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Le Nuove Strade dell’Acqua

18 settembre, 2008 di Chris  
Archiviato in Il Pianeta che Ride, Informazione

Parlando ai delegati del “Vertice Mondiale per lo Sviluppo Sostenibile” di Johannesburg nel 2002, Nelson Mandela ha sostenuto che «l’accesso all’acqua deve essere un obiettivo comune. E’ un bisogno vitale a livello sociale, economico e politico d’ogni paese in Africa come in qualunque altro paese». Intorno a quella che appare a tutti ormai come un’emergenza planetaria, Mandela auspica appunto una «cooperazione planetaria». Anche le Nazioni Unite confermano che « la mancanza d’acqua potabile e di installazioni sanitarie sono gli ostacoli maggiori allo sviluppo sostenibile e rappresenta il simbolo tragico delle disparità tra ricchi e poveri. Più di un miliardo di persone non hanno accesso all’acqua potabile e questa situazione è intollerabile per l’insieme della comunità internazionale ».

Fonti Onu indicano che nel 2050, metà dell’umanità (9,3 miliardi di persone) non avrà l’acqua potabile. I 49 paesi meno avanzati (PMA) - 1,86 miliardo di persone sempre nel 2050, non avrà i 50 litri il giorno necessari alla copertura dei bisogni elementari.

Parlare dell’acqua come dell’Oro Blu non è quindi retorica. Si tratta infatti di assicurare a miliardi di persone la possibilità di accedere, in condizioni ecologiche ed economiche sostenibili, l’accesso ad una risorsa preziosa ed insostituibile. Acqua vuol dire possibilità di coltivare e di migliorare i rendimenti agricoli; acqua vuol dire prevenzione di malattie banali ma che diventano mortali per le popolazioni povere del mondo; acqua bene comune vuole dire, infine, prevenire i conflitti che sorgeranno sempre più per il controllo delle fonti d’acqua. Molti esperti ritengono, infatti, che dalle risposte date alla questione del controllo delle acque dipendono le sorti della pace e della stabilità mondiale nel XXI secolo.

Oggi, nei paesi in via di sviluppo, oltre un miliardo di persone non ha accesso all’acqua potabile e oltre due miliardi non hanno condizioni igieniche adeguate. La crisi idrica inoltre potrebbe anche colpire il settore agroalimentare oltre che quello energetico.
Le cause sono diverse: il clima ad esempio, anche se molto dipenderà dalla crescita della popolazione di quei paesi in rapido sviluppo economico.
Se per esempio prendiamo in esame India e Cina scopriamo che il nuovo benessere ha drasticamente indirizzato la popolazione di questi paesi verso «diete» più occidentali, quindi più ricche di proteine. In questo modo, non solo il fabbisogno è aumentato in queste regioni, ma anche per quel che riguarda l’energia, il consumo di acqua è ormai diventato simile a quello del mondo industrializzato che conosciamo.

Per esempio gli Stati Uniti, per raffreddare le centrali elettriche usano circa 500 miliardi di litri d’acqua dolce al giorno. Stessa quantità per le loro colture, cioè circa un 40% del loro consumo totale. Se la domanda energetica è destinata ad aumentare, del 57% nel giro di 20 anni, la richiesta di acqua potabile potrebbe raddoppiare nel giro di pochi anni provocando di certo una crisi a livello mondiale senza precendenti.

Tutto è perduto? Probabilmente no, visto che sono già in atto nuove strategie che dovrebbero prevenire il collasso idrico.
Negli anni scorsi le ricerche e le politiche idriche si sono concentrate nella cosiddetta «acqua azzurra», ovvero su tutti i fiumi, i laghi, bacini e falde acquifere. Purtroppo però queste riserve costituiscono solo il 40% delle riserve mondiali senza contare che nelle regioni aride non si riuscirebbe neanche ad oltrepassare un 20%.

E’ «l’acqua verde» invece una delle vere risorse da sfruttare, cioè l’umidità delle piogge che si infiltra nel sottosuolo e che può essere assorbita dalle radici delle piante. Parecchi studiosi affermano che in regioni come l’Africa sud sahariana, solo il 10-30% delle precipitazioni viene usato in modi produttivi. Gli interventi per migliorare e rendere efficiente l’uso delle acque piovane sarebbe anche molto «low-tech», cioè poche azioni senza notevoli investimenti, ed i vantaggi potrebbero essere enormi. Tutto questo però non deve assolutamente abbassare la guardia su soluzioni agricole per rendere i raccolti più forti e resistenti alle siccità.

A questo punto resta da capire chi si dovrebbe sobbarcare i costi per tramutare le idee in azioni. Chi insegnerà agli agricoltori più poveri come usare al meglio le risorse, e dove poter trovare gli aiuti economici per introdurre questi nuovi metodi? Invece di usare acqua dolce per le centrali elettriche, non sarebbe meglio utilizzare acque salmastre o acque reflue trattate? Le possibilità sono infinite, ed ecco che, in questo caso, dovrebbe entrare in campo la politica a cui dovrebbe essere affidato il compito di capire a chi affidare tale fardello. Per il momento i paesi più all’avanguardia in questo campo sono Israele ed i Paesi Bassi che, a causa della loro congenita scarsità d’acqua, si sono presto industriati nel favorire la nascita di sistemi in cui ogni singola goccia d’acqua venisse riciclata. Si tratta però di eccezioni, che purtroppo non confermano la regola.

L’acqua potrebbe diventare in pochi anni base di conflitto fra i vari paesi, ed è proprio per questo che nuove strategie idriche potrebbero ben presto diventare fondamentali per i nuovi equilibri geopolitici mondiali.

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Comments

8 Risposte a “Le Nuove Strade dell’Acqua”
  1. Neottolemo scrive:

    Invece di usare acqua dolce per le centrali elettriche, non sarebbe meglio utilizzare acque salmastre o acque reflue trattate?

    Questo credo sia il punto principale. Anche una cazzatella di centrale elettrica usa un’enorme quantità d’acqua (dolce come dice Chris, se non direttamente potabile) che per svolgere i suoi compiti deve essere desalinizzata. Nella quasi totalità dei casi per questo risultato vengono adoperati processi che mirano alla flocculazione dei sali (le mie reminiscenze chimiche risalgono a cinque anni fa e potrei sbagliarmi con i termini) dando come prodotto dei fanghi inquinanti che vanno appositamente smalti, più dell’acqua inutilizzabile.

    Ovviamente l’acqua destinata ad usi industriali viene sottratta principalmente all’agricoltura ed ogni estate, specie nel sud Italia i contadini si trovano davanti ad enormi problemi. Problemi che vengono risolti con aiuti statali (lo stato risarcisce i raccolti non andati a buon fine), quando qualcuno se ne interessa.

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  2. Alessandro scrive:

    Io non andrei troppo lontano. Il problema è anche a casa nostra (…casa nostra….sarò mica leghista ?!?):
    http://www.beppegrillo.it/2008/08/lacqua_non_e_una_merce.html

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  3. diabolicomarco scrive:

    prima di fare progetti faraonici che abbracciano l’economia globale noi, come italiani, dovremmo risolvere una infinità di problemi qui a casa nostra.
    Viviamo in un Paese che generalmente non ha problemi di acqua ma, forse proprio per questo, lo spreco è enorme.
    Dove ci sono problemi di approvvigionamento idrico non è per carenza di risorse ma per una pessima gestione delle stesse. Per i motivi di sempre: incuria, corruzione, mafia ecc.
    Mettiamoci pure tutti i soldi che ruotano intorno al business delle acque in bottiglia e il desolante quadro è fatto.
    Ci sono paesi che si fanno rubare la loro acqua da delle società che poi gliela rivendono a caro prezzo (scusate se mi autocito).

    Paesi Bassi e Israele sono lontani anni luce.

    [Rispondi a questo commento]

  4. Lara scrive:

    Inutile dire che in Italia stiamo privatizzando le acque pubbliche (cosa a parer mio vergognosa).
    Ed anche inutile sottolineare quanta acqua sprechiamo ogni volta che facciamo una pipì(in media tra i 5 ed i 10 litri per sciaquone) o che vogliamo fare una bella doccia calda.

    Ed anche inutile sottolineare quanta acqua piovana sprechiamo!

    A tutto ciò si somma tutta l’acqua che inquiniamo.
    Prima di dire che l’acqua è un “nuovo petrolio” bisognerebbe non sprecarla, partendo dal chiudere il rubinetto quando ci si lava i denti fino al recuperare i vapori prodotti dalle centrali elettriche, cosa che purtroppo pochi fanno.

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  5. Sara scrive:

    Secondo me c’è la sfera industriale, in cui andrebbe sicuramente usata acqua non dolce, a livello di agricoltura invece si spreca molto perchè i terreni sono molto impoveriti (ad esempio nella zona del delta del po si coltiva da molto tempo il mais, il terreno è quasi desertico e per ogni chilo di mais servono 1500 litri di acqua), e c’è chi ha inventato il modo per usarne poca.
    A livello domestico (qui i consumi in percentuale però sono inferiori alle due voci precedenti) possiamo fare molte cose. Io segnalo un’iniziativa ipercoop (magari c’è in tanti ipercoop), praticamente a tutti quelli che fanno la spesa viene regalata una lampadina a basso consumo e un kit con 6 riduttori di flusso. Io li ho installati dove si poteva, e ho notato che in cucina il filtro risparmia flusso rispetto al precedente ha più buchi ma più piccoli, per cui credo che si formino delle microbolle che poi non scoppiano ma rimangono, per cui semplicemente si aggiunge gas alla miscela.
    Nella doccia invece già da un pò (non so perchè) abbiamo il flusso ridotto, con l’aggiunta del filtro è uno strazio perchè ad esempio io faccio la doccia in pochissimo tempo perchè sono sempre di fretta, e quello mi allunga il tempo della doccia!
    Però è molto utile per chi ci sta più tempo…
    Comunque ho due amici israeliani e dicono che qui sprechiamo molta acqua, anche in casa, che da loro è tutto diverso.
    Siccome qui laviamo i piatti a mano vi chiedo una cosa: ma voi lavate prima tutti i piatti e poi li sciacquate tutti alla fine? Perchè alle mie coinquiline sembra impossibile, io ho provato a dirglielo e a mostrare loro che è possibile e si risparmia anche tempo, ma non c’è verso…E così tengono aperta l’acqua per tutta la durata del lavaggio, dai 15 ai 30 minuti…Un macello!

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  6. Sara scrive:

    Scusate l’OT ma vedo in testa il grande Jimi Hendrix, uau…Questo in 4 anni di carriera ha rivoluzionato uno strumento e il modo di suonare…

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  7. Il Gobb scrive:

    Mi limito ad indicarvi questo:
    http://www.youtube.com/watch?v=o2Iz93cFTks

    Se avete letto il “Rapporto Lugano” di Susan George, di cui lì sopra c’è una scena della riduzione teatrale, sapete alcuni dei motivi per cui a certi problemi è inutile e improduttivo, per i governi e le aziende, cercare soluzioni… per chi non l’ha letto, riassumo brutalmente dicendo che la George, nel suo libro, procede dalla situazione geopolitica del 2000 (anno di pubblicazione) e fa una analisi di cosa è necessario per far sopravvivere a se stesso il sistema capitalistico nel XXI secolo.
    Risposta?
    MILIARDI DI MORTI.

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  8. missblue scrive:

    Il problema, secondo me, è che i paesi sottosviluppati andranno incontro a sempre meno disponibilità di acqua..già noi, fino ad oggi, ci siamo comportati nei loro confronti da egoisti, figuriamoci nel futuro prossimo quando inizieranno a bombardarci con il terrorismo della scarsità d’acqua…chi ci penserà più, a maggior ragione, a loro??!

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