un omaggio al filosofo spinoza….in breve… con accordo col papà…una vita in armonia con la natura… che cercheremo di trasmettere al nostro bimbo, questa è la nostra prima eredità, il titolo del libro….ma…le pagine sono ancora in bianco e verrano scritte pian piano…senza cose già stabilite, se non il senso educativo come leggo comunque nei commenti e nell’articolo di Darsch…. …altrimenti tanto vale dargli solo il cognome ed il nome lo sceglierà lui…..quando ne avrà….voglia!
            stanotte avevo un sonno….

          • Darsch

            Io non credo che diabolicomarco si riferisse direttamente a te quando ha citato il suo precedente articolo, penso facesse piuttosto un discorso generale.
            Anche perché, da quello che leggo, il significato dei nomi che avete scelto per vostro figlio è tutt’altro che superficiale e dettato strambe manie (ma si era capito anche prima di questo ultimo intervento). 🙂

          • maria

            mi posso “mocciare” la lingua…..
            stanotte avevo sonno…. questa mattina, un acquazzone…. ha fatto del mio soffitto un colabrodo…. un condominio ristrutturato 3 anni fa…
            mio figlio incapricciato sul ventilatore che lo vuole attaccare chissà dove mentre io gli dico che non deve stare acceso quando siamo in stanza…ha capito come si toglie il “cucù presa”… la protezione della presa della corrente…
            mi vengo a rilassare al pc per pochi minuti e leggo l’articolo…..sul marchio…
            scusate… mi sono saltati leggermente i nervi…:) :)….ahhh ste mamme…

  • diabolicomarco

    Condivido quanto hai scritto.
    Come diceva giustamente Maria quando poi si passa dalla teoria alla pratica certe cose cambiano necessariamente. L’importante è non essere troppo rigidi, io credo.
    Inoltre, a parte le ovvie valutazioni personali, io penso che non bisognerebbe aspettare molto per avere figli (se vuoi averne) perché è necessaria anche molta energia fisica per mettere in pratica questi buoni proponimenti.
    Parcheggiare i propri pargoli da qualche parte può essere, per alcuni, l’unica soluzione!

  • maria

    fortunati chi ha i nonni a disposizione….. è vero alcune volte è indispensabile per taluni tipi di lavoro…. portare i bimbi magari al nido o affidarli a baby sitter….ho voluto sottolineare apposta il fatto che il mio lavoro non era nulla di eccezzionale, il gioco non valeva la candela, come si dice, e non ho nonni disponibili….
    do ragione a diabolicomarco sull’età…. il mio orologio biologico….. s’era inceppato.. 🙂 e avere un figlio a 36 anni è stupendo ma cce ne vuole di fiato per stargli dietro…:)
    nonstante tutto, spero in un secondo miracolo, magari la femminuccia…

  • maria

    ps. anche se avessi il medico o chissacosa, avrei comunque preso una lunga spettativa…… magri non fino ai tre anni ma lunga

  • Darsch

    Sull’eccesso di rigidità sono d’accordo, purché non si ecceda neanche dall’altra parte. Come per tutte le cose, penso sia necessario un buon bilanciamento. Certo mi rendo conto che io arrivo fresco fresco dall’alto dei miei buoni propositi (e anche con un pizzico di ingenuità, forse), e che poi la pratica è tutt’altra storia, però ne vedo davvero di tutti i colori intorno a me, e vorrei evitare accuratamente di commetere certi errori.

    Per quanto riguarda l’età, in effetti vedo che un figlio di energie te ne succhia un bel po’, su questo avete perfettamente ragione. Ma quelle, almeno per ora, non mancano fortunatamente… siamo ancora discretamente giovani e in forze! 😀

    Nulla da dire sul ‘parcheggio’ dei figli in caso di esigenze di tempo/lavoro, in certi casi c’è davvero poca scelta purtroppo… certo molto meglio asili nido, nonni o baby sitter, piuttosto che divano e scatola luminosa. Magari un paio d’ore 3 volte a settimana in piscina, ad esempio, perché l’attività fisica è un’altra di quelle cose che reputo importantissima e che spesso, insieme all’alimentazione, vedo un po’ trascurata.

    Grazie delle risposte comunque! ^_^

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