Le Placide Vite del Signor L.
23 luglio, 2009 - 14:17 di Comandante Nebbia
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Dopo lungo percorso sono giunto ad avere un cuore puro. No, non è senza macchia, ma quelle che ci sono sono piccole e ben delineate. Con pertinace sacrificio ora posso vantare la pace della consapevolezza. E’ per questo che mi è stato data, occasione più unica che rara, la possibilità di muovermi tra tutte le mie vite. Tra quelle che sono state e quelle che sarebbero potute essere.
Allora mi è bastato chiudere un attimo gli occhi e sono partito per quel viaggio unico e fantastico che solo a pochi è dato di fare.

Eccomi che sono nella mia Vita A. Io e Valeria siamo rimasti insieme e alla fine ci siamo sposati. Lei è sempre bellissima anche se i suoi occhi grigi sono diventati tristi. Ora è appoggiata vicino alla finestra e fuma guardando fuori.
Ha un profilo sottile e delicato e le mani lunghe e leggere. Io invece sono seduto nella penombra della stanza. La televisione è accesa e noi non parliamo. Ormai da tanto.
Uno scatto e passo alla mia Vita B. Sono sulla sponda Nord del Mare di Galilea. Poche miglia più a Est c’è la linea dell’Armistizio, ma prima di raggiungerla ci sono tanti campi verdi coltivati a frutta dolce e profumata. Un ragazzo, al mio fianco, mi chiama rispettosamente Sgan Aluf in una lingua dal sapore antico. Io prendo una Noblesse e me l’accendo. Il vento che arriva dal lago è fresco e umido. Ogni tanto il silenzio è rotto dal sibilo leggero dei caccia che pattugliano la zona. Sulla spalla ho un Tavor, ma nessuno che mi aspetta a casa.
Ora sono nella mia Vita C e sono morto. Quando il mio piccolo ultraleggero ha rotto il carrello in fase di atterraggio, la barra anti stallo si è spezzata in due e mi ha trapassato il petto. Non ho fatto in tempo a lasciar scritto che avrei voluto essere cremato e quindi mi hanno messo a marcire in una cassa di zinco. Sono passati quasi dieci anni e quello che è rimasto di me è orribile.
Nella mia Vita D ho appena ricevuto un magnifico regalo. Se avessi fede lo chiamerei miracolo, ma anche se è una straordinaria contingenza regalatami dal caso, non mi faccio domande. Ogni volta che posso la stringo a me e mi ubriaco del suo profumo scintillante.
Quando arrivo nella Vita E sono sulla spiaggia di Atlantic City e sono ubriaco. E’ notte e alle mie spalle ci sono le luci dei casinò. Da qui a casa ci sono cento miglia esatte. Troppe per sperare di farcela senza incontrare nemmeno un poliziotto. Mi siedo sulla spiaggia e per un attimo mi sembra di tornare sulle rive del mio mare antico: migliaia di chilometri più a Ovest e tanti, troppi giorni, fa.
Ad un tratto il mio viaggio si arresta. Per quanto puro sia diventato il mio cuore non posso allontanarmi troppo dalla mia Vita, quella senza lettere lungo la quale, subendo il destino, mi sono incamminato. E’ tempo di essere di nuovo ciò che sono e non ciò che sarei potuto essere.
Mi guardo intorno e vedo lo spazio infinito ed incontaminato che mi circonda. Con un balzo sono nell’aria. Prima di aprirmi completamente aspetto un attimo, c’è tempo. Ecco, ora che il vento intorno a me è quasi fluido spalanco le ali e prendo il vento. La caduta si arresta improvvisa e sento un colpo al mio piccolo cuore. Ruoto in una cabrata spericolata e, per un attimo, il sole mi acceca.
Mentre volteggio sospeso la terra verde e bruna sotto di me sembra un pianeta remotissimo e misterioso dal quale mi giungono, gaie, le grida allegre di un bambino che non riesco a vedere.
Le Placide Vite del Signor L. è di Comandante Nebbia

Niente male….Credevo di essere un po’ fuori di testa quando nei miei pensieri e non solo, penso alle vite che avrei potuto avere o alla mia paralela a questa, dove sono una donna di tutto rispetto bella, con aria sempre distinta e giovanile ecc. non volgio sopraffarmi al tuo articolo, mi fa solo sentire meno “inutile” e meno fuori di testa….
Grazie, per me è un sollievo!!!
Io però, ancora non provo la sensazione di un cuore puro. E per questo invidio positivamente s’intende, il tuo esserci riuscito.
Bello. Sembra scritto di qualcuno che ha raggiunto l’illuminazione. Provo anch’io sana invidia.
caro mister L, io ti voglio già bene anche se non ti conosco di persona, mi sono bastate le tue picturs, e il tuo pesante fardello andato in fumo ed uscito dal comignolo del tuo castello, principe del vuoto.
arena grace 2009 di genova
ah, ma grazie.
sei molto gentile e delicata