Le primarie del “prendiamoci per fessi” 11


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Fatta questa premessa, proviamo a chiarire qual è la portata sotto il profilo economico del fiscal compact. In pratica, su pressione dei Paesi dell’Europa del Nord il cui disavanzo del debito pubblico è generalmente piuttosto contenuto (pari, in linea di massima, al 60% del PIL) per effetto dell’adesione al suddetto Trattato tutti i Paesi che hanno adottato l’euro s’impegnano a ricondurre il loro debito pubblico (entro un arco temporale variabile da Stato a Stato, secondo appunto la diversa entità del debito rispetto al PIL) proprio nella misura virtuosa del 60%. Per quanto riguarda l’Italia, tenuto conto che attualmente il parametro in questione si attesta intorno al 123%, è stato disposto che il raggiungimento dell’obiettivo del 60% debba realizzarsi in 20 anni, attraverso un decremento annuale del 5%.

Secondo le stime di tutti gli organi nazionali ed internazionali il balletto delle percentuali sopra indicate (in presenza di un PIL costante per i prossimi anni, su cui è lecito avanzare fondati dubbi data l’attuale contingenza economica recessiva) si traduce nell’obbligatorietà di restituire (rectius: non rinnovare il debito) un ammontare pari a 45/47 miliardi di euro per ciascuno dei prossimi 20 anni. Sul piano fiscale, sommando a questo importo i circa 20/25 miliardi ragionevolmente necessari annualmente per mantenere in equilibrio il bilancio statale (come stabilito dall’art. 81 della Costituzione) da imporre attraverso la cd. legge di stabilità (la vecchia finanziaria, per intenderci) ne consegue che per ciascuno dei prossimi 20 anni le tasche degli Italiani dovranno essere alleggerite di almeno di ulteriori 65 miliardi: hic Rhodus, hic salta (l’espressione è latina, ma, a senso, potrebbe tradursi anche: indipendentemente dal fatto che per i prossimi 20 anni ci siano governi tecnici, di destra o di sinistra).

Per inciso, andrebbe notato che a dispetto del gran fervore con il quale si accompagnano le molteplici misure di austerità in nome dell’interesse delle future generazioni, sono state prese in questa fase storica decisioni che privano in tutta evidenza proprio le future generazioni della possibilità di autodeterminarsi, attraverso uno scippo di legittimità che non ha riscontro nella nostra storia passata, un vero e proprio golpe silenzioso. Ecco, mi piacerebbe sapere quanti di quei giovani gagliardi che si sono generosamente spesi con entusiasmo per Bersani, Renzi o Vendola si siano accorti di questa circostanza davvero storica oppure siano stati condizionati dalla pur legittima simpatia (nell’accezione più strettamente etimologica) per i suddetti candidati, attribuendo ad essi poteri e facoltà che non hanno, se non nel mondo incantato descritto dai media e fatto essenzialmente di vetusti e stucchevoli luoghi comuni.


11 commenti su “Le primarie del “prendiamoci per fessi”

  • Vittorio Mori

    Io in questi patti di stabilità non riesco a non vederci del razzismo. Una roba del tipo: voi italioti, greci, ispanici, etc, avete gozzovigliato alle nostre spalle – e adesso crepate. Non lo trovo così corretto come sembra, ma quando vedo le numerose giovani signore che portano a scuola i bambini col suv mastodontico, che riescono a malapena a guidare, in pieno centro storico medioevale con le vie larghe 2 metri solo per non fare 250mt a piedi, penso che la nafta a 2€ non è poi una cosa così iniqua, e, forse, che tutto il nostro “sviluppo economico” nel trentennio 70-80-90 non aveva nulla di strategico, e ce lo siamo bruciato come un fuoco di paglia. Certo, che dopo i nostri “partners europei” pretendano che cominciamo a tirare un po’ la cinghia, non mi suona poi così brutto, visto che ci siamo caricati di debiti per dei lussi assurdi: il brutto comincia quando vedo la Santa Equità di Monti, che toglie persino 4 spicci ai malati di SLA (da bravo cattolico), ma non sia mai che quegli aborti di autocarri di lusso made in Gemany possano essere PESANTEMENTE tassati. Quelli sì, li tasserei a morte, anche per dare in *ulo ad Angela.

  • fma

    Neppure io ci sono andato.
    Perchè finora s’è parlato di tutto tranne che di cose serie.
    Come commenta Mentecritica.
    L’ha notato persino Vendola, che oggi chiede a Bersani di andare oltre la Carta d’Intenti e dire esplicitamente cosa farà dell’Agenda Monti.
    C’est l’argent qui fait la guerre.

    • eduardo

      @@@fma. Caro amico, per quanto mi riguarda non sarei così severo (come rilevato all’unisono con il nostro anfitrione) nei confronti del merito del dibattito. Per almeno 2 ordini di motivi.
      1) Qualunque governo (qualunque candidato premier) non potrà che applicare per il futuro la cosiddetta agenda Monti (o, per utilizzare un sinonimo, la lettera della BCE);
      2) In una campagna elettorale (senza scomodare Chomsky) non conta ciò che si è, ma come si appare, per l’evidente ragione che il successo è una funzione del rapporto che il candidato instaura con l’immaginario collettivo. In altri termini, ciò che si dice ha un valore solo in relazione alla percezione effettiva della massa degli elettori (sulla cui capacità di analisi, come sai, la penso esattamente come te).

  • ilBuonPeppe

    “ritengo che sia del tutto inutile ed illusorio pensare di poter incidere con la propria volontà nella situazione data”
    Non sono d’accordo. La nostra volontà può incidere e cambiare molte cose, anche tutte. E’ illusorio che possa avvenire attraverso questi strumenti, questi partiti, queste persone. E’ ancora più illusorio pensare che possa avvenire in tempi brevi.
    Ma soprattutto, è illusorio pensare che questa volontà oggi esista.

    • eduardo

      @@@Caro Peppe, mi permetterei di farti presente che il tuo commento, pur riferendosi ad un solo rigo del mio post, tralascia (arbitrariamente) le ultime due parole della frase che hai avuto la cortesia di riportare.

      • ilBuonPeppe

        Non proprio. Ho mancato di dire, e chiedo venia, che condivido la sostanza dell’articolo, mentre sono andato a rimarcare l’unico punto su cui avevo da ridire. Quando uno è polemico dentro…
        Quanto alla “situazione data” invece confermo quello che ho scritto: ANCHE nella situazione di oggi noi possiamo fare moltissimo. Certo, dobbiamo utilizzare strumenti e modalità diverse e non aspettarci di vedere risultati a breve.
        Il problema non è che oggi non si possa fare niente, ma che oggi non ci sia (ancora) la volontà di fare qualcosa. E la volontà dipende solo da noi.

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