Le primarie del “prendiamoci per fessi” 11


“il diritto è una delle sovrastrutture dell’economia e, quindi, in quanto sovrastruttura, lo stesso segue l’evoluzione della struttura economica delle società e tende a modellarsi su di esse”. (cit.)

Per quanto sia, da sempre, un elettore di sinistra non ho partecipato alle cosiddette primarie del centrosinistra celebratesi domenica 26 novembre con grande clamore mediatico. E chi se ne frega? (direte giustamente). Nessuno, ovviamente, ma approfitto dell’ospitalità affettuosamente concessami per esporre un ulteriore punto di vista in argomento con la modestia propria di uno sfogo personale e senza la spocchia di voler costituire un punto di riferimento dialettico.

Non sono andato a votare, perché ritengo che sia del tutto inutile ed illusorio pensare di poter incidere con la propria volontà nella situazione data. E’ proprio da questa che vorrei partire per chiarire la mia non scelta rispetto ad un quesito molto più apparente che concreto. A questo proposito è necessario partire da due fatti assolutamente dirimenti intervenuti nella dinamica politica, il cui peso vincolante è destinato pregiudizialmente a coartare in un sentiero strettissimo la nostra politica economica presente e futura, indipendentemente dagli intenti di chi fosse chiamato a guidare il governo nei prossimi anni: modifica dell’art. 81 della Costituzione ed accettazione del fiscal compact.

Intanto, va subito precisato che l’adozione di queste due misure del Parlamento è intervenuta guidata dalla precisa volontà delle forze politiche di mimetizzarne e svilirne agli occhi dei cittadini la portata storica, grazie anche alla pressoché generale complicità dei media normalizzati che caratterizzano l’informazione del nostro Paese, palesemente interessati da lungo tempo al teatrino della politica, piuttosto che alla politica stessa, con l’ovvia conseguenza di alimentare un’opinione pubblica modulata sempre di più sugli stessi parametri.

La modifica costituzionale attuata con la L. n. 1/2012 che ha novellato l’art. 81 della stessa ha comportato l’introduzione nella nostra Carta fondamentale del pareggio di bilancio, per volontà del governo di emergenza Monti, dei Partiti (PdL, PD e UdC) che ne incarnano a tutt’oggi la strana maggioranza e di un indiscusso, perché indiscutibile, principio (“ce lo chiede l’Europa”). L’esplicita indicazione dei partiti che hanno votato a favore di questa legge si rende necessaria in primo luogo per evidenziare come la loro forza numerica (maggiore dei due terzi del Parlamento) ne abbia consentito l’applicazione senza l’ulteriore referendum confermativo di tutti i cittadini (che avrebbe necessariamente innescato un pericoloso dibattito conoscitivo), ma anche, se mi è consentito un pizzico di onesta malizia, per mettere sull’avviso gli elettori rispetto ai diffusi contorcimenti dialettici in proposito avviati  dagli stessi con l’approssimarsi della campagna elettorale, tesi, in sostanza, a prendere le distanze dalle loro responsabilità.

Quanto poi al cd. fiscal compact (introdotto dal Trattato sulla stabilità, sul coordinamento e sulla governance nell’Unione economica e monetaria), giova innanzitutto avvertire il lettore che l’adesione ad un Trattato Europeo consegna immediatamente alle norme ivi contenute la cogenza di norme costituzionali (la cui contravvenzione risulta conseguentemente appellabile sia presso la nostra Corte Costituzionale che presso l’omologa Corte europea, la quale, oltre a pretendere il rispetto della normativa, è tenuta a sanzionare con pesanti misure economiche il Paese inadempiente).

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11 commenti su “Le primarie del “prendiamoci per fessi”

  • Vittorio Mori

    Io in questi patti di stabilità non riesco a non vederci del razzismo. Una roba del tipo: voi italioti, greci, ispanici, etc, avete gozzovigliato alle nostre spalle – e adesso crepate. Non lo trovo così corretto come sembra, ma quando vedo le numerose giovani signore che portano a scuola i bambini col suv mastodontico, che riescono a malapena a guidare, in pieno centro storico medioevale con le vie larghe 2 metri solo per non fare 250mt a piedi, penso che la nafta a 2€ non è poi una cosa così iniqua, e, forse, che tutto il nostro “sviluppo economico” nel trentennio 70-80-90 non aveva nulla di strategico, e ce lo siamo bruciato come un fuoco di paglia. Certo, che dopo i nostri “partners europei” pretendano che cominciamo a tirare un po’ la cinghia, non mi suona poi così brutto, visto che ci siamo caricati di debiti per dei lussi assurdi: il brutto comincia quando vedo la Santa Equità di Monti, che toglie persino 4 spicci ai malati di SLA (da bravo cattolico), ma non sia mai che quegli aborti di autocarri di lusso made in Gemany possano essere PESANTEMENTE tassati. Quelli sì, li tasserei a morte, anche per dare in *ulo ad Angela.

  • fma

    Neppure io ci sono andato.
    Perchè finora s’è parlato di tutto tranne che di cose serie.
    Come commenta Mentecritica.
    L’ha notato persino Vendola, che oggi chiede a Bersani di andare oltre la Carta d’Intenti e dire esplicitamente cosa farà dell’Agenda Monti.
    C’est l’argent qui fait la guerre.

    • eduardo

      @@@fma. Caro amico, per quanto mi riguarda non sarei così severo (come rilevato all’unisono con il nostro anfitrione) nei confronti del merito del dibattito. Per almeno 2 ordini di motivi.
      1) Qualunque governo (qualunque candidato premier) non potrà che applicare per il futuro la cosiddetta agenda Monti (o, per utilizzare un sinonimo, la lettera della BCE);
      2) In una campagna elettorale (senza scomodare Chomsky) non conta ciò che si è, ma come si appare, per l’evidente ragione che il successo è una funzione del rapporto che il candidato instaura con l’immaginario collettivo. In altri termini, ciò che si dice ha un valore solo in relazione alla percezione effettiva della massa degli elettori (sulla cui capacità di analisi, come sai, la penso esattamente come te).

  • ilBuonPeppe

    “ritengo che sia del tutto inutile ed illusorio pensare di poter incidere con la propria volontà nella situazione data”
    Non sono d’accordo. La nostra volontà può incidere e cambiare molte cose, anche tutte. E’ illusorio che possa avvenire attraverso questi strumenti, questi partiti, queste persone. E’ ancora più illusorio pensare che possa avvenire in tempi brevi.
    Ma soprattutto, è illusorio pensare che questa volontà oggi esista.

    • eduardo

      @@@Caro Peppe, mi permetterei di farti presente che il tuo commento, pur riferendosi ad un solo rigo del mio post, tralascia (arbitrariamente) le ultime due parole della frase che hai avuto la cortesia di riportare.

      • ilBuonPeppe

        Non proprio. Ho mancato di dire, e chiedo venia, che condivido la sostanza dell’articolo, mentre sono andato a rimarcare l’unico punto su cui avevo da ridire. Quando uno è polemico dentro…
        Quanto alla “situazione data” invece confermo quello che ho scritto: ANCHE nella situazione di oggi noi possiamo fare moltissimo. Certo, dobbiamo utilizzare strumenti e modalità diverse e non aspettarci di vedere risultati a breve.
        Il problema non è che oggi non si possa fare niente, ma che oggi non ci sia (ancora) la volontà di fare qualcosa. E la volontà dipende solo da noi.

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