Un Camallo del Porto di Genova
1 maggio, 2007 di miriam161
Archiviato in Caffè nel Deserto, Il Lavoro degli Italiani
Mio padre era un camallo del porto di Genova. Uno di quelli che scaricavano le merci dalle navi sulle banchine e viceversa. In canottiera sotto il sole, col carico in groppa ed un sacco di iuta per riparare le spalle ed i capelli dalla polvere del carbone e delle altre merci.

Mio padre lavorava dieci ore al giorno, quando andava bene, e portava a casa uno stipendio che bastava appena per mantenere mia madre e me, la piccola, che ancora non andava a scuola. Mio padre era orgoglioso di essere un camallo e spesso ripeteva a mia madre che i camalli hanno un peso nella vita della città, che hanno una precisa connotazione politica e che se un tempo c’era la Compagnia dei Caravana, oggi lui ha un berretto con su scritto CULMV, Compagnia Unica Lavoratori delle Merci Varie. Mio padre ha la quinta elementare e parla in genovese, come gli altri camalli, ma è nel sindacato. Una volta mi ha portato con lui, nella sala “della chiamata” ed ho visto un ritratto ornato di fiori su una parete. Chi è papà, ho domandato. E’ Lenin, ha detto mio padre con una voce liquida, come quando mi guarda e gli occhi gli diventano lucidi. Mio padre a volte va in corteo con gli altri e portano le bandiere che sono rosse e quasi luccicano al sole e la gente canta e grida parole tutta assieme, come una sola persona. Mio padre parla a mia madre del Console, che li rappresenta tutti, quasi 9000 persone, una folla di gente forte e dallo sguardo che non ha paura, di cui egli è una specie di re.
Nella testa e nel cuore di mio padre, c’è il porto, perché è dal porto che comincia la storia della città con i suoi quartieri segreti, i suoi carruggi, i palazzi nobiliari e le sue ville patrizie, con la sua gente selvatica in perenne mugugno e con quella luce sontuosa che è la vera luce del mediterraneo.
Nella testa e nel cuore di mio padre c’era il porto, fino a quel pomeriggio di tanti anni fa, un pomeriggio che ero bambina e ancora non andavo a scuola e giocavo sulle scale del palazzo con Annina, la figlia della vicina. Nella testa e nel cuore di mio padre c’era il porto, fino a quel pomeriggio che salirono le scale due signori in divisa, la faccia immobile e lo sguardo strano, come lontano ed al tempo stesso incredulo sulla faccia di mia madre in grembiule a fiori piccoli piccoli. Nella testa e nel cuore di mio padre c’era il porto di Genova, con le sue banchine e la sua luce, ma c’ero anche io e c’era mia madre, che cadde sulla soglia, subito sorretta dalle braccia dei signori in divisa. Cosa venivano a dirci l’ho capito pian piano, nel tempo, e perché ci fossero tanti fiori, e tante bandiere, e tanta gente, e tante grida per salutare papà. Mio padre era un camallo del porto di Genova. Da quel pomeriggio mi manca, ma anche oggi, che sono una donna, è con me.
( dedicato a Paola P., mia cara compagna di studi, che mi ha fatto il dono di conoscere questa sua storia)
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Belin, che storia! Mi hai fatto piangere Miriam, mi hai ridato per un momento la mia Genova, i suoi colori forti, le sue storie, la sua gente e perfino… si, la luce sontuosa, proprio quella. Mi hai spezzato il cuore di nostalgia ma te ne sono grata. Buon primo maggio!
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Bellissimo miriam…
Purtroppo anche oggi abbiamo un caso di incidente sul lavoro in cui sono rimaste uccise anche delle turiste che passeggiavano.
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Care signore Miriam e Spes, in una giornata dedicata alla retorica di bassa lega cosparsa di lacrime di stato alla “Carlo Azeglio Ciampi”, ho letto volentieri i vostri articoli: complimenti!
Un caro saluto ad entrambe
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Puttana eva,
.
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Grande miriam!
Un sentito grazie anche alla tua amica Paola P.!
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Miriam, bellissimo articolo!
Un Camallo del porto di Genova fa il paio perfetto con un operaio della Sincat di Priolo Gargallo, bandiere e coscienza, operai e sindacato ma soprattutto la consapevolezza di essere parte importante della vita del paese, della sua ricchezza e cultura civile, solo con la quinta elementare, con fatica giorno dopo giorno, per tutta la vita.
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E va bhe anche oggi gli occhi lucidi, guai al giorno in cui questo non accadrà più…
Grazie
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Articolo semplicemente commovente. ragazze siete fenomenali!
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