Attenzione, su Mentecritica scrivono diversi autori. "L’Era del Biocapitalismo – La Replica -" è stato scritto da rosso malpelo
Ringrazio coloro che hanno avuto l’amabilità di leggere il mio scritto sul biocapitalismo per le critiche e osservazioni sollevate.
Mi sembra che la più importante perplessità giri intorno al dubbio sul rapporto esistente tra crisi dell’economia reale e crisi della economia finanziaria.
Se Marx fosse ancora di moda, ce la caveremmo dicendo che quello che vediamo (la finanza sul ponte di comando) altro non è che lo sviluppo del sistema capitalistico nel suo coerente dispiegarsi ( D -M- D al posto del più risalente M-D-M).
Non potendo legare i lacci delle scarpe né a Marx ne a nessun altro, mi limito, sommessamente, a far rilevare che i due fenomeni sono indissolubilmente legati. La finanziarizzazione dell’economia americana , ad esempio, è l’altra faccia della dislocazione dei suoi stock produttivi (in larga parte, ovviamente) nei paesi emergenti, i cosiddetti BRIC, per sfruttare i differenziali esistenti in termini di costi (diretti ed indiretti, ambientali e normativi).
Ci sono vantaggi per tutto ciò. C’é la possibilità di mettere a regime i capitali residui con gli effetti moltiplicatori determinati dal pieno dispiegarsi delle potenzialità finanziarie. E ciò anche con l’ampliamento ottenuto, sotto Clinton, derivante dall’abolizione della legge Glass Steagall (l’equivalente della nostra legge bancaria “fascista” del 1936) che vietava la cosiddetta banca universale. Insomma entra a pieno e incontrollato regime il noto sistema della “leva finanziaria”.
C’è la possibilità di mettere a finanza gli enormi profitti creatisi nei paesi emergenti.
C’è un vantaggio (sempre per lor signori ma indirettamente anche per i lavoratori ). Si calcola infatti che l’invasione delle merci cinesi ( o a contenuto cinese) abbia aumentato il potere d’acquisto dei salari nord-americani di circa il 30% per l’abbattimento dei prezzi rispetto agli omologhi prodotti nazionali.
Ciò consente anche a Marchionne di fare quello che sta facendo con la Chrysler dove i nuovi assunti hanno paghe orarie molto basse.
Merci ovviamente da acquistarsi in posti come Wall Mart o simili.
L’affievolimento dell’economia metallico-territoriale fa evaporare, in uno alle soggettività antagoniste operaie, la stessa capacità regolatrice del ciclo da parte degli Stati.
Non a caso, nella riflessione giuridica attuale, il concetto di sovranità sta declinando in favore di quello di “spazio”, più meno regolamentato ( U.E., WTO, quest’ultimo molto più potente della prima, ecc.)
Ci sono quindi molte criticità da esplorare ( in primis l’analisi dei margini , ritengo ancora esistenti, di regolazione del ciclo da parte degli Stati, e un’analisi , per quanto ci concerne, dell’attuale divisione internazionale del lavoro. E ciò perché, come pure è stato adombrato in qualche intervento, appare evidente che assistiamo ad un declino della struttura produttiva nazionale, che ha una ragione interna alla sua stessa vocazione di economia di trasformazione. Rimangono irrisolti problemi di differenziale territoriale il cui approccio, anche solo analitico, è precluso da guasti culturali ascrivibili alla Lega e non solo.
Sono convinto, e non già perché meridionale, che l’Italia si può salvare solo se si salva il Sud. Sarà il Sud a salvare il Nord e non solo come mercato delle merci di quest’ultimo ma perché nell’economia dell’immaterialità , del capitalismo cognitivo (Marrazzi, Il Posto dei Calzini) al Sud vi sono risorse culturali, demografiche (anche se queste ultime in forte declino) e, specialmente, gli spazi , quelli fisici .
Ma nulla di ciò è possibile fare senza una repressione violenta , definitiva, oggi impensabile, della criminalità organizzata che è l’unica forma di sviluppo, di mobilità sociale che è stata concessa al meridione (con la complicità, ovviamente, anche dei meridionali)
Ma questo è discorso, urgente, necessario, ma diverso da quello da cui avevo preso le mosse e per il quale spero di non aver fornito l’impressione di avere nostalgia di un’improbabile età dell’oro (il fordismo, appunto).


Tutto chiarissimo, salvo:
Che vor dì?
Così io sarei pure complice della criminalità organizzata.
Vabbè, va.
Sono pienamente d’accordo, il Sud è la linea su cui puntare, non in senso iconoclastico, però, dove si crea qualcosa per poi distruggerla, piuttosto in senso globale e con un’attenzione speciale che ahimè, partiti come la Lega inibiscono.