Lega Nord: La vendetta dei giudici 2


Al contrario di quel che leggo sui giornali, trovo che la questione tangentizia padana, sia un evento altamente rassicurante, che riporta ordine – qualora ce ne fosse stato bisogno – e dipana per sempre ogni dubbio sull’unità d’Italia.
L’Italia è una, unica, e indivisibile Repubblica che si regge sulla corruzione e sul ladrocinio, da Milano a Reggio Calabria, da Cagliari a Palermo passando per Trieste. Unico stato, unico sistema – ‘o sistema – al quale bisogna piegarsi per riuscire a sopravvivere.
Milano come Roma, con i suoi malavitosi eletti per volontà del capocosca o del capo mandamento, che senza alcuna differenza, tra Varese o Potenza, hanno come unico scopo quello dell’arricchimento personale, dei saccheggi, dei piccoli furti, fino al riciclaggio del danaro sporco ad Antigua come in Tanzania.
Il popolo italiano è anch’esso uno e unico, così uguale da far spavento. Abbassate le corna degli elmetti di ordinanza o tirata su la coppola a mezza fronte un po’ sopra il sopracciglio, l’italiano è uguale in Brianza come ad Agrigento, ad Oristano come a L’Aquila. Unico popolo in unico stato: l’italiota.
Ascoltare Radio Padania in questi giorni è inquietante ma nello stesso modo orgasmico. Una donna che biascica l’accento delle valli, redarguisce l’intervistatore che finge preoccupazione: “Certo ora si cerca di spezzare la lega, perché ha presentato il decreto che colpisce i giudici. È una vendetta.” Vien da ridere, soprattutto se lo senti dire mentre sei in auto e ti guardi intorno, e tutto ti parla della mafia travestita da politica. Vien da ridere perché la signora imbevuta di propaganda non ha fatto altro che ripetere il mantra che fin da subito è stato recitato dal capogruppo della lega in parlamento – quello italiano. La vendetta dei giudici, nella perfetta logica di uno stato apolitico, governato sul modello di cosa nostra, quella più brutta, quella copiata male e senza attenzione dai romanzi di Mario Puzo.
Riflettere sull’uso improprio del linguaggio, semmai dà più sconforto: i giornalisti non correggono il tiro, non si esprimono a modo. Semplicemente assecondano le teorie giallistiche (quasi marroni) senza considerare che il parlamentare è uomo delle istituzioni, che la magistratura è un’istituzione, che lo stato è lo stato; o almeno tutto ciò dovrebbe essere.
La Lombardia come la Campania? Morbosità della stampa, dice Formigoni. Vero, c’è del morboso a leggere i giornali, soprattutto quando in quattro righe ti raccontano delle fiaccolate in memoria degli imprenditori che si sono ammazzati. Erano quelli, forse non abbastanza addentro a ‘o sistema, o semplicemente onesti, o forse solo gente che aveva imparato a lavorare per vivere, finendo per vivere per lavorare. Una strage silenziosa, che se scoperta sì, potrebbe dare una certa morbosità a chi ancora si appassiona per la storia, quella scritta e quella che stiamo scrivendo.
La Lega fa quadrato intorno ai suoi ladri, mentre il figlio scemo di quel che resta di bossi si mette in mostra per la frenetica attività politica, che un giorno lo porterà a governare il suo mandamento: proibire Facebook e Twitter alla Regione Lombardia. Probabilmente perché non passa giorno che qualche utente gli ricordi quanto è coglione, o solo perché non è capace a farsi un account. La Lega spara sui giudici, minaccia di morte Monti, offende la vita di chi ha scelto di andare altrove a dare vita con le mani dentro quella altrui, fatta di fame e miseria, di guerre d’invasione e genocidi. Eppure ancora parlano i legaioli. Dicono che nessuno è colpevole fino al terzo grado di giudizio, e ribadiscono: “prima devono riuscire a condannarlo”. Riuscire? Peccato che il popolo leghista sia così cornuto e distratto, se avesse prestato attenzione a questa frase, forse ne avrebbe compreso il senso, e le corna le avrebbe infilate laddove dovrebbero stare. Riuscire? “Siccome abbiamo fatto le leggi per salvare il culo al capo della mafia di governo, ne usufruiremo anche noi, e quindi al massimo il reato sarà prescritto.” Questo vuol dire, con in più forse l’alzata di un dito medio.
I nostri soldi al nord, era lo slogan. E il sistema tangentizio padano, dà finalmente un’altra certezza al popolo: “promessa mantenuta!” i soldi del nord resteranno nel nord, sotto una mattonella di una villa di Gemonio, o anche in Tanzania, che comunque non è Italia. Il resto muoia sereno.

Informazioni su Rita Pani

Rita Pani è nata a Carbonia (CI) il 4 Ottobre 1964. Ha collaborato nella redazione giornalistica di una piccola televisione sarda. Ha partecipato a diversi laboratori di scrittura creativa e collettiva prediligendo il racconto breve, ed ottenendo la pubblicazione di alcuni di essi e di alcune poesie, su qualche rivista tematica e in un’ antologia. Ha lavorato presso l’ufficio stampa di una Onlus, impegnata nella promozione e nella divulgazione informativa sulle energie pulite e rinnovabili, e tutt’ora collabora con la Casa Editrice di musica classica “ClassicaViva”, come addetta stampa. Nel 2007 ha pubblicato il primo romanzo “Luce” con la Gammarò Editori di Sestri Levante, nel 2008 il secondo “Vite di vetro” e nel 2009 “Quell’amore alla finestra – Storia di Tello e Dora”, con la stessa Casa. Con la Epika Edizioni "Lo sguardo di Hermes". Da dieci anni scrive il Blog R-ESISTENZA, molto seguito, prediligendo le tematiche politiche, da cui ha tratto una Raccolta scaricabile da Web. Da novembre disponibile l'ultima pubblicazione "Quattro alberi di magnolia" di Epika edizioni.

2 commenti su “Lega Nord: La vendetta dei giudici

  • qminchiaèstuled

    Articoli come questo mi ricordano alcune trasmissioni come report,blu notte,presa diretta,robinson.Da molti anni mi informo sulla situazione italiana in generale o anche in particolare seguendo prevalentemente queste trasmissioni o dal libro di Saviano,che si è inguaiato, a mio parere, per aver fatto ciò che altri in precedenza avevano(accuratamente)evitato,i nomi e cognomi delle meglio famiglie della Campania…
    A Gomorra in particolare credo tu ti riferisca a proposito di “o’sistema”,e qui bisogna convenire sul fatto che il sistema in effetti non è solo il clan camorrista dei casalesi piuttosto che quello degli scissionisti, Paolo di Lauro,per gli amici”Ciruzz’o milionario”,o ancora l’ormai famoso Michele”capastorta”Zagaria. Tutti questi “imprenditori”,pittoreschi personaggi delle nostre terre non avrebbero mai raggiunto la potenza che hanno oggi,se non per il fatto che sono stati lasciati crescere dai nostri maledetti governanti per decenni.
    Stento a credere ancora oggi che uno come Nicola Cosentino(per gli amici Nick o’ mericano”)sia stato tirato per i capelli dalle aule di trubunale per ben 2 volte in pochi mesi nonostante i gravi sospetti di contiguità alla camorra,così come il presidente della provincia di Napoli, coordinatore provinciale Pdl,Luigi Cesaro,alias Giggino a’purpetta,invece mai inquisito.Lampante quindi che la politica è molto marcia e compromessa in Italia,passando per il Vaticano e le sue sante banche.E noi tutti a fare le brave pecorelle e subire sempre di più, di tutto e di più.
    Forse dovrei cambiare genere di trasmissioni passando al grande fratello, l’isola dei famosi,oppure spegnere semplicemente la tv,meno male che il canone lo paga babbo!

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