L’equità della manovra e l’irresponsabilità delle opinioni (2) 10


Mario Monti e i ministri del suo governo hanno prestato giuramento davanti al Presidente della Repubblica il 16 novembre di quest’anno, una trentina di giorni fa. È un dato di fatto e va considerato, se si vogliono giudicare i risultati sin qui ottenuti.

Che Monti e i suoi ministri non appartengano alla schiera di coloro che preconizzano una società dove la proprietà privata è abolita, dove ciascuno dà secondo le sue possibilità e riceve secondo i suoi bisogni, non è una novità: lo si sapeva anche prima.

Che non siano trotzkysti-leninisti, ma intellettuali organici al sistema capitalistico, è pacifico. Se non andava bene bastava chiamare Beppe Grillo. E sono pure devoti a Santa Romana Chiesa, purtroppo (lo dico per me), senza che questo, unito al resto, escluda che possano essere utili agli interessi della nazione. Datosi che l’Italia non vive fuori ma dentro un sistema capitalistico. È poco convincente liquidare la questione suggerendo che la Trilateral, cui Monti appartiene, sia l’altra faccia di Cosa Nostra; Bloomberg un’accolita di Savi di Sion; Goldman Sachs un’altra CasaPound.

Prima bisognerebbe provare che il Capitalismo Internazionale, cui le predette organizzazione appartengono, sia un’emanazione aliena che congiura contro la felicità del genere umano.

Ma soprattutto, per poter essere presi sul serio, bisognerebbe avere un’alternativa credibile da proporre. C’era una volta il Proletariato Internazionale, la cui dittatura avrebbe portato al popolo il sol dell’avvenir: ci abbiamo creduto e ci abbiamo provato. Non una volta soltanto e non in uno stato solo. Ci abbiamo provato per un secolo e mezzo. Guardando a com’è andata, qualsiasi persona normale deve convenire che non è una soluzione su cui si possano riporre grandi speranze. A meno di non considerare i risultati dei puri accidenti.

Dice Bobbio in “Quale socialismo?”, corre l’anno 1976 : “Non mi pare questo il momento più opportuno per fare tabula rasa di quel poco che siamo riusciti ad apprendere dalla storia … [non lo direi] se non vedessi in questo senso dell’avvento, in questa attesa del nuovo demiurgo che salverà il mondo dalla catastrofe, una delle più dolorose espressioni della disperazione del nostro tempo.”

Sono passati trentacinque anni e siamo ancora lì, ad aspettare il sol dell’avvenir.

Dice uno: bella roba, Monti ha fatto pagare i soliti, non c’è traccia di equità: ICI sulla prima casa con un’esenzione troppo bassa per cui la devo pagare anch’io; aumento dell’IVA e delle accise sui carburanti sicché tutte le volte che vado a fare benzina mi viene da piangere; deindicizzazione delle pensioni sopra i 1400 euro e io che ne prendo 1600 da capo ci rimetto; mentre mio fratello che avrebbe dovuto andare in pensione tra due anni e ci andrà tra cinque…

Come se si potesse far pagare soltanto ai ricchi, cioè agli altri.

Come se Monti, volendolo (ma certamente come membro della Trilateral non lo vuole) lo potesse, neanche fosse un dictator rei gerendae causa, dotato di summum imperium e tutti i magistrati della Repubblica gli fossero subordinati.

Mentre lo sappiamo tutti, se non vogliamo mettere la testa sotto la sabbia (ma attenzione al culo che resta fuori), che Monti fa quello che le due fazioni, portatrici di interessi diversi, pur se talvolta pericolosamente prossimi, gli lasciano fare. Lui propone, il parlamento degli eletti dal popolo dispone. In caso contrario saremmo vittime di un colpo di stato contro il popolo sovrano, come dice quel tale che vigila sulla democrazia.

Allo stesso modo, in tema di liberalizzazioni, fa ciò che gli lasciano fare gli alti protettori dei tassisti, dei farmacisti e degli avvocati: lo dovrebbe sapere persino Bersani che ci ha sbattuto il grugno, anche se ora se ne proclama esterrefatto.

Dice un altro: ma la crescita dov’è?

Lo scrive persino il NYT: “i Paesi fortemente indebitati dovrebbero promuovere riforme strutturali per aumentare la competitività delle loro economie come quelle del Nord Europa, in particolare della Germania.”

Naturalmente l’altro e il NYT hanno in mente due cose diverse quando imputano a Monti di non aver pensato alla crescita. Ma in comune hanno la stessa ipocrisia, fingono entrambi di ignorare cosa si possa e non si possa fare in trenta giorni.

La scarsa crescita dell’economia italiana, tra le più basse in Europa, non è di oggi, né si può rimuovere con decreto natalizio. Le cause interne, quelle che dipendono da noi, stanno nella paurosa inefficienza del sistema paese. Un autobus col motore senza manutenzione da decenni, i freni consumati, stracarico di passeggeri abusivi e di ciarpame. Sono i costi della politica, che ha badato a inseguire il consenso elettorale piuttosto che il bene comune. Quella stessa politica che adesso rumoreggia.

Per far crescere il paese bisogna ricominciare a fare quello che serve, piuttosto che quello che non dispiace nell’immediato al cittadino elettore. Tenendo conto che il cittadino elettore ha i suoi rappresentanti in parlamento, il cui consenso è indispensabile per fare qualsiasi cosa.

Ha detto bene Monti qualche giorno fa in parlamento, a chi gli rimproverava di non aver fatto abbastanza, cito a braccio, mi interessa il senso: avete ragione, potevamo fare di più, ma com’è che voi fin qui avete fatto niente e avete chiamato noi?

Credo che Monti ci proverà a scaricare un po’ del ciarpame e dei passeggeri abusivi che appesantiscono la diligenza. È nelle sue corde. Che poi l’opinione pubblica lo sostenga e i rappresentanti in parlamento dei passeggeri abusivi e del ciarpame glielo consentano, questa è un’altra questione.


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10 commenti su “L’equità della manovra e l’irresponsabilità delle opinioni (2)

  • eduardo

    Analisi, come al solito, molto seria ed interessante, ma tenacemente refrattaria ad inquadrare la crisi italiana nel panorama di una crisi internazionale non ascrivibile certo alle colpe del socialismo reale.
    A mio avviso, è cambiato l’ordine del giorno: bisogna riflettere sulla crisi del capitalismo, di cui l’insolvenza dei debiti sovrani sono solo una macroscopica manifestazione. Nell’interesse di tutti.

    • fma

      Io non penso affatto che la crisi internazionale sia ascrivibile alle colpe del socialismo reale.
      Ma non penso neppure che l’insolvenza dei debiti sovrani sia una manifestazione della crisi del capitalismo, perché allora dovrebbe accomunare tutti i paesi capitalistici, quelli vecchi e quelli nuovi, quelli del BRIC compresi. Il che non è.
      Secondo me la crisi dei paesi occidentali, di questo stiamo parlando non del capitalismo tout court, ha due ordini di ragioni, uno interno e uno esterno.
      Il primo, quello interno, discende da un uso distorto della democrazia, intesa come perseguimento del consenso nell’immediato, piuttosto che del bene della comunità in sé. Fin qui il consenso è stato comprato “a debito”, grazie all’enorme credibilità del sistema che consentiva di trovare facilmente creditori. Una credibilità che è venuta meno.
      Il secondo riguarda l’impatto sull’economia occidentale, Europa in primis, dell’affacciarsi sulla scena mondiale di sistemi industriali come Cina e India, ferocemente competitivi. Se l’export di una una nazione si mantiene per troppo tempo inferiore all’import il disavanzo diventa capitale che sarà investito altrove. Il che costituisce effetto moltiplicatore della crisi.
      In tutto questo il socialismo non c’entra nulla, se non di striscio come una delle concause del primo ordine di ragioni: una popolazione educata all’etica dei diritti che stenta a farsi una ragione che quei diritti non sono entità morali ma economiche, che hanno un costo, che non ti puoi più permettere quando i soldi sono finiti e nessuno ti fa più credito.
      Quanto al socialismo io non dico che sia da buttare ma che non possa essere riproposto sic et simpliciter. Se le esperienze storiche hanno un qualche significato.

    • fma

      Io non penso affatto che la crisi attuale sia ascrivibile alle colpe del socialismo reale. Come potrei, se è fuori gioco da oltre vent’anni?
      Ma non penso neppure che l’insolvenza dei debiti sovrani sia una manifestazione della crisi del capitalismo, perché allora dovrebbe accomunare tutti i paesi capitalistici, quelli vecchi e quelli nuovi, quelli del BRIC compresi. Il che non è.
      Secondo me la crisi del sistema occidentale, di questo stiamo parlando, ha due ordini di ragioni, uno interno e uno esterno.
      Il primo, quello interno, discende da un uso distorto della democrazia, intesa come perseguimento del consenso nell’immediato, piuttosto che del bene della comunità in sé. Fin qui il consenso è stato comprato “a debito”, grazie all’enorme credibilità del sistema, che consentiva di trovare facilmente creditori. Una credibilità che è venuta meno.
      Il secondo, quello esterno, riguarda l’impatto sull’economia occidentale, Europa in primis, dell’affacciarsi sulla scena mondiale di sistemi industriali come Cina e India, ferocemente competitivi. Se l’export di una nazione si mantiene per troppo tempo inferiore all’import il disavanzo diventa capitale che sarà investito altrove. Il che costituisce un effetto moltiplicatore della crisi.
      In tutto questo il socialismo non c’entra nulla, se non di striscio come una delle concause del primo ordine di ragioni: una popolazione educata all’etica dei diritti che stenta a farsi una ragione che quei diritti non sono entità morali ma economiche, che hanno un costo, che non ti puoi più permettere quando i soldi sono finiti e nessuno ti fa più credito.

      • eduardo

        1) Crisi e socialismo reale. Il sottolineare l’impossibilità di una relazione era (“nella fantasia dell’autote ed agli occhi degli abitanti del luogo”) un evidente invito a concentrare l’attenzione sul capitalismo, evitando facili fughe verso i difetti del socialismo.
        2) Capitalismo e debiti sovrani. La connessione mi sembra indiscutibile. Allo scopo è sufficiente seguire il percorso storico dell’accumulazione e concentrazione del capitale: dopo la fase fordista e dopo la violenta riduzione dei salari, oramai ogni limite di sopravvivenza, il capitale punta sulla leva finanziaria per attaccare i debiti sovrani come moderna forma di arricchimento.
        3) Crisi del capitalismo e Paesi emersi (Bric). Non c’è alcuna contraddizione, almeno finché in questi Paesi le condizioni dei lavoratori saranno semplicemente quelle di un moderno schiavismo. Siamo seri, ho l’impressione che questa storia dè “in tutto il mondo” stia assumendo per te la forma di una piccola ossessione, sotto la quale nascondere tutta la “spazzatura”.
        4) Capitalismo e Paesi occidentali. Dopo il 1989 c’è una sostanziale identificazione fra i due termini, al punto che nelle giovani generazioni il socialismo è scomparso persino come ipotesi del “regno del possibile”. Il capitalismo non è più il sistema economico dell’Occidente, bensì l’unico sistema “reale”. Infine, mi permetto di accludere un video (ma per quello che mi riguarda è solo un’eccezione) di Oscar Giannino, che intreccia, almeno in parte, le questioni da te sollevate in ordine al problema del debito pubblico.
        http://www.youtube.com/watch?v=0c-0LwxBtbw

        • fma

          1) Eduardo, non so come fare a dirtelo: io non penso affatto che le colpe della crisi che stiamo vivendo siano ascrivibili al socialismo. Nè mi interessa mettere in luce i difetti del socialismo, che a mettersi in luce ci hanno pensato da sé.
          2) Al contrario di te io non credo che la crisi che stiamo vivendo sia una crisi del capitalismo, in quanto sistema di produzione. Non credo come te che “il capitale punti sulla leva finanziaria per attaccare i debiti sovrani come moderna forma di arricchimento.” Credo invece che i capitali trovino semplicemente troppo rischioso e poco conveniente finanziare il debito sovrano di stati in fase di rapida deindustrializzazione e dunque se ne allontanino in cerca di migliori opportunità.
          3) Mi dispiace, non sono in grado di risponderti, non ho capito cosa vuoi dire.
          4) Che il capitalismo non sia più solo l’Occidente mi pare qualcosa di troppo evidente per starne a discutere. Tanto più che oggi non esiste un sistema produttivo alternativo.
          4bis) Quel che dice Giannino dimostra che dal ‘92 in avanti i governi di centrosinistra hanno governato meglio di quelli di quelli di centrodestra, segnatamente Prodi meglio di Berlusconi. Su questo non ho mai avuto dubbi: hai presente la statura politica di Berlusconi?
          O secondo te Prodi incarna il socialismo e Berlusconi il capitalismo?

  • Gilda Fusco

    Eh??? Ma dove le vedi ‘ste cose? O_O

    fma:
    “Naturalmente l’altro e il NYT hanno in mente due cose diverse quando imputano a Monti di non aver pensato alla crescita. Ma in comune hanno la stessa ipocrisia, fingono entrambi di ignorare cosa si possa e non si possa fare in trenta giorni.”

    Vero… ma allora perchè chiamare un governo tecnico?
    Quello che mi sembra è che questo Governo deve pensare alle emergenze solo quando gli torna comodo, per il resto mi dà l’impressione di qualcuno che vuole momentaneamente tappare i buchi per riprendere la vecchia strada appena se ne ha l’occasione.
    Non vorrei che questa presenza di Monti finisse per diventare solo un modo per fare un ricambio di politici, e che ci ritroviamo a dover votare i suoi ministri quando avrà portato a termine il mandato.

  • Comandante Nebbia

    cambio periodicamente il motto, specialmente se sono nei periodi di iperattività cerebrale indotti dalla mia malattia.

    qui scrive chiunque riesca ad organizzare un pensiero coerente, indipendentemente dalle mie opinioni personali nei confronti dell’attuale governo e sistema politico, entrambi pessimi ed antidemocratici per me.

    Si alterano contributi, di fma, ma anche di persone che la pensano in maniera diametralmente opposta.

    Della democrazia me ne fotto, l’ho superata, ma mi piace leggere le idee di persone che stimo. Se fma non la pensa come me dovrei censurarlo? No, così, giusto per capire.

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