Le primarie del “prendiamoci per fessi”


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Attenzione, su Mentecritica scrivono diversi autori. "Le primarie del “prendiamoci per fessi”" è stato scritto da Eduardo Quercia. Ogni autore ha la sua opinione personale che non sempre corrisponde a quella del curatore del sito. La pubblicazione non è sinonimo di condivisione delle opinioni e si pubblica ad esclusiva condizione che siano rispettate queste regole. Il sito mentecritica.net non ha fini di lucro, è gestito su base volontaria ed a spese del curatore. Il sito non è aggregato a partiti o movimenti e non sostiene nessuna organizzazione politica.



“il diritto è una delle sovrastrutture dell’economia e, quindi, in quanto sovrastruttura, lo stesso segue l’evoluzione della struttura economica delle società e tende a modellarsi su di esse”. (cit.)

Per quanto sia, da sempre, un elettore di sinistra non ho partecipato alle cosiddette primarie del centrosinistra celebratesi domenica 26 novembre con grande clamore mediatico. E chi se ne frega? (direte giustamente). Nessuno, ovviamente, ma approfitto dell’ospitalità affettuosamente concessami per esporre un ulteriore punto di vista in argomento con la modestia propria di uno sfogo personale e senza la spocchia di voler costituire un punto di riferimento dialettico.

Non sono andato a votare, perché ritengo che sia del tutto inutile ed illusorio pensare di poter incidere con la propria volontà nella situazione data. E’ proprio da questa che vorrei partire per chiarire la mia non scelta rispetto ad un quesito molto più apparente che concreto. A questo proposito è necessario partire da due fatti assolutamente dirimenti intervenuti nella dinamica politica, il cui peso vincolante è destinato pregiudizialmente a coartare in un sentiero strettissimo la nostra politica economica presente e futura, indipendentemente dagli intenti di chi fosse chiamato a guidare il governo nei prossimi anni: modifica dell’art. 81 della Costituzione ed accettazione del fiscal compact.

Intanto, va subito precisato che l’adozione di queste due misure del Parlamento è intervenuta guidata dalla precisa volontà delle forze politiche di mimetizzarne e svilirne agli occhi dei cittadini la portata storica, grazie anche alla pressoché generale complicità dei media normalizzati che caratterizzano l’informazione del nostro Paese, palesemente interessati da lungo tempo al teatrino della politica, piuttosto che alla politica stessa, con l’ovvia conseguenza di alimentare un’opinione pubblica modulata sempre di più sugli stessi parametri.

La modifica costituzionale attuata con la L. n. 1/2012 che ha novellato l’art. 81 della stessa ha comportato l’introduzione nella nostra Carta fondamentale del pareggio di bilancio, per volontà del governo di emergenza Monti, dei Partiti (PdL, PD e UdC) che ne incarnano a tutt’oggi la strana maggioranza e di un indiscusso, perché indiscutibile, principio (“ce lo chiede l’Europa”). L’esplicita indicazione dei partiti che hanno votato a favore di questa legge si rende necessaria in primo luogo per evidenziare come la loro forza numerica (maggiore dei due terzi del Parlamento) ne abbia consentito l’applicazione senza l’ulteriore referendum confermativo di tutti i cittadini (che avrebbe necessariamente innescato un pericoloso dibattito conoscitivo), ma anche, se mi è consentito un pizzico di onesta malizia, per mettere sull’avviso gli elettori rispetto ai diffusi contorcimenti dialettici in proposito avviati  dagli stessi con l’approssimarsi della campagna elettorale, tesi, in sostanza, a prendere le distanze dalle loro responsabilità.

Quanto poi al cd. fiscal compact (introdotto dal Trattato sulla stabilità, sul coordinamento e sulla governance nell’Unione economica e monetaria), giova innanzitutto avvertire il lettore che l’adesione ad un Trattato Europeo consegna immediatamente alle norme ivi contenute la cogenza di norme costituzionali (la cui contravvenzione risulta conseguentemente appellabile sia presso la nostra Corte Costituzionale che presso l’omologa Corte europea, la quale, oltre a pretendere il rispetto della normativa, è tenuta a sanzionare con pesanti misure economiche il Paese inadempiente).

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