Le Donne Italiane Sono Disponibili Solo in Due Modelli

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Articolo originale di Martin Penner pubblicato su Telegraph del 22/11/2007 tradotto da diabolicoMarco e Doxaliber


Tra le altre cose, mi ritengo un esperto di donne italiane. Questo non a causa delle mie virtù amorose, ma più che altro in quanto ho avuto la possibilità di studiare da vicino tre campioni rappresentativi: mia moglie, mia suocera e mia figlia.
Ho guardato con orrore mia figlia di sette anni scimmiottare le sensuali ballerine che vede negli spettacoli della TV italiana; ho visto il modo in cui la madre di mia moglie si affaccenda intorno alla cucina come la classica mamma* italiana, e ho avuto innumerevoli “discussioni “con la mia consorte circa lavoro, affari domestici e lacca per i capelli.

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In qualità di corrispondente da Roma ho anche avuto diverse opportunità di intervistare altre donne italiane, sia starlette che scienziati, e di scrivere articoli su di loro. Le donne italiane sono un tema affascinante, non assomigliano per niente alle inglesi. Viste attraverso gli occhi di un uomo di 41 anni come me, non sono né meglio né peggio, ma sono diverse.

Giorgio Armani e le sue modelle

Extravaganza della femminilità:
la passerella di Milano simbolizza il desiderio delle donne italiane di apparire ben vestite.

Sono molti gli aspetti che pongono le donne italiane come un caso a parte. Le statistiche dimostrano che hanno meno possibilità di lavoro, fanno meno figli, hanno una minore rappresentanza politica e lavorano molto di più in casa di quanto non facciano le loro controparti nel Regno Unito e nel resto d’Europa.
Ma le donne italiane hanno anche una delle più alte aspettative di vita nell’UE, godono di un eccezionale livello di assistenza sanitaria e, a quanto riporta una recente indagine, fanno sesso più di chiunque altro.

Sono anche fra le donne più femminili, meglio vestite, meglio curate di tutto il mondo. Qualsiasi turista che arriva in Italia non può fare a meno di notare la quantità di tempo e l’impegno che le donne dedicano alla cura del loro aspetto. A volte il risultato è volgare, altre volte è sexy e talvolta è meraviglioso. Ma qualunque sia il prodotto finale, sorprende l’impegno. E per un giovane uomo britannico che arriva in Italia, l’effetto è sempre abbagliante.

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Purtroppo, questo “obbligo alla bellezza”, è il sottoprodotto di diversi fattori che, sommati, portano ad una situazione del tutto simile ad una vera e propria oppressione. In tutti i modi possibili la società italiana trasmette alle donne il messaggio secondo cui, per avere un qualche valore, è obbligatorio apparire giovani e sexy. Ciò non sorprende se si considera che il paese è, ed è sempre stato, gestito dagli uomini.
Le donne ricoprono soltanto il due per cento dei seggi nei consigli di amministrazione delle principali società italiane ed il 17 per cento dei seggi nel parlamento nazionale. E sono state ammesse al voto solo dal 1946.

Poi bisogna considerare l’enorme pressione da parte dei media. La televisione è piena di esili giovani donne in biancheria intima, il cui unico compito è quello di sorridere e dimenare i fianchi. Le poche donne con un vero e proprio ruolo, come la conduzione di un talk show o la lettura dei numeri vincenti della lotteria, possono uscire soltanto sfoggiando abiti da sera in stile hollywoodiano.

Il modello che viene imposto alle donne dalla TV ha probabilmente raggiunto la sua apoteosi nel corso del 1990 con una trasmissione di culto chiamata “Non è La Rai”. Il concetto, come per tutte le idee vincenti, era sfacciatamente semplice: far indossare gonne relativamente corte a circa 100 adolescenti e poi riunirle in uno studio televisivo. Tutto qui. Il passo successivo era quello di accendere le telecamere e di trasmettere in diretta tutto quello che accadeva. L’unica accortezza necessaria era nella scelta dei cameraman, i quali dovevano essere allenati al punto da riuscire a sdraiarsi sul pavimento in modo da poter offrire alla nazione una buona visuale delle cosce delle adolescenti danzanti.

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E poi c’è la pubblicità. Ovunque gli inserzionisti sfruttano le immagini del corpo femminile. Ma in Italia tutto, dai rasoi ai telefoni, dalle vacanze alla colla, è pubblicizzato utilizzando i seni femminili. Sergio Rodriguez, direttore creativo dell’agenzia pubblicitaria Leo Burnett Italia, ha spiegato la situazione in una recente intervista con il Financial Times. Confrontando le tecniche pubblicitarie in Italia e nel Regno Unito, egli ha dichiarato che la differenza sta nel fatto che “in Italia, quando non è necessario utilizzare le donne, si utilizzano le donne”.

L’altro modello offerto alle donne di queste parti è, ovviamente, la mamma. Le italiane hanno sempre svolto bene il ruolo di madri ed i sondaggi mostrano che, anche oggi, praticamente tutte le giovani donne vogliono bambini. Ma naturalmente, per essere madre, bisogna trovare un uomo, ed una volta trovato un uomo bisogna tenerselo. In entrambi i casi l’approccio da seguire è chiaro. Le opzioni sono: “super bambolona” o “madre astuta”.

In un paese dove le donne lottano per trovare un posto di lavoro (che poi perdono a causa della maternità), trovano poco spazio nella politica nazionale e comunque non raggiungono mai il vertice, resta ben poco da fare nella vita, fatta eccezione il cercare di apparire belle in ogni momento. “Fa parte della loro rassegnazione dovuta al fatto che non c’è alcuna possibilità di poter raggiungere altri obiettivi oltre a questo”, spiega Elisa Manna, una sociologa dell’Istituto di ricerca Censis. Aggiungete alla formula una miriade di stilisti di fama mondiale ed una società relativamente opulenta e avrete una “extravaganza di femminilità” che lascia i giovani inglesi in una situazione di velata confusione.

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Per curiosità una volta ho ricercato il punto di vista di Mussolini sulle donne. In una intervista che egli rilasciò alla fine del 1920, dopo aver ricordato a tutti che il posto di una donna era “in casa”, aggiunse che l’altro compito delle donne era di quello di “aiutare l’uomo a dimenticare le sue tribolazioni e la sua fatica”.
Egli fu inflessibile sulla necessità di tenere le donne ben lontane da qualsiasi questione rilevante. “Le donne sono un passatempo affascinante, quando un uomo ha il tempo da far passare ?.?.?. ma non dovrebbero mai essere prese sul serio, dal momento che loro stesse raramente si comportano seriamente”.
Paragonando il suo punto di vista con quello che emerge dalla TV italiana e la pubblicità di oggi, fatico seriamente a scovare qualche progresso.

*(in italiano nel testo N.d.T.)

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