Le bufale sulla rivoluzione islandese nascono in Italia 7


Sembra incredibile, ma anche nel 2011 con la piena disponibilità di potentissimi canali per chiunque voglia informarsi, c’è ancora gente che capisce poco o niente di quello che accade e immediatamente sale in cattedra per istruire chi sia messo anche peggio.

Così da tempo circola una ricostruzione di fantasia che vuole che l’Islanda abbia rinnegato il suo debito, rifiutandosi di rimborsarlo. Circola diffusamente e fa danni come tutte le bufale che portano l’opinione pubblica a costruirsi false credenze e a vivere in realtà di fantasia, non meno di quanto accada, ad esempio, ai sedotti dalle sirene del berlusconismo.

L’Islanda invece i suoi debiti li pagherà, a cominciare proprio da quello con Fondo Monetario Internazionale. I cittadini islandesi in realtà si sono opposti “solo” al rimborso dei debiti della banca (privata) Icesave nei confronti dei clienti esteri, principalmente olandesi e britannici. Il ragionamento sottostante a questo rifiuto è che quegli investitori sapevano di rischiare, visto che erano loro offerti interessi stellari, e che se proprio qualcuno li deve rimborsare tocca ai rispettivi governi. Che in effetti hanno rimborsato i propri cittadini e ora vorrebbero rivalersi sull’Islanda, che però non ha mai garantito il debito delle sue banche private e che quindi sarebbe (forse) tenuta solo moralmente a rifondere i due stati. Tutto qui il rifiuto di pagare il debito degli islandesi, che hanno onorato e onorano invece al 100% il debito sovrano.

Tutto il resto del debito lo pagheranno eccome. Dire che “ Gli islandesi… evitarono di svendere il loro paese e di metterlo sotto tutela del Fmi“, oltre ad essere ridicolo è platealmente falso, com’è falso scrivere che “Venne allora indetto un referendum che bloccò la nazionalizzazione (delle banche)”, visto che le banche islandesi sono state nazionalizzate senza colpo ferire e che il referendum aveva come oggetto solo il rimborso del debito estero cumulato da Icesave. Eppure si si mettono le parole “islanda+debito+FMI” su un motore di ricerca escono migliaia di voci in italiano che riportano questa bufalaccia, che da noi è particolarmente diffusa, mentre con  ”iceland+debt+IMF” escono articoli e studi aderenti alla realtà, che è quella per la quale proprio il prestito del Fondo Monetario Internazionale è stato uno dei pilastri dell’azione islandese in risposta al fallimento delle proprie banche.

Quello che è successo in Islanda è poi molto più rilevante del (presunto) rifiuto di onorare i debiti, visto che in Islanda i moti popolari hanno determinato prima la cacciata del governo, poi pesanti processi per i banchieri più spericolati e infine una riscrittura della costituzione volta ad evitare che si ripeta lo stesso tipo di crack e che gli operatori finanziari possano tornare a operare senza limiti e senza responsabilità. Se succedesse lo stesso in Europa e nel mondo, molti agglomerati finanziari non potrebbero più operare come fanno ora e come continuerebbero a fare dopo un “semplice” default del debito sovrano. Decisamente più rivoluzionario di un default che lascia tutto come prima e che fa comunque pagare la crisi solo a chi non ne è responsabile.

Tutte cose facilmente verificabili con qualche click, eppure non passa giorno senza che si leggano fantasie come quella per la quale l’Islanda ha deciso di non pagare il suo debito. Ci sarà certamente un buona percentuale di semplici cretini che alimenta la diffusione di queste sciocchezze, ma in tutta evidenza c’è una serie di personaggi che campa sull’ignoranza e la credulità del suo pubblico di riferimento, esattamente come da anni lo rinfaccia a Berlusconi.

E non è un caso che chi mescola disinvoltamente la crisi islandese con le scie chimiche” (!!!) abbia letto quest’anno la partenza dei funzionari del Fondo Monetario Internazionale come una loro cacciata dal paese, nonostante la stessa fonte che cita spieghi chiaramente che il FMI ha “compiuto la sua missione” e che nell’occasione:

Il Ministro dell’Economia e del Commercio Arni Pall Arnason ha parlato in maniera più personale, dicendo che molte persone erano preoccupate della cooperazione tra FMI e Islanda, che il loro welfare state – altro elemento di vanto e di efficienza – sarebbe stato tagliato duramente e che sarebbero state prese misure drastiche, basate sui diktat classici utilizzati dal Fondo Monetario nei suoi interventi in Estremo Oriente e in Sudamerica. Army crede che la ragione per la quale tutto questo non si è verificato in Islanda è perché i prestiti forniti dall’FMI al governo Islandese hanno permesso a quest’ultimo di prendere più tempo per fissare budget e obiettivi.

Baggianate ripetute dall’estrema destra sempre in cerca di utili tarocchi, come da altri  che s’atteggiano a sinistra. No, l’Islanda non è quella che ” Qualcuno invece ha il coraggio di dire no. Si tratta dell’Islanda, che da due giorni è fuori dal Fondo Monetario Internazionale“.

L’Islanda ha accettato i prestiti del FMI, che le sono serviti eccome, e ha semplicemente trattato con il FMI condizioni molto differenti da quelle che lo stesso imponeva o provava a imporre ai paesi sudamericani e africani negli anni ’90.  L’Islanda ha detto sì al FMI, che ora se ne va perché non serve più, perché le sue stesse analisi hanno dimostrato l’avvenuta stabilizzazione dell’economia islandese. E se ne va con i ringraziamenti degli islandesi, non certo inseguito da vichinghi furiosi armati di torce e forconi.

Che poi personaggi del genere si spaccino per paladini del popolo e grandi disvelatori d’inganni è la logica conseguenza di tanto darsi maldestramente da fare, da sempre i populisti campano sugli ignoranti costruendo versioni semplificate e farlocche della realtà, che puntano opportunamente il dito là dove non duole ai poteri e nemmeno questo caso non fa eccezione. Meglio cianciare di debito e blandire il popolo con queste fantasie, che annoiarlo con analisi complesse o mettersi davvero in conflitto con certi poteri, can che abbaia non morde. Non per niente il mainstream si guarda bene dallo smentire con forza queste fantasie, che continuano a circolare copiosamente nonostante la loro natura fantastica sia facilmente verificabile.


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7 commenti su “Le bufale sulla rivoluzione islandese nascono in Italia

  • Joda

    siamo come pecore in un gregge. Veniamo manipolati e portati dove vogliono i pastori aiutati dai cani pastore, istruiti a mordere e ringhiare per un tozzo di pane. Ci conducono dove vogliono dicendoci che è per il nostro bene, ci tolgono la lana affinché il pastore possa tessere le sue vesti e fare affari con altri.

    La BCE presta 2000 miliardi alle banche europee al tasso dell’1% annuo. Le banche prestano denaro alla Gracia al tasso del 25% annuo. I Greci ora sono alla miseria, le banche no.

  • fma

    Di quei pochi che ti leggeranno la metà penserà che tu abbia lavorato in Goldman Sachs. L’altra metà che alle ultime elezioni tu abbia votato per Berlusconi. :mrgreen:
    Benvenuto tra noi.

  • Riccardopè

    Il dato numerico è difficilmente contestabile, a meno di screditare alla radice la fonte o il sistema di misurazione, ma quello richiede competenze specifiche, che spesso non sono possedute da chi trae vantaggio dal far circolare vaghe asserzioni che spesso hanno un fondo di ideologia dietro.

    Ideologie e opinioni hanno un impatto emotivo, quindi sono armi più funzionali a garantire e spostare ampi consensi. Dati e analisi approfondite, in quanto asettiche e molto difficilmente associabili a un giudizio di valore, potrebbero mettere a nudo dettagli scomodi, per questo saranno usate solo se rafforzano il messaggio comunicato.

    Spiace vedere che spesso non è solo la classe politica a usare queste tecniche, ma buona parte del giornalismo, anche quello che si definisce “contro”.

    L’auto informazione richiede pensiero critico e fatica, per questo c’è una forte sicurezza che si tratterà di un approccio sempre minoritario rispetto alla chiacchiera da bar farloccomainstream, come tu ben descrivi.

  • Riccardopè

    Il dato numerico è difficilmente contestabile, a meno di screditare alla radice la fonte o il sistema di misurazione, ma quello richiede competenze specifiche, che spesso non sono possedute da chi trae vantaggio dal far circolare vaghe asserzioni che spesso hanno un fondo di ideologia dietro.

    Ideologie e opinioni hanno un impatto emotivo, quindi sono armi più funzionali a garantire e spostare ampi consensi. Dati e analisi approfondite, in quanto asettiche e molto difficilmente associabili a un giudizio di valore, potrebbero mettere a nudo dettagli scomodi, per questo saranno usate solo se rafforzano il messaggio comunicato.

    Spiace vedere che spesso non è solo la classe politica a usare queste tecniche, ma buona parte del giornalismo, anche quello che si definisce “contro”.

    L’autoinformazione richiede pensiero critico e fatica, per questo c’è una forte sicurezza che si tratterà di un approccio sempre minoritario rispetto alla chiacchiera da bar farloccomainstream, come tu ben descrivi.

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