L’Etica nell’Indagine Criminale

Attenzione, su Mentecritica scrivono diversi autori. "L’Etica nell’Indagine Criminale" è stato scritto da Comandante Nebbia

Le indagini sui fatti di cronaca nera non sono il mio forte. Sul web ci sono ragazze in gamba per queste cose (vedi qui e qui). Io in genere non c’azzecco mai. Sarà perchè le ragazze tendono a essere più pratiche. Io sono un teorico. Con sangue, morte e terrore, la teoria centra poco.

Questa volta, però, credo di poter dire la mia su una questione che definirei di etica nell’indagine criminale. Ho letto che è stata disposta l’analisi del DNA sul feto della bambina di barbara Cicioni, la bella ragazza di 33 anni uccisa a Marsciano.
L’esame sarebbe volto ad accertare la paternità della bimba ed è stato richiesto dal pubblico ministero per rafforzare l’ipotesi di colpevolezza del marito della donna. Costui, infatti, avrebbe ucciso perchè venuto a conoscenza del fatto che la bimba non era stata concepita con lui.
Io sinceramente non mi ci raccapezzo. Sembra che le numerose serie di CSI e la pallidissima imitazione prodotta in italia (non merita nemmeno il fastidio di cercare il link), abbiano fatto veramente colpo su magistrati, giornalisti e opinione pubblica.

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L’esame del DNA, se svolto secondo i protocolli vigenti,  è un dato incontestabile. Eppure, in questo caso, un dato oggettivo si predispone ad essere utilizzato per supportare quella che, a quanto pare, è solo un’ipotesi.
Se ci sono degli elementi incontestabili che provano  la colpevolezza del signor Roberto Spaccino, marito della signora Cicioni e principale sospetto, l’esame del DNA è solo una violazione postuma della privacy della signora Cicioni.
Se questi elementi non ci sono, non credo possa essere l’esame del DNA a svelare il mistero.

Se risultasse che la bambina non era del signor Spaccino, costui potrebbe sempre affermare di non esserne stato a conoscenza. Se invece la bambina era sua, il pubblico ministero si troverebbe di fronte alla necessità di accollare al signor Spaccino la doppia accusa di assassino e gran coglione.

La realtà è che la speranza di arrivare alla verità attraverso la fredda ed impersonale  osservazione dei fenomeni è vana. Il moderno pensiero scientifico è stato rivoluzionato dalla capacità di alcuni uomini di correlare dati e fatti apparentemente disgiunti. Ed è per questo che, secondo me, non bisogna delegare il senso critico e le capacità inferenziali ad una macchina o all’esito di un esame. 
Alla spiegazione dei fenomeni, siano essi scientifici o criminali, ci si arriva con la fatica ed il ragionamento, non con il colore del liquido di una provetta. Quello lasciamolo fare a Gil Grissom. E’ bravissimo.

Di: MenteCritica
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