Da molti anni si parla del problema dell’evasione fiscale, da pochi anni si parla seriamente di lotta all’evasione fiscale, da qualche tempo sembra quasi un problema passato.
Di pochi mesi fa la notizia che in questi mesi lo stato ha incassato un extra-gettito di 8 miliardi di euro (una little finanziaria) e si discute ora su come impiegare questa che, a livello economico relativamente ad uno stato, sembra comunque una banconota da 10 euro trovata per strada.
Sulla cifra esatta non sono neanche più tanto sicuro. Appena uscita la notizia (metà marzo) si parlava di 8 miliardi, lo ricordo bene, adesso a distanza di un po’ di mesi nessuno sa bene a quanto ammonti questo tesoretto, anzi alcuni già lo chiamano mini-tesoretto nel senso che magari qualcuno se lo sta già ciucciando. Ma tant’è.
Non mi soffermo su come dovrebbe essere impiegato, non saprei neanche io come utilizzarlo tanti sono i problemi di questo paese. Se ho parecchi debiti con svariate entità economiche, se trovo 10 euro probabilmente mi vado a mangiare un gelato. Morale: nella merda siamo e nella merda rimaniamo comunque.
Non mi soffermo neppure sul come lo stato abbia trovato questi soldi; se davvero la lotta all’evasione ha portato risultati positivi ben venga, se alcune persone hanno deciso di pagare le tasse mosse da un impulso morale dovuto ad una campagna di sensibilizzazione (o di “terrore”) al problema ben venga.
Quello su cui volevo riflettere è che non basta la lotta all’evasione (o comunque questo tipo di lotta) nella situazione in cui siamo. E questo lo sappiamo bene tutti, lo sapevo anch’io ma finché non si tocca con mano la questione non ci si rende conto fino in fondo della portata del fenomeno evasivo.
Riporto brevemente un’esperienza di questi giorni che mi ha portato a riflettere su qualche cifretta.
Un mio stretto parente è andato da uno specialista per una visita a causa di un problema. Uno specialista in senso allargato può essere un dentista, un ginecologo, un neurologo, un oculista, un pediatra etc. Giusto per distinguere l’enorme classe “specialisti” di cui stiamo parlando.
Costo della visita 100 euro con fattura, 80 euro senza. E’ capitato a tutti vero? Ci accade tutti i giorni sotto i nostri occhi.
Tre banalissime riflessioni:
Riflessione numero uno: con o senza fattura lo specialista sempre 80 euro si becca: dal corso di economia 1: alta elasticità dell’offerta rispetto alla domanda, ovvero le (eventuali) imposte ricadono interamente sul consumatore.
Riflessione numero due: io, consumatore generico dotato dell’assioma di razionalità, preferisco tenermi in tasca 20 euro adesso, che vedermeli restituire dallo stato fra X mesi con le detrazioni della dichiarazione dei redditi.
Riflessione numero 3 (derivata dalla 2): lo stato ci perde: sull’ammontare del reddito totale dello “specialista” che si ritrova a pagare meno tasse sul dichiarato.

Tenendo presente che questo è solo un metodo evasivo fra tanti vi invito comunque a rifletterci matematicamente:
Dalla riflessione 1 costruite la sommatoria su quanto becca uno specialista in nero (con numero di visite medio giornaliero esogenamente dato = 10)
Costruite una seconda sommatoria ipotizzando un numero Y di specialisti in Italia e fatela copulare con la prima.
Se vi sollazzate con i numeri potete costruire un’altra sommatoria dove inserite i giorni lavorativi annuali in media e organizzate un bel menage a trois con le precedenti due.
Dopo aver raggiunto l’orgasmo asintotico provate a riflettere un attimo sui risultati. Estrapolandone la percentuale da dare allo stato a me sembra una bella banconota da 20 o addirittura 50 euro.
Il modello è estremamente semplificato ma significativo. Parliamoci chiaro: gli onesti ci sono; ci sono “specialisti” che fatturano tutto, ma in percentuale quanti sono? Ma soprattutto chi dovrebbe controllare? Queste evasioncine sono facilmente individuabili a mio avviso.. ma la finanza? Mi sorge un dubbio anche alla luce di fatti più o meno recenti, e a me piace ragionare per analogia. Non è che talvolta (spesso, ogni tanto, sovente.. mah) controllori e controllati si mettono d’accordo? Una mazzettina, un accordino di qua o di là e tutto viene evaso con gioia e tranquillità. Casi analoghi di accordi controllore-controllato: Fazio e la banca d’Italia dell’anno scorso, Calciopoli, tangentopoli, mafia… sono i primi che mi vengono in mente tanto da farmi credere che sotto sotto il meccanismo sia ben collaudato e utilizzato in ogni attività losca o simile.
Sappiamo tutti che ci sono mille modi per evadere, io ho preso come esempio quello in cui mi sono imbattuto personalmente e su cui mi è capitato di riflettere. Risulta intuibile che costruendo l’ennesima sommatoria utilizzando le banconote da 20 o da 50 che ricaveremmo dalla lotta su tutti i fronti magari invece del gelato ci paghiamo la rata dell’affitto al condominio Europa che col deficit siamo ancora un tantinello indietro. Considerate poi che per legge, un’azienda può fare un falso in bilancio di circa il 5% del fatturato. Sommate, sommate, sommate…ed è tutto nero, soprattutto il nostro futuro.
Riproposizione di un pezzo del 17 luglio 2007
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Tag: evasione-fiscale, fisco, politica, servizi-pubblici
Emanuele
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2 commenti
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28 Novembre, 2007 a 21:41
Oris
Io credo che un fisco all’americana (li ognuno scarica tutto) ci farebbe bene.
Certo ciò implicherebbe che chi ci governa sappia gestire il capitale (che entra e esce dinamicamente) in modo più efficiente.
Evasione fiscale si ridurrebbe a casi sporadici e plateali, insomma ci sarebbe solo a alti livelli.
Ma a chi conviene regolarizzare una situazione in uno stato dove sei sempre sotto ricatto?
29 Novembre, 2007 a 7:51
MenteCritica
Hai centrato due punti fondamentali Oris, sarà più chiaro tra oggi e domani